Essere giovani in Italia. Chi parte e chi resta. Intervista doppia ad Alessia Bottone e Francesca Hans

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Amore ai tempi dello stageQualche tempo fa una giovane autrice, Alessia Bottone, ha contattato la redazione de L’Undici via mail. Il titolo del suo messaggio era: “Un libro per rimanere in Italia”. Fra gli autori e i lettori il tema giovani, crisi ed expat è sempre molto sentito. In particolare fra le donne. E così ho pensato di proporle un’intervista doppia, coinvolgendo Francesca Hans, una delle nostre più assidue contributor ed amica, che invece sta realizzando il suo percorso scegliendo l’estero.

Alla fine di questa chiacchierata conosceremo due modi diversi di affrontare la gioventù, il lavoro, l’amore. Personalmente mi immedesimo in entrambe. Non so se cercherei di andare con curiosità o restare con convinzione. So che se avessi 20 anni di meno sia da expat che da giovane stagista, vorrei avere l’energia di queste due ragazze.

Verona

Verona, la città di Alessia Bottone.

1 – Francesca ed Alessia, quanti anni avete, dove vivete, che lavoro fate?
Alessia Bottone (d’ora in poi A.B.) - Ho 27 anni e vivo a Verona. Laureata in Relazioni internazionali e diritti umani a Padova,  attualmente faccio la scrittrice, autrice dl libro “Amore ai tempi dello stage” collaboro con alcune riviste e mensili e faccio la cameriera durante il fine settimana e ho fatto l’opinionista su La7. Insomma di tutto un po’!

Francesca Hans (d’ora in poi F.H.) - 31 compiuti da un mese. In questo momento sono in transito a Perugia, negli ultimi tre anni ho vissuto negli Stati Uniti e da Agosto sarò a Shanghai dove sono stata assunta come Research Assistant Professor.

2 – Cosa significa per voi essere giovani in Italia oggi?
A.B. - Significa pagare un prezzo molto alto determinato dall’assoluta mancanza di meritocrazia e di chance per tutti i giovani desiderosi di diventare imprenditori o di avvicinarsi ad una professione che si ritrovano senza conoscenze e senza capitale. Significa scontrarsi tutti i giorni con la burocrazia, la lentezza, con una pressione fiscale e con contratti di lavoro che più che atipici definirei anomali.

F.H. – Per chi resta significa assumersi, più o meno consapevolmente, un rischio molto alto. Se non hai le spalle coperte dai genitori o la “fortuna” di trovare un lavoro soddisfacente, non puoi fare piani per il futuro. Significa anche rischiare di vedere buttato via il proprio talento e non iniziare a fare esperienza in modo serio e sistematico.

D’altro canto, come Italiani, siamo anche cittadini europei. Questa è – secondo me – una fortuna immensa. Possiamo studiare le lingue e decidere di costruirci un futuro fuori casa.  Come l’Irlanda qualche anno fa, oggi per esempio la Polonia è la panacea dei neo-laureati italiani. Il mese scorso leggevo dell’emblematico fenomeno di Wroclaw: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/05/03/wroclaw-italia.html

New York

New York: installazione e scorcio del ponte di Brooklyn.

3 – Date un buon motivo l’una all’altra per andare (Francesca cosa direbbe ad Alessia per convincerla ad espatriare) e per restare (Alessia cosa direbbe a Francesca per convincerla a tornare a vivere qui).

A.B. - Cara Francesca, sono stata all’estero per cinque anni in sei Paesi del mondo e so che oltralpe le cose vanno evidentemente meglio, quindi non mi sento di invitarti a tornare. Io sono tornata perché l’Italia mi mancava, perché avevo terminato i risparmi perché ho la mia famiglia e i miei amici e perché non accetto che nel 2013 ci si ritrovi costretti ad emigrare per trovare un lavoro. Dopo tre ondate migratorie direi che l’Italia ha dato, non possiamo ciclicamente far fronte a problemi con soluzioni “tampone” bensì estirpare il problema alla radice. Detto ciò anche se spesso parlo di “Amore ai tempi dello stage-Manuale per coppie di precari”definendolo un “libro per restare” perché rappresenta una sfida, determinata dal desiderio di restare e di farcela nonostante tutto e magari creare assieme ad altri giovani una rete interessata a fornire risposte concrete per ciò che concerne il mondo del lavoro. Riassumendo Francesca, resta all’estero, ma se ti manca l’Italia, torna, “’sta casa aspetta a te”, in fondo un modo per cavarcela poi lo si trova sempre!

home is where the heart is

home is where the heart is

F.H. - Ammesso che il desiderio di restare in Italia non cambi nel tempo, andarsene oggi può essere il mezzo per tornare domani. Noi Italiani siamo creativi per natura e volenterosi se messi nelle condizioni giuste: all’estero possiamo costruirci capitale e competenze che qui è impossibile acquisire e, in futuro, potremmo importarle in Italia.
Pensando a me e ad Alessia, mi torna in mente l’analisi politico-economica di Hirschman: Exit, Voice and Loyalty – Responses to decline in Firms, Organizations and States. La sua tesi è che di fronte a una situazione di declino, gli individui possono comportarsi in tre modi: exit (l’uscita dal sistema, in cui mi ritrovo), voice (dare voice, in cui vedo la scelta di Alessia) oppure loyalty (essere leali e accettare lo status quo).
Poi chissà, forse un giorno gli incentivi cambieranno e ci troveremo a parti invertite.

Vorrei anche precisare che sono contraria a un atteggiamento negativo a prescindere: consiglierei ai giovani che amano la loro terra di darsi una finestra di un anno per cercare lavoro. Passato questo tempo, direi di iniziare a mandare il curriculum all’estero.

4 – Cosa vi fa sentire giovani? E cosa vi fa sentire fuori tempo?
A.B. - Mi fa sentire giovane l’adrenalina che mi scorre nelle vene e l’entusiasmo, anche se penso che sia una questione caratteriale, forse sarò così anche a 90 anni, sono entusiasta per natura! Scherzi a parte mi sento giovane per la mia voglia di fare, cerco di applicare ogni idea che mi passa per la testa. Vedi il mio book trailer, spassosissimo, low cost e realizzato in collaborazione con le mie amiche sempre pronte a lanciarsi in nuove avventure! Mi sento fuori tempo per colpa dei miei primi capelli bianchi, ma non diciamolo a nessuno! E’ un segreto!

F.H. - Qualche giorno fa ho letto questa frase di Paul Valery: “The best way to make your dreams come true is to wake up.”
Essere giovani, per me, significa pensare al futuro in modo costruttivo, creativo e vitale ma allo stesso tempo consapevole e strategico.
Cosa mi fa sentire fuori tempo? Non parlare abbastanza lingue, subire il paternalismo, e l’ingenuità di aver sperato di trovare lavoro con una laurea che non mi ha dato nessuna competenza.

The Simpsons sposi

The Simpsons sposi

5 – Come si colloca l’amore in questa precarietà abitativa e professionale? Avete una relazione stabile? A cosa rinuncereste per una relazione solida? A cosa non rinuncereste mai?
A.B. - Il mio manuale tratta proprio questo tema; la crisi ha avuto pesanti ripercussioni sulle relazioni sentimentali, rende tutto molto più difficile anche dal punto di vista logistico se vogliamo. Siamo pronti a viaggiare, a correre ovunque pur di trovare un’occupazione, oppure viviamo ancora a casa di mamma e papà, diciamocela tutta, oggi non ci si pensa ad un matrimonio, sembra quasi una chimera! Non ho una relazione stabile, sarà anche perché per questo che ho scritto “Amore ai tempi dello stage”, da alcuni soprannominato “Amore ai tempi dello strazio” . Non rinuncerei a niente per una relazione solida. Guarda, sono molto romantica e penso che l’amore debba darti qualcosa in più e non toglierti qualcosa. A mio parere basta essere fedeli, e continuare a guardarsi con lo stesso, affetto, interesse e carica sessuale del primo giorno. Per il resto è fatta!

F.H. - L’amore è il centro della mia vita, ma riconosco di essere stata molto fortunata. Ho una relazione stabile, mi sposo il 22 Giugno, tra 11 giorni. Alberto, è italiano, “expat” come me.  Il Gennaio scorso eravamo nella completa incertezza lavorativa, poi le offerte sono arrivate, ci siamo presi per mano e abbiamo deciso insieme di trasferirci a Shanghai. A noi la speranza non è mai mancata.
Credo anche che i momenti di precarietà siano da vivere come dei test: saldano e rinforzano il legame di coppia se è vero, lo rompono e lo indeboliscono se è fragile. Per ora quindi non vedo nessun concreto aut aut. L’amore viene al primo posto ma non rinuncerei alla mia evoluzione personale.

6 – Un posto dove vorreste realmente vivere e uno in cui non vi trasferireste mai.
A.B. -
Un posto in cui vorrei vivere? Ho decine di posti dove vorrei risiedere per un po’. In Umbria, in un casale, per scrivere un po’, come faceva il bel Guido, protagonista del romanzo “Due di due” di De Carlo, oppure alle Eolie, per dedicarmi alla scrittura e alla gestione di una pensione, e ancora a Roma. Non vivrei mai a Milano! Perdonatemi Milanesi, ma ho bisogno del verde e di tantissimo sole, sono come le lucertole!

Castle Village a New York

Castle Village a New York

F.H. - In un appartamento del complesso Castle Village a New York. E’ un’oasi di pace a Manhattan, verde, family friendly, in una brillante comunità con una splendida vista sul George Washington Bridge. Uno di quei panorami che anche se hai visto milioni di volte non ti stanca mai. Un sogno.
Tra l’altro si trova su Cabrini Boulevard e a due passi c’èla Chiesadedicata a Santa Francesca Cabrini. Era delle mie parti (lombarda) ed è protettrice degli immigrati, italiani in primis. Quando mi sono trasferita in zona, non ne avevo mai sentito parlare. Su dove non mi trasferirei mai ti rispondo per sentito dire. Da qualche parte in Medio Oriente pare che le donne (anche occidentali) possano espatriare o prendere la patente solo su consenso del marito. Vanno in giro con un carnet di permessi e, all’occorrenza, ne viene strappato uno. Tengo a precisare che non ho verificato se si tratti di leggenda o realtà.

7 – Quale sarebbe l’occupazione professionale dei vostri sogni? Dove sareste disposte a vivere per realizzare il sogno del lavoro preferito? E invece quale lavoro non accettereste mai? Perché?
A.B. - Esattamente ciò che sto facendo: scrivere, intrattenere il pubblico e far ridere la gente. Si dice fare la scrittrice e fare il comico, giusto? Non mi sentirete pronunciare mai queste parole, sono troppo scaramantica, e la favola che sto vivendo è così bella che non voglio guastarla, meglio volare basso, e attendere ancora un po’.  Vi farò sapere presto come è andata a finire. In realtà per realizzare dei sogni in passato ho vissuto in Costa Rica, nella foresta indigena senza acqua e luce, sono stata in Africa a Entebbe con le Nazioni Unite durante il mio stage a Ginevra, poi ho abitato in una casa parigina infestata di pulci mentre facevo la cameriera, e ho dormito su parecchi divani belgi e spagnoli di sconosciuti nell’attesa di trovare lavoro e casa, quindi adesso, ti direi che per realizzare i miei sogni sono disposta ad andare ovunque, ma cercherei qualche comodità in più o comunque meno insetti! Ho accettato sempre tutti i lavori, l’importante è avere obiettivi propri nell’attesa che il lavoro desiderato o il sogno ambito si realizzi.

Francesca, al quindicesimo trasloco.

Francesca, al quindicesimo trasloco.

F.H. - Sono contenta del lavoro che ho (la ricercatrice universitaria) e della flessibilità della mia formazione. Direi che connubio tra creatività e metodo non devono mai mancare, ovunque sarò. Non accetterei mai un lavoro che manda in pensione il cervello.

8 – Entrambe scrivete, Alessia ha anche pubblicato un libro si cui si parla molto. Cosa amate leggere? Il libro preferito e quello che avete ora sul comodino.
A.B. - Amo leggere libri di narrativa, romanzi storici e  prediligo libri dedicati ai viaggi. Non posso dirti qual è il mio libro preferito perché amo allo stesso modo tutti i libri di Marcela Serrano, la mia scrittrice preferita. Il libro che ho adesso sul comodino s’intitola invece “Le disavventure di una wedding planner”.

F.H. -Amo la letteratura che usa un linguaggio mordace, che descrive la realtà in modo ironico, diretto e pragmatico, per esempio Jonathan Coe. Ultimamente ho scoperto Severgnini e mi diverte molto anche Sophie Kinsella. Una volta leggevo romanzi che avevano paragrafi di 10 righe, una riga di principale e il resto subordinate. Oggi – per fortuna o purtroppo – non riesco più a farlo. Sul comodino ho Margherita Dolcevita di Benni e, nel kindle, Expat Women Confessions, una guida pratica per le donne che devono affrontare lo shock culturale di un trasferimento.

Alessia Bottone

Alessia Bottone

Alessia Bottone: cosa ho fatto e faccio per rimanere in Italia in 11 punti

1 – Alessia Bottone, classe 1985 è laureata in Relazioni Internazionali e diritti umani a Padova
2 – Cameriera da una vita per mantenersi, ha vissuto in sette Paesi del mondo per inseguire il suo sogno: fare uno stage alle Nazioni Unite
3 – Dopo un Erasmus a Barcellona e dopo diverse peripezie in Costa Rica, Francia, Irlanda, Belgio e Svizzera è approdata alle Nazioni Unite
4 – Tornata in Italia nel 2011 per laurearsi non è riuscita a trovare nessun lavoro se non per due o tre mesi
5 – Ha deciso di restare in Italia nonostante tutto e di crearsi un lavoro da sola
6 – Dopo aver scritto una lettera accorata al Ministro Fornero, ha creato un blog sul precariato “Danordasud”
7 – Si è dedicata alla stesura del suo primo libro “Amore ai tempi dello stage – Manuale per coppie di precari”, un libro ironico che analizza la situazione precaria dei giovani sia in amore che ne lavoro
8 – Ospite di numerose trasmissioni televisive e radiofoniche si è riciclata come scrittrice
9 – Si è dedicata per qualche mese a partecipare ad un programma di La7 in qualità di opinionista
10 – Attualmente collabora con alcune riviste
11 – Oggi fa la cameriera e vive la sua favola, nella speranza di poter fare della scrittura una professione full time, lottando costantemente per far arrivare il suo libro sugli scaffali delle librerie italiane.

9 – Cinema e musica vi ispirano? Film del cuore e ultimo film visto. Brano del cuore e ultimo acquistato (vale anche scaricato). Vale anche l’ultimo concerto visto.
A.B. - Vivo per il cinema, anche se ultimamente ci vado poco spesso. Film preferito? Me ne piacciono troppi! La meglio gioventù, Io speriamo che me la cavo, Giù al Nord e Orgoglio e pregiudizio. Ultimo concerto Negrita a Verona, magnifici, sono la colonna sonora della mia giornata.

Mumford-Sons-Concert-Posters-12F.H. - Di film nel cuore ne ho tanti ma non sono una cinefila. A bruciapelo mi viene in mente Caterina va in città di Paolo Virzì, l’ho rivisto qualche mese fa e mi è rimasto in testa perché descrive molto bene il paradosso della nostra italianità.

Francesca Hans

Francesca Hans

Francesca Hans – Chi sono e perché la mia casa è il mondo in 11 punti

1 – Sono nata a New York il 3 Maggio 1982 e mio nonno paterno era norvegese
2 – Fino ai 12 anni ho vissuto a Roma, poi mi sono trasferita a Monza dove ho fatto il Liceo Classico
3 – Ho una laurea triennale in Comunicazione (presa a Milano) e una magistrale in Cooperazione e Sviluppo (presa a Bologna)
4 – Tra la triennale e la specialistica ho vissuto a Bruxelles per sei mesi
5 – Ho un dottorato di ricerca
6 – Ho vissuto due anni a New York e uno in West Virginia
7 – Ho conosciuto l’amore della mia vita negli Stati Uniti
8 – Da quando sono nata ho cambiato 15 volte casa – tra due mesi arrivo a quota 16
9 – Sono cittadina del mondo perché ho viaggiato, vissuto all’estero e perché mio padre ha da sempre girato il mondo per lavoro
10. Non saprei rinunciare al gusto e allo sforzo intellettuale di capire culture diverse dalla mia
11. Da brava italiana, credo profondamente nel valore della famiglia, anche se mi sposto non potrei stare senza sentire i miei cari almeno una volta a settimana.

Ultimi film visti: al cinema Iron Man 3 e Shanghai Dreams su Netflix.
Brano del cuore: Empire State of Mind in versione acustica
Ultimo brano acquistato: I will wait di Mumford & Sons
Ultimo concerto: Eric Johnson (a dire la verità un po’ trascinata dal mio fidanzato…)

10 – C’è una donna che vi ispira umanamente e professionalmente?
A.B. - Ci sono molte donne che mi ispirano professionalmente, ma non si tratta né di vip, né di manager, sono donne di tutti i giorni che con la loro curiosità, il loro amore ed entusiasmo mi insegnano ad essere ogni giorno una persona migliore ma soprattutto umana.
F.H. - Una più di altre sinceramente no. Ho conosciuto tante donne in gamba e di diverse età, ognuna mi ha lasciato dentro qualcosa: l’intraprendenza, la concretezza, la sensibilità e la forza.

11 – Una mattina vi svegliate uomo. Chi siete? Perché? E ne siete felici?

A.B. - Fantastico, ma solo per una mattina! Ho sempre desiderato capire cosa frulli nella testa di un uomo in quel preciso istante in cui ti invita a cena (lasso di tempo che in realtà oggi corrisponde a sei o sette secoli visto l’indecisione e le crisi mistico-esistenziali tipiche dell’uomo 2.0, indecisione che i ha portato ad assumere il tipico atteggiamento di “Donnastofacendolamuffa”). Per il resto, no grazie, adoro essere donna, adoro essere me, magari se fossi un po’ più alta, non mi dispiacerebbe e arriverei più facilmente al bancone del bar!

F.H. - Sono Alberto, il mio fidanzato. Perché è l’uomo migliore che abbia mai conosciuto e, certo, ne sono felice.

Grazie ad Alessia e Francesca


Copertina Amore ai tempi dello stage_ Manuale per coppie di precariL’amore ai tempi dello stage, di Alessia Bottone, edizioni GalassiaArte. L’incipit.

Oggi inizieremo con un argomento scottante, fondamentale direi, che andrebbe messo nell’agenda di Obama prima della questione sul disarmo; qualcosa di cui noi donne abbiamo davvero bisogno di parlare, una tematica talmente importante che appena viene nominata tutte le amiche della povera sfortunata ragazza decidono di riunirsi al suo cospetto ed aiutarla a capire.
Perché le donne hanno bisogno di capire, sempre (per una donna un diamante è per sempre, ma nulla è per caso, tutto ha una spiegazione).

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