C’è vita dopo Notting Hill?

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Dov’è finito Hugh Grant? Cosa starà facendo oggi Julia Roberts? O meglio: dove sono finiti e cosa staranno facendo oggi gli Hugh Grant e le Julia Roberts?

Ambientato nell’omonimo quartiere di Londra, “Notting Hill” è una commedia che narra la storia d’amore tra una star del cinema (Julia Roberts) e un ragazzo comune (Hugh Grant).

Il film “Notting Hill” (1999) se non il capostipite rappresenta l’archetipo della commedia romantica moderna. Due ragazzi, non più giovanissimi, si incontrano, si innamorano e, dopo qualche vicissitudine derivante dalle moderate complicazioni delle loro esistenze e dalle moderate inquietudini delle loro anime, finiscono insieme per vivere felici e contenti per l’eternità.

L’enorme successo e serialità di questo tipo di commedia non è dovuto solamente al fatto di essere una storia d’amore con lieto fine, quanto alla facilità con cui tanti spettatori e spettatrici vi si identificano. Tante/i trentenni, trentacinquenni ai tempi di “Notting Hill”, magari reduci da storie d’amore finite male, single ed accerchiate/i da una certa ansia da: “Sono l’unica/o a non essersi sistemata/o!”, guardando commedie di questo tipo, avranno trovato sollievo e speranza, riconoscendosi nelle piccole sfighe dei protagonisti ai quali, però, è riservato un radioso futuro. Insomma: se Julia Roberts o Jennifer Aniston, ormai certe che il vero amore non esista, invece poi incontrano Hugh Grant e tornano a sentire le “farfalle nello stomaco”, allora lo stesso potrà capitare a me, anche se ho trentacinque anni e mi sento ormai una zitella senza speranza!

Owen Wilson è nato a Dallas (USA) il 18 novembre 1968.

Il punto è che da “Notting Hill” e simili è trascorso un certo tempo. Qualche sceneggiatore, ancora oggi, continua a provare a riproporci lo stesso schema, ma ormai è difficilmente credibile: Hugh Grant e Meg Ryan hanno oltre 50 anni, Tom Hanks quasi 60, Julia Roberts è del ’67, Owen Wilson del ’68 e Jennifer Aniston del ’69. Nessuno dei protagonisti (e degli spettatori) di quelle commedie ha più 35/40 anni! E allora? Dove sono finiti e cosa fanno tutti gli Hugh Grant, le Jennifer Aniston, gli Owen Wilson?

Beh, in alcuni casi, la loro storia d’amore iniziata a e con Notting Hill è ancora in piedi, felicemente o meno. Ma in altri casi, sono di nuovo e ancora di più alla deriva: con un’altra separazione alle spalle (magari con figli) o con altri anni di vane ricerche e solitudini o con nuovi traumi e sconquassi emozionali, ecc. ecc.. In altre parole, tanti Hugh Grant e tante Julia Roberts si ritrovano ancora punto e a capo, con 15 anni in più e dunque una più forte sensazione di avere ormai il destino segnato.

E allora, così come ai tempi di “Notting Hill”, il cinema viene in soccorso. Perché – diciamocelo tra di noi – nonostante sia bene non paragonarci agli altri, sapere che non siamo gli unici sfigati al mondo è di grande sollievo.

Bradley Cooper e Jennifer Lawrence in “Il lato positivo – Silver Linings Playbook”

Due pellicole raccontano la commedia romantica post-moderna (spoiler: di entrambe si racconterà il finale). La prima è: “Il lato positivo – Silver Linings Playbook”. Nonostante i personaggi principali siano ancora relativamente giovani ed il lieto fine assicurato (siamo consci di disquisire di produzioni hollywoodiane e non film scandinavi aderenti al manifesto “Dogma 95″ o cecoslovacchi con sottotitoli in tedesco), l’”intreccio” della vicenda non si risolve in quattro battute dopo una scena in cui i protagonisti vagano soli per la città con una bella e melanconica canzone in sottofondo. Lui è afflitto da disturbi bipolari, è appena uscito da un ospedale psichiatrico e vive con un padre ossessivo, mentre lei è una giovane vedova divenuta una mezza ninfomane. Insomma si tratta di un quadro aderente a tante situazioni reali e attuali, nel quale, oggi, in tanti possono riconoscersi. Come detto, il film si conclude con un perfetto “happy end”, consegnandoci la speranza che, anche se non abbiamo più fiducia neanche nel nostro psicoterapeuta, anche se abbiamo perduto moglie o marito magari per la seconda volta, anche se andiamo a letto compulsivamente con i colleghi in cerca di effimere conferme, anche se ci sentiamo la testa piena di ossessioni, la felicità può ancora arrivare. Anche in un mondo disastrato e, apparentemente, senza più riferimenti come quello attuale.

Owen Wilson (il biondo) e Vince Vaughn (il bruno), co-protagonisti de “Gli stagisti”.

Più interessante è il secondo film di cui intendiamo parlare: “Gli stagisti (The Internship)” con protagonisti Owen Wilson e Vince Vaughn, ossia due campioni della commedia romantica stile “Notting Hill” non più giovanissimi, essendo nati, rispettivamente, nel 1968 e 1970. Oltre ad essere una divertente e vedibile pellicola, “Gli stagisti” risponde proprio alla domanda da cui eravamo partiti: cosa fanno oggi gli Hugh Grant o gli Owen Wilson? Già, perché, in questi casi, si va al cinema “a vedere Hugh Grant” o “a vedere Jennifer Aniston”, così come era per Gary Cooper: non esiste alcuna differenza tra attore e personaggio interpretato, la sovrapposizione è totale.

I due protagonisti sono infatti dei “falliti”: ultraquarantenni, incapaci di intrattenere relazioni sentimentali di minima durata e di meritarsi la fiducia delle loro partner, senza figli, senza famiglia, appena licenziati e con un curriculum “anni ’80″ che dovrebbe consegnarli ad ulteriori fallimenti nell’attuale mondo iper-tecnologico (cercano di essere assunti alla Google, sapendo a malapena cosa sia un’”app” e senza avere idea dell’esistenza di Instagram).

Eppure…eppure i due non si danno per vinti, non mollano mai, si aiutano vicendevolmente e soprattutto mettono a frutto tutte le loro armi e conoscenze che dovrebbero apparentemente rappresentare i loro punti deboli (perché “fuori dal tempo”) e che invece si rivelano determinanti per l’immancabile lieto fine finale.

Nel film, i due protagonisti, ultraquarantenni, con referenze e qualifiche “antiche” tentano di farsi assumere dall’azienda più moderna del mondo: Google

Divertenti ed azzeccate sono, in particolare, le scene in cui Owen Wilson corteggia una ragazza e finisce per portarla a cena, come nella più classica delle commedie romantiche stile-”Notting Hill” e come tuttora fanno (o vorrebbero fare se non si sentissero oggi “inadeguati”) tutti gli Owen Wilson del mondo, ancora single e ancora indecisi se metter su famiglia o continuare a “perdersi per il mondo”. Al momento della cena e delle tipiche frasi e “mosse da intorto”, Owen Wilson fa la parodia di se stesso, prendendo in giro il proprio personaggio e gli Owen Wilson, risultando convincente, autentico e vincente (perché – ovviamente – la tipa poi gli chiede di seguirlo a casa sua…).

Insomma, il messaggio cinematografico è ancora una volta positivo e di speranza: l’importante è essere quello che si è, giocandosi le proprie carte, anche se si crede di essere falliti e senza più nulla da offrire a se stessi e al mondo. Ma, allo stesso tempo, sapersi calare nella “contemporaneità” e nel mondo così com’è oggi, senza credere di poter “reinterpretare” tale e quale il film di 15 anni addietro. Quindi, cari Hugh Grant e Julia Roberts: se vi sentite mogli, madri, mariti o padri falliti, se guardate il vostro curriculum e vi viene da piangere, se state passando per tali sventure che non avete più il coraggio nemmeno di tornare dalla vostra psicoterapeuta, niente paura! C’è vita dopo “Notting Hill” e può essere bellissima!

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Carmen Gueye

    Ho visto solo “Il Lato positivo”, comunque apprezzo l’analisi, i tempi cambiano. Ma lasciaci sognare sempre con Notting Hill, pure noi che all’epoca, più che maturi, stavamo già con la punta della foglia ingiallita. E ricordo che nella clonna sonora c’era la già vecchia allora “ain’t no sunshine”: nostalgia nella nostalgia.

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    • marinda

      e la bellissima SHE di Elvis Costello, versione inglese di una canzone bellissima di Chrales Aznavour.

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