Quattro giorni, tre notti

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Daria Cozzi - Quattro giorni tre notti (cover)“Guardo fuori dalla finestra. Senza alzarmi, senza lasciarti la mano. Guardo e non vedo nulla. Il cielo è buio ormai e la notte incombe nuovamente su di noi. Ho la gola secca. Sono due giorni che non mangio e non bevo quasi nulla. Non ho voglia di buttare giù niente. Lo stomaco è contratto in una morsa violenta. Il respiro è strozzato. Non ho più corpo. Solo anima. Solo così posso stare con te. Anime che si rincorrono leggere sopra una sofferenza fatta di materia, di muscoli, di odori, di respiri, di movimenti. Di limiti. Margini entro cui esistiamo, e oltre ai quali ci perdiamo. Contorni fatti di gocce. Gocce di sangue, di lacrime, di parti di noi che si consumano, si liquefano, si staccano da quel tutto che noi chiamiamo corpo. Piano piano ci erodono quella massa che ci fa esistere e che ci fa credere che quella sia la vita. Limiti estremi per la nostra libertà. Non siamo questo. No. Ora l’ho capito. E per un attimo mi sfiora l’idea di liberarmi di queste catene che mi impediscono di volare, di vedere oltre, di fondermi con te e con te andare oltre.”

“QUATTRO GIORNI, TRE NOTTI

Una storia vera”

Il libro è un romanzo che racconta l’esperienza dell’autrice, un’emozionante incursione nel misterioso territorio che divide la vita dalla morte.

Singapore, una vacanza che si trasforma in un addio. Lui è colpito da una violenta emorragia cerebrale, lei gli rimane accanto sapendo che dovrà lasciarlo andare.
Al capezzale del compagno per quattro giorni e tre notti, la donna racconta i trent’anni di vita che hanno preceduto il loro incontro, ripercorrendo le tappe che hanno segnato un percorso interiore costellato di prove, conquiste, cambiamenti, ricerca. Così, oltre il dolore, si intravede il pulsare di una luce che illuminerà la strada di chi resta.

Un’emozionante incursione nel misterioso territorio che divide la vita dalla morte, una storia vera di amore, sconfitte, vittorie, perdite, speranze, amicizia, fede, ma soprattutto un gioioso inno alla vita.

Daria Cozzi è nata e vive a Trieste. Laureata in Scienze psicologiche, si interessa da sempre del delicato equilibrio tra la mente e il corpo. La sua sensibilità la spinge a scandagliare quella parte della coscienza che spesso rimane nell’ombra, aiutando a entrare in connessione profonda con gli straordinari strumenti vitali di cui tutti siamo dotati ma che non sappiamo di possedere o come mettere in funzione. Questo è il suo primo romanzo.

Questo passaggio è tratto dal mio romanzo “Quattro giorni, tre notti” edito da Pendragon (BO) e uscito in libreria all’inizio di giugno.

Con un’emozionante incursione nel misterioso territorio che divide la vita dalla morte questo libro racconta una storia vera, intensa, una sorta di viaggio interiore, ripercorrendo le tappe che hanno segnato un percorso costellato di prove, di conquiste, di cambiamenti, di ricerca. Sfide affrontate con coraggio e determinazione con la consapevolezza che solo così si potranno trovare nuove dimensioni dell’essere.

E’ un libro nato dal cuore che parla al cuore. I sentimenti e le emozioni che ci fa incontrare toccano trasversalmente tutti, uomini e donne, proprio perché esplora i temi più importanti della vita di ciascuno di noi: l’amicizia, la solitudine, l’amore, la paura, la gioia, la fatica, la forza di volontà, la speranza, la nascita, la morte.

La storia si costruisce cadenzata su due piani paralleli: uno racconta trent’anni di vita in Italia e l’altro si sviluppa all’interno del reparto di rianimazione del General Hospital di Singapore in un arco di quattro giorni e tre notti coincidente con la durata del coma prodotto da una violenta emorragia cerebrale che colpisce uno dei protagonisti. Entrambi coinvolgenti, in un crescendo di intensità e di emozioni forti si incontrano, si fondono e si chiudono nel momento della morte dell’uomo.

In questi quattro giorni, la donna rimane accanto al compagno accudendolo e cercando di aiutarlo in tutti i modi. Le ore che passano, lente e veloci allo stesso tempo, le permettono, attraverso un minuzioso racconto all’uomo che ama, seppur apparentemente incosciente, di ripercorrere alcune tappe salienti della sua vita, aiutandola così ad avvicinarsi, piano piano, al momento dell’addio, in una sorta di viaggio alchemico, percorrendo una moltitudine di sentimenti e di emozioni che la portano a decidere lucidamente ad arrendersi e a lasciarsi trapassare dal dolore convinta che sia l’unico modo per sopravvivere, passando attraverso il disorientamento e la disperazione per giungere, alla fine, a realizzare che la via per non perdere se stessa, è l’accettazione e la capacità di vedere, pur in un momento buio, una luce che illuminerà la strada di chi resta.

Ho scritto questo libro perché mi piace condividere i percorsi esistenziali, perché offrire e ricevere le esperienze profonde che segnano il cammino di ciascuno di noi aiuta a scorgere nuovi orizzonti, ad aprire la mente, a vedere con più lucidità e a comprendere dove si sta andando. Spero che possa regalare tante emozioni ed offrire nuovi spunti di riflessione lasciando dentro un profondo senso della sacralità della vita.

alice_italia_ictus_cerebraleIl libro, sostiene un importante progetto sociale “Ictus, prevenzione e (in)formazione” tramite A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) e con la partecipazione di Federsanità ANCI Fvg. Chiunque lo acquisterà contribuirà alla realizzazione di un importante obiettivo.

Il romanzo si trova in libreria tramite ordinazione oppure si può acquistare presso qualsiasi sito on line che vende libri.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alssia

    ” Quattro giorni, tre notti” io l’ ho letto una prima volta in poche ore tutt’ intero. L’ ho riletto piu’ avanti nel tempo soffermandomi sui passi più importanti per me: la presa di coscienza della brutale realtà, l’ accettazione profonda e matura della stessa, il riuscire a vedere e prendere la via della nuova vita e della luce nonostante la sofferenza della perdita. Solo dopo, chissà perché poi, m’ è passato per la testa di cercare recensioni sul web. Non lo faccio mai. Il libro di Daria e’ ampiamente recensito dalle maggiori testate giornalistiche! Rimasi stordita, ma fui egoisticamente felice ( non mi vergogno a dirlo ) perché tutti i recensori condividevano le emozioni, i sentimenti, i pensieri che io stessa avevo provato leggendo tutto d’ un fiato quello che subito avevo definito , tra le pareti di casa mia, un gioiello, un piccolo grande gioiello di cui la mia anima esausta da troppo dolore e troppe avversità aveva un immenso bisogno. Solo piu’ tardi pensai che di tutte quelle belle recensioni doveva gioire Daria, non il mio ego che insiste da una vita a voler avere sempre ragione.
    Dopo un po’ di tempo rilessi ancora il libro soffermandomi invece a riflettere, a pensare quali parallelismi correvano tra quella vicenda e quelle emozioni e le mie vicende, le mie emozioni, i miei sentimenti, la mia necessità di trovare una mia strada verso la Vita e verso la Luce più salda e persistente: vita, accettazione, serenità, rassegnazione, pace mi sfuggono continuamente fra le dita come se cercassi di trattenere l’ acqua fra le mani. Ho capito che dovevo dare un senso agli eventi e trovare una relazione tra tutti gli eventi positivi e negativi della mia vita per collocarli nella loro corretta dimensione, per dare a ciascuno il giusto posto nell’ immenso spazio del mio sofferto vissuto. Dovevo cominciare a costruire un giardino fatto di frammenti dolorosi, frammenti radiosi, frammenti ordinari che devono essere riavvicinati armoniosamente l’ uno all’ altro ricreando la delicata coerenza di un giardino zen, come Daria dice nelle ultime pagine del suo bel libro.
    Devo ritrovare la mia interezza. Devo riuscire ad integrare tutti gli eventi della mia vita nella mia identità oppure essi continueranno a frammentarla lasciandomi sì le mie peculiarita’, ma separando inesorabilmente la mia persona che voglio rivedere invece nella sua unicità e continuità e non più nella somma dei diversi vissuti. È un lavoro immenso e terribilmente difficile per me, per il mio temperamento, per il carattere che s’ è forgiato nella marea di vicissitudini e strazi che ho vissuto. Però ora ho la certezza che è l’ unica cosa giusta che posso fare. Devo a Daria questa mia tardiva consapevolezza. So che sarà difficile questo nuovo cammino che deve accompagnare l’ ultimo tratto della mia vita. So che avrò momenti di cedimento, so che farò un’ immensa fatica a rialzarmi e che dovrò lottare contro i demoni dell’ ira, del senso d’ ingiustizia, della non accettazione dei limiti altrui che sono portata ormai a combattere senza le mezze misure. So che devo soprattutto imparare a depositare dietro il mio passo i rancori. E che dovro’ imparare a perdonare soprattutto me stessa. Combattero’ da sola, perché, in fondo, ogni giorno della mia vita io l’ ho affrontato, nel profondo del mio essere, da sola trovando in me sola le forze per andare avanti, giuste o sbagliate che esse fossero.
    Perché raccontare proprio oggi di me su questa pagina? Oggi è arrivato per me nella preziosa libreria dell’ immenso ipermercato vicino a casa mia il libro di Matteo Bianchi che ha recensito sull’ Undici Miriam Bruni, della quale apprezzo infinitamente l’ affettuosa correttezza e le splendide poesie che tutto dicono con l’essenzialità della parola illuminante e dei versi sapientemente intrecciati di semplicità. In casa ho gia’ , tra gli altri, molti libri, letti e riletti, che trattano di vita e morte, strazio e felicità. Leggerò il nuovo libro che mi aspetta paziente sul comodino in camera. Rileggero’ ancora gli altri di cui avrò bisogno per crescere. Penserò cercando prospettive nuove. Lo devo fare. Lo devo fare per me stessa, prima che sia la notte. Voglio coltivare un giardino zen anch’ io perche’ ho bisogno di armonia e di crescita interiore. Voglio trovare anch’ io euritmia e pace. Forse non ci è dato di comprendere, ma senz’altro ci è dato di rassegnarci ad accettare un disegno complesso e doloroso che non abbiamo tracciato noi, di ricomporre le tessere sparpagliate della nostra vita per ricomporre un percorso che è solo nostro e girarci talvolta a guardarlo sorridendo o piangendo, ma liberi dalla disperazione.

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    • Daria

      Cara Viviana,
      il tuo scritto intenso e vibrante esprime con chiarezza la tua voglia di crescita e di benessere interiore. Psicologico e spirituale.
      Sei sulla strada giusta perché è proprio la consapevolezza del nostro essere, dei nostri bisogni, dei limiti e delle potenzialità che rappresenta la spinta maggiore. E tutto ciò di cui abbiamo bisogno arriva al momento giusto!
      Ti auguro un buon cammino, tieni duro nei momenti di difficoltà, nutri la fiducia ed il coraggio, prenditi cura di te e tieni sempre alto lo sguardo per vedere l’orizzonte!
      Buona vita e buona luce!

      Rispondi

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