Undici stelle, la luna. L’anima

9
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+3Share on LinkedIn0Email this to someone

“L’anima non sarà mai morta, come non sarà mai pari il tre, né sarà il fuoco gelido” [Platone, 'L'anima']. 1889. Giugno. Era torbido il ricordo quella notte. Era l’isolamento. Un manicomio. Tremava l’anima. Gli astri. Cieli di blu e petrolio sparsi nell’esistenza, nelle forme e nei colori. Era l’inizio, mentre volgeva alla fine una vita eterna. Il cielo, concepito come una sorta di mausoleo personale, l’angoscia indomita nel tratto acceso, l’emarginazione.

Sul bianco della tela la drammaticità dell’esistenza, la memoria.

Van Gogh, in una stanza chiusa dipinge quello che solo lui può vedere, oltre la luna fino alle stelle, legge la partitura segreta dei colori del cielo. Vibra la mente indomita, si spezzano le sbarre dell’immaginazione, grida l’arte in una notte stellata, esplode, nella stanza di un frenocomio abbandona ogni tipo di contenuto formale. Si aprono le porte delle avanguardie del 900.

Prosegue il distacco interiore dallo stile impressionista da cui aveva attinto, ma che non aveva, mai, veramente amato. Mai. Pulsano i ricordi. Implodono. Si sfalda il cielo in un vortice cosmico sopra la quiete afona di un paese, le case, il silenzio, le colline immerse nell’oscurità dell’indaco, abbandonate dal giorno. Contrasto, innovazione; la genialità imprime sulla tela il forte-piano della pittura attraverso gli stilemi dell’immaginario, dove tutto sembra tranquillo ma solo in apparenza.

Vincent van Gogh, La notte stellata – Saint-Rémy : Giugno, 1889
Olio su tela – 73.7 x 92.1 cm
New York – Museum of Modern Art (MoMA)

Nell’osservazione attenta, incede la realtà interiore, attraverso la potenza del talento che dilaga insieme alle tenebre e all’ostentazione del dramma, visibile soprattutto nel tratto materico e convulso: il movimento glorifica il cielo, propaga virulenta l’anima rimestata nei colori profondi. La notte è efferata, il blu libra negli abissi della memoria: copre  ogni cosa.

Il cielo si muove come mare, gli alberi, come fuoco interiore, assumono le sembianze di una fiamma mossa dal vento, straripa il silenzio, le stelle ruotano in un moto cosmico, perpetuo.

Arde virtuosa la genialità. La materia pittorica sostituisce il pensiero della forma in un estetismo convulso. L’arte, fine a se stessa, che tradisce le regole di contenuto.
Il dipinto che realizza non è una fedele riproduzione del paesaggio che vedeva, ma più di tutto una visione immaginaria, dove affiorano elementi lontani, intrisi nei torturati dettagli di un passato lacerato dalla follia. Dalla Francia vede la cupola di una chiesa olandese, un pino dalle fattezze di fiamma: nove, dieci, undici stelle che combattono in una guerra luminosa con luna che incede da un lato della tela come falce: tutto è violento, efferato, nell’eterno viaggio dall’anima al tratto.

Vincent van Gogh, La notte stellata
Particolare della trama pittorica

L’iconografia di un dipinto: diatribe inutili ed eterne: eminenze, appassionati e avventurieri dell’arte, perduti in congetture intorno a undici stelle. Molte le ipotesi che vagano sparse nella storia, dall’immensa Genesi alla piccolezza dell’uomo: all’inquietudine esistenziale.

Il binomio passione e ragione, la malattia nervosa. L’incomprensione. L’insoddisfazione.

E’ solo un paesaggio, ma non si può immaginare Picasso, Kandinskji o forse persino Chagall, anche se troppo diversi tra loro, senza il flusso impulsivo di Van Gogh. Sono tre le parti-chiave del dipinto; la volta celeste, un paesaggio terreno, un pino con le fattezze di fuoco gelido.

Il vortice del futuro in un dipinto ancora presente nei sogni sbandati di coloro che si cimentano nelle copie: facile da disegnare, impossibile da colorare.

Vedeva ovunque nella natura, una capacità di espressione, un’anima. La percepiva nei colori che inghiottiva insieme al petrolio per porre la fine a un’esistenza dilaniata dal tormento interiore. La notte, mai semplice, mai invana, sarebbe tornata, nell’ombra, sempre, non avrebbe mai ceduto il giorno a un altro.

Morirà suicida e sconosciuto un anno dopo. La sua opera vivrà nella gloria senza fine. La notte, lascerà il posto alla luce del giorno in cui decise di morire.
Il flusso impulsivo della genialità, nata da una vita in fiamme, avida troppo di colore; dopo le case la natura: undici stelle, la luna, il cielo e un pittore pazzo: tutto oltre il sipario del tempo.

La notte stellata; impressa come monito, indelebile: sull’anima.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+3Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

9 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Rina

    Meravigliosa persona lei che s’imbratta di colore per leggere un dipinto, ma altrettanto “pittorici” i commenti.
    Grazie a tutti.

    Rispondi
  2. Fiore Caterina

    Adoro ” la notte stellata” il suo tormento, i colori così accesi, le Vostre parole …. mi sento piccola davanti a tutto ciò !

    Rispondi
  3. mirto

    L’ abisso irrazionale dell’ anima è luogo di mistici e folli. Tutti possono amare Van Gogh, pochi condividerne il tormento.

    Rispondi
  4. Antonio Capolongo

    Grazie per aver colmato una delle mie lacune, nella quale ho però scorto un pensiero, di un altro grande artista – Fëdor M. Dostoevskij – il quale continua anch’egli a colorare le giornate, sforzandosi di toglierne il grigiore con la penna: “Era una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era un cielo così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose? Questa pure è una domanda giovane, caro lettore, molto giovane, ma che il Signore la mandi più spesso alla vostra anima!…”

    Antonio

    Rispondi
    • Tirso Valli

      Vagherà per alcune notti, vagherà per la città, non ricordo bene il seguito e non ricordo purtroppo a volte quello che ognuno dovrebbe ricordare. Le chiusure, sono solo laghi della personalità e i pensieri spesso precipitano dalla mente, vengono vomitati, attraverso le parole: i colori, il tratto. Attraverso il carattere che determina il destino di un uomo. Leggo grigiore. Il grigio è un colore, nato da due “ non colori”. Questa è l’essenza, la mia visione di quello che scrivi, che non posso non condividere e che apprezzo, con la stima e il rispetto. Grazie per aver letto l’articolo. Grazie.

      Rispondi
  5. COSIMA DI TOMMASO

    Bell’articolo del mattino: preciso, ed è quello che apprezzo ancor di più, specialmente trattandosi di critica d’arte. Ammirevole. E’ uno stendere la prosa critica, con la stessa foga con cui Van Gogh ha steso il colore sulla tela. E’ essenziale, cattura chi legge, rapendolo.

    Apprezzo molto questo modo di Tirso Valli di concepire l’arte e la critica d’arte. La critica d’arte non è ”fantasiosa” ad occhio, teorica, come i più potrebbero credere ma nell’essere visionaria, perchè ovviamente ha toccato le corde dell’anima (non potrebbe non farlo), è OGGETTIVA.

    Così deve essere la critica d’arte, anche secondo me.

    Rispondi
    • Tirso Valli

      Dedicato a tutti quelli che guidano le nostre vite nel futuro. A molti insegnanti. Quelli che vivono nell’obbligo incombente di una troppo ( grande ) responsabilità: il nostro lacerato paese. Quelli che regalano alla gente il futuro di sé. Dedicato al prezioso regalo di coloro che hanno voluto offrire una possibilità, qualcosa, a qualcuno. Ai tanti che avrebbero voluto che io accettassi, dentro di me, un’idea, un’opinione, un consiglio nato dal cuore. E, OVUNQUE LEI SIA : alla grandissima G.O. : di Lei nei lontani anni ho assistito alle lezioni ( emarginando quelle che avrei dovuto seguire ) anche dopo aver superato gli esami.

      Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?