11 film hot da portarsi a letto

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Siete pronti? Siete caldi? Volete gli 11 hot film de chevet? Partiamo con quello che è considerato il primo film porno della storia, “Gola Profonda”. Ma se il vostro palato è troppo raffinato per queste cose ecco Richard Gere o Marlon Brando, Kim Basinger o Uma Thurman, Jack Nicholson o Keanu Reevs, Michelle Pfeiffer o Julianne Moore…11 film hot da vedere da soli, in coppia oppure in tanti; con il partner, gli amici, i parenti … (no, con i meglio di figli no)

FILM DE CHEVET
Chevet in francese significa più o meno comodino. Le livre de chevet si tiene sul comodino per sfogliarlo, rileggerlo, accarezzarlo. Come i libri i film de chevet si amano, si guardano, si sfogliano, si accarezzano, si portano sempre con sé.
Dall’amore ai tradimenti, dai cartoni animati all’horror, dai viaggi alla famiglia, dai drammi storici ai porno … scopri il ricchissimo archivio dei film de chevet dell’Undici

Linda_Lovelace_Deep_Throat_(1972)_RARE_PROMO

Linda, tu sei la nostra bandiera

“Gola Profonda” (Deep Throat) di Joseph W. Sarno, 1972
Con Linda Lovelace, Harry Rzamas, Rick Livermore, Carol Connors

“aaaahhhh, yeah, yeah, ooohh, aaaaaaahhh”
Gola Profonda non è l’ennesimo filmetto porno ma il film che all’inizio degli anni settanta (purtroppo o per fortuna) dette il la all’industria porno cinematografica mettendo davanti alla macchina da presa la spudoratezza e l’esibizione sessuale che si andavano predicando in quegli anni. Era un film con una trama, con personaggi caratterizzati, con una recitazione accettabile e con numerose scene esplicite di sesso, senza nessuna censura. Certo ai tempi di internet, di youporn e delle altre diavolerie che potete avere direttamente sul vostro telefonino,  le prestazioni della mitica Linda Lovelace (che poi disconobbe il film e si schierò contro l’industria del porno) sembrano banali, ma nel 1972 il loro impatto fu dirompente e fece incassare al film oltre 100 milioni di dollari (quando ne era costati solo 25.000), in proporzione un incasso tipo E.T. o Titanic.

La storia è semplice, ma c’è: Linda è insoddisfatta sessualmente e non riesce a provare l’orgasmo. Le tenta tutte (e noi lo vediamo chiaramente cosa fa per riuscirci), finché un medico le spiega che lei ha il clitoride in gola e quindi per godere dovrà adottare la tecnica della gola profonda (ci siamo capiti). E’ un film porno a tutti gli effetti per cui se avete il palato troppo fino per “Gola Profonda” buttatevi su uno dei prossimi 10 film e troverete pane per i vostri gusti cinefini e sensuali.
Da vedere ovunque tanto avete la scusa che state guardando un pezzo di storia del cinema

Lorna di Russ Meyer

«Quando ho visto che non rispondevano alla forza di gravità e rimanevano su, immediatamente ho pensato: “Incassi!”» (Russ Meyer)

“Lorna” di Russ Meyer, 1960
Con Lorna Maitland, Mark Bradley, James Rucker, Hal Hopper, Frank Bolger

“Ascolatate, non giudicate per non essere giudicati, se condannate sarete condannati”
L’associazione Russ Meyer =  film con ragazze dalle tette enormi è automatica. Eppure questa è un’associazione molto superficiale. Chi si aspetta di vedere film puerilmente pruriginosi tipo quelli con Edwige Fenech è lontanissimo. Nei film di Russ Meyer, grazie al cielo, le tette enormi abbondano, ma non si tratta mai di voyerismo fine a se stesso.
Guardatevi questo Lorna, per esempio.
Meyer si ispira un po’ ai racconti sulla depressione di Steinbeck un po’ al neorealismo di “Riso amaro” di De Santis.

lorna e le sue enormi tette

Spoiler!Questa donna non resterà a lungo sessualmente insoddisfatta

Poi ci inserisce Lorna, una donna dalla sensualità dirompente e un seno che buca lo schermo. La inserisce in un contesto degradato e puritano in cui il marito delle bellissima Lorna non è in grado di soddisfare sessualmente la moglie che, giustamente, fa voglia a tutti.
Il resto è una storia di sesso, violenza e morte che a raccontarla sembra banale ma a guardarla è travolgente. Il realismo di Russ Meyer ci rapisce e ci disturba, ci colpisce e ci fa male. Anche se nella memoria ci resteranno soprattutto le meravigliose tette di Lorna.
A sorpresa rincasate in anticipo dal lavoro. Se trovate vostra moglie da sola guardate il film, altrimenti … fate esplodere il vostro lato violento

happy together film di won kar wai

L’ultima cosa rimasta è l’autoscatto (oho)

“Happy together” di Won Kar-Way, Hong-Kong-Argentina, 1997
Con Leslie Cheung, Tony Leung Chiu Wai

“Accidenti se ho rimpianti! Prima di conoscerti non ne avevo uno, adesso ho tanti di quei rimpianti da uccidermi”
Le vicissitudini di viaggio in Argentina di due giovani amanti di Hong-Kong, se non alla ricerca di se stessi, di sicuro nel tentativo di capirci qualcosa di più sulla loro (instabile) passione gay. Tanto per cambiare, tutto andrà in vacca, ma alla fin-fine domani è un altro giorno. Autore mai banale, Kar-way fa giocare fuori casa i suoi protagonisti, aumentando il senso di insicurezza. Un film bello e profondo su amore e amicizia.
Da vedere al lume di una lampada da tavola kitsch con le cascate di Iguazú sopra

L'impero dei sensi

Eros e Thanatos si guardano allo specchio

“(Ecco) l’impero dei sensi” ( Ai no Corrida – L’Empire des sens) di N. Oshima, Giappone-Francia, 1976
Con Tatsuya Fuji, Eiko Matsuda, Taiji Tonoyama, Aoi Nakajima, Meika Seri

“Mi scappa la pipì”
“Che bisogno c’è di uscire, fammela dentro”
Eros e Thanatos nel Giappone del 1936, tra una giovane cameriera ed il proprietario di una pensione, già sposato (ma, a quanto pare, non geloso). L’annullamento reciproco nella passione dei sensi, una passione totale che si spiega e si giustifica da sola. E alla fine tutto questo sesso se non è amor, dimmelo tu cos’è (come cantava il Toto Nazionalpopolare). Nella versione che ha girato nelle sale e gira ancora nei cineclub parecchi tagli ne hanno compromesso l’impianto, puntando secco sul voyeurismo. Effettivamente sì, ce ne è anche per guardoni, ma anche in questa forma il film è intenso e le (tante) scene di sesso – “le prime scene con fellatio e erezioni della storia del cinema non hard-core” – non fanno mai scadere il tutto nel porno-chic. Poi c’è la versione che invece circola in dvd, e che è arte allo stato puro.
Da vedere fasciati in null’altro che un kimono

kim_basinger_strip

La patina degli anni ottanta che è giunta fino a noi

“9 settimane e ½” (9½ Weeks) di Adrian Lyne (1986)
Con Kim Basinger, Mickey Rourke

“Elizabeth, ogni giorno verso le dodici, guardando l’orologio e pensando a me, ti toccheresti?”
Lanciò Kim e Mickey, rilanciò la sottoveste bianca e Joe Cocker. Spinse ad affrontare il reggicalze diciottenni figlie di donne che avevano accolto il collant come il Messia. Ed è tuttora il film preferito dei produttori di veneziane per interni. Nell’era dell’edonismo reaganiano promosse il sesso (e la gadgettistica a esso legata) come un prodotto da banco: si scoprì che quel prodotto lì vendeva benissimo, circa quanto la cioccolata (aveva sempre venduto, nelle forme più disparate). Adrian Lyne si era fatto le ossa nella pubblicità (come molti altri registi) e si vede benissimo: è tutto uno spottone (luci, inquadrature, colori, espressioni, situazioni) e a guardarlo ora ci si innervosce nell’attesa dell’apparizione di qualche logo. La storia è tanto finta, i protagonisti tanto fighetti, il sesso tanto patinato: non scalda i sensi, il cuore per niente. Un simbolo sincero e fedele degli anni Ottanta.
Da vedere alla luce del frigo aperto, però senza benda sugli occhi e con mezzo kg di gelato in grembo.

ultimo tango a parigi

Guarda in su, guarda in giù … da’ un bacino a chi vuoi tu

“Ultimo tango a Parigi” (Last Tango in Paris) di Bernardo Bertolucci (1972)
Con Marlon Brando, Maria Schneider

“– Ma che ci vengo a fare in questa casa con te? L’amore? ”
“No, diciamo che ci vieni perché ti piace scopare.”

Passato alla storia per le scene di sesso, le censure e i sequestri, “Ultimo tango a Parigi” è un film sulla disperazione, la perdita e la solitudine. Certo, dimostra anche che mentre ci si immalinconisce e dispera si può ingannare il tempo trombando (anche con parecchia soddisfazione reciproca ) con una bella sconosciuta in un suggestivo appartamento sfitto della suggestiva capitale francese. La disperazione non passa, anzi, ma il tempo lo si è ben ingannato, lì su quel bel pavimento francese. Marlon Brando, incorniciato nel cappotto cammello, meravigliosamente carnale e mortifero. Sesso, tristezza, riflessione, caso, Bertolucci: gli anni Settanta del sentimento privato.
Da vedere con un/una agente immobiliare.

boogienightspants

Se questo è l’abbigliamento degli interpreti maschili, si capisce perché poi li facciano recitare tutti nudi

“Boogie Nights – L’altra Hollywood” (Boogie Nights) di Paul Thomas Anderson (1997)
Con Mark Whalberg, Julianne Moore, Burt Reynolds, Heather Graham, Philip Seymour Hoffman, John C. Reilly

“Ma non voglio vincere un oscar o reinventare la ruota. Amo i piaceri semplici, come il burro nel culo e i lecca-lecca in bocca. Che vuoi, sono fatto così, sono queste le cose che mi piacciono.”
Dite la verità: siete cresciuti a porno e patatine, ma ignorate completamente la storia del cinema porno. Beh, vergognatevi, disinformati. Ora, per iniziare a capire che cosa è stata l’industria del porno prima di youporn, buttatevi a corpo morto su questo film. Che racconta le vicende di un pezzo di ragazzone (Mark Walhberg) – e la parola “pezzo” non è stata scelta a caso, considerato che il personaggio è ispirato alle storie di diversi famosi attori porno, tra cui John Holmes  – determinato a sfondare nel cinema porno; e ci riesce unendosi a un fiorente baraccone, guidato dal “Colonnello”, intraprendente regista (Burt Reynolds). Sembra il paradiso; però poi arrivano le videocassette (e anche altri guai), c’è grossa crisi, e anche il ragazzone “stella luminosa” vacilla. Gran bel film, affollato di pazzi sfrenati e disperati, gran regia e colonna sonora con effetto nostalgia.
Da guardare per imparare 10 cose utili qui riassunte http://www.ifc.com/fix/2013/03/10-lessons-learned-from-boogie-nights

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Poi cosa significa “a tavola si sta composti” ognuno lo interpreta un po’ come preferisce

“Il postino suona sempre due volte” (The Postman Always Rings Twice) di Bob Rafelson (1981)
Con Jessica Lange, Jack Nicholson, John Colicos, Michael Lerner, Anjelica Houston

“Soltanto noi due… soltanto tu ed io”
Sarà il tavolo, lo sbaffo di farina sul volto della lei, le mani di lui e la sua stempiatura ormai conclamata, la rudezza e l’aggressività dei preliminari, ma quella tra Jessica Lange e Jack Nicholson in questo film resta una delle scene di sesso più famose di tutto il cinema; celeberrima e ancora intensa e perfetta, dopo oltre trent’anni. Forse perché in quella scena culmina la tensione sessuale che vibra fin da subito tra questi due cuori cattivi, poveri e spietati. La storia è un classico noir, remake di un bel film del 1946 (sceneggiato dallo stesso autore dell’omonimo romanzo da cui è tratto, James M. Cain); alla stessa storia si ispira anche “Ossessione” (1943) di Luchino Visconti. Insomma, tutta una roba torbida fin dagli anni Quaranta, che esplode su quel tavolo di cucina, tra il coltellaccio e le forme di pane, grazie a Jessica e Jack.
Da vedere seduti in cucina; composti, eh! giù le mani dal tavolo!

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Pecchiamo il più possibile tanto poi ci si sciacqua la coscienza nel confessionale

“L’indiscreto fascino del peccato” (Entre tinieblas) di Pedro Almodovar (1983)
Con Cristina Sánchez Pascual, Marisa Paredes, Carmen Maura, Will More, Laura Cepeda

“…mi suerte necesita de tu suerte y tu me necesitas mucho mas…”
Il convento delle Redentoras Humilladas, in cui Yolanda si rifugia perché (ingiustamente) braccata dalla polizia, si rivela luogo peccaminoso e spassoso. Tra le suorine, si allevano ingombranti felini, si scrivono romanzi erotici, ci si droga forte, ma soprattutto dilaga il saffismo. Almodovar kitsch e grottesco come mai (ispirato dalla clausura, dalla gerarchia e dalla solita abbondante e deliziosa musica sentimentale), e il sesso come naturale peccato. Che è un peccato tra i peccati, una trasgressionuccia da poco anche per chi si sarebbe votato alla castità; roba da ridere, come tenere una tigre in giardino.
Da vedere mentre certificate l’esonero dei vostri figli dall’insegnamento della religione.

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Ah, ecco qual è il motivo di interesse di questo per altri versi inutile film…

“All’ultimo respiro” (Breathless) di J. McBride, USA, 1983
Con Richard Gere, Valérie Kaprisky, William Tepper, Art Metrano, John P. Ryan

“Perché non vuoi ancora fare l’amore con me?”
“Perché tu mi fai paura, non so che cosa vuoi da me!”
Allora. Prendete A Bout de Souffle di Godard e fate mente locale che in inglese si traduce Breathless, come una delle più famosi canzoni del vostro idolo Jerry Lee Lewis. Poi prendete due degli attori più hot del momento, un bellissimo e giovane Richard Gere (imbarbarendo un poco la parte che fu di Belmondo) e Valery Kaprinsky, una francesina supersexy della quale resterà nulla più che una fugace apparizione nell’immaginario erotico collettivo dei primi anni ’80 (scusate, mi tocco), nella parte di una brillante studentessa di architettura. Ambientate la storia francese di Godard in California e condite tutto, appunto, con le musiche di Jerry Lee Lewis. Shakerate bene… Cosa salta fuori? Una chiavica con due stragnocchi dentro. Ovviamente, citato da Tarantino tra i suoi film preferiti, ma sapete come è fatto Quentin, nel trash ci sguazza.

Da vedere con il telecomando in mano, cercando di cogliere esattamente con il fermo-immagine il frame in cui fa capolino da bordo schermo nientemeno che il glande di Richard Gere (slurp!)

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Uma Thurman era bellissima con la tutina gialla di Kill Bill, ma anche vestita così non sfigura neanche un po’

“Le relazioni pericolose” (Dangerous Liaisons)  di S. Frears, USA-GB, 1988
Con Michelle Pfeiffer, Glenn Close, John Malkovich, Uma Thurman, Keanu Reeves

“Bene. Per iniziare qualcosa in latino”
Ennesima riproposizione al cinema del romanzo epistolare settecentesco di Choderlos de Laclos (e non sarà l’ultima: seguirà infatti il pessimo Valmont dell’ottimo Forman). Un luciferino John Malkovich nella parte del Visconte di Valmont, una meravigliosa Michelle Pfeiffer nella parte di Madame de Tourvel, una perfida Glenn Close nella parte della Marchesa de Merteuil, Uma Thurman e Keanu Reeves nella parte dei giovani e sfortunati amanti. Nonostante la presenza di un regista europeo, la produzione in stile hollywoodiano ha fatto gridare più di un critico al tradimento dello spirito del romanzo per “eccesso di modernismo” (negli atteggiamenti e in qualche svolta della storia, non nell’ambientazione che invece è pressoché filologica). Che dire? Forse è anche vero. Però ritmo, tensione, passione, sensualità ci sono tutti e francamente cosa si debba chiedere di più a un film…
Da vedere incipriando per bene la parrucca

Bonus Track:

per gli amanti di altri generi sopra trascurati per mere ragioni di spazio (11 come spesso accade è un numero abbastanza piccolo) vi proponiamo il breve estratto di altri due film, in barticolare il duetto tra Mila Kunis e Natalie Portman in “Il cigno nero” (Black Swan, Darren Aronofski, 2010) e il bacio tra Laura Harring e Naomi Watts in quel capolavoro assoluto che è “Mullholland Drive” (Mulholland Dr., David Lynch, 2001). Trattandosi di due film ricchi e complessi sembrava riduttivo proporli in questo elenco, ma per non privarvene vi proponiamo due significativi estratti.


“Il cigno nero” (Black Swan, Darren Aronofski, 2010)

“Mullholland Drive” (Mulholland Dr., David Lynch, 2001)

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Veronica F.

    Io avrei inserito anche il danno di Louis malle.
    Grazie per avermi ricordato film stupendi!

    Rispondi

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