Il delitto dell’Olgiata

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Alberica Filo della Torre viene uccisa la mattina del 10 luglio 1991, nella sua villa dell’Olgiata, a Roma.

Alberica Filo della Torre, sposata in seconde nozze con il costruttore Pietro Mattei

E’ una nobildonna d’origine napoletana, splendida quarantaduenne, sposata in seconde nozze con il borghese Pietro Mattei, ingegnere e uomo d’affari, da cui ha due bambini. Proprio per quella sera è prevista una sfarzosa festa per il decennale del matrimonio e lei conta di riposarsi fino a tardi, mentre fuori uno stuolo di personale, tra servitù e operai arrivati per l’occasione, sistema il giardino ed esegue le disposizioni organizzative per il party.

Dopo il delitto i pettegolezzi sulla coppia si sprecheranno e molti aspetti della vicenda rimarranno inspiegati, ma evidentemente non verranno ritenuti verosimili o utili alle indagini.

Il vedovo lamenta da sempre che un caso di “semplice” omicidio sia stato trasformato in intrigo internazionale solo perché si trattava di una famiglia molto ricca e invidiata, ma non si può non accennare a Michele Finocchi, funzionario SISDE, e a tutti i suoi guai giudiziari per i fondi neri: nessuno ci ha mai davvero spiegato se i Mattei avessero davvero ricevuto qualche versamento irregolare da lui, quindi inutile insistere. E’ quasi certo che i coniugi avessero diversi conti all’estero, non uno solo in Svizzera come detto da qualcuno, ma si tratta di indagini così complicate che è ipotizzabile siano state lasciate perdere.

Finocchi fu il primo ad arrivare sulla scena del delitto quella mattina. Lui giustifica pacatamente le sue attenzioni con la grande amicizia che lo legava alla defunta – mentre i maligni parlano del tentativo di recuperare qualcosa che non doveva essere trovato, soldi da riciclare, per esempio. Peraltro, la velocità del suo arrivo rimane da record. Non troppo lontano si stavano ultimando i lavori di una struttura del Ministero dell’Interno, qualcuno vi ha alluso, ma nessuno ne ha più parlato. Per inciso, si dice che Finocchi sia imparentanto, per matrimonio di nipoti, con il faccendiere, indagato ed ex neonazi Gennaro Mokbel, mentre sua figlia avrebbe avuto una liaison con Claudio Martelli… ma queste sono vicende rosa che non interessano…o sì?

Nè si può tacere di Roland Voller, il presunto informatore dei servizi segreti: rimane una figura misteriosa e, per molti, un millantatore. Sul caso Cesaroni (il delitto di Via Poma, NdR) indirizzò gli inquirenti su un possibile assassino; riguardo il delitto dell’Olgiata fu trovato in possesso di atti delle indagini, qualche anno dopo il fatto. Qualunque cosa si pensi di costui, aveva dei contatti tra i funzionari dello Stato e ciò che lo riguarda arriva lontano, a nomi come Imposimato e De Magistris, che hanno sfiorato anche i casi di cronaca insoluti, nell’ambito di indagini sugli intrecci tra affari, malavita e politica.

Alberica Filo della Torre con il marito Pietro Mattei e i due figli: Manfredi e Domitilla.

Accantoniamo anche l’uomo d’affari di Honk Hong, per un po’ vicino di casa dei Mattei, che avrebbe avuto qualche lavoro in comune con l’ingegnere. Lo avevano descritto come persona di indole violenta e si fa notare che poteva essere a conoscenza di tecniche omicide tipiche delle sue parti, con una delle quali avrebbe potuto uccidere la donna fulmineamente, il che spiegherebbe perchè non si sia sentito un fiato, un grido, nulla; si va anche in estremo oriente per interrogarlo ma, nemmeno a dirlo, senza apprezzabili risultati.

La villa quel giorno è affollata, e la situazione dunque, la meno idonea a tentare furti o peggio. Si obietta che una persona non particolarmente intelligente potrebbe non badare a queste controindicazioni e farsi guidare solo dalle sua bramosie; e inoltre che, proprio perché è in vista la festa serale, per i preparativi e il gran via vai c’è più agio di entrare indisturbati, magari dalle finestre aperte, mentre di solito erano protette (così è stato detto). Inoltre i due cani di famiglia, in genere non particolarmente tranquilli, sono rimasti silenti, dunque, sostengono i magistrati, lì attorno si sono aggirati solo soggetti a loro “conosciuti”.

La vittima, Alberica, è ricordata come una personalità non particolarmente accomodante: il marito stesso riferisce (“Delitti”, History Channel) che poco tempo prima aveva preannunciato alla istitutrice inglese, una giovane di nome Melanye, il licenziamento con l’aggiunta di considerazioni sgradevoli (in sostanza: “Meglio che ti cerchi un altro lavoro, sei negata”). La ragazza quindi aveva motivi di rancore, ma non può certo essere l’assassina, al massimo una complice. Il suo movente sarebbe debole per molti, ma non inusuale: la vendetta. Tuttavia il suo ruolo ipotizzato poteva essere tutt’al più quello di attirare Alberica fuori dalla stanza con la scusa del tostapane rotto (difettoso a quanto pare e che solo Alberica sapeva far ripartire).

Intercettata tempo dopo, Melanye fa confusi accenni al fatto di essere una scomoda testimone di qualcosa, unitamente all’interlocutrice della telefonata, ma poi viene rimandata in Inghilterra e non la si vedrà mai più.

Rimane la stranezza: la contessa, usa ad alzarsi con comodo, viene praticamente buttata giù dal letto relativamente di buon ora, in via del tutto eccezionale, giusto in tempo perché eventualmente un estraneo entri in camera. Sua figlia, Domitilla, allora di sei anni, negherà in seguito di averla fatta chiamare, contraddicendo la governante filippina Violeta e dunque cadrebbe la scusa del tostapane e si torna a domandarsi perchè la padrona di casa avrebbe interrotto il lungo sonno che ancora in teoria voleva concedersi.

Roberto Iacono

Vengono subito fermati i due principali sospettati, ambedue con motivi di risentimento, sempre stando a quanto letto e sentito in questi anni.
Roberto Iacono, un soggetto instabile e pare dedito all’uso di sostanze, con precedenti per atti osceni. E’ figlio di una maestra di supporto dei due bambini Mattei; ma da poco lei è stata licenziata, reagendo indispettita, quindi Roberto vede sfumare la possibilità di frequentare quegli ambienti, ben distanti dal suo di provenienza e, in ogni caso, si suppone che la madre abbia perso un buon salario.

Manuel Winston Reyes è un domestico filippino non “ufficiale” in quella villa: in passato vi aveva lavorato, ma saltuariamente.

Entrambi pare abbiano qualche indumento di quel giorno macchiato, ma le analisi non riveleranno nulla di sospetto. Conoscono comunque abbastanza bene i meandri della villa. Reyes ha pure una ferita a un braccio, ma presenta un alibi, non perfetto ma nemmeno completamente attaccabile. Nulla di fatto: presto vengono scagionati e già con l’analisi del DNA, anche se si suppone meno sofisticata di quelle attuali.

Reyes in questi anni non scappa. Si sapeva di un suo tentativo di vendersi dei gioielli, ma questo non ha comportato ulteriori disturbi alla sua persona; rimane in Italia, sposa una connazionale, diventa più volte padre (chiama una figlia addirittura Alberica) e, secondo alcuni, il lavoro non gli sarebbe mancato: si parla di servigi perfino a Luca Cordero di Montezemolo. Strano, per uno che, pur scagionato, non aveva certo ottime referenze, era costantemente marchiato dal sospetto e sempre teoricamente in pericolo di incriminazione. Ricordiamo che la condanna deriva dal suo movente: debiti contratti con la contessa e non restituiti, rifiuto di lei ad assumerlo. Era ritenuto un piantagrane, insomma. Ci lascia in ogni caso perplessi l’idea che Alberica prestasse denaro a domestici semisconosciuti, ma Pietro Mattei la descrive generosa e senza pregiudizi di classe.

Non ci sembra molto logico che Reyes avesse scelto proprio quel giorno per le sue rivendicazioni “sindacali”, ovvero essere assunto, oppure per rubare (non poteva immaginare che lei avrebbe lasciato la stanza); o per aggredirla sessualmente, con nessuna probabilità di riuscirvi senza pagarla cara; o per rubare i gioielli, per dispetto. Si dirà, come sopra: non era molto sveglio.

Manuel Winston Reyes, condannato per l’ omicidio di Alberica Filo della Torre

Dobbiamo quindi concludere che Manuel, tutto solo, quella mattina abbia pensato bene di:
1) rubare i gioielli? Che poi non sono stati asportati, o in misura molto inferiore rispetto a ciò che c’era, lasciando dov’erano un girocollo e l’orologio di lei bene in vista, che da soli avrebbero potuto ben fruttare. Unica motivazione: personaggio poco intelligente.

2) discutere con la contessa dei soldi non restituiti o dell’assunzione? Altra bizzarria: se sei un debitore, per giunta non intenzionato a saldare, come puoi sperare che il tuo ex principale e creditore ti assuma? Con quel carattere, puoi solo evitarla, sperando che non si irriti ancora di più. Sia come sia, a tale scopo il ragazzo (ventenne all’epoca, ricordiamo) avrebbe bussato alla porta, come niente fosse. Pessima scelta di tempo, in ogni senso. O lei dormiva o stava tornando a dormire, lui conosceva le sue abitudini: e va a scocciarla con la certezza di farla adirare? O di non trovarla affatto, dovendo comunque spiegare una inaccettabile intrusione nella stanza da letto padronale? Unica motivazione: come sopra.

3) sedurla, con le buone, ma più probabilmente con le cattive? Idem, non ci stava con la testa.

4) ucciderla, per la rabbia di tutte le situazioni cumulatesi? I rischi sono alti, ma a lui quel mattino gira così. La motivazione sarebbe sempre la medesima: un piccolo idiota.

La moglie di Winston accenna a qualche nebulosa confidenza di lui nel tempo, ma ovviamente non aggiunge altro, se non che sì, in qualche modo aveva capito che lui aveva fatto qualcosa. L’interessato, poi, incastrato da una, dicasi una goccia di sangue su di un fazzolettino, reperto conservato negli anni, si affretta a confessare: ha l’aria di chi vuole togliersi un peso.

Non ci stancheremo mai di manifestare il nostro stupore dinanzi ad assassini che uccidono con grande spargimento di sangue (quella stanza ne era piena), ma tornano a casa puliti, mai notati da nessuno lungo la strada: il sangue in genere, anche in modiche quantità, si lava a fatica, te lo ritrovi ovunque, pure se lo hai perso dal naso.

Infine, la prima versione accreditata dagli inquirenti è circa la seguente. Reyes, rancoroso e indebitato, programma o forse no, improvvisa semplicemente, visto il caos, l’ingresso in quella stanza, posta in una cosiddetta “torretta”, quindi non al piano dove figli, baby sitter e un amichetto dei ragazzi fanno colazione.

Pensa di bussare, ma quando si accorge che lei è fuori stanza (come lo sapeva, spiava? ma lì non sentiva niente nessuno? ), crede bene di sveltire i tempi ed entra (c’era la porta aperta?). Lei non grida dal disappunto e dalla sorpresa, perché ha avuto il tempo di appendere la sua vestaglia (particolare importante), in previsione probabile di tornare a letto, dunque si suppone che lui fosse acquattato.

Forse è stato sorpreso a rubare? O, ai primi tentativi di esprimersi, Alberica ha minacciato qualcosa, una denuncia, e lui ha perso la testa? Mettiamo. Tuttavia, una volta beccato, Reyes rilascia un racconto più vago e non entra in molti dettagli: dice di essere passato dal garage, che l’ha incontrata, le ha chiesto spiegazioni, ma il discorso poi è degenerato, lui ha avuto un raptus. Deve essere accaduto quasi subito, perchè lei non è riuscita nemmeno a rimettersi la vestaglia. E poi, dove l’avrebbe “incontrata”?

Il delitto.
Orbene, accettate più premesse, Manuel si nasconde ed esce allo scoperto per parlare, quando la donna ha già appeso la vestaglia in bagno e ne nasce un litigio; oppure sta rubando, lei lì per lì non se ne accorge, ma, uscita dal bagno, lo “sgama”; oppure la “incontra”, entrano insieme nella stanza, dove la donna addirittura si toglie la vestaglia, tanto è tranquilla, ma poi lui “da la stura” a una sua qualche rivendicazione rabbiosa, con velocità e tempistica perfette, egli la spinge per terra.

La villa dell’assassinio, ubicata nell’Olgiata, zona esclusiva situata a nord di Roma.

Le prende lo zoccolo dal piede, la tramortisce con tale calzatura, le gira un lenzuolo intorno alla testa, la soffoca con movimenti delle dita, forse uno solo ma letale, (anche lui è un orientale, dopotutto), arraffa qualcosa per simulare un furto, che poi forse era il suo scopo, ma fallito, e fugge chissà da dove: non lascia tracce, non si inzuppa di tutto quel sangue che abbiamo notato nelle ricostruzioni e intravisto in qualche foto.

Il lenzuolo: lo aveva già asportato, quindi si tratterebbe di un omicidio premeditato? O l’idea gli è venuta lì per lì e la fortuna ha voluto che, mentre lui lo prendeva, la contessa, già priva di conoscenza, non abbia emesso nemmeno un gemito che potesse far accorrere qualcuno? Tutta la sequenza sembra indicare la perfezione di un professionista.

Nessuno ha notato alcunché (le filippine, i quattro operai che montano arredi in giardino), nessuno ha sentito. La villa è grande, sì, ma immersa nel verde e senza traffico a disturbare l’udito: tutto si è svolto presto, senza interferenze e in silenzio. Non mancheranno allusioni alla presunta omertà dei connazionali di Manuel (di loro, magari, ma degli altri?).

Mezz’ora dopo la figlioletta e la domestica, non avendo ricevuto risposta dall’interfono, vanno in camera: perché ? Per quanto ne sanno, lei è senz’altro tornata a dormire. Ci spiegano che la bimba insisteva a recuperare un cerchietto per capelli rimasto nella camera della mamma. La porta è chiusa. La domestica trova un doppione delle chiavi e a quel punto si scopre il delitto.

Il mitico DNA, che spesso non è sufficiente a condannare qualcuno, in questo caso è stato reperito in modicissima quantità, ma bastevole a reperire l’appartenenza, potendolo confrontare con uno dei vecchi sospettati: e da lì si è arrivati a convocare il filippino, difeso da due “legal stars” ( avv. Biscotti e socio), che con Parolisi non sembra abbiano avuto successo e pare girino per casi celebri in cerca di clienti (il legale di Mattei è Marazzita Jr). Manuel ha chiesto perdono, ha patteggiato sedici anni, ha tolto dalla scena pure Roberto Iacono, che se ne è ovviamente molto rallegrato.

In definitiva, dalla prova cosiddetta scientifica si è risaliti a uno scenario. Infine, pensando al 1991, ci chiediamo tante cose: se prima delle modernissime tecniche scientifiche non c’erano certezze, dunque le sentenze passate dovrebbero essere tutte riviste? Perchè l’investigazione classica è stata abbandonata? Avevano in mano un indagato piuttosto carico di indizi, che tenta pure di sbolognare dei preziosi, e gli dicono arrivederci e grazie?

Reyes l’ha fatta franca per vent’anni, con buona pace di chi lo descriveva come un mezzo inetto; ma che dovremmo pensare di chi ha permesso che questo accadesse? O vent’anni sono un intervallo minimo perché spariscano testimonianze disturbatrici e altre verità?

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Chi lo ha scritto

Carmen NY

Carmen è autrice di romanzi, saggi e manuali ad uso professionale. Genovese d'anagrafe , ama le culture diverse, il che per lei ha sempre significato anche quella del vicino di casa. In epoca di globalizzazione, la distanza tra individui di fatto è divenuta infinita anche tra condomini: la condivisione e la conoscenza restano  valori fondanti per non inabissarsi nella disumanità.

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