Pornificazione

9
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Non diciamo nulla di nuovo dicendo che internet è cresciuta in gran parte grazie al porno ed oggi si stima che circa il 30% del traffico in rete sia legato alla navigazione su siti “per adulti”. Se ci permettiamo l’approssimazione secondo cui le donne non guardano porno, ma siano responsabili della metà del traffico in rete, risulta che circa il 60% del traffico “maschile” è relativo al porno. Il più grande sito pornografico al mondo (Xvideos) fa circa 6 milioni di visite all’ora e di siti come questi ce ne sono milioni. Numeri impressionanti che rendono conto di un fenomeno certamente sottovalutato.

Chiariamo subito: il porno è, in qualche modo, sempre esistito. Tra i maschietti: chi non ha “esaminato” con gli amici o “in solitaria” giornalini pornografici? Chi non ha voluto provare l’esperienza di andare a vedere un film a luci rosse? E chi non l’ho ha fatto, avrà comunque sfogliato qualche settimanale che – per catturare lettori – mette/va in copertina una giovane ragazza in topless. E poi c’erano comunque le foto di dive famose che lasciavano scoperti centimetri quadrati di pelle oltre i quali sognare di tutto. Siamo infine certi di non essere tacciati di blasfemia se affermiamo che, anche in luoghi dove le immagini femminili erano assenti come ad esempio i conventi, ci fosse chi si masturbava di fronte a qualche dipinto della Vergine Maria.

Eppure, oggi, nell’epoca di internet, le cose sono cambiate. Come in altri casi di cui già abbiamo scritto, internet non genera il fenomeno, ma, essendo uno strumento così straordinariamente potente, lo amplifica al punto tale da trasformarlo in qualcosa che ha caratteristiche ed effetti nuovi ed imprevisti. La facilità di accesso, la quantità e soprattutto la varietà di pornografia disponibile online non ha il minimo paragone con il passato. Basta un click e, su un sito come YouPorn, si può vedere di tutto (o quasi) e di più in dosi neanche lontanamente immaginabili da chi – solo 10-15 anni fa – custodiva giornalini porno come fossero tesori rari e preziosi.

Pubblicità di un formaggio con chiari riferimenti al sesso orale sul Duomo di Milano, luglio 2013

Per la verità, per vedere immagini porno o con chiare allusioni sessuali, non è neanche necessario accedere alla rete: pubblicità “spinte” sono ovunque, dalle copertine di giornali che espongono culi e tette in edicola a fianco a pubblicazioni per bambini fino a aeroplani che trascinano striscioni pubblicitari nei cieli sopra le spiagge della Riviera Romagnola dove i bimbi giuocano con paletta e secchiello, propagandando letteratura erotica con titoli ed immagini ben oltre l’immaginazione.

E’ insomma in atto una inedita “pornificazione” della nostra società di cui internet è l’avanguardia e il traino, ma che sta pervadendo e incanalandosi in ogni dove.

In un sito come YouPorn (solo un esempio), è possibile scegliere tra migliaia di video pornografici e tra decine di “categorie”: si può cioè decidere se fantasticare guardando scene di sesso con una ragazza di colore, la mamma del nostro amico, una teen, la donna di servizio, la segretaria, l’insegnante, la moglie dell’amico, una donna matura, un’orgia, ecc. ecc.. E si può cambiare da una all’altra con un semplice click nel caso ci si annoiasse. Ci sono, è vero, anche video amatoriali (veri o presunti) o che vogliono rappresentare scene di vita sessuale quotidiana e “ordinaria”, ma, nella maggioranza dei casi, le immagini ci consegnano inequivocabilmente la rappresentazione della donna patinata e “perfetta” ridotta a puro e semplice corpo (anzi più precisamente, parti di corpo: bocca, ano, seni, vagina), pronta e disponibile a tutto, in qualsiasi situazione. Guardando questi filmati sembra che gli unici fessi che non stanno facendo sesso in una festa studentesca o con la nuova vicina di casa incontrata in ascensore siamo noi.

“Ehi, perché ogni tanto ti fermi e guardi fisso nel vuoto?”
“L’ho visto su YouPorn, si chiama ‘Buffering’”

Come detto, le fantasie sessuali sono sempre esistite, ma il potere delle immagini e soprattutto dei filmati è devastante e cambia totalmente i termini della questione. Il fenomeno è così massiccio e sottovalutato che rischia di influenzare i comportamenti sessuali di tante persone, in primo luogo uomini, ma non solo. Innanzitutto, in rete, la fruibilità è così facile e la varietà disponibile così ampia, che gli uomini possono arrivare al paradosso di preferire masturbarsi davanti ad un filmato piuttosto che fare sesso reale con la propria partner. Su internet si può cambiare, spegnere, riaccendere, non ci sono preliminari, non ci sono ansie da prestazione, non ci sono ripercussioni di alcun genere, discorsi da fare, questioni da affrontare, telefonate il giorno dopo, ecc. ecc.. Inoltre se non ci piace la donna con cui “stiamo facendo sesso” nel video o non fa quello di cui abbiamo voglia in quel momento, cambiamo video e poi lo cambiamo ancora. Una partner “reale”, soprattutto se stabile, non offre questi “vantaggi”…

Secondo un recente documentario spagnolo, in Giappone (dove esiste la più fiorente industria del porno al mondo) tra il 60 e il 70% delle coppie con più di 40 anni ha relazioni sessuali solo una o due volte all’anno. Lo scenario è quello di uomini che preferiscono masturbarsi di fronte ad immagini pornografiche o addirittura servirsi di “surrogati di plastica” concentrandosi solo su se stessi e il proprio piacere piuttosto che dover affrontare il sesso con un’altra persona reale che si accompagna a “fastidi” che non vogliono affrontare. La pornificazione di massa rischia quindi di creare uomini che stimolano e soddisfano i propri desideri all’interno del porno, finendo per concepire il sesso come slegato dalla vita reale e da relazioni anche solo un po’ più complesse di guardare qualche minuto di filmato della segretaria denudata e “sbattuta” sulla scrivania dell’ufficio.

Inoltre, si può giungere alla situazione per cui, se e quando si cerca il sesso reale con un corpo umano, lo si cerca secondo gli schemi e le suggestioni del porno, ossia con prostitute, escort o come le volete chiamare. La pornificazione è infatti strettamente legata e concausa di un altro fenomeno altamente sottovalutato: l’esplosione della prostituzione online. Anche in questo caso, è superfluo ricordare che quello della prostituta sia “il mestiere più vecchio del mondo”, ma internet ha cambiato le carte in tavola. Proliferano siti in cui è, a portata di click, la possibilità di scegliere una ragazza tra decine e decine disponibili, confrontarla con le altre, cercare “recensioni” online, ecc. ecc.. Non si tratta più di andarsene in macchina in qualche strada buia con il pericolo di essere riconosciuti o in preda alla vergogna: ora è tutto semplice e comodo: la prostituzione è diventata ordinarietà.

L’enorme facilità con cui, oggi online, si può accedere al mondo del porno e della prostituzione e l’altrettanto enorme varietà di offerte fa sì che gli uomini finiscano per concepire il sesso solo in questi termini: usa e getta, frammentario, “a comando”, puro sfogo di un bisogno, totalmente slegato da ogni altro tipo di rapporto. La pornificazione rischia di condurre ad una anestetizzazione emotiva degli uomini, ossia a rendere ancora più estrema e irreconciliabile la dicotomia così “maschile” tra sesso monacale (o assente perché accompagnato da “fastidi”) con la partner fissa e sesso casuale, libero, sfrenato con l’amante (che, finito il rapporto sessuale, se ne deve andare) o con partner casuali. Del resto, i soldi che gli uomini danno alle prostitute non sono tanto per il sesso, quanto perché se ne vadano in fretta dopo il sesso. Grazie ad internet, questo scenario, a nostro parere, misero, spoglio, squallido, ma così superficialmente anelato dagli uomini, è facilmente disponibile e realizzabile. Il risultato è un aumento della difficoltà a creare un legame profondo tra uomo e donna, fatto anche di sesso certo, ma che si integri e si sposi al dialogo, alla condivisione di esperienze e sentimenti, al sostegno reciproco, ecc., insomma ciò che, in fin dei conti, chiamiamo amore.

L’altro rischio per la crescita emotiva, comportamentale e sessuale soprattutto dei più giovani legato alla pornificazione è dovuto all’evidenza che, nonostante esista anche il porno amatoriale dove i protagonisti sono “persone come noi”, solitamente i protagonisti di video o film porno sono donne bellissime, procaci, perfette, disposte a farsi fare di tutto e uomini altrettanto straordinari, capaci di “performance” eccezionali, con membri sempre eretti e di dimensioni gigantesche, in grado di soddisfare la partner in modo infallibile ed inesorabile.

Immagini “soft porn” accanto ad un giornale per bambini in un’edicola inglese

Anche a questo riguardo, vale la pena sottolineare che, in qualsiasi tempo e in qualsiasi gruppo di amici, c’è sempre stato quello che si vantava di “durare” qualche ora e di sapere con certezza che sotto i 18 cm le donne non apprezzano davvero. Ma anche qui, il potere delle immagini va ben oltre ogni possibile racconto e ragionamento. Le vanterie dell’amico potevano essere messe da parte, ma la continua visione di uomini implacabili che conducono a piaceri estatici le donne con virilità ed inesauribile energia genera un inevitabile impulso all’emulazione che, a sua volta, può creare frustrazione (dato che eguagliare il porno è tutt’altro che facile) o uno svilimento del sesso a puro esercizio fisico e sfoggio di pratiche e prestazioni. Oltretutto ci sentiamo di affermare che questa dilagante oggettivizzazione e disponibilità “virtuale” del corpo femminile possa condurre, nei casi più estremi, a comportamenti violenti e persecutori nei confronti delle donne “reali”.

Se in passato, l’educazione sessuale poteva essere insufficiente perché spesso era costruita sui racconti degli “amici più grandi” che magari le sparavano grosse ma erano comunque persone in carne ed ossa a noi vicine, oggi il rischio, ben più grave, è che l’educazione sessuale (ma anche emozionale) avvenga attraverso la pornificazione. Questo fa sì che per un adolescente possa diventare normale concepire un sesso “pornografico” e, conseguentemente, per una adolescente arrivare a proporsi ai ragazzi in maniera pornografica per potere piacere. L’estrema leggerezza con cui tante ragazze pubblicano e condividono immagini di se stesse che scimmiottano pericolosamente pose e situazioni “simil-porno” è una realtà.

In conclusione, in linea di principio ognuno è libero di guardare tutto il porno che vuole. Il punto è però che, senza educazione sessuale ed emozionale, la libertà rischia di diventare pericolosa.

 

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

9 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Louise

    Non credo che i ragazzini smetteranno di andare mano nella mano con le stelline negli occhi, solo perché esiste il libero accesso al porno. Certi sentimenti non li puoi vivere su internet e i ragazzi di oggi questo lo sanno, credimi. Ancora si piange, si ride, ci si emoziona per amore nella vita reale; i ragazzi questo lo vogliono e lo perseguono. Certo, un accesso troppo precoce a contenuti pornografici può rendere “artificiosi” i rapporti con un/una partner reale, può dare ansia da prestazione, ecc.; in realtà questi problemi esistono “solo” per quei ragazzi che hanno il porno come UNICO punto di riferimento. In questo senso sono d’accordo sull’importanza dell’educazione sessuale, ma la cosa più importante è sempre l’aria che si respira in famiglia: serenità, franchezza e – perché no – magari un po’ di leggerezza!

    Rispondi
  2. Peppa Pig

    “Se consideriamo che le donne non guardino porno”: e che fanno quando sono sole secondo lei, dicono il rosario? Lo guardano lo guardano, ma non lo dicono, perchè siamo in un mondo di moralisti giudicanti.

    Rispondi
  3. Your namegiusy5216giusy5216

    Condivido…..Un buon punto di vista, lucido e senza pregiudizi…Purtroppo…..Io avevo 20 anni nel 68, allora si sperava che il sesso potesse diventare libero e gioioso, potesse perdere quei retaggi di peccaminoso dovuto alle educazioni religiose……Invece è precipitato tutto ….Che tristezza…!!!

    Rispondi
  4. Antonio Capolongo

    Grazie per l’articolato scritto. Convengo con te, Giampi, sulla riflessione finale, vale a dire che “senza educazione sessuale ed emozionale, la libertà rischia di diventare pericolosa”; ragionare sulla sua diffusione capillare rappresenta il passo più importante da compiere per invertire la rotta.

    Ciao
    Antonio

    Rispondi
  5. Alberto

    “…se consideriamo che le donne non guardino porno, ma siano responsabili della metà del traffico in rete…..” ?!?

    Errore; internet ha consentito alle donne di diventare fruitrici del porno. Le varie statistiche le collocano tra il 20 ed il 40 % degli utenti di siti porno.

    Rispondi
    • bobaz

      Mi accodo alla perplessità di Alberto.. “Se consideriamo che le donne non guardino porno” Con una premessa simile che analisi di un fenomeno si pretende di fare? Su quali dati? boh

      Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?