La rivoluzione egiziana e i cambiamenti geopolitici in Medio Oriente

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Il primo ministro egiziano Hisham Qandil, che a gennaio 2013 ha incontrato una delegazione del FMI per un prestito di 4,8 milioni di dollari

Il primo ministro egiziano Hisham Qandil, che a gennaio 2013 ha incontrato una delegazione del FMI per un prestito di 4,8 milioni di dollari

L’Egitto ha dato inizio a un possibile stravolgimento geopolitico come pochi in passato. La rivolta che avvenuta il 3 luglio in Egitto, nei confronti dell’ormai ex premier Mohamed Morsi, la prima sconfitta della Fratellanza Mussulmana in Medio Oriente. I militari egiziani, appoggiati dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti, hanno fatto cadere un tassello importante per il dominio del Qatar e dei suoi alleati in Medio Oriente. Morsi stava usando l’Egitto come terra diplomatica per risolvere i problemi di Israele con i palestinesi, stringendo un accordo con Hamas per dare una parte del territorio egiziano al popolo palestinese, aveva rotto gli storici accordi con il governo siriano di Assad e aveva offerto agli uomini di farsi martirizzare in Egitto prima di raggiungere i ribelli, stava cercando di islamicizzare il paese e stava cadendo nelle braccia del FMI a causa della pessima situazione economica. In tutto questo il popolo e i militari egiziani non hanno visto il materializzarsi delle promesse di quella famosa primavera araba che fu portatrice di nuove speranze. La popolazione non rimasta a guardare, i militari hanno appoggiato la rivolta popolare e hanno chiesto al presidente Morsi di costituirsi dandogli tre giorni di tempo.

Il presidente destituito Mohamed Morsi, in visita a Berlino

Il presidente destituito Mohamed Morsi, in visita a Berlino

Mohamed Morsi, nel disperato tentativo di resistere, ha chiamato tutti i suoi alleati per trovare sostegno. Il Qatar ha risposto con l’abdicazione dell’emiro: Hamad bin Khalifa al-Thani ha abdicato in favore del figlio Tamim, che usa parole come: Rivalutazione, Ritaratura e Correzioni per discutere della propria politica estera, gli USA, che come il loro presidente Obama fa ben vedere, sono in una posizione un po’ confusa, non sa se definire l’azione militare un colpo di stato alleato o nemico. Gli americani aiutano l’Egitto con 1,3 miliardi all’anno, di cui circa 1,1 miliardi (quasi l’intero importo) va all’esercito egiziano; tuttavia gli USA non erano stati assolutamente informati di questa decisione di colpo di stato. Lo statuto americano obbliga gli Stati Uniti a chiudere gli aiuti finanziari dove siano avvenuti colpi di stato nemici, ma come possono classificare il colpo di stato militare egiziano nemico? Se lo definissero cosperderebbero tutta l’influenza che hanno all’ interno dell’Egitto stesso (giadesso ai minimi storici) e se decidessero di tagliarli comunque ci sarebbero gli Emirati Arabi o stati come la Siria, Iran e altri a sostenere l’Egitto, cosa non gradita a Washington. Inoltre Obama deve cercare di far mantenere l’accordo che Morsi ha preso con Hamas sulla cessione di territorio egiziano al popolo palestinese, per cercare di non creare scontri con lo stato amico, Israele.

E’ molto difficile muoversi liberamente per il presidente statunitense: la popolazione egiziana ora non lo vede di buon occhio, durante le manifestazioni le sue foto e quelle di Anne Patterson, diplomatica USA con sede al Cairo, sono state mostrate con scritte che li accusavano di aver tradito il popolo egiziano. In questo rebus geopolitico, Morsi è stata la vittima sacrificale. Nessuno ha difeso seriamente il suo governo, solo la Turchia di Erdogan ha dichiarato il colpo di stato egiziano del tutto inaccettabile anche se si potrebbe trattare di una strategia di Erdogan per coccolare la Fratellanza Musulmana.

Migliaia di sostenitori di Morsi sono scesi in piazza nei giorni successivi all’arresto del loro presidente; il primo giorno di manifestazioni ci sono stati degli scontri con l’esercito e si sono registrati 9 morti tra i manifestanti. Il secondo giorno sono stati registrati 55 morti tuttavia la cosa strana sono i filmati che mostrano dei cecchini, apparentemente dell’esercito egiziano, posizionati sui tetti mentre sparano gratuitamente sui manifestanti. Quale sarebbe lo scopo di queste azioni? Fermare la manifestazione o confermarsi al potere? In tutte e due i casi questa tattica non pucreare benefici all’esercito. Il colpo di stato riuscito perchlo stesso esercito aveva di fianco il popolo egiziano: voltare le spalle al popolo sarebbe come perdere il comando dopo neanche un giorno di rivolta. Quindi perchl’esercito avrebbe fatto una cosa tanto orribile quanto stupida?

Se andiamo a vedere i rapporti dei militari leggiamo come essi sostengano di essere stati attaccati e che a loro volta abbiano risposto al fuoco. Allo stesso tempo anche la popolazione sostiene di essere stata attaccata e di non aver provocato nessuno. Dunque chi ha fatto fuoco per primo? Questo genere di scenario stato registrato in Tunisia un paio di anni fa, in Jugoslavia e in Venezuela: in quasi tutti i colpi di stato degli ultimi 25 anni sono stati avvistati dei cecchini, appartenenti a forze non identificate, sparare gratuitamente sui manifestanti.

Adly Monsur

Adly Monsur

Nella maggior parte dei casi le prime notizie diffuse si sono rivelate accusatorie nei confronti di chi ha rovesciato il governo voluto dagli USA e dai loro alleati. Questi cecchini misteriosi a cosa servono? Forse servono per incanalare le forze della popolazione verso la strada voluta. Se la popolazione in Egitto si fosse rivoltata contro l’esercito prima della nomina del nuovo presidente Adly Monsur, ex Capo della Corte Suprema, qualcuno avrebbe potuto approfittarne per mandare il proprio esercito e cosi cercare di rimettere in linea le idee dello stato Egiziano con le proprie.

La Primavera Araba ha subito una sonora sconfitta. Qatar, USA, Israele e i fratelli musulmani devono rivedere la loro tattica espansionista in Medio Oriente: il controllo politico tramite uomini di fiducia di questi stati padrone non ha trovato la strada giusta per il controllo del gas naturale che sta avvenendo negli stati arabi. L’Egitto non ha tutte le risorse che può avere uno stato come la Siria, vero; ma è molto importante come punto strategico per il controllo del commercio nel Mediterraneo e per il famoso canale artificiale di Suez.

L’asse Iran-Russia-Cina-Iraq-Siria si sta rafforzando e trova nuovi alleati alla lotta contro Israele, che sta perdendo sempre più alleati in Medio Oriente e in Europa. Il Qatar e gli USA stanno cercando di mediare con il nuovo governo di transizione egiziano di Adly Monsur, adesso bisogna vedere quale posizione prenderà Obama e vedere come si riorganizzerà la Fratellanza Musulmana. In Egitto la maggior parte dei suoi rappresentanti sotto arresto: Assad e i suoi alleati hanno vinto la guerra in Siria, anche grazie a un forte sostegno russo e le forze navali Cinesi stanno raggiungendo i mari arabi dove già si trovano le forze navali russe e americane.

Il presidente siriano Assad

Il presidente siriano Assad

In Medio Oriente, le varie rivoluzione e guerre recenti hanno tutte un vago odore di gas, sembrava che gli USA e i Fratelli Musulmani avessero creato una buona situazione di controllo della zona Medio Orientale che li metteva nella posizione di poter competere con la Russia e gli altri esportatori di gas mondiale ambendo al posto di leader economico mondiale ma grazie alla vittoria di Assad e alla rivolta del popolo e dei militari egiziani le carte in tavola stanno cambiando. L’ago della bilancia del controllo geopolitico sembra pendere verso il mondo occidentale. Come risolveranno la situazione le grandi potenze come gli USA, Israele e Qatar lo vedremo solo con il tempo, per adesso restiamo a guardare che frutti ci porterquesta vera rivoluzione.

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Chi lo ha scritto

Andrea Ferraioli

Nato nel 1987 e quindi negato della grande gioia di uno scudetto rossoblu ma estremamente fiducioso nei prossimi 100 anni. Si guadagna da vivere facendo il cuoco e nel tempo libero oltre a fantasticare su un grande BFC (Bologna Football Club), ama: leggere, informarsi, suonare lo tromba, viaggiare e guardare il mondo. Crede fortemente nell'uguaglianza tra gli uomini e nella giusta convivenza tra essere umano e natura.

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