Tutto sull’amore: intervista a Fiorella Carcereri, poetessa e scrittrice

3
Share on Facebook219Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Fiorella Carcereri scrive, Fiorella Carcereri vive. L’amore è centrale in ogni sua parola, in ogni suo testo, in ogni sua narrazione. Ecco che l’abbiamo incontrata (anche solo sul web) e con lei abbiamo disquisito di come le parole siano la sua fonte di vita.
Ha scritto il romanzo “Amore latitante” edizioni Arpeggio Libero ed è uscita anche la sua raccolta di poesie “Senza Rete” per le edizioni Ensamble.

Ecco un’intervista in 11 domande per capire se anche l’amore non si insegna o non si impara, comunque val sempre la pena di leggere di questo universo che ci accomuna tutti.

1 – Secondo te la poesia, intesa come approccio poetico alle cose, e alle parole, come gesto, si può imparare? E insegnare?

Sinceramente non credo che ciò sia possibile, così come non credo si possa attribuire ad una persona, con certezza matematica, l’etichetta di poeta. La poesia resta per me un mistero. Si fa sentire dentro all’improvviso, inaspettatamente, e ti coinvolge, per poi trascinarti via come farebbe un vortice d’aria. E’ emozione allo stato puro. E nessuna emozione si può imparare od insegnare, a mio avviso.

2 – Scrivi sia poesia che narrativa. Se ti dicessero che non potrai più fare entrambe le cose pena la morte, quale sceglieresti perché ti fa sentire più viva?

Sento il bisogno di scrivere poesia e narrativa con la stessa intensità e mi fanno sentire ugualmente viva, seppure con modalità diverse.  Non potrei rinunciare a nessuna delle due. Se, pena la morte, mi fosse imposta una scelta, sceglierei la morte.

3 – Quale poeta indicheresti come tuo maestro e massimo ispiratore?

Ho iniziato a scrivere poesie solamente tre anni fa per una sorta di spinta interiore, un bisogno mio. Non credo di poter dire di aver avuto un maestro ispiratore. Ovviamente ci sono poeti che amo più di altri. Ne cito solo alcuni: Emily Dickinson, Jac         ques Prévert, Pablo Neruda, Wislawa Szymborska, Marina Cvetaeva.

4 – E quale romanziere e perché?

Amo leggere prevalentemente narrativa italiana, libri a sfondo intimistico ed introspettivo ed autobiografie, libri che mettano comunque sempre al centro l’essere umano, con i suoi sentimenti, le sue emozioni, le sue paure, le sue debolezze ed anche le sue ossessioni.

Quando scrivo narrativa, l’impulso alla scrittura nasce da un mio bisogno interiore di aprirmi e di dialogare. Ed il miglior modo per farlo è con una pagina bianca davanti a me, piuttosto che con una persona. Anche in questo caso, non posso dire di avere o aver avuto un maestro ispiratore. Tuttavia, qui il campo si restringe e vorrei citare un nome che più degli altri costituisce per me una sorta di modello o punto di riferimento: Susanna Tamaro.

5 – Quale poesia o canzone vorresti aver scritto tu?

“Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio

o freccia di garofani che propagano il fuoco:

t’amo come si amano certe cose oscure,

segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca

dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori,

il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,

t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:

così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,

così vicino che la tua mano sul mio petto è la mia,

così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno”

(Pablo Neruda)

Fiorella Carcereri

Fiorella Carcereri

6 – Dalle elementari all’università, c’è un insegnante che ha contribuito alle tue scelte narrative?

Ricordo in particolare,  per la grande passione spesa nella loro missione, alcuni miei insegnanti di lettere e di letterature straniere delle scuole superiori e dei tempi dell’università. Tuttavia, nessuno di loro è stato determinante nelle mie scelte narrative. Dovendo scindere, posso dire che, per quanto riguarda lo stile dei miei scritti, ho assorbito insegnamenti e modelli in egual misura da ciascuno di loro. In fatto di contenuti, invece, credo che il mio modo di pormi al lettore derivi principalmente dal mio vissuto che, nel bene e nel male, bussa ripetutamente alla porta del mio cuore chiedendo di farsi raccontare.

7 – Quale è il tuo film della vita, quale l’ultimo visto?

Il mio film della vita è  “Amarsi”.

L’ultimo visto è  “Ho cercato il tuo nome”.

8 – L’amore conta? E’ ancora al centro di ogni testo poetico?

L’amore per me è tutto, racchiude in sé i quattro  elementi vitali: aria, acqua, terra, fuoco.  E’ il volano che fa girare tutto il resto. E’ il punto di partenza e di arrivo di ogni azione umana. Direttamente od indirettamente, l’amore è stato, è e sarà sempre al centro dei miei testi poetici.

9 – L’amore si insegna? Un libro può insegnarlo?

Non è possibile insegnare l’amore e non esiste nessun libro o manuale in grado di farlo, anche se molti si sono cimentati in questo tentativo. L’amore è qualcosa di indefinito ed impalpabile, e ciononostante estremamente tangibile nelle sue manifestazioni. Non credo esista una ricetta per amare o farsi amare da qualcuno. Guai se così fosse. Ognuno di noi lo desidera, lo intende, lo interpreta, lo vive alla propria maniera. L’amore è  misterioso, contradditorio, a volte insostenibile, ma sempre inevitabile. Questa è la sua magia.

10- Dove trovi l’ispirazione?

Non ci sono persone, luoghi, oggetti che mi ispirano in modo particolare. La scrittura, per me, nasce da dentro. E’ cuore e cervello insieme. Mi bastano una stanza silenziosa e lo stato d’animo giusto per iniziare.

11-Se non potessi più scrivere nulla per un obbligo di legge, quale mestiere faresti?

La psicologa, il mestiere che sognavo fin da bambina e che poi, per varie vicissitudini della vita, non ho potuto svolgere.

 

La poesia di Fiorella Carcereri che lei stessa preferisce:

 Forse non sei mai tornato

Era tutta una magia,
era polvere di stelle
la mia vita accanto a te.

Il sole ci scaldava,
ma con rispetto,
per non ferire i nostri visi
e non bruciare le nostre mani.

La notte non era mai troppo buia
per non farci trasalire,
ma era incredibilmente silenziosa
per farci cogliere respiri e sospiri
l’uno dell’altra.

Un giorno, all’improvviso,
un vento gelido ci ha allontanati,
creando una lastra di ghiaccio
fra te e me.

Quanto tempo sono stata a guardarti,
senza poterti toccare,
a sognarti,
senza potertelo dire.

Ora, finalmente, sei tornato
ma, in certi giorni senza sole
e in certe notti senza stelle,
percepisco ancora, per pochi attimi,
quel vento di solitudine e dolore.

Forse, non te ne sei mai andato.
O, chissà,
forse non sei mai tornato”.

Le prime righe del romanzo “Amore latitante”:

“Fin qui è stata una vita trascorsa tra tanti dubbi, poche certezze, moltissime riflessioni,
soprattutto sulla quasi latitanza di amore e sesso, fino a giungere a questo tentativo di bilancio della mia vita affettiva.
Nelle questioni di cuore sono sempre stata un’autodidatta.  Nessun consiglio, nessun esempio, nulla di nulla.
Brancolavo nel buio, poi, col tempo, ho trovato delle torce sul mio cammino, spesso di breve durata e scarsa intensità.
Ci fu anche una grande illuminazione a giorno del mio cielo sentimentale, ma andiamo per gradi…”

Grazie Fiorella, grazie delle parole.

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook219Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

3 commentiCosa ne è stato scritto

Perché non lasci qualcosa di scritto?