La narrativa che educa. Intervista a Laura Scanu

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Laura Scanu è un’insegnante e ha scritto un romanzo dal titolo “Prima che cali il silenzio”, Laura Capone editore.
Perché ne parliamo su L’Undici? Perché è una storia immaginaria, il cui protagonista è un uomo e parla di pedofilia. Il tema è difficile, l’autrice lo ha trattato come un romanzo di fantasia, ma è riuscita a regalarci pagine ben scritte e personali. Anche se solo a pronunciare la parola, ci si sente a disagio.

Conosciamo questa brava e impegnata autrice, e attraverso 11 domande, scopriremo che si può raccontare anche questo difficile e spesso incomprensibile mondo. Grazie Laura.

1 – La cronaca di questi giorni ha portato alla ribalta un nuovo caso di insegnanti e pedofilia. Tu come insegnante e come autrice di un libro che tratta questo tema, pensi sia più efficacie il tam tam mediatico che crea mostri o santi o sarebbe meglio non parlarne e lasciare che la magistratura faccia il proprio lavoro?

La strada  che ho scelto di percorrere con Prima che cali il silenzio è quella della divulgazione del problema Pedofilia nei modi e nei termini più adeguati possibili proprio perché sono convinta che solo parlandone si possa combattere l’omertà che c’è sempre dietro ai casi di violenza. Certo il parlare di mostro non ci aiuta perché il mostro è qualcosa che non ci riguarda: nessuno di noi rischia di identificarsi con esso, come se il pedofilo fosse altro da noi dimenticando che il 70% degli abusi avviene in famiglia proprio tra gli affetti più cari ed il restante tra  persone fidate (insegnanti, allenatori catechisti, medici…) a cui noi affidiamo i nostri figli.

Il titolo del mio libro, infatti, fa proprio riferimento a questo concetto nel senso che finché il pedofilo è un estraneo ai nostri affetti è semplicemente un mostro facilmente condannabile mentre se scopriamo che è un nostro vicino di casa o un amico siamo pronti a “mettere la mano sul fuoco” e tendere ad ostracizzare la vittima ed è allora che cade il silenzio.

2 – Cosa ti ha spinto a scegliere questo tema?

Lo dico spesso: insegno da molti anni ela Pedofilianoi la vediamo negli occhi dei bambini.

3 – Come ci si prepara a scrivere un romanzo che parla di un argomento tanto scabroso e delicato?

Si studia, si studia tanto cercando pubblicazioni scientifiche, si valutano i rischi e, come ho fatto io, si cerca di interrogarci sui perché ampliando la visuale. Nel mio libro, infatti, ho cercato di partire da un’altra prospettiva: ho dato voce al pedofilo; l’ho fatto parlare, soffrire, agire, prendendo il lettore per mano e guidandolo nei meandri più oscuri della sua mente malata.

4 – Ci sono libri, film, opere che ti hanno influenzato?

Molti i libri consultati uno in particolare è stato la mia bibbia della dott.ssa Di Blasio “Il bambino abusato” anche se lei non ha mai risposto alle mie mail. Da vedere anche il film Woodsman diretto by Nicole Kassell. With Kevin Bacon (2004)

5 – Il protagonista del tuo romanzo è un uomo e problematico. Come sei riuscita ad assumere un punto di vista tanto lontano da te?

Ho soltanto evitato le barriere mentali del genere maschile – femminile, il resto è venuto da sé.

6 – Sei insegnante, qual è l’aspetto più apprezzi del  tuo lavoro? E quale meno?

Sono convinta di essere fortunata ad entrare ogni mattina in classe e poter sperimentare la crescita …sia fisica che socio-culturale. I bambini sono fonte di interesse, curiosità, pura genialità e grande emotività..sta a noi non addomesticarli troppo ma a renderli in grado di fare i conti tra la ratio e l’istinto senza perdere i sogni.

Cosa apprezzo meno?? A volte l’incapacità dei genitori di amare i loro figli in modo sincero senza riversare su di loro frustrazioni, aspettative o peggio a volte delirio di onnipotenza. Il bambino prima  nella famiglia patriarcale era un componente con i suoi compiti spesso gravosi e anche  poco adatti ad un bambino (lavoro nei campi, servizi .) oggi invece il figlio, avuto spesso in età avanzata, tende ad essere considerato un piccolo principe a cui tutto è dovuto e che tutto può. I genitori così dimenticano il loro ruolo e..combinano grossi guai… la scuola spesso si trova davanti situazioni impossibili da descrivere…

7 – Personalmente penso che le parole, il raccontare, il dire siano il più terapeutico degli strumenti. Come si riesce a trasmettere ai propri scolari che imparare a leggere e scrivere, che trovare le parole per dire cosa si prova, si pensa, si sta vivendo è già una maniera di superare dolori, problemi e difficoltà?

Lasciandoli scavare nell’anima.senza aver paura dei sentimenti e senza soprattutto aver paura a mostrarli.

8 – Sei attiva in diversi campi del sociale, insegni, scrivi. A quale di queste non potresti mai rinunciare?

A nessuno perché ognuno di essi ha uno scopo nella mia vita ed insieme formano la mia vita.

9 – Inizia questa frase:

Senza  rispetto per sé stessi e gli altri, non si può insegnare.

10 – E concludi questa:

Nella mia personale esperienza credo che si possa riuscire ad insegnare questo: non esiste una sola verità, ma un insieme di esse e se vuoi conoscere la realtà le devi saper vedere tutte o almeno provarci.

11 – Domani ti svegli e non sei più tu. Chi vorresti essere? Perché?

Non ci ho mai pensato a dir la verità. Sono convinta che già in ognuno di noi alberghino “molti noi” quindi  basta ogni giorno scoprirne uno nuovo e mettersi in gioco.

Laura Scanu

Laura Scanu

Laura Scanu in 11 punti

- Ha superato i cinquanta anni e non se n’è accorta

- Ha iniziato a scrivere molto tardi dopo l’incontro con Vincenzo Cerami, prima ha solo letto.

- Ora insegna ai suoi alunni il piacere di leggere… almeno ci prova!!

- Non disdegna Face book che considera una finestra sul mondo.

- Ama il mare e, pur essendo un animale sociale a volte preferisce la solitudine.

- Scrive poco perché sa che ogni parola contiene in sé un messaggio ed un pericolo per il lettore.

- Da sempre si è interessata a problemi sociali: le mie tesine da giovanissima studentessa riguardavano la discriminazione razziale e l’olocausto. Oggi pur non dimentica del grande torto subito dagli ebrei credo che i Palestinesi siano i nuovi ebrei.

- Non posso dire di non essere credente, ma la mia concezione di Dio è ancora work in progress.

- Dicono di me che sono eclettica e forse non  sbagliano…

- Anche poco invisibile… e questo non è un complimento… Se passo non puoi non accorgertene. Farò in modo che tu non ci riesca anche se ti impegnerai a fondo…Egocentrica? Vulcanica?? Fate voi.

Laura è stato un piacere conoscerti, é stato un piacere leggerti.

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