Laura Bassi, scienziata

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Quando ero bambino, i miei nonni materni vivevano a Bologna in via Laura Bassi, anzi in vialaurabassi. Per me, infatti, il nome di quella strada era semplicemente un suono senza alcun significato.

Via Laura Bassi in una foto del 1959

Anche se non si è bambini, accade che, pronunciandoli frequentemente, i nomi delle strade subiscano un processo di desemantizzazione, ossia di perdita del significato originario. Si intitola una strada a qualcuno e, paradossalmente, il suo nome diventa un suono che non significa nulla, perduto nell’oblio dell’abitudine.

Crescendo, compresi che la strada dei miei nonni era dedicata ad una persona del passato, ma rimasi assolutamente ignorante su chi fosse Laura Bassi, come credo buona parte dei bolognesi. Nell’adolescenza mi si svelò che il nome completo della strada era “via Laura Bassi Veratti”, cosa che rese il mistero ancora più fitto. Anche perché scoprii che, nel pieno centro cittadino, esisteva una via chiamata “via Ugo Bassi”. Dopo qualche tempo ebbi una illuminazione che mise fine alle mie inquietudini: se il Comune di Bologna aveva dedicato ad Ugo Bassi una via così centrale, doveva trattarsi di una persona molto importante. Laura Bassi invece doveva essere sua moglie, dato che via Laura Bassi non è in centro, bensì in quella che, nei primi anni ’60, era ancora prima periferia.

Da questi ragionamenti toponomastici, oltre alla mia ignoranza, si notano tante altre cose che andremo a scoprire in questa storia, legate alla condizione e alla considerazione della donna nella nostra società.

In realtà mi sbagliavo: Ugo Bassi non era il marito e nemmeno un parente di Laura Bassi; fu un patriota del Risorgimento fucilato dagli austriaci a Bologna nel 1849 e nato nel 1801 in provincia di Modena. Laura Bassi è stata una personalità non meno importante di Ugo Bassi, essendo stata una delle più note e brillanti scienziate di ogni tempo. Fu la seconda donna al mondo a laurearsi e la prima ad ottenere una cattedra universitaria. Mai nessuna donna prima di lei era stata professoressa di una università.

Se esiste (e credo che esista) una relazione tra importanza e la fama di una persona e la centralità della strada che le viene intitolata, allora la scelta “geografica” del Comune di Bologna di intitolare ad una delle sue più illustri cittadine una strada di secondaria importanza non è stata tanto felice e potrebbe sottintendere una certa sottile e malcelata dose di discriminazione.

Laura Maria Caterina Bassi Verratti (Bologna, 29 ottobre 1711 – Bologna, 20 febbraio 1778)

Qual è dunque la storia di Laura Bassi? Un piccolo accadimento prima di approfondire: nel 1744, Voltaire, che non era proprio l’ultimo arrivato, le scrisse queste parole chiedendole di “raccomandarlo” per la sua richiesta di ammissione all’Accademia delle Scienze di Bologna (un importante istituto accademico): “Vorrei venire a Bologna per poter dire un giorno ai miei concittadini di averla conosciuta. Non c’è una Bassi a Londra e sarei molto più felice di far parte dell’Accademia delle Scienze di Bologna piuttosto che di quella inglese, anche se quest’ultima ha prodotto Newton. Se potesse aiutarmi a divenire socio dell’Accademia, la gratitudine del mio cuore sarà pari all’ammirazione che provo per lei”. Voltarie divenne membro dell’Accademia delle Scienze di Bologna.

Émilie du Châtelet (Parigi, 17 dicembre 1706 – Lunéville, 10 settembre 1749)

Citare Voltaire ci serve anche per accennare alla di lui compagna, Émilie du Châtelet (1706-1749), considerata uno dei più grandi ingegni scientifici dell’epoca e una delle primissime donne ad essere riconosciuta in grado di disquisire di fisica e matematica. Se infatti la Bassi fu una pioniera, non fu una pioniera isolata: esistevano diverse donne erudite che frequentavano i salotti e, al principio del XVIII secolo, nei maggiori centri culturali europei, era viva la discussione sul fatto se “il gentil sesso” potesse essere ammesso nelle università. Nel 1678 l’università di Padova, per la prima volta nella storia, aveva assegnato una laurea (in filosofia) ad una donna: la veneziana Elena Cornaro Piscopia. Subito dopo la cerimonia, seguita da 20.000 persone, i rettori avevano però dichiarato che sarebbe stata anche l’ultima. Nel 1722, la nobildonna bolognese Maria Vittoria Delfini Dosi difese la sua tesi in Giurisprudenza, ma non convinse i professori e la laurea non le fu concessa.

Insomma, chi deteneva il potere (gli uomini) non era molto propenso ad aprire la porte delle istituzioni accademiche alle donne. Una tipica situazione in cui una comunità chiusa ed elitaria (nel caso specifico quella degli accademici maschi) ha timore di aprirsi all’esterno, in primo luogo perché dubita che chi venga da fuori sia all’altezza, ma anche e soprattutto perché non vuole sentire minacciati i propri privilegi (le donne infatti sarebbero entrate in competizione con gli uomini per i posti da “professori” universitari). Di analogie con il presente ce ne sono quante ne volete…

Tuttavia la questione era aperta e l’Italia e in particolare Bologna erano all’avanguardia: oltre ai due casi summenzionati, nel 1750 saranno ben tre le donne professoresse (Laura Bassi, la matematica Maria Gaetana Agnesi e l’anatomista Anna Morandi Manzolini); nel 1746, la citata Émilie du Châtelet è ammessa all’Accademia delle Scienze bolognese dopo che le era stato negato l’accesso all’equivalente istituto parigino.

Laura Bassi nasce a Bologna il 29 ottobre 1711 in una famiglia agiata, ma non particolarmente potente (il padre è un avvocato giunto in città da poco). Sin dai primi anni, Laura si dimostra una bambina speciale: è molto curiosa, impara velocemente a leggere e fa mille domande. Chissà come doveva essere vedere questa bimba dagli occhi grandi che zampetta avida di libri e risposte in un salone di un palazzo bolognese dai soffitti alti…

Il suo primo maestro è un sacerdote che frequenta la casa, ma la svolta giunge intorno al 1723. Un pomeriggio arriva a casa Bassi il medico di famiglia, Gaetano Tacconi, per visitare la madre di Laura. Passando dal salone, nota questa bambina che legge sul pavimento, giocherellando con i piedi in aria. Si ferma, si avvicina e, prima che le possa parlare, Laura si gira e gli domanda: “Tu lo sai chi era Newton?”. Tacconi è stupefatto e le propone di assistere alla visita alla madre e scriverne poi un resoconto per il giorno successivo. Laura accetta e il giorno seguente consegna il compito al medico, scritto in italiano, latino e francese. A quel punto Tacconi, che è un professore universitario, chiede permesso al padre di Laura di diventare il suo precettore. Permesso accordato.

E’ difficile stabilire se Tacconi fu spinto da pura filantropia o se invece vide in Laura l’occasione per divenire – attraverso di lei – ricco e famoso, come un odierno cacciatore di talenti o un procuratore di calcio. Sta di fatto che, per lunghi anni, le darà lezioni private di filosofia e metafisica, “allenandola” di nascosto, finché nel 1731 ritiene che sia pronta per passare nei “professionisti”. Chiama alcuni suoi colleghi e amici influenti, e a loro la “esibisce”; gli amici rimangono stupefatti. Tra questi c’è il cardinale e arcivescovo di Bologna Prospero Lambertini, futuro papa Benedetto XIV dalle idee “progressiste” (attenuerà un poco la censura contro le opere di Galileo), che da quel giorno in poi diventerà il grande “sponsor” di Laura. All’epoca, infatti, a prescindere dal sesso, era impensabile poter intraprendere una carriera accademica senza avere un “protettore” (più o meno come oggi…).

La Sala d’Ercole nel Palazzo D’Accursio, sede storica del municipio di Bologna. Oggi vi si svolge in Consiglio Comunale della città.

Lambertini è inoltre abbastanza “moderno” per comprendere, così come forse aveva già intuito Tacconi, che Laura può servire a risollevare il prestigio dell’università di Bologna da qualche anno in declino. Il 17 aprile 1732 viene perciò organizzato un eccezionale evento cittadino: Laura Bassi, una donna, sosterrà un esame di laurea. E lo farà, alla presenza dei più insigni professori e personalità cittadine, non presso la sede dell’Università, bensì nella sala più prestigiosa del Palazzo Pubblico (oggi Palazzo D’Accursio). L’intera città si riversa per le strade addobbate per seguire il corteo di carrozze che conduce la laureanda a Palazzo e vedere da vicino quello strano essere femminile che si mormorava sapesse far di conto e discutere di filosofia come e meglio degli uomini.

All’epoca le donne erano destinate a diventare mogli, mamme o monache. Il fatto che una donna venisse insignita di una laurea e trattata con tutti gli onori in una città come Bologna che era un tutt’uno con l’università, era un accadimento assolutamente straordinario agli occhi di tutte le classi sociali, abituate per secoli a considerare le donne inferiori e incapaci intellettualmente. Esagerando, ma forse neanche tanto, sarebbe come se oggi, per le strade della città, passasse uno scimpanzé che va ad iscriversi alla prima elementare.

Pensiamo quindi a Laura quel giorno lì. Chiunque di noi ha dovuto sostenere un esame, parlare in pubblico, presentarsi ad un colloquio di lavoro. Proviamo un secondo a cosa dovette passare per la testa e nel cuore di Laura Bassi mentre si avvicinava in carrozza alla sala dove decine di uomini altezzosi e imparruccati la stavano aspettando per interrogarla. E non aveva neanche PowerPoint con le diapositive con le note sotto…

Laura Bassi discute la sua tesi di laurea

Durante l’esame, la laureanda discusse 49 tesi che trattavano diversi argomenti. Tra questi ci piace sottolineare l’attenzione posta alla nuova fisica newtoniana di cui Laura Bassi sarebbe stata una delle principali sostenitrici e divulgatrici. Il valore di Laura Bassi non sta infatti solo nel suo record di seconda donna laureata e prima professoressa universitaria al mondo, ma anche nei suoi contributi scientifici di ricercatrice e insegnante. Newton aveva rivoluzionato la scienza e il mondo intero. Sia per le sue teorie sull’ottica (una per tutte: era stato lui a scoprire una sessantina di anni prima che la luce “bianca” poteva essere scomposta in raggi di diversi colori con un prisma), ma anche e soprattutto per aver svelato che i fenomeni della Natura potevano essere spiegati e predetti facendo uso di equazioni e quindi che la matematica era strumento essenziale per qualsiasi scienziato. Si tratta di qualcosa che oggi ci appare assolutamente normale, ma che all’epoca fu invece rivoluzionario. Non a caso, poco tempo dopo la laurea e per ben tre anni, Laura Bassi prese lezioni di calcolo differenziale dal matematico Gabriele Manfredi.

Nello stesso anno, con altre cerimonie sfarzose, le viene conferita ufficialmente la laurea (12 maggio) e la cattedra universitaria (29 ottobre). Infine, il 18 dicembre Laura Bassi tiene la sua prima lezione presso l’Archiginnasio di Bologna, antica sede dell’Università: è la prima volta nella storia che ad insegnare è una donna. Il 1732 è insomma l’anno di Laura Bassi: in città non si parla d’altro e la sua fama travalica i confini cittadini e nazionali per raggiungere le principali capitali europee. Come previsto e voluto dai suoi “protettori” e dal Senato dell’Università, il tutto si traduce in una sensazionale operazione di marketing: Laura Bassi è una celebrità e Bologna riconquista il suo ruolo di centro del mondo accademico europeo.

Il teatro anatomico di Bologna fu realizzato nel 1637 pochi anni dopo il primo al mondo, costruito a Padova nel 1594.
Era il luogo adibito alle lezioni e dimostrazioni d’anatomia effettuate tramite dissezione di cadaveri. Una volta all’anno, in epoca di Carnevale, vi si teneva una lezione pubblica a cui partecipavano le personalità più in vista della città, della quale Laura Bassi era la “star” assoluta

Dopo averle concesso la cattedra, Laura Bassi può tenere lezioni solo se autorizzata dal Senato Accademico, esplicitamente a causa del suo sesso, e ciò accade esclusivamente in occasioni importanti e cerimoniali. Qualsiasi personalità che passa da Bologna è fatta incontrare con Laura Bassi con cui disquisisce di scienza e filosofia. E’ quindi evidente che le autorità accademiche e cittadine non fossero interessate a perseguire un cammino verso l’uguaglianza tra i sessi, quanto ad utilizzare Laura Bassi come vanto cittadino e curiosa “stramberia” da esibire pubblicamente per far propaganda alla città e all’Università (e anche a loro stessi).

Laura Bassi dimostra in questo frangente quello che sarà il suo atteggiamento nei confronti dell’autorità costituita durante tutta la sua vita: lei vuole fare la scienziata, vuole seguire e praticare il grande amore per la scienza che le infiamma il cuore. Questo è il suo obiettivo e si muove per ottenerlo, con pazienza e tenacia, senza arrivare allo scontro frontale, quanto piuttosto sfruttando le carte a sua disposizione. Così se il Senato le impedisce di fatto di fare lezione e pretende che partecipi a cerimonie pubbliche, lei accetta, ma comincia a organizzare lezioni a casa sua (secondo l’originaria pratica universitaria) dove allestisce anche un laboratorio di fisica che arriva ad essere uno dei migliori d’Europa. Le lezioni a casa Bassi diventano così popolari e di qualità che il Senato accademico finisce per riconoscerle come ufficiali, aumentandole considerevolmente lo stipendio e finanziandole l’acquisto di nuove apparecchiature.

Una veduta aerea del centro di Bologna

Il 7 febbraio 1738 Laura Bassi si sposa. Si possono fare molte congetture sul motivo del matrimonio. C’è chi sostiene che la sua fu una scelta di comodo, per mettere fine ai pettegolezzi riguardo agli studenti che frequentavano la casa di una donna non sposata e, più in generale, per conformarsi al costume dell’epoca che vedeva di malocchio che una donna rimanesse sola. Può essere certamente vero, anche se ci fu chi la biasimò considerando che la sua sapienza non potesse discostarsi dalla sua verginità. A noi piace pensare però che si trattò di un matrimonio d’amore; amore di coppia (i due ebbero 8 figli di cui 5 sopravvissero) e amore per la scienza, dato che lavoreranno insieme per tutta la vita come scienziati.

Il marito si chiama Giuseppe Veratti. Ecco dunque perché la strada bolognese di chiama “via Laura Bassi Veratti”! Non sarà allora che il Comune di Bologna non solo decise di intitolare alla celeberrima cittadina una strada urbanisticamente di secondo piano, ma non poté evitare di aggiungere il cognome del marito, come a sottolineare che la fama che giustificava l’intitolarle una via andasse in qualche modo condivisa con lui o addirittura fosse dovuta a lui?? Mah…

Diciamoci la verità: è inevitabile pensare, anche per un solo secondo, anche solo in un qualche angolo della nostra mente, che questo Veratti fosse uno sfigato, dato che lo ricordiamo solo perché marito di sua moglie. Un po’ come il marito di Angela Merkel o Margaret Thatcher o addirittura come San Giuseppe; o tutti i mariti/compagni che fanno un lavoro meno prestigioso e/o meno remunerativo della moglie/compagna. Come se la normalità fosse che l’uomo sopravanzi la donna e quando questo non succede, allora significa che l’uomo è un buono a nulla, perché un uomo come si deve non accetterebbe mai di essere meno famoso e/o ricco della sua donna. E’ normale fare di questi pensieri perché veniamo da secoli e secoli di discriminazione femminile. E se oggi, formalmente, questa discriminazione è scomparsa o quasi, il persistere di questi pensieri, anche per un solo secondo, anche solo in qualche angolo della nostra mente, va combattuto (anche e soprattutto dentro di noi) con l’intelligenza, in quanto pericoloso, perché come tutti i “pensieri semplici” nel senso di “comodi” e già belli e pronti, possono tradursi in comportamenti e pratiche discriminatorie o razziste.

I due, invece, alla faccia dei succitati “pensieri”, formano un team di ricerca affiatato e di altissimo livello a cui Veratti apporta le proprie conoscenze e interesse per l’elettricità, che all’epoca era ancora un fenomeno quasi totalmente misterioso. Non è certamente un caso che uno degli scienziati che più si sarebbe distinto a livello mondiale in questo ambito fu un allievo della Bassi e di Veratti: Luigi Galvani, di cui si racconta la vicenda e le scoperte in questo articolo de L’Undici. La Bassi intrattiene anche una corrispondenza con il grande rivale di Galvani: Alessandro Volta, e tra i suoi allievi spicca anche Lorenzo Spallanzani, importantissimo naturalista e biologo, ricordato soprattutto per aver confutato la teoria della generazione spontanea con un esperimento che verrà successivamente ripreso e perfezionato da Louis Pasteur.

La Bassi esegue ricerche su problemi di idraulica (Bologna era una città di canali e mulini), s’interessa dei primi studi sui gas, in particolare anidride carbonica, ossigeno e idrogeno, considerati all’epoca sostanze semi-misteriose e inafferrabili e dimostra che la legge di Boyle (secondo cui la pressione di un gas perfetto è inversamente proporzionale al suo volume) non è valida con una massa d’aria umida che contiene cioè vapore acqueo.

Nel frattempo il suo prestigio e potere accademico crescono, a dimostrazione che non era suo desiderio allontanarsi dalle istituzioni, ma anzi farne parte a pieno titolo: nel 1760 il suo è lo stipendio più alto dell’Università. Nel 1776 si libera il posto di professore di fisica sperimentale che, per anzianità accademica, dovrebbe toccare a Veratti. Ma egli non è abbastanza bravo in matematica, così che l’incarico è affidato alla Bassi, mentre Veratti le fa da assistente. E’ la prima volta nella storia che la cattedra di fisica sperimentale in qualsiasi università d’Europa (e quindi direi del mondo) è occupata da una donna. Due anni dopo Laura Bassi muore all’età di 67 anni. Il marito le sopravvive e porterà avanti il lavoro del loro “gruppo di ricerca”.

Nonostante, nell’epoca in cui visse, ben pochi la superarono come fama e riconoscimento pubblico nel mondo accademico e scientifico, in pochissimi sanno chi sia Laura Bassi, probabilmente nemmeno chi vive nella via bolognese a lei intitolata. Certamente, anche nel ricordo dei posteri, non l’aiutò il suo essere donna ed è indicativo il fatto che facendo una semplice ricerca su Google, appaiano molti siti stranieri in cui si parla di lei e troppo pochi italiani: evidentemente nel suo Paese c’è ancora molto da fare perché scompaiano certi pregiudizi e discriminazioni latenti o effettive riguardo alle donne. E questo si traduce anche nella maniera con cui il ricordo di un’illustre scienziata del passato è giunto fino a noi.

La sua vicenda non aprì certo la strada all’uguaglianza di diritti per le donne. E tuttora pesa una sgradevolissimo pregiudizio secondo cui le donne non sono capaci o – nel migliore dei casi – portate e adatte a fare alcune cose. In ambito scientifico, e in special modo nel campo della fisica nel quale eccelse la Bassi, le donne sono troppo spesso ancora considerate come rarità e “stranezze” perché – evidentemente – non corrispondenti allo stereotipo di donna, non in grado di occuparsi di cose come la fisica. Invece Laura Bassi, con coraggio, pazienza e tenacia, volle e riuscì a raggiungere il suo obiettivo: essere una persona e una scienziata “normale”, senza rinunciare ad essere madre e moglie, vivendo “alla pari” il suo matrimonio e seguendo ciò che le muoveva il cuore, così come chiunque dovrebbe fare, che nel suo caso era la scienza.

Va comunque ricordato anche che, nonostante la sua attività e valore scientifico, di lei rimangono pochissime pubblicazioni e documenti scritti. E’ possibile che i suoi impegni di madre non le lasciassero tanto tempo per dedicarsi alla scrittura di lavori scientifici. Inoltre, se è vero che Bologna era senza dubbio uno delle più rinomate università d’Europa, è altrettanto vero che stava cominciando a perdere il passo rispetto ad altri centri europei con i quali faticava a dialogare: Laura Bassi (così come farà Galvani) pubblica i suoi pochi lavori in latino e non si sposta dalla sua città, mentre gli scienziati più moderni (come Volta) conoscono e scrivono in francese ed inglese.

Ma forse, è più vicino alla verità credere che le sue azioni e i suoi insegnamenti fossero più che sufficienti per assicurarle un riconoscimento scientifico all’epoca, senza bisogno di scrivere. E’ inoltre probabile che la sua autentica vocazione e soddisfazione fosse soprattutto l’insegnamento. Del resto fu la prima professoressa universitaria al mondo! Lo dimostrano la popolarità delle sue lezioni di fisica, il valore scientifico del laboratorio che allestì e diresse con il marito, che ebbe cura di dotare con le più moderne apparecchiature e soprattutto la venerazione dei suoi studenti che ne serbarono un ricordo ammirato. E quale soddisfazione esiste più grande di quella di una persona che ti dice che, grazie a te, ha imparato qualcosa ed è divenuta migliore e più preparata ad affrontare la vita!

A riprova di questo, ecco cosa scrisse di Laura Bassi un suo studente:
“Voi l’avreste veduta circondata da una numerosa corona di scolari che pendevano dalle sue labbra, dare in prima de’ stabiliti sperimenti la teoria, ma la più esatta, la più ricolma di fìsiche erudizioni, la più giudiziosa, e darla sempre con una ordinaria chiarezza, ed insieme con una eleganza e purgatezza di lingua che dubbiosi lasciava gli ascoltanti, se d’improvviso parlasse, come pur facea, o so meditato lungamente e disteso avesse quanto Ella pronunciava. Quindi dalla teoria passare agli esperimenti, e quivi oprar tutto con la più scrupolosa esattezza, notare le minime differenze, rilevare quelle circostanze die più dimostrano la verità del fenomeno, formarvi sopra de’ raziocini degni di quella gran mente, tirarne le più giuste conseguenze.”

Grazie professoressa Bassi!

Bibliografia (libri e materiale online):
“Laura Bassi. Minerva bolognese” di Marta Franceschini, Alessandro Battara
“Science as a Career in Enlightenment Italy: The Strategy of Laura Bassi” di Paula Findlen
“Laura Bassi” di Marta Cavazza
“Laura Bassi…who?” di Lindsey Nagy

 

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Francesca

    Grazie infinite per questo articolo bellissimo e per aver ridato corpo e voce a una donna di genio, di averci permesso di onorarne la memoria.

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