Anestesia Italia

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Ma vi ricordate di quando c’era la Fornero? E le tribolazioni per lo spread? Ogni giorno la minaccia del famoso default era più stringente. E poi c’era il fantomatico baratro (con relativo orlo) che veniva menzionato a pranzo e colazione.

Poi c’è stata la campagna elettorale, le elezioni, il picco emozionale dell’elezione del presidente della Repubblica. E poi è arrivato il governo-Letta.  Che ha rianestetizzato l’Italia e gran parte degli italiani. Dopo un anno e mezzo di grande attività, il “paziente Italia” è tornato sotto anestesia. Sempre più profonda. La stessa espressione “staccare la spina”, utilizzata un giorno sì e l’altro pure dai nostri politici evoca una situazione di una persona tenuta in vita da una macchina.

L’attualità è soporifera ed è ogni giorno sempre più noiosa: lo stesso tono e la cadenza della voce dell’attuale premier invitano al torpore. E lo stesso dicasi degli argomenti e delle croniche procrastinazioni. Sembra di stare a messa: il prete dice cose forse anche giuste, ma viene solo una gran sonnolenza.

In questo scenario, tutto o quasi è tornato ad essere rumore di fondo. Un po’ fastidioso certo, ma tutto sommato ci si fa l’abitudine e ci si può convivere. Del resto, da tempo l’obiettivo di Berlusconi era chiaro: trasformare tutto in merda e portarvici tutti quanti. Convinto, a ragione, che lui – per esperienza e predisposizione “antropologica” – ci avrebbe nuotato meglio di chiunque altro. In codesto contesto, diventano parte dell’”ordinaria” assuefazione anche le condanne di Berlusconi, anche i continui scempi alla decenza istituzionale, anche il chinare la testa di fronte ai ricatti di un cialtrone che tiene in ostaggio una nazione da vent’anni. L’obiettivo appare, purtroppo, quasi completamente raggiunto. Ne è dimostrazione la presenza al governo di tale personaggio, il quale ha dato – fra l’altro – ventennale prova di servirsi della Cosa Pubblica per esclusivi scopi personali, primo tra tutti quello di non finire in galera.

Gli esseri umani sono capaci di abituarsi a tutto, anche ad Auschwitz. Figuriamoci alle croniche miserie della politica italiana. Ma l’abitudine rischia di trasformarsi in catene che un giorno diventano troppo pesanti per essere spezzate e l’anestesia che consente di sopportare le indecenze sconfina spesso in indifferenza, presupposto e preludio della prevaricazione fatta sistema.

E’ vero, non se ne può più di ascoltare le solite notizie, il mercanteggiare politico, i processi, le sentenze, le minacce, i proclami, ecc.. Tutto questo fa venire noia e sonno. Ma dovunque voi siate e qualsiasi cosa facciate, alla merda occorre mettere un argine, bello solido. E poi rimboccarsi le maniche e cominciare a spalare. Prima che ci appaia normale e prima che lo si consideri l’unico habitat possibile. Beati dunque coloro che rimangono svegli e soprattutto coloro che passano all’azione.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. fiorella

    Sono d’accordo, e mi viene in mente lo scenario del castello nella fiaba “La bella Addormentata nel bosco” il malefico sortilegio che aveva immobilizzato uomini e cose. Ma ottimisticamente penso che ad ogni veleno corrisponde un antidoto. Bisogna cercarlo…però. Forza a chi tocca!

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