Turbogas, la centrale che piaceva ai governi

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Appoggi bipartisan alla realizzazione dell’opera, tra proteste dei cittadini e un Comitato “contro”. Roma, 4 giugno 2013. L’Italia è spesso tristemente nota come la nazione delle opere incompiute, ma con le dovute eccezioni. Quelle che comprendono interessi estesi, infatti, vengono escluse. È il caso della turbogas di Aprilia (LT), centrale termica ritenuta dannosa e inutile, ma che alla fine – nonostante una forte e costante opposizione della popolazione locale – è stata realizzata lo stesso. Ma andiamo per ordine.

La turbogas di Reggio Emilia

Cos’è una turbogas:
Una centrale CCGT è un tipo di centrale termoelettrica che produce energia elettrica utilizzando come materia prima il gas naturale. Una centrale a ciclo combinato con turbina a gas, detta turbogas, coniuga i punti di forza di due processi termici: la generazione di corrente elettrica mediante una turbina a gas abbinata ad una turbina a vapore.

Le centrali termoelettriche a ciclo combinato, come la turbogas, producono particolato ultrafine (PM 2,5) che non esce dalle ciminiere (per cui i filtri possono pure essere supertecnologici), ma si crea combinandosi con le sostanze chimiche presenti in atmosfera e viaggia per decine di chilometri e non viene bloccato nelle parti alte del nostro sistema respiratorio penetrando fin giù negli alveoli.

Breve storia della turbogas
L’iter burocratico della centrale parte dal 9 aprile 2002, data in cui il governo in carica allora attua il decreto “sblocca centrali”, misura per “scongiurare black out” e incentivare produzione di energia da fonti rinnovabili. Un mese dopo l’ex Energia spa, divenuta poi Sorgenia, fa richiesta per l’apertura della centrale turbogas ad Aprilia. In barba alle varie valutazioni di impatto ambientale il 2 ottobre 2006 il ministero dello Sviluppo Economico, (della squadra di governo successiva) concede l’autorizzazione a costruire.

Il 14 febbraio 2008 il Tar del Lazio accoglie il ricorso presentato dai cittadini di Aprilia, annullando quindi le autorizzazioni del Ministero dell’Ambiente ed il decreto di autorizzazione del Ministero dello Sviluppo. Ma il 19 marzo 2008 un nuovo decreto a firma Ministero dello Sviluppo Economico annulla tutto di nuovo. Rimettendo in gioco la Sorgenia, che può quindi costruire.

La Resistenza cittadina
Il territorio non accetta di buon grado la costruzione di questo tipo di impianto, non tanto per la sindrome del “Not in my backyard”, ma per una serie di ragioni documentate. Il movimento popolare contro la realizzazione della turbogas prende vita nel 2002, ma è nell’ottobre del 2006 che nasce la Rete cittadini contro la turbogas di Aprilia, che ancora oggi prosegue con mobilitazioni, iniziative popolari e una serrata vertenza legale l’opera di contrasto alla realizzazione e la messa a regime dell’impianto. Gli argomenti alla base dell’opposizione sono sostanzialmente tre.
1. La turbogas è inutile: nel Lazio si produce il 20% in più dell’energia elettrica che si consuma oggi e con gli impianti già in funzione sarà così fino al 2020, senza la turbogas di Aprilia.
2. Il peggioramento della qualità dell’aria: una valutazione di impatto ambientale della Giunta Regionale del Lazio (1 agosto 2003) aveva già inserito Aprilia nella lista dei territori nei quali i valori degli inquinanti sono superiori ai limiti di legge.
3. Pericolosità. In base alla Direttiva Seveso (la norma europea tesa alla prevenzione ed al controllo dei rischi di accadimento di incidenti rilevanti, connessi con determinate sostanze classificate pericolose) quella zona esistono già quattro impianti catalogati come a “rischio di incidente rilevante”: due fabbriche farmaceutiche, una di vernici e la quarta, la più vicina, di pesticidi. Anche secondo uno studio effettuato dall’Università La Sapienza non c’è alcun bisogno di un altro impianto a rischio.
Dello stesso parere il Dipartimento istituzionale della Regione Lazio, che scrive ad Aprile 2008: “Il settore termoelettrico laziale ha attualmente una potenza sufficiente a sostenere i consumi prevedibili al 2020 e non è quindi necessario aumentare la potenza attualmente installata”.

Il presente
Intanto la turbogas, a gennaio, ha compiuto un anno di attività. Oggi è una realtà che impiega 70 persone. C’è chi l’ha accettata, chi ha imparato – suo malgrado – a conviverci, chi ancora la rifiuta e dichiara strenua opposizione. Come spiegano dal comitato: “Una valutazione di impatto sanitario non c’è mai stata, quindi neppure un registro tumori”; inoltre attualmente la Turbogas funziona al minimo del suo potenziale non avendo ancora ottenuto il rinnovo per l’AIA. Il 25 giugno ci sarà la seconda conferenza dei servizi presso il Ministero dell’Ambiente: una data – sempre secondo il comitato – non casuale, ma “strategica nella speranza di trovarsi di fronte i nuovi amministratori comunali (ad Aprilia si è recentemente insediato il nuovo sindaco – n.d.r.), ignari di questo argomento e di tutti i suoi risvolti e complicazioni”. Una cosa, per il Comitato, è certa: “Siamo alle battute finali per capire quale futuro è riservato alla popolazione destinata a subire scelte decise dalle lobby energetiche e non condivise da un territorio già gravemente compromesso da tante realtà nocive e di grande impatto ambientale”.

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