Viaggio contromano

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“Sei tu ad andare contromano, anche se il senso di marcia è quello giusto.”
L’avevano messo in guardia i suoi amici, già da piccolo, ma John non ha mai seguito alcun consiglio, soprattutto se non richiesto. Che la sua linea fosse quella giusta, ma a un tempo rara, John lo apprese qualche anno dopo grazie alle letture di autori i cui testi gli mostrarono senza reticenze il suo cammino e la sua natura. Cominciava a fare propri gli strumenti di indagine del genere umano nella sua complessità nonché dei singoli gruppi e individui. Un’inclinazione-passione che di lì a poco divenne studio, poi lavoro e infine la sua stessa vita e il senso sotteso in atti e parole, parlate ma soprattutto scritte, nel disperato tentativo della comprensione vivida del ruolo proprio e degli altri, verso cui gettava ponti di pensiero, materiale inscalfibile dal tempo.
Un giorno, trasalì letteralmente, quando si imbatté in un inequivocabile concetto: “È molto improbabile che colui il quale venga dato alla luce su un fiume, riesca a non farsi trascinare dalla corrente o, addirittura, ad andare controcorrente”. Prima di scoprire che si trattasse di un fiume metaforico, pensava che coloro i quali si era trovato intorno, dato il loro ambiguo sembiante, fossero tutti degli anfibi. Del resto, riceveva anche segnali che glielo confermavano, come quei consigli inutili dei suoi amici,  che sin dalle prime volte non sentiva affatto; i sedicenti saggi sembravano proprio emulare i pesci nell’atto di parlare sott’acqua.
Cercava comunque di seguire il labiale di quegli esseri che si esprimevano in un linguaggio che, sin dalla nascita, aveva sentito non appartenergli, esattamente come il suo per loro, la sua gente. Un fatto strano, anzi anomalo, visto che la popolazione di un qualunque posto del mondo ha nelle sue viscere proprio l’idioma che ne connota le radici, la storia. Un ostacolo, quindi, nient’affatto lieve ma neanche insormontabile.
John voleva comunicare e aveva bisogno di farlo al più presto. L’impresa si presentava molto ardua, ma lui non si è mai dato per vinto, mettendone in conto ogni rischio, anche il più grande di tutti, rimanere inascoltato anche dopo aver stabilito un contatto basato eventualmente su una comune lingua sorta per convenzione. E inascoltato purtroppo lo è stato, e molte volte quel termine ha assunto l’accezione di “isolato”. Un’isola in mezzo a quel fiume che continua a scorrere e che trascina quasi tutto a valle.
La forza erosiva di quel corso d’acqua sembrava agire molto velocemente sulla vita di John, il quale però non ha mai esitato un solo istante a proseguire il viaggio così come l’aveva iniziato, contromano.

Qualche tempo fa, un pescatore solitario scorse un foglietto impigliato fra sterpi sulle acque del Mississipi, all’altezza di Saint Louis (Missouri). Si avvicinò e lo raccolse, vi erano scritti dei versi, in calce ai quali compariva una firma: John.
Onesto contraente

Attraversai in fretta il giorno
inseguendo la notte attraente.
Al tramonto interrogai la mente
rassegnata al perduto contorno.

Il centro di cui conscio centro sono
mi donò una vista speculare
disvelando l’identità morale
atta a chiedere il perso dono.

Per la serenità, la condizione:
cedi quel che solo a te non veli.
Mostrando desiderio qual bisogno

fendi ignaro il futuro sogno.
Un passo indietro fa che riveli
l’essere puro per la redenzione.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio Capolongo

    Grazie a lei, Alessandra, per aver aggiunto alle mie parole i suoi pensieri profondi. L’avverbio “intimamente” da lei usato è il collante della verità, il luogo in cui si vive senza ipocrisie, dove si comunica – e ci si comprende vicendevolmente – senza parlare alcuna lingua.

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  2. Alessandra Bartucca

    Racconto carico di riflessioni che mi inducono a ripensare con forza e, parallelamente, con umiltà al senso delle scelte che ci sono intimamente proprie…Grazie, ancora una volta!

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