Acerra, fiaccolata per la vita

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Un’insolita luminescenza s’effondeva nell’aria, stagliandosi nel cielo, dove rimarrà in eterno, a memento di un giorno di lotta, anch’essa recante in seno un antico carattere di eternità.
Testimoni e custodi di quel tenue ma incisivo bagliore, sono state le oltre cinquemila persone accorse ad Acerra – terra fra le più martoriate della provincia di Napoli – al fine di dare corpo e anima alla “fiaccolata per la vita” contro le ecomafie, ma anche per stringere in un affettuoso abbraccio la piccola Tonia, scomparsa da poco, all’età di sei anni, per via di un tumore. Il corteo era per lei, la cui immagine sembrava indicare il percorso e i passi da compiere.
A declinare il loro dolore, fra la gente, vi erano Don Maurizio Patriciello, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle) e l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo.

Cartoline dalla “Terra dei fuochi”: mamme che hanno tra le braccia la foto dei figli morti di tumore.

Fra le dita delle persone in corteo, oltre alle fiaccole accese, si potevano scorgere delle particolari cartoline, ideate da Don Patriciello poche settimane prima. Il parroco di Caivano ha lanciato, sulla sua pagina Facebook, la sua idea: stampare delle cartoline con le immagini più crude di queste terre e spedirle al Presidente Napolitano e al Papa, nella speranza di un aiuto.

Eravamo quasi a metà percorso, quando notai un mio amico, Matteo, che mi precedeva di circa venti passi. Volgeva il capo in ogni direzione, vorticosamente, come fosse alla ricerca di qualcuno. Non mi scorse alla prima panoramica, né alla seconda, dopodiché proseguì a testa china. Decisi allora di raggiungerlo, ma il mio slancio non fu sorretto dal passo. Le mie gambe riuscivano a stento a trascinare il resto del corpo, divenuto d’un tratto carico di un peso che sentivo precipitare dalla mente ottenebrata e stanca. Oppure era tutta opera del mio inconscio, il quale mi dettava di tenergli compagnia a distanza, in guisa da lasciar posto solo ai pensieri, gli stessi che attraversavano tutti i presenti, gli stessi che si rincorrono da anni nella mente delle persone perbene, arrovellate alla ricerca di una ragione a tutto il male provocato in questa terra bellissima. Questa terra – la Campania tutta – è viva e i suoi palpiti, ancorché sanguinolenti, fanno vibrare il mondo intero, ma soprattutto rimarcano un concetto: “Lotteremo sempre, senza posa”.
È molto difficile concepire di battersi per la vita, in un luogo deprivato della sua natura, dove tante persone sono state e ancora sono in balìa di criminali dal doppio sembiante, in apparenza sfrontati ma intimamente vigliacchi, che colpiscono a tradimento – di notte e alle spalle.
Le ramificazioni del male sono arrivate ovunque, e qui in Italia le possiamo palpare con mano. L’unico modo per fermarle, e consequenzialmente interrompere il loro perpetuarsi, è incunearsi nelle loro genìe, arrestando i padri e rieducando i figli. Ma una lotta di tale portata non può essere condotta da pochi, i quali, seppur determinati, non riuscirebbero mai a smascherare tutti i colpevoli.
Negli ultimi giorni il nome “Terra dei fuochi” risuona nei notiziari e nei programmi televisivi, persino in quelli solitamente dedicati a plagiare i telespettatori, per via di un pentito – l’ex boss Carmine Schiavone –, le cui rivelazioni (l’intera deposizione risulta, dopo vent’anni, ancora secretata) hanno permesso di individuare uno dei siti di sversamento illecito di rifiuti, a Casal di Principe, dove sono in corso di dissotterramento veleni di ogni sorta.
La desecretazione di queste deposizioni, oltre a svelare i retroscena di una storia – la storia della Campania – che non potremo più riscrivere, consentirebbe una novellata interpretazione delle già sconcertanti dichiarazioni del ministro della salute Beatrice Lorenzin e del suo predecessore, l’ex ministro Balduzzi (governo Monti). Quest’ultimo asserì che “la causa del boom dei tumori in Campania sarebbe da connettere piuttosto all’obesità e allo stile di vita dei napoletani”. Il ministro Lorenzin, per una strana combinazione di elementi, ripete quasi lo stesso concetto: “In Campania non si muore per i roghi tossici ma per gli stili di vita scorretti dei napoletani”.
Ciò che più balza agli occhi, però, ai fini della notizia sugli smaltimenti illeciti (che in ogni caso conferma l’allarme) è l’eco prodotta da un pentito piuttosto che dalle migliaia e migliaia di tragedie umane che interessano una popolazione, a rischio di vita, di oltre cinque milioni di abitanti che ancora vivono, lavorano, amano e lottano in queste terre di veleni tra le province di Napoli e Caserta, per il futuro loro ma soprattutto delle generazioni a venire, nonché di quelle nate da poco, alle quali apparteneva anche la piccola Tonia. A lei dedico questi versi.

Il gesto e la molla

Ancorché tu tenti di acuire il ciglio
or ammantati a prova di linceo
il gesto e la molla in fitto corteo
ti sembran sagome lontane un miglio.

Ma pur se meritevole di lode
il dopo in te di certo non fa breccia
impavido ti lanci a mo’ di freccia
ma la folla d’anticipo non gode.

Genesi della mancata risposta
il vuoto riman fra te un fatto d’arme
che nell’alterità quiete trova

recante in seno abbrivo della prova,
gente che in corteo lancia l’allarme
oltre non può per la domanda posta.

 

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