Musica maestro!

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Tempo fa girovagando su un noto social network sono approdata sul profilo di un nuovo amico del mio primogenito; mio figlio studia percussioni da alcuni anni ed è a pochi giorni dall’inizio della nuova esperienza scolastica, il Liceo Musicale.

L’amico, anch’esso musicista ma autodidatta, tra il nome e il cognome, ci ha infilato il prestigioso titolo di “Maestro”. Dapprima questa definizione mi ha fatto sorridere, pareva un gioco e ho ammirato l’ostentanta sicurezza. Poi mi sono incuriosita e ho cercato di capire meglio insieme come potesse essere nata questa cosa.

Il giovane Maestro, suonando con risultati discreti da alcuni mesi, ha deciso di poter ambire al ruolo di Maestro e quindi è partita una campagna pubblicitaria, citando nomi di pianisti famosi per attirare l’attenzione, per un disco auto-prodotto in vendita su ordinazione per la modica cifra di 10 euro. Ad una prima lettura questo è un episodio che può suscitare un sorriso ma in realtà nasconde un problema ben più grave: l’incapacità di molti giovani a compiere con serietà ed impegno i passi necessari per raggiungere un obbiettivo: “Suono discretamente quindi sono arrivato, senza che vi sia necessità di preparazione, studio, lavoro, sacrifici”.

Talvolta, quando aiuto mio figlio nel difficile processo di crescita dando regole odiose da rispettare, mi rendo conto che il punto su cui lo presso di più è l’impegno che deve mettere nelle cose che fa; porsi un obbiettivo da raggiungere richiede studio, sacrificio, umilità…senza tutto questo, il rischio è che poi la “fortuna” arrivi e se ne vada dalla stessa porta da cui è entrata alla velocità della luce.

Mi domando come si porrà un quattordicenne, che si definisce Maestro ancor prima di essere arrivato sui banchi di un Liceo Musicale e poi al Conservatorio, rispetto ai suoi futuri insegnanti. Questi dovrebbero avere il compito di condurlo verso la realizzazione di un sogno dandogli quegli strumenti necessari per realizzarlo tuttavia si troveranno davanti un ragazzino arrogante convinto di non aver nulla da imparare da loro.

La responsabilità di tutto questo di chi è? È forse di una società che premia l’apparenza e chi urla di più? Una società dove chi si impegna, studia, è umile, finisce per passare da sciocco ché la strada breve la si trova sempre se si è scaltri. Una società dove devi omologarti altrimenti “Sei fuori” come ci ricorda Crozza imitando splendidamente Flavio Briatore. Una società che non richiede preparazione, ma solo la capacità di saper esporre con sicurezza e una certa arroganza concetti che talvolta non stanno in piedi. Una società che vive ai ritmi frenetici dei social networks, dove puoi cambiare stato decine di volte in un’ora dicendo in successione che stai male, che stai bene, che hai fatto la ceretta, che sei stato dal dentista, che il premier di turno è un pirla, che hai comprato un nuovo costume, che sei dimagrito e che credi o non credi in Dio; probabilmente chi ti leggerà apporrà un distratto “Like” senza curarsi di quell’unico cambiamento di stato dove avevi qualcosa di intelligente da dire.

È che la società non è un concetto astratto, la società siamo noi e abbiamo guardato il declino avvenire come fosse una serie tv, da spettatori. Forse sarebbe tempo tornare attori e invertire la rotta.

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La Dona

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Nata e vissuta a Brescia dagli anni 70 a oggi (domani chi può dirlo?) La Dona scopre solo da pochi anni la sua passione per la scrittura. Da molti anni un numero la segue ovunque. La segue ogni giorno sull'orologio, pure quando legge orologi rotti; la segue al supermercato quando prende il biglietti al banco salumi; la segue quando le toccano delle visite mediche; la segue ovunque tanto che lei sta diventando pure un poco paranoica! 11 è IL numero. Stufa di incontrarlo casualmente ha deciso di dedicare il suo blog proprio a quel numero e ha aperto Capitolo 11 scrivendoci riflessioni, baggianate, farneticazioni, emozioni...così, giusto per esorcizzare la minia persecutoria che stava sorgendo in lei. Poi chi incontra sul suo cammino? Qualcuno che con il numero 11 ha un rapporto speciale e se qualcuno che la può capire esiste mica si può lasciar scappare l'occasione!

3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Cicci

    Bellissimo articolo che condivido appieno.
    Un solo appunto da persona che il conservatorio lo ha fatto, non quello attuale, ma quello “di una volta” con i vari ordinamenti e che si è presa diversi diplomi.
    Oggi non c’è più alcun rispetto per il talento.
    I musicisti e i cantanti che escono dai Talent Show, non sanno fare la nostra “professione” nonostante abbiano studiato e questo perché se qualcosa sapevano nel “talent” frustrati da buoni a nulla falliti che vogliono solo apparire come “professori” lo hanno disimparato.
    Sul serio, chiunque abbia fatto un paio di mesi di studi seri di solfeggio sa quello che dico: allo zecchino d’oro cantano ormai meglio che a S.Remo!

    Rispondi
    • La Dona

      Il tema dei Talent Show tutto sommato si riallaccia al fatto che chi grida di più o sa sostenere meglio le idiozie che dice in qualche modo arriva più in fretta. Poi è da vedere se potrà rimanere.
      Grazie per l’apprezzamento.

      Rispondi

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