L’amore ai tempi della pornografia

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Mi presento: sono una donna avvenente di 34 anni, separata e con un figlio. Ammettetelo: quanti di voi, soprattutto tra gli uomini, hanno pensato “Una MILF! (Mother I would Like to Fuck, NdR)”? Su, non siate timidi, la vostra verità sarà ripagata dalla mia: non sono mamma e non sono separata, ma semplicemente single. Eppure è bastato dare un paio di indicazioni perché nella vostra mente si formasse quella parolina, una delle tante categorizzazioni sessuali a cui siamo sottoposti: MILF, cougar, toy-boy, asiatic… Quante etichette sessuali ha creato il mondo della pornografia? E soprattutto: perché?

La sessualità è stata da sempre territorio di caccia di idealizzazioni, guerre, religioni, moralizzazioni, giudizi, censure, castrazioni, proibizioni di ogni sorta. Si è insomma sempre, e da sempre, cercato di imbrigliarla in un reticolo di regole, leggi, divieti. Presso tutti i popoli e in tutte le culture ci sono usanze e norme sessuali da seguire, pena la riprovazione pubblica, la galera, perfino la morte nei casi più estremi. I miti e le leggende sono pieni di storie sulle gioie del sesso e dell’amore e sulle terribili punizioni riservate a chi trasgrediva le regole imposte dagli antichi, o dagli dei, o anche solo dalla propria famiglia.

Eppure, è davvero così importante imporre una morale comune? Perché non potremmo semplicemente fare quello che ci piace, quando ci piace?

Bonobo in accoppiamento

Bonobo in accoppiamento

Recentemente sono stata a vedere una mostra sulla sessualità nel mondo animale (di cui l’uomo – ricordiamocelo – fa parte). Si è stupiti dal vedere la varietà infinita di strategie differenti elaborate dalle diverse specie per portare avanti i propri geni. E’ la lotta per la vita, è la dura legge dell’evoluzione. Chiaramente è necessario sospendere ogni giudizio nell’osservazione del mondo animale. I bonobo – una specie di scimmia – per esempio, si accoppiano spessissimo e nelle situazioni più disparate: mentre mangiano, con i figli in braccio, tre o più alla volta. Gli studiosi pensano che sia una strategia sociale per ridurre notevolmente i livelli di aggressività all’interno del singolo gruppo. I bonobo hanno veramente messo in pratica il motto: Fate l’amore, non fate la guerra!

Ci sono animali ermafroditi, animali che praticano lo stupro, l’omosessualità, c’è perfino la mantide religiosa che divora la testa del proprio partner durante l’accoppiamento mentre quest’ultimo, invece di ribellarsi o fuggire, continua imperterrito a introdurre il suo sperma all’interno della femmina… A che punto l’istinto di riproduzione può portare! Sembrerebbe quasi che lo scopo della vita sia la vita stessa, ovvero la riproduzione di essa.

Ovviamente questo è un pensiero pericoloso se applicato all’uomo, che può portare a derive bigotte o omofobiche, mentre anche sull’uomo è bene sospendere ogni giudizio. L’uomo ha sviluppato molti comportamenti sessuali diversi, non tutti volti alla procreazione. Gli etologi direbbero che l’uomo per sopravvivere ha bisogno di creare un gruppo sociale di mutuo soccorso, ed è per questo che tende a stabilire coppie stabili (la donna ha bisogno di un uomo per accudire e difendere la prole). Tuttavia, il maschio è diviso tra due componenti: mentre vuole garantire la trasmissione dei propri geni attraverso la sopravvivenza dei suoi figli, ha un’innata tendenza a diffondere il suo sperma tra più donne possibili, per assicurarsi una discendenza più numerosa (da cui spesso la poligamia e secondo alcuni l’infedeltà). Inoltre, le ipotesi al momento più accreditate sostengono che una specie ha tante più possibilità di sopravvivere alla selezione naturale quanto più riesce a mescolare il proprio patrimonio genetico tra individui differenti. Sembra dunque che l’accoppiamento e le strategie poste in atto per il suo raggiungimento siano di fondamentale importanza per l’essere umano, anche se gli interessi del maschio e della femmina purtroppo non sempre coincidono.

Dunque perché tutte queste limitazioni e il bisogno di trasgredirle?

La sessualità è anche legata alla dominazione, e’ spesso una forma di possesso o di affermazione di se stessi e della propria potenza. Nell’attuale società occidentale c’è indubbiamente molta libertà nei comportamenti sessuali. Tutto è lecito e nella pornografia si fa addirittura a gara a chi propone le cose più strane, più estreme.

Ma perché c’è questo bisogno e, soprattutto, che conseguenze ha sulla nostra società? Per una donna è spesso disturbante se non addirittura inquietante gettare un occhio alla gamma di prodotti che offre la pornografia online. E’ abbastanza evidente che nel 90% dei casi è una pornografia pensata da uomini, per uomini. Spesso gli attori porno – sia uomini che donne – sono costretti a pratiche dolorose, umilianti, poco piacevoli: tutto il contrario di quello che uno si aspetterebbe dal sesso! La pornografia – diciamocelo – è sessista.

Io credo che in un mondo in cui la donna sta acquisendo sempre più diritti sociali, ci sia una difficoltà non piccola da parte degli uomini ad accettare quella che in fondo è una novità rispetto a secoli di dominazione dell’uomo sulla donna. Una donna libera, meno soggetta a manipolazioni e sottomissioni, fa paura. E allora ecco il bisogno di assoggettarla, almeno nelle fantasie dell’uomo, di inserirla dentro categorie rassicuranti, familiari – MILF, cougar -, di imbrigliare l’espressione della sua volontà. Così saremo sicuri che non si ribellerà se vorrebbe altro o se un uomo non sarà all’altezza delle sue aspettative. Ecco il bisogno di creare una pornografia tutta orientata al soddisfacimento dei bisogni maschili, di inventare un territorio di cui l’uomo è il solo re, senza bisogno di una regina. Ecco soddisfatto il narcisistico bisogno di potenza solipstica e vittoria.

VoyeurMa siamo sicuri che questo faccia la felicità degli uomini? Siamo sicuri che questa sia la vera libertà?

E’ stato osservato che molti uomini che fanno largo uso di pornografia sviluppano problemi relazionali nel momento in cui si trovano a confrontarsi con donne vere, non virtuali. E cosa dire degli adolescenti, che sono cresciuti in un mondo in cui la pornografia gratis e disponibile era già dilagante? Ricordo di aver letto un articolo che parlava di un’inchiesta svolta in Inghilterra tra i giovanissimi a cui veniva chiesto quale fosse il luogo più normale in cui eiaculare alla fine dell’atto sessuale. La stragrande maggioranza aveva risposto: “sul viso della ragazza”. Dove altro avevano potuto impararlo se non sui video online?

Questo dimostra come la pornografia stia cambiando la sessualità delle nuove generazioni in maniera massiccia. Ancora una volta non si tratta di giudicare ma di cercare un approccio scientifico che ci aiuti a capire come questo possa cambiare anche la società in altri ambiti, più in generale. Sempre alla mostra sulla sessualità degli animali, alla fine del percorso espositivo venivano poste alcune domande a cui si poteva rispondere premendo un bottone di una macchina che calcolava in tempo reale il numero delle risposte. Una di queste domande era: credi nel vero amore? Beh, il numero delle persone che aveva risposto no era il doppio di quelle che avevano risposto sì…! Non e’ questo il sintomo di una società che tende al cinismo? E’ infatti sempre meno raro vedere ragazze che fanno un uso spregiudicato del proprio corpo per ottenere favori, soldi, lavoro, come è sempre più frequente vedere episodi in cui l’uomo dà per scontato che la donna sia lì per il proprio soddisfacimento e non sia solo un pezzo di carne da comprare, a patto di avere abbastanza soldi per farlo. E’ di pochi giorni fa la notizia di un giovane che dopo aver speso 200 euro per portare fuori una ragazza una sera, il giorno dopo aveva chiamato in questura per denunciarla perché lei non gli aveva concesso i suoi favori sessuali!

Al di là del caso estremo, è comunque sintomo di una tendenza più generale secondo cui le donne sono a disposizione dell’uomo, indipendentemente dalla loro volontà.

La guida della Buona Moglie - USA 1955

La guida della Buona Moglie – USA 1955

Dopo la rivoluzione degli anni ’60, dovuta anche all’imperante maschilismo degli Stati Uniti fino agli anni ’50; dopo la liberazione sessuale degli anni ’70; dopo il libertinismo degli anni ’80, ecco che negli anni ’90 si è insinuata subdolamente una falsa idea di libertà. Per quanto sia retorico dirlo, è vero che la tv commerciale ha giocato un grande ruolo in questa “lotta mortale tra i sessi”, come la chiamava Freud. Le vicende giudiziarie e politiche di Silvio Berlusconi hanno mostrato fino a che punto la spettacolarizzazione del sesso e della politica possa influenzare la vita sociale di in paese. Abbiamo visto moralizzatori trasformarsi in accesi sostenitori del libertinismo più individuale, mentre i liberali si vedevano costretti a fare paradossalmente appello alla decenza.

Forse allora questo bisogno di porci limiti e regole in ambito sessuale deriva dall’innata consapevolezza che i comportamenti sessuali di una società influenzano il benessere dei suoi componenti. In alcuni paesi del Nord Europa si sta addirittura pensando a una censura della pornografia. Tuttavia, è stato provato come il proibizionismo in altre epoche e in altri ambiti abbia sempre lasciato libero campo alle mafie e ai traffici illeciti. La censura spesso non fa che aumentare il consumo del prodotto proibito, salvo renderlo più pericoloso e incontrollato.

La mia personale formula – in questo come in molti altri campi della vita – è la consapevolezza, un rimedio per difendersi il più possibile dai condizionamenti altrui e avere la vera libertà: quella di scelta. Tutti sappiamo che le patatine fritte fanno male, eppure in piccole dosi ce le concediamo e le limitiamo a coloro che consideriamo più deboli, come gli anziani, i malati, i bambini. La stessa cosa vale per il sesso: è importante difendere chi ancora non ha gli strumenti per formarsi un’idea personale che orienti i propri gusti e al tempo stesso essere coscienti delle conseguenze dell’attuale pornografia.

L’autoerotismo che viene incoraggiato da questa pratica sta uccidendo la gioia del sesso a due (o più), di quello vero in carne e ossa. Sta creando modelli di bellezza irreali nella donna e di performances insostenibili per un uomo “normale”. Sta sviluppando l’individualismo e la superficialità secondo cui e’ più facile comprarsi un vibratore o guardare un video piuttosto che doversi confrontare con il difficile compito del dialogo con l’altro sesso (o lo stesso, a seconda dei gusti). E se a forza di rinchiuderci nelle nostre case invece che favorire gli incontri amorosi, il genere umano si estinguesse perché nessuno fa più all’amore? E’ una domanda volutamente provocatoria ma che vuole portare il ragionamento all’eccesso per far riflettere sull’importanza della questione.

Quello che spesso si tende a dimenticare nelle relazioni interpersonali è che quasi sempre uomini e donne hanno bisogni specifici molto diversi e parlano linguaggi antitetici. Pur tuttavia non possiamo fare a meno gli uni degli altri. Ma se smettessimo di pensare che questo è un ingombrante peso sulla via della nostra felicità e imparassimo le gioie dello scoprire modi di pensare diversi, forse saremmo davvero più felici e meno combattivi. Per esempio si potrebbe chiedere a una donna quali sono le sue fantasie invece che chiederle di soddisfare quelle degli uomini, oppure si potrebbe smettere di pensare che gli uomini debbano essere sempre super “performanti” (purtroppo gli uomini stessi sono spesso vittima di questo tipo di pensiero). Credo che pressoché qualsiasi pratica sessuale tra adulti consenzienti sia ammessa ma che sia necessario – perché diventi soddisfacente – guardarsi, ascoltarsi, rispettarsi.

Scoprire allora che è divertentissimo sapere cosa piace all’altro, approfondire il mondo interiore di un altro essere umano, smettere la competizione per avventurarsi nella collaborazione. Non è vera libertà avere un’enorme quantità di scelta: il voler cambiare in continuazione è un’occasione importante, ma può anche creare un’illusione di felicità. Sono la conoscenza e la condivisione che portano vita, gioia, creazione, sorrisi. Si potrebbe allora scoprire che non è così spaventoso impegnarsi ad amare e rispettare qualcuno, che il sesso non è fine a se stesso ma è molto più divertente se è un dialogo con l’altro. Si potrebbe ascoltare quello che hanno da dire le donne, curiosare nel loro mondo senza etichettarlo in qualche maniera, accettandolo per quel che è. E le donne potrebbero essere meno spaventate dagli uomini, che non sono sempre queste bestie insensibili che ci hanno insegnato essere, a volte sono solo esseri umani sottoposti a una pressione sociale altissima per cui se non sono “vincenti” non valgono nulla.

Uomini: siete proprio sicuri che la pornografia così com’è vi piaccia? O che non sarebbe più bello avere a che fare con una vera donna libera e priva di condizionamenti culturali imposti dall’esterno? E infine: non avete mai pensato di essere anche voi in fondo vittime di questi stessi condizionamenti culturali creati da altri uomini, di una visione del mondo che magari non condividete?

Non sarebbe bello se tutti ci liberassimo e ce ne spogliassimo, insieme ai vestiti, e facessimo l’amore dedicandogli tutto il tempo che necessita, invece che consumarlo frettolosamente davanti a uno schermo? Certo, implica qualche litigio in più a volte, ma poi per fare pace si può sempre rifare l’amore!

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32 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Francesco

    Scusate la battuta ma, se dovessi valutare l’intero genere umano sulla base delle mie esperienze, le donne dovrebbero vivere da sole, con altre donne, con cani o gatti ma mai con soggetti di sesso maschile. Questi ultimi farebbero invece bene a vivere in perfetta solitudine, diurna e notturna, facendosi passare definitivamente qualsiasi illusione su convivenza, matrimonio e simili, tutte vicende da cui si esce, se va bene, con le ossa rotte. Le donne sono, in genere, più furbe, più ambiziose, più determinate, centrate sull’obiettivo, ciniche, per niente sentimentali, quando chiudono la pagina è chiusa per sempre, salvo spillare soldi all’infinito al malcapitato, hanno la legge e la sua applicazione dalla loro in tutto e per tutto. Molto meglio la pornografia.

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  2. oltremarte

    Il sesso non è che uno strumento, un mezzo per arrivare a qualcos’altro. Questo qualcos’altro è diverso per ognuno. Molti lo scambiano per il fine, da qui la pornografia, per esempio, o la sopraffazione e la violenza in casi estremi. Il mio motto è: Non uso le persone per fare sesso, ma uso il sesso per conoscere le persone.

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  3. Alice

    In un mondo in cui ci viene fatto credere che siamo solo animali ci si lamenta poi se l’uomo si comporta come tale. Purtroppo la causa di tutto è la perdita della sacralità dell’essere umano e la mancanza di un rapporto d’amore vero con il nostro Creatore e con gli altri.

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    • Cicci

      Si certo… la causa di tutti i nostri problemi, pure della scadenza della rata del mio mutuo è proprio che ci siamo dimenticati di esserci inventati un creatore antropomorfo con una giustizia sommaria e definitiva a sua portata.
      Forse Alice sarebbe meglio che rileggessi quest’articolo e cercassi di scoprire quell’umanità a cui proprio questo articolo faceva riferimento.
      Si è umana anche l’invenzione del creatore, ma proprio grazie anche a questi artifici ci siamo dimenticati cosa vuol dire essere veramente umani

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  4. Paolo

    non sono un fan del porno (e ci tengo a distinguerlo dall’eros esplicito, non è che qualunque scena di sesso esplicito è “porno”) comunque nel soddisfare le fantasie dell’amante, uomo o donna che sia, oltre che le proprie non c’è nulla di sbagliato anzi. Si può godere del piacere altrui e del proprio. Io cerco di essere più ottimista sui rapporti tra i sessi che certo non sono facili ma mai lo sono stati

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  5. fasddsaff

    io odio il genere umano a priori al punto che odio me stesso facciamo tutti schifo indipendentemente da come viviamo il sesso l’amore l’odio o qualunque altra emozione sensazione o comunque tutto ciò che riguarda l’animo di noi uomini
    comunque l’email la chiuderò a poco quindi e inutile rispondere

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    • Antonio

      La tua concezione non è del tutto fuori luogo. Spero che giunga questa risposta, che sottende anche una domanda: “Cosa pensi di poter fare per cambiare tale situazione?”.

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  6. Enrico

    Penso che l’articolo sia molto ingenuo. Personalmente non mi sento condizionato dalla pornografia, ma aiutato. La mia donna a letto è molto passiva e tutte le volte che ho provato, in vari modi, a lasciar fare a lei, è entrata in panico, scoprendo successivamente che a lei piace essere guidata.
    Non è diseducativo guardare pornografia e forse potrebbe essere anche educativo. Se conosci un minimo le donne e guardi il loro viso e le loro espressioni quando stanno facendo sesso ti accorgi di ciò che è finzione e di ciò che non lo è. La pornografia commerciale nel 99% dei casi è finzione, mentre quella amatoriale lo è nel 50% dei casi (a spanne chiaramente).
    Con questo vorrei fare una domanda:

    DONNE: quando comincerete a cercare di capire perchè i vostri uomini guardano la pornografia e perchè non glielo chiedete? Sarà una zuffa e nei migliori dei casi si darà una svolta al rapporto (almeno a letto, perchè, per me, il sesso fatto è sempre meglio di quello visto fare – da altri, sopratutto).

    Comunque siamo diversi (uomini e donne) e rispondiamo a stimoli diversi: visivi per gli uomini, emotivi per le donne. Pertanto in qualunque salsa la vogliate mettere, gli uomini hanno anche la necessità di vedere il sesso.
    Saluti.

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    • nexus ray

      Enrico se leggi bene vedrai che l’articolo non è contro la pornografia, al massimo contro un certo tipo di pornografia sessista che piuttosto che condannare cerca di analizzare per capirne i rischi e le conseguenze al livello dei rapporti tra uomini e donne.
      Credo che molte donne si chiedano in effetti perché i loro uomini guardano la pornografia e questo articolo è solo un modo per aprire il dialogo. Ma ti assicuro che lo scopo dell’articolo non è giudica, bensì analizzare. Le mie opinioni le ho, ma non era qui che volevo esprimerle.
      Per quanto riguarda gli stimoli diversi non saprei: in parte è vero, in parte forse non è solo biologico ma anche culturale ed è bello esplorare modi diversi e rispettare le diversità di ognuno. Ci sono donne a cui può piacere molto guardare per es., la società sta cambiando e comunque ogni essere umano è diverso dagli altri.
      Quello che voglio dire è che sarebbe bello mantenere aperto il dialogo, coinvolgere l’altra persona. Magari alle donne fa piacere sapere perché guardate pornografia, o partecipare e guardarla insieme a volte, o sapere che questo nulla toglie al piacere che provate nel sesso con loro o anche capire cosa per voi è meglio. O anche rispettare che a volte abbiate bisogno di guardarla da soli. Non lo so. Ci sono mille casi diversi, ogni coppia si basa sui suoi equilibri, l’importante credo sia cercare di parlarne se la cosa crea problemi.
      Insomma la mia era una riflessione che voleva abbattere le barriere comunicative, di certo non instaurarne di nuove. Spero di essere stata chiara. Grazie per le tue riflessioni.

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  7. Antonio S.

    Io penso che l’affettività (la relazione completa tra coppie) è un linguaggio, ma purtroppo ci sono molti analfabeti in giro.
    L’affettività non si insegna a scuola, non lo fa la famiglia.
    Quello che passa, che fa scuola, è la pornografia, l’unica “scuola” dei giovani; un luogo dove più che altro si appiattisce l’affettività sulle famose sei posizioni, raggiunte in modo compulsivo e seriale.
    La quantità, la mercificazione prende il sopravvento su tutto, sulla qualità, sul valore relazionale, sul valore d’essere della coppia, sull’approfondimento della conoscenza del linguaggio del corpo, sui dei corpi.

    Il linguaggio affettivo, oggi segue quello impoverito dell’SMS rispetto a una lettera o un libro..Tutto senza “racconto” n’è “narrazione”.

    Credo quindi che sia più un problema di “sistema”, il moloch ha pervaso la sfera affettiva e l’abbia omologata a sè come ha fatto con tutto il resto.

    Rispondi
  8. Gio Vanni

    In bocca al lupo ad insegnare agli Italiani un minimo di cultura a letto, fatemi ringraziare un’altra volta Dio per avermi fatto nascere qui al Nord dove si è più evoluti in merito e poi tanti saluti. Certo che sono d’accordo con quasi tutto l’articolo, peccato che un’educazione sessuale del genere in altri paesi è già realtà da tempo.

    Rispondi
    • Antonio

      Gio Vanni, potresti argomentare il concetto “… fatemi ringraziare un’altra volta Dio per avermi fatto nascere qui al Nord dove si è più evoluti in merito”?

      In ogni caso, mi farebbe piacere che chiunque, in qualunque posto del mondo, possa esprimersi in maniera simile alla tua… ma se così fosse, non ci sarebbe neanche motivo di dire, o no?

      Rispondi
    • Paolo1984

      e quanti uomini ci riescono? Che domanda è? Nessuno legge nel pensiero l’altro e ognuno fa i conti con le proprie inibizioni, ma il consenso si può dare verbalmente o no.

      Rispondi
  9. Paolo

    che l’autoerotismo (praticato non solo da uomini) sia di per sè un danno non sono d’accordo e il sesso fatto per amore o per piacere (e una cosa non esclude l’altra) in qualunque forma va sempre bene purchè ci sia consenso

    Rispondi
    • Cicci

      Paolo, il problema diventa quando la masturbazione diventa l’unica forma di sessualità, quando i nostri impulsi vengono modificati, i nostri bisogni “riprogrammati”.
      Perché non ho mai conosciuto nessuno che si masturbasse creandosi un fantasma nella propria testa col quale stesse facendo sesso.
      Ecco forse – e dico forse – non sarebbe meglio che quel fantasma diventasse una persona ogni tanto?

      Rispondi
        • Cicci

          Non mi sembra che l’articolo abbia criminalizzato la masturbazione, ma al contrario ha esposto i problemi di una distorsione della visione del sesso dovuta ad alcune caratteristiche della vita attuale (una su tutte la cyberpornografia)

          Rispondi
      • Anna

        Ciao, scusa il mio scarso acume, ma cosa intendi per “(ri)programmazione” dei bisogni? A me pare un ossimoro.

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  10. Cicci

    Tutto giusto, bello e scritto bene.
    Analisi dettagliata con conclusioni logiche ma irreali.
    L’uomo del XXI secolo non è tanto diverso dal suo antenato preistorico: spesso vuole solo dominare la propria donna.
    Il porno ci mostra l’uomo come vorrebbe essere, fa in modo di farlo immedesimare nello stallone di turno e ZAC gli fa incontrare la donna ideale: bella, disponibile a soddisfare ogni suo desiderio, che vive solo per il piacere che lui riesce a darle.
    Il nostro è un mondo che è cambiato troppo in fretta (una due generazioni al massimo dalle donne che con orgoglio si sottomettavano all’uomo) e in alcuni aspetti ancora non è cambiato (al di fuori della familia è ancora valida la legge del più forte e lo schieramento verticale stile “catena alimentare”).
    Forse qualche colpa l’abbiamo noi donne quando accettiamo di far parte del gioco della legge del più forte, quando rinunciamo alla nostra femminilità o quando non urliamo che no chi la usa come merce di scambio non è una donna normale, perché la maggioranza di noi non lo fa.
    Per fare un esempio che trovo aberrante: per far carriera nel mondo dello spettacolo molte donne scendono a compromessi dicono loro, si prostituiscono dico io.
    Bene non solo questo è trovato normale da tutti (donne in primis), ma quando una di queste prostitute fa un programma televisivo dove fa parlare altre di queste prostitute o ne parla lei, quel programma televisivo viene definito femminile.
    Ecco fino a che le donne non scenderanno in piazza per evitare questo non hanno – per me – il diritto di lamentarsi del porno.

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  11. Penelope Pras

    Complimenti, articolo interessante e condivisibile.
    Non sono dell’idea che la pornografia debba essere censurata, non la “demonizzo”, tuttavia non mi rassegno all’idea che possa esistere qualcuno che la preferisce all’incontro, allo scambio, alla condivisione di emozioni.

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  12. agatarobles

    mi piace sempre chi ha qualcosa da dire, su qualsiasi argomento e quando certi argomenti vengono divulgati oltre i sentieri prettamente scientifici. L’uomo è un animale complesso, dai risultati complessi e stupefacenti. Nessun altro essere vivente, seppure dotato di intelligenza e capacità cognitive e di apprendimento, ha saputo appropriarsi della natura e modificare e manipolare l’habitat di appartenenza in modo così incisivo. Resta il fatto che la natura impone due cose: la prosecuzione della specie e la selezione naturale ( che ultimamente forse per l’uomo non funziona tanto). Questo è l’aspetto biologico delle cose( mi fa ridere il riferimento al bonobo se penso alla canzone di caparezza). Poi però c’è l’aspetto sociale, o meglio sociologico che comporta la necessità del controllo e da cui provengono quei condizionamenti culturali( o morali, funzionano meglio)di cui parli. Il governo delle masse è per gli Stati il problema più importante e trasversale. Il condizionamento culturale fa sì che ci siano due eserciti contrapposti, quello maschile e quello femminile che devono combattersi, il condizionamento culturale funziona separando i mondi e facendo sì che la stessa parola abbia significati “culturali” e “storici” diversi. Ma un video che ho visto ultimamente sul mondo animale mi ha illuminata: il bisogno di predominare, di potenziare il proprio territorio e di “cacciare l’altro”(in tutti i sensi) fa parte dell’intero mondo animale. Basta, parole in libertà. piacere, comunque /.)

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    • Simone

      “la pornografia è pericolosa perché desessualizza. Guardando immagini pornografiche sempre più audaci, alla fine si perde il desiderio, perché dopo aver visto gli organi genitali cosa devi vedere lo stomaco, l’intestino… cosa resta da vedere.
      La pornografia quindi compie un’azione repressiva del desiderio, lo disanima. Ma siccome il desiderio è sempre una forza rivoluzionaria, il desiderio anela cambiare il mondo, quando lo desessualizzo compio un’azione fascista. La pornografia è fascista perché abbatte il desiderio, quindi abbatte la voglia di cambiare il mondo. Questa è la sua dimensione più tragica. Poi crea dipendenza, la quale crea apparati ossessivi che generano un’escalation per cui bisogna vedere sempre di più di quello che si è visto. Essendo la pornografia anche una dipendenza, si genera un avvitamento del soggetto in una dimensione ossessiva e compulsiva, che può tradursi in atti adeguati a questa forza di compulsione.
      Giancarlo Giudice

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