L’eroe borghese e la Principessa Lettura

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Vi è una particolare predisposizione dell’animo che si associa, da sempre, soltanto ad alcuni esseri umani, i quali, nel travalicare i confini del tempo, si stagliano nell’immaginario collettivo, incarnando lo stereotipo dell’eroe per antonomasia, talvolta mentre cavalca intrepido, nell’atto di brandire una spada.

Accanto a tale figura canonica, se ne trova un’altra di pari statura ma, forse per via del campo di combattimento – uffici, aule, sale… – meno immaginifica: l’eroe borghese. Nei meandri bui dell’ignoto, in cui si nasconde il nemico dal mutevole sembiante, questi esseri speciali avanzano, sospinti da un ideale principe: l’affermazione del bene.

Nella mia visione, sono tutti presenti su un mappamondo, uniti da linee nette che demarcano due Terre, raffiguranti il bene e il male. Sul globo, la seconda appare più grande della prima, ma non è stato sempre così. Una volta – tanto tempo fa – c’era una sola Terra, il bene, abitata solo da persone buone, che vivevano in armonia tra loro e con l’ambiente che li accoglieva. Non esistevano rivalità e tutta la vita era governata dall’amore reciproco teso al bene comune. Del male, non vi era traccia alcuna.

Ci fu qualcuno, poi, che decise di aumentare i suoi averi e, nell’attimo esatto in cui sorse in lui quel pensiero, segnò l’origine del male. Per mettere in atto il suo proposito illogico, insano e iniquo, rivolse la sua avidità dapprima sulle cose materiali, appropriandosene indebitamente, poi anche sulle persone, che tentò di asservire usando qualunque mezzo. Prima che la società fosse costituita – agli albori erano solo ominidi in fase evolutiva – in una struttura civile organizzata, regolamentata attraverso codici di convivenza collettiva, qualcuno aveva già violato la norma somma: la legge della natura.

Un’impronta tramandata nei millenni, una sorta di calco primigenio del male, che ha dato origine al più durevole dei conflitti: l’uomo che combatte se stesso. Ancora oggi, nonostante l’introduzione del diritto, è in atto questo triste scontro. Ma la contrapposizione – la ribellione – non è avvenuta contemporaneamente ai soprusi subiti, poiché gli uomini dabbene hanno impiegato molto tempo a rendersi conto di essere deprivati di qualcosa da alcuni loro simili. Nel frattempo, infatti, l’infausto esempio veniva emulato da altri i quali, seppur pochi relativamente, stavano tracciando ben altri confini sulla Terra, che cominciò ad osservare, attonita, i suoi figli.

Per rivendicare i loro diritti naturali e non potendo ancora contare sulla forza persuasiva del pensiero, le persone perbene facevano ricorso alla forza fisica, la medesima usata dai loro privatori. Gli scontri avvenivano ovunque ma il male, sempre più organizzato, non registrava quasi mai sconfitte. Il motivo, anche a distanza di anni, è pressoché lo stesso: una slealtà di fondo la quale, in ogni battaglia, si traspone in un anticipo che risulta essere determinante per l’esito finale, anche a causa di un ignobile travestimento usato dai privatori, una maschera forgiata sul calco delle persone perbene. Nel tempo, tali figuri hanno persino imparato a studiare, ma ciò nonostante continuano a risentire di un deficit cognitivo-creativo. Essi, il cui unico scopo è sempre stato quello di sottrarre quanto più possibile ai loro nobili simili, piuttosto che impoverirli ne hanno agevolato un arricchimento di spirito e d’intelletto.

A parte rarissimi casi, quindi, l’evoluzione cognitivo-creativa ha avuto luogo all’interno dei confini del bene. In quello sforzo spasmodico di comprendere i soprusi  subiti, le persone calpestate erigevano edifici imponenti nei quali presero ad albergare espressioni sconosciute ai privatori, quali la logica e l’arte, da sempre pozzo al quale attingono i coraggiosi, portabandiera dei più alti valori sociali. Grazie alle loro battaglie, sono in grado di smascherare i malvagi, mettendone in luce le deplorevoli azioni.

Gli uomini del male, in ogni campo, non sono facili da individuare, anche perché si muovono nell’ombra, in cui il loro animo si trova a proprio agio, in anfratti e covi bui nei quali, di volta in volta, affinano le loro strategie, convinti di poter imporre la loro legge. La prepotenza che li anima, al suo passaggio, distrugge ogni cosa ritenuta d’intralcio, seminando terrore e, a volte, morte. La fine di una vita, causata da mano malvagia, ti colpisce al cuore, ma la fine di una vita giovane ti dilania. Quando viene appurato che una giovane esistenza è stata stroncata da mani crudeli, ammanettate e giudicate colpevoli, hai una sensazione di calma indotta da quello che credi sarà l’esempio di giustizia atto a costituire il perfetto deterrente per altre simili mani. E invece, in questo mondo, o meglio in alcuni mondi, tra cui l’Italia, sembra che quella calma non abbia nemmeno la parvenza di una tregua, che quella calma foriera di una vita serena sia solo lambita dall’immaginario, vagheggiata sì ma mai presente, diffusa fra la gente.

Il motivo di questa mancata diffusione va cercato nell’opera distruttrice messa in atto dai figuri i cui antenati presero ad abitare la terra del male. Essi hanno perfezionato la capacità di plagiare le menti, distogliendole dagli argomenti più importanti, come quello testé citato; al punto che anche la vita umana sembra aver perso valore in questo momento storico, contrassegnato da molteplici crisi. In questi frangenti, i privatori, approfittando del caos, affondano la lama nelle ferite. Ma il popolo, nonostante sia a buon diritto smarrito e sembri non trovare più – da qualche parte in sé – la spinta per cambiare, serba nell’inconscio la certezza che in ogni canto della Terra c’è un eroe che gli ridonerà la speranza, opponendosi al male.

Qualche tempo fa, mentre mi aggiravo tra gli scaffali di una libreria, mi sono imbattuto in una storia che narrava le gesta di una coraggiosa fanciulla.

La favola della Principessa Lettura

C’era una volta, in un paese lontano lontano, una bellissima Principessa, una fanciulla dall’animo nobile e gli occhi lucenti. Il suo nome era Lettura. Lettura amava trascorrere le giornate insieme ai suoi amici: la Regina Alfabetizzazione, La Principessina Cultura, e il Duca Progresso.

Al calar della sera, i quattro amici si davano appuntamento in una sala del castello, una grande stanza, confortevole e luminosa. In quello spazio incantato, accorrevano tutti i bambini del regno per assistere, attoniti, ai racconti dei quattro compagni. Le giornate trascorrevano così, esplorando, insieme, mondi meravigliosi e incontrando strani personaggi, abitanti di un paesino, collocato al di là dell’orizzonte, che si chiamava Fantasia. Il tempo passava, e le cose al castello non erano più come prima. Lettura, Alfabetizzazione, Cultura e Progresso incontravano, ormai, solo pochi amici al castello.

Tra loro, il Principe Passione che aveva confessato a Lettura i suoi sentimenti. Passione aveva occhi solo per lei, gli altri abitanti del villaggio, invece, iniziavano a frequentare le dimore al di là del sentiero. In fondo alla valle, infatti, la folla accorreva numerosa per far visita e rendere omaggio a strani personaggi, dai nomi goffi e dalle bizzarre espressioni del viso: Sir Playstation, La Principessa Tivvù e Lady Ignoranza.

Lettura era triste, i suoi amici non le bastavano più. E nemmeno Passione riusciva a regalarle un sorriso. Non le piaceva assistere, sconsolata, a quel penoso spettacolo. Voleva far qualcosa, sì, voleva aiutare i suoi piccoli amici e consentire loro di riscoprire i mondi meravigliosi che avevano, un tempo, imparato ad amare. E all’improvviso, in un ridente giorno di primavera, giunse al castello Sir Unesco, in sella a un cavallo bianco. Il cavaliere dalla folta chioma rassicurò la Principessina: “Mai più resterete sola, Lady Lettura. Combatterò, da oggi, al Vostro fianco, assalendo crudeli nemici per consentire ai piccoli abitanti del villaggio di pensare, riflettere, gioire, viaggiare e innamorarsi insieme a Voi…”

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Perché non lasci qualcosa di scritto?