La gioventù agitata (L’agitazione dell’armonia)

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La comunicazione visiva. L’epoca del digitale e Marumiyan, la giovane promessa dell’arte che dilaga attraverso i pixel.

“Harmony” di Marumiyan.jpg

Il nuovo talento immerso in vigorosi colori e arguti layout si chiama Marumiyan, artista grafico, designer, illustratore. Classe 1985, vive e lavora a Fukuoka. Nasce e dilaga l’arte digitale dalla popolosa città del Giappone dal nome epigrafico.

Collettive, importanti periodici di design internazionali, committenze prestigiose. Prime di copertina, siti web, custodie CD, manifesti e tutto quello che coinvolge le prodezze artistiche di un mouse agitato con i funambolismi dell’ingegno sui file creativi targati Adobe.

Il disordine controllato. L’artificio, l’ostentazione del caos e la paura del vuoto. In un barocco grafico si declinano le tonalità primarie, si folgora il collage intorno a volti disegnati nei nitidi bagliori del bianco e del nero. I colori elidono e ricompongono le leggi della quadricromia, la gerarchia è convulsa, infranta oltre l’impercettibile fracasso di farfalle e fiori nell’inchiostro “splatter”.

Gli sfondi, come nel canvas della Sony, sono spesso riempiti totalmente dall’immaginazione, per scelta o per esigenze strutturali impastati e setacciati da sagome elaborate in ombre che trovano il lume nel bestiario immaginato attraverso i filtri di Photoshop, il prodigio dei fratelli Knoll, figli di un fotografo, che negli anni ottanta idearono il programma per facilitare il lavoro del padre. Tutto era racchiuso in un floppy da 1,44 MB, più tardi acquisito da Adobe. Iniziava l’era della manipolazione digitale, quella che oggi incede a passo di forza nelle prospettive dell’arte.

“Fotolia TEN collection Season 2″ di Marumiyan

Harmony, l’opera tra le più conosciute, creata per la discografia, raffigura l’ovale di un volto assediato dal caos. Il rosso, il colore più forte, usato in una sola tonalità per evidenziare i volumi e falsare le forme, impedisce ai verdi ogni dominio sul bianco. Tutto si agita. L’agitazione dell’armonia, quella del dubbio, stritolato nella percezione di un’immagine che alterna parti di silenzio visivo e acrobazie grafiche, in uno scorrere di dettagli inerpicati intorno a una figura di riferimento. La visione creativa oscilla nell’incertezza assillante della descrizione di uno sguardo, ogni cosa pulsa, si sovrappone nella spasmodica ricerca di uno spazio.

2013. Nell’opera creata per il tempio laico della grafica, la TEN Collection by Fotolia, il progetto formativo che offre a tutti gli utenti d’internet la possibilità di scoprire l’arte digitale di artisti internazionali, cambia stile, glissa, profonde nei toni dark e consacra al web un bonsai che reitera l’ospitalità a cordoni di cablaggio, animali, riferimenti culturali e diffusori: il suono, il suo soggetto prediletto. In una sinfonia d’impressioni figurative si esibisce nella metafora acustica di una mazurca di periferie orientali dalle tonalità grafiche lente e tenebrose. Nel crepuscolo digitale nascono filtri, livelli e pattern, in una febbre di colori e stili si sparge forte nel mondo l’eredità di Jean Widmer, uno dei primi a mescolare immagini fotografiche e grafich design.

OTOKO -TO – ONNA di Marumiyan

E sorge l’ombra sulle declinazioni dell’arte. L’ombra che interroga ogni miracolo nascosto nell’innovazione, oltre ogni limite dell’oscuro Photoshop.

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