Se Don Abbondio incontrasse Don Luigi Ciotti. Dialogo possibile sul coraggio

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Don Luigi Ciotti

Don Luigi Ciotti

Un racconto sul coraggio, immaginando un dialogo fra uomini di Chiesa che non la vedono proprio allo stesso modo.Vestito in abito talare, con una bibbia tra le mani, in cui infilava a mo’ di segnalibro, un dito, s’andava per la campagna un curato vestito in foggia antica. Si fermò ad ascoltare le parole di un signore sessantino dal volto incolore ma energetico, con un maglione blu scuro e un paio di semplici pantaloni neri.

“La croce ingloba il male e lo trasforma in Amore… Ma che dice queste cose? Don Luigi, dice qui. Don Luigi? E chi sarà mai? Dal portamento non pare né signore né galantuomo. E io li conosco tutti, i galantuomi della regione: Don Rodrigo, Don Silvio, Don Massimo. Sarà mica amico di quel Don Pier Luigi, quel signorotto forestiero che parla strano? No. E’ un prete. Anche se vestito come un poveraccio. Dio è proprio morto, come dice qualcuno che non mi ricordo mai. Ma ti pare che devo andarmene a passeggio per questo lago e mi tocca udire queste strane parole?”

“Quali sono queste strane parole, fratello?” disse Don Luigi che aveva colto i mormorii del vecchio curato.

“Fratello? No. Io non sono fratello di nessuno, che dietro queste parole si nasconde un imbroglio, un grosso imbroglio, contro la povera gente come me.”

“Ma tu sei un prete, o sbaglio? Anche se sei vestito come quattrocento anni fa.”

Don Abbondio

Don Abbondio

“Don Abbondio, servo vostro.”

“Servo di Nostro Signore.”

“Sì, sì, certo, Nostro Signore, San Francesco, il Papa e il Vescovo, tutti quanti. E lei sarebbe?”

“Don Luigi.”

“Un prete? Vestito di cotanti panni da vile meccanico?”

“Sì, un prete come te. Vestito come gli umili che dobbiamo servire. Perché non sei contento fratello?”

“Non sono suo fratello. Sono un umile prete di campagna, che serve onestamente la sua vita tra la povera gente vittima dei soprusi.”

“Allora siamo più che fratelli! Siamo due testimoni della croce.”

“Piano con queste croci. Io c’ho già la mia croce. Quei due ragazzotti, quel Renzo e quella Lucia, fanno i loro pasticci fra loro. Quante me ne hanno fatte passare, a mettersi contro il signore.”

“Ha dovuto tribolare molto per aiutarli? Bravo.”

“Tribolare, sì. Che quelli son peggio dei bravi. Teste calde. A fare sempre come vogliono. Mai star quieti, buoni, aspettare il momento giusto.”

“Che vuoi dire con ‘aspettare’? Se tu non opponi resistenza ai prepotenti, quelli diventeranno sempre più forti.”

“Eh, sì fa presto a dirlo. Resistenza. Ma a chi? Che il signore di questi lochi tiene al suo servizio orribili sgherri maestri di supplizi e di crudeltà.”

“Come i picciotti che in Sicilia vanno in giro a raccogliere il pizzo. Ma bisogna combatterli con coraggio.”

“Combatterli? Non sono arrivato a 60 anni perché sono andato a immischiarmi in cose che non mi riguardano. Il nostro compito non è l’opporsi, non dobbiamo dimostrare nulla.”

Don Ciotti

Don Ciotti

“No, non dobbiamo dimostrare nulla, dobbiamo solo aiutare i nostri fratelli, quelli più derelitti, quelli che subiscono soprusi da potenti e mafiosi, i drogati…”

“Derelitti, coloro che subiscono soprusi dai potenti, chi lo è più di me? Non posso parare i colpi al posto dei fedeli. Ci penseràla Divina Provvidenza.E i drogati. Chi erano costoro?”

“Ma da dove vieni? Apri gli occhi.”

“Vengo da quel ramo del lago di Como che volge a … Ma poco importa, io gli occhi li chiudo, su bravi, signorotti, lanzichenecchi, untori, matrimoni che non s’hanno da fare …”

“Gli uomini e le donne della chiesa non possono disonorare dio chiudendo gli occhi. La nostra missione è proprio quella di aiutare le persone a capire che l’amore è la realtà vivente di ognuno di noi. Questo ci rende umani.”

“Che ne sa lei degli umili che non hanno il pane e fan rivolte, e signorotti che mandano i loro sgherri ad intimidirmi e “dagli all’untore”? Nessun amore trovai in loro e l’unico compenso che ebbi fu una tal paura che non potei che abbandonarmi al flusso degli eventi. Che poi alla fine Dio vede e provvede. Non c’è bisogno di coraggio, soprattutto se uno non ne ha.”

“Non mi sento coraggioso, solo grato”, disse don Luigi. “Perché il mio compenso è tutto qui: provo gioia nella consapevolezza dei miei limiti e spendere la mia vita nel costruire dignità e speranza.”

Don Abbondio spalancò gli occhi increduli “Ma lei non è mai stato minacciato? C’è brutta gente in giro, chissà come si comporterebbe al posto mio.”

“Sono stato minacciato in tutti i modi. Volevano farmi saltare in aria. Hanno distrutto, incendiato le nostre cose. Ma non mi sono arreso.”

Don Abbondio con i Bravi

Don Abbondio con i Bravi

“Beato lei che ama cercare guai. Io ho deciso di scansare tutti i contrasti e cedere a quelli che non posso scansare.”

“Ti sembra cristiano? Io i guai, li accolgo e agisco perché chi ha bisogno si senta accolto, nelle comunità e protetto. Questo mi sembra giusto, oltre che indispensabile da parte di chi si dice uomo di chiesa. Siamo sommersi dall’inganno delle parole, tutti parliamo di giustizia e di pace ma tra il dire e il fare…”

“Non ha capito proprio. Io, in quest’epoca, mi sento come un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.” L’antico parroco si asciugò la fronte. “Essere lasciato in pace, lontano dalle scosse per me sarebbe sufficiente.”

“Unisciti ai bisognosi, ai suoi fratelli più disperati. Capirai che non tutti i vasi di ferro sono infrangibili. Da soli abbiamo paura, ma insieme si trova il coraggio.” Don Luigi si rimboccò le maniche e indicò il panorama. “Vedi questi terreni? Prima erano proprietà della mafia. Ora li abbiamo restituiti alla gente che potrà coltivarli. I frutti del loro lavoro saranno doppiamente preziosi: avremo restituito anche la dignità.”

“Ma non sia così presuntuoso. Chi siamo noi piccoli uomini per andare contro la volontà del signore? Anche i malvagi e i prepotenti fanno parte del suo progetto. Il nostro compito è affidarci alla divina provvidenza. Solo gli sciocchi van contro i potenti”.

“E no caro fratello, un po’ di spavalderia ci vuole per vivere.” Don Luigi si infervorò. “Lo sai quante persone vengono uccise, brutalizzate, quante cadono nella rete del narcotraffico, nella reti delle peggiori attività delinquenziali? E spesso non gli rimane che rivolgersi ad un sacerdote. San Paolo scriveva ai Corinzi: “Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà”, tutti siamo chiamati a seminare la nostra vita di senso, di significato, di impegno. Non possiamo condurre un’esistenza nella povertà culturale, dobbiamo invece arricchirla di speranze.”

”Piano. Piano. A San Paolo la testa l’han mozzata. E ha detto anche che “La lettera uccide. Lo spirito dà la vita”. Io non mi preoccupo della conoscenza, della cultura. Mi preoccupo dello spirito. E salvar la mia vita, che è dono di Dio.”

“Fratello mi dispiaccio per te e prego che trovi un po’ di forza. Perché bisogna imparare a scegliere e ad avere il coraggio delle scelte scomode. E di combattere nonostante la paura. Perché è proprio quando la paura ci sta accanto che riusciamo a lottare per ciò in cui crediamo e a realizzare i nostri progetti.”

“Ben si esprime, caro Don Luigi, dite bene. Io ormai ne ho viste tante che alla fine, tutto finisce in bene, a Dio piacendo. La conosce la lezione? Non mettersi ne’ tumulti. E io non mi ci metto. La saluto, devo andare.”

“Ma quale fretta ti porta via? Dove devi andare?”

“Vado, vado, che poi, ragionando, a che pro’ serve tutto questo trafficare, questa vostra lotta? Ingannate il popolino, gli fate credere alla fantasie, che il mondo resta tale e quale.”

Don Ciotti sfila con il comitato Don Peppe Diana

Don Ciotti sfila con il comitato Don Peppe Diana

“Eppure il mondo cambia ogni giorno.”

“Cambiano solo i nomi dei potenti, quelli che opprimono la buona gente, che in fondo vorrebbe solo un pasto decente sul desco e le distrazioni del dì di festa. E non mi stupirei che i ribelli di oggi, quelli che pontificano contro le ingiustizie, finiscano per diventare i tiranni di domani.”

“Facciamo tutto perché non ci siano più tiranni.”

“E l’acqua risalga i monti. Non me la date a bere, Don Luigi. Voi parete mite agnello ma avete la foggia di… i vostri motivi quali sono? Che bramate davvero?”

“Cosa vuoi insinuare?” Disse Don Luigi con un leggero moto d’irritazione.

“Non insinuo niente, e Dio mi perdoni se ho lasciato che la mia bocca pronunciasse parole sbagliate.”

“Sono io a scusarmi, fratello. Sono stato troppo irruento.”

“Lei è troppo giusto, troppo ragionevole…”

Va’ in pace, che presto verrà anche per te il momento di dimostrare il tuo coraggio.”

A quel augurio, Don Abbondio riprese il suo cammino promettendo a sé stesso di non fermarsi più a parlare con gli sconosciuti che parlavano di amore, speranza e coraggio.

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