Camillo Capolongo, un ricordo personale

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“Ha dedicato la sua vita alla letteratura e all’arte d’avanguardia” sono le parole vergate su una delle sue ultime opere letterarie, icastiche persino negli spazi bianchi. Concetti fatti di immagini, parole, note e forme compongono l’arte di Camillo Capolongo, in cui tratti e “suoni” si ritrovano in un’osmosi coinvolgente e unica, al punto di fargli meritare appellativi quali poeta visivo e performer, pittore-filosofo…

Camillo Capolongo

Ora, la sua ultima visione è di spalle, mentre ci saluta. Va via in silenzio, come spesso accade agli artisti geniali.

Quanto abbia influenzato la mia vita, non sarei in grado di stabilirlo ma che, inconsciamente, abbia alimentato la mia fiamma artistica, è fuor di dubbio.

Coetaneo di mio padre, nonché parente e amico, divenne una presenza costante nelle mie giornate, durante le quali fra la sua e la mia famiglia intercorrevano vicendevoli frequentazioni, agevolate anche dall’abitare nello stesso comune, Cicciano, tra l’altro confinante con Roccarainola, paese natìo del singolare intellettuale, che in questi luoghi cominciò ad interpretare i suoi segnali e a trasporli in opere che gli avrebbero poi dischiuso palcoscenici internazionali.

Quanto quell’arte sia stata sottotraccia, non è dato sapere, intanto che conseguiva una laurea in Giurisprudenza e si introduceva in lavori canonici, sull’onda di uno sviluppo postbellico che pervase l’intera penisola, in cui i paesi del Sud furono interessati da due fenomeni principi, più studio e più lavoro per tutti, molti dei quali svestirono le camicie a quadri per indossare le tute blu.

Si profilava per tanti una strada comoda, una vita comoda, che ti permette di vedere l’orizzonte, non per Camillo però, lui vedeva oltre ed è lì che coniugava tutte le sue espressioni, alcune delle quali ho avuto l’onore e il privilegio di osservare – per quanto possibile – in divenire.

Rimarranno sulle mie retine le sue opere. Gli sarò sempre grato per le parole filosofiche, i gesti e il suo mondo, di cui captavo una singolarità incomprensibile ad occhio nudo e per tale motivo affascinante.

In questo mondo in cui mi è sempre più difficile fidarmi del prossimo, perdo un altro sostegno, una persona buona e sempre disponibile e, peculiarità di pochi, in grado di farti ridere fino alle lacrime, non come quelle che mi imperlano gli occhi mentre sto scrivendo, che si alternano fra ricordi e dolore, attraverso le quali intravedo me bambino incantato e immobile mentre poso per un ritratto a matita.

Camillo Capolongo si legherà per sempre ad un elemento fondante della mia vita, il sogno, anche perché in quel luogo incontro la persona che mi ha donato l’opportunità di conoscerlo, mio padre, tra l’altro autore di uno “scatto” in cui traspare un emblematico messaggio subliminale. Nella fotografia Camillo viene ritratto nell’atto di schermirsi con la mano sinistra mentre è intento a consultare, seduto su un divano nel salone di casa mia, un dizionario di italiano.

“per ogni verbo che sfiata
è la sirena.
la parola che trama.
sbraca.
vox che ammolla
infibula, aria.
di flatus getto.
si dissotterra il grisbì.
è caos.
la parola balletta i tempi.
si prodiga.
in forza di
quale discernimento?
discreto stato.”

[Camillo Capolongo, Poesie, Match edizioni 2010, pag. 114]

Grazie, ora resta solo il pensiero.

Note biografiche

Da sinistra: Camillo Capolongo, Luigi Castellano (Luca), Emilio Villa, Roma 1983. [Foto di Peppe Capasso]

Classe 1940, comincia la sua carriera a Milano alla fine degli anni Sessanta lavorando come vignettista per le più prestigiose testate milanesi. La sua traiettoria espressiva si arricchisce grazie al sodalizio con il filologo e poeta Emilio Villa e l’incontro con le neoavanguardie internazionali afferenti al Festival Polyphonix di Parigi, a cui Capolongo prenderà parte in diverse occasioni. Proprio nel clima della sperimentazione e multimedialità parigina stringerà una particolare amicizia con Jean Jacques Lebel anima e riferimento del Festival del Pompidou.
Nel Manifesto CAPA (1968) getta le basi per il movimento de “Il Sociale”. Con Emilio Villa e Luigi Castellano fonda nel 1983 il movimento dei Nopoletani. Il termine fu coniato da Camillo e nelle intenzioni doveva servire, e serve, un clima, se non un’ideologia di vita. Un termine che traducesse in pubblico un lungo esercizio di arte e socialità, innanzitutto di chi aveva a quel termine pensato.

Première biennale de poésie visuelle d’Ille sur Têt à la galerie (13) Treize. Hommage à Camillo Capolongo

La sua produzione dagli anni Ottanta si rivolge all’assemblaggio polimaterico, lavori di grande concettualità e raffinatezza espressiva. Nasce così il ciclo delle “Pietà” e una interessantissima ricerca dedicata alla follia, all’ossessione, all’impossibilità del linguaggio e al paradosso, supportata da geniali intuizioni filosofiche. I suoi lavori sono stati apprezzati da esegeti di finissimo sguardo come Francesco Gallo Mazzeo, Mario Franco, Peppe Capasso (suo amico e compagno di viaggio), Peppe Morra, Luca Castellano, Tonia Fiorino ecc.
Innumerevoli rapporti con letterati e artisti italiani e stranieri. Numerose partecipazioni ad attività culturali multiple. L’opera di Camillo Capolongo è fissata in diverse sue pubblicazioni e le sue valenze sono analizzate in un elevato numero di scritti di altri autori.

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7 commentiCosa ne è stato scritto

  1. veronicafabbro91

    Parole emozionanti oltre l’inverosimile si accavallano l’una dopo l’altra in questo testo denso di significato, in cui affetti e ricordi si mescolano a ritmi delicati ma precisi…un excursus non di poco conto, che coinvolge il lettore fino alla fine! Grazie per averci resi partecipi di una piccola (eppure così significativa) parte di te, Antonio!

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    • Antonio Capolongo

      Grazie a te, Veronica, per aver manifestato il tuo pensiero, di rara vicinanza.

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  2. Alessandra Bartucca

    Spero anche io di imbattermi nella creatività di questo artista, il cui sguardo è già una via di ingresso ad Altri mondi…Per il resto, l’Arte, quando è tale, è quanto di più vicino all’Anima ci sia.Grazie per averci reso partecipi di questa esistenza densa e ricca di spirito…

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    • Antonio Capolongo

      Il suo è un contagioso entusiasmo, segno evidente che l’arte di cui parliamo ha trovato ampio spazio dentro di noi. Lei ha menzionato lo sguardo di Camillo Capolongo, forse inconsciamente riferendosi ad una delle sue opere pittoriche più belle, il cui titolo è appunto “Gli occhi”.
      La ringrazio lasciando ancora altri versi, straordinari, estratti dal volume citato sopra, pag. 189:

      la parola allargata,
      la parola,
      parea che
      esorbitasse

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  3. Antonio

    Nel “suo” mondo c’era, e c’è, il mondo. L’espressione “il suo mondo” sembra accomunare quegli artisti che di rado incontriamo, a volte solo nel luogo delle loro opere, ma che lasciano dentro di noi una sensazione indefinita di serenità o turbamento, dovuta a un dono speciale: colloquiare con la nostra anima.
    Grazie per aver letto di Camillo Capolongo, le cui opere spero tu possa contemplare e “vedere”.

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  4. marinda

    Non sapevo nulla di quanto hai scritto. Bello pensare di aver conosciuto persone così.

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