La Tv coraggiosa: intervista ad Andrea Casadio di Servizio Pubblico

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Studio di Servizio Pubblico

Studio di Servizio Pubblico: Santoro, gli ospiti e Andrea Casadio.

Andrea Casadio è principalmente un amico di vecchia data, fatico quindi a considerarlo professionalmente a prescindere da questo. Ho deciso di fargli qualche domanda non tanto come amico, ma soprattutto come persona che col proprio lavoro ha contribuito e contribuisce alla realizzazione di programmi come “Anno Zero” e “Servizio Pubblico”.Generalmente siamo tutti portati ad associarne il successo a pochi nomi e volti noti. L’informazione che in Italia fa numeri a due cifre nella spartizione dello share è un po’ come il cinema da Oscar. Michele Santoro è una garanzia come Steven Spielberg; Marco Travaglio è una star cool come Daniel Day Lewis; le vignette di Vauro hanno il ruolo di Christoph Waltz in Django o di Tommy Lee Jones in Lincoln: quello di attori non protagonisti il cui valore aggiunto da solo vale il biglietto. Ma dietro le ore di diretta di trasmissioni che mantengono costanti gli ottimi dati Auditel, esiste un vasto numero di persone, gruppi di lavoro impegnati a lungo, riunioni e riprese in esterna.

Andrea Casadio è inviato di Servizio Pubblico. 
Una delle sue ultime produzioni è stata la documentazione video della debacle di Fassina, attaccato dalla “ggente” come solo i socialisti ai tempi di Tangentopoli, in quella situazione che lo stesso Andrea ha definito “L’Hotel Raphael” del PD.
Ecco quindi 11 domande ad Andrea Casadio sulla Tv, sul coraggio e sulla sua professione. 

Andrea Casadio e il suo gruppo di lavoro.

Andrea Casadio e il suo gruppo di lavoro.

Andrea Casadio: “Allora.Tanto per chiarire. Ho iniziato a lavorare per gioco come producer di Moby Dick (allora si chiamava così la trasmissione di Michele Santoro che andava in onda su Mediaset), nel lontano 1996, quando vivevo purtroppo a New York. Da producer curai un reportage sulla cosiddetta “tolleranza zero” di Rudolph Giuliani, allora sindaco di New York. Pochi la chiamavano “tolleranza zero” a New York, neanche sapevano cosa fosse. La chiamavano “Broken Window theory”. Cioè, la teoria era che se in un quartiere c’era un palazzo malandato, che veniva abbandonato e lasciato in decadenza, con le finestre rotte (“Broken Window”) allora gli abitanti per imitazione e noncuranza avrebbero cominciato a buttare sassi distruggere e vandalizzare ancora più quel palazzo e poi i palazzi vicini, poi le case attorno. Insomma, decadenza, trascuratezza e crimine portano ad altra decadenza, trascuratezza e crimine. Per combattere la criminalità, bisogna mettere le finestre nuove nel primo palazzo e poi difenderlo con la polizia, imprigionare i piccoli criminali, che erano per lo più neri… Poi sono diventato giornalista, quando sono tornato in Italia, poi caporedattore e ora inviato.

1 – “Vi diranno che fuori dal Palazzo sono stati i Cittadini 5 Stelle ad insorgere, ma ho visto con i miei occhi soprattutto i militanti del PD a prendersela con Fassina”. Questo il tuo commento al video di cui sopra. Partendo da queste parole e dal tuo passato di uomo di scienza, mi chiedevo: questa era l’ipotesi che muoveva le vostre riprese o siete usciti a riprendere quello che stava succedendo e questa è stata la vostra conclusione? In generale siete mossi da ipotesi da dimostrare o cercate semplicemente di fotografare la realtà?
A.C. – In realtà, io lavoro da giornalista come lavoravo da scienziato. Perché prima facevo il neuro scienziato alla Columbia University di New York. Prima osservavo gli animali di laboratorio, cosa facevano, come si comportavano, se ricordavano o no e quanto a lungo (studiavo la memoria in un lumacone di mare che si chiama Aplysia). Adesso faccio la stessa cosa, ma negli uomini. Li osservo, li studio, vedo cosa fanno, come reagiscono di fronte ad uno stimolo. Giornalisticamente, e da uomo di sinistra, i giorni succeduti alle ultime elezioni politiche erano un perfetto banco di prova scientifico. Vedi, uno scienziato lavora sempre a tesi, per così dire. Se fai un esperimento ragioni così: Io penso che il gene X sia responsabile della memoria a lungo termine. Se la mia tesi è giusta, se distruggo il gene X in una bestia allora la bestia non dovrebbe avere più memoria a lungo termine. Quindi, distruggo il gene X e vedo cosa succede. Se, una volta che ho distrutto il gene X, la bestia non ha più memoria, ho ragione io. Se ce l’ha ancora, ho sbagliato.

Arrabiati a Montecitorio

Arrabiati a Montecitorio

Applicato al giornalismo, quando ho visto cosa stava succedendo ho pensato: adesso il Pd – che sarebbe la sinistra, cioè la parte politica mia – ha inanellato una serie enorme di cazzate, prima volevano eleggere Marini presidente ma non ci sono riusciti e meno male perché era un preludio all’accordo con Berlusconi, poi hanno provato ad eleggere Prodi ma come hai visto i soliti nemici interni del Pd lo hanno trombato perché volevano fare il governo con Silvio, solo che adesso gli elettori Pd si incazzano. Difatti avevo scritto “adesso inizia la violenza” che era come dire, adesso gli elettori Pd sono così incavolati che scendono per strada e se trovano un deputato Pd per strada lo menano. Questa era la tesi: vuoi vedere che la gente di sinistra, giacché il Pd ha fatto tante cazzate, è imbufalita? Svolgimento: vai per strada e filmi. E così quel giorno stesso sono andato a Montecitorio e ho visto tanta gente furiosa che assediava il Palazzo, c’erano persino signore settantenni, come mia mamma che ha sempre votato Pd, con le giugulari ingolfate dall’ira che se avessero afferrato Fassina con le unghie smaltate gli avrebbero staccato brandelli di epidermide. Esperimento riuscito. Il popolo di sinistra è incazzato. Stessa cosa, da scienziato e giornalista. Ho un’ipotesi, la metto alla prova. Cerco di “fotografare” la realtà.

2 – Nella tua attuale professione ti senti più incazzato o coraggioso?
A.C. – Incazzato. Sicuramente incazzato. Perché da giornalista ti tocca per lavoro assistere a scene, incontrare persone, dialogare con certi tipi, specie i politici… e impari a capire quando traccheggiano, quando mentono, quando ti ingannano. E, specie se della tua parte politica, e ti deludono, ci rimani di sasso. Cioè, se intervisti Berlusconi e lui ti dice: “Io sono perseguitato dalla magistratura, che è un cancro”, tu pensi “Sì vabbé, ciao.” Tanto sai chi è, cosa rappresenta. Se intervisti Letta Enrico, che dovrebbe essere di sinistra e lui ti dice prima delle elezioni: “Berlusconi è patetico, è finito. Mai un governo con lui.”. Poi dopo le elezioni lo stesso Letta ti dice: “Berlusconi non è pericoloso, bisogna fare un governo con lui”, ti viene da dire: “Scusa, come, Enrico? Credi sia scemo?” Ecco. Questo per dire ti fa incazzare.

3 – Qual è stato il servizio più difficile e quello più semplice che ti sia capitato di realizzare?
A.C. – Il Servizio più difficile è stato uno sul Vaticano. Non ti parla nessuno. Con la scusa che se parlano, che ne so, di Ior o pedofilia i prelati vengono scomunicati latae sententiae, non ti parla nessuno. Omertosi più che a Corleone. Il servizio più facile, bho, nessuno è facile. Bisogna sempre trovare la tesi, il punto di vista, e la gente disposta a parlare. Gli italiani sono così timorosi e sospettosi. Vince la teoria molto cattolica “i panni sporchi si lavano in famiglia.

Altri tempi: un servizio del 1999.

Altri tempi: un servizio del 1999.

4 - Ti ricordo come una persona con una fortissima vena goliardica e dissacrante. Come si concilia questo spirito con le situazioni drammatiche e le persone comuni in esse invischiate che tu vai a raccontare nei tuoi servizi?
A.C. - Goliardico io? Dissacrante io? Goliardico e dissacrante forse con chi ha il potere. Io di fronte al muratore che ha perso il lavoro, alle madri che non riescono a pagare il mutuo, alla nonna che ha fatto l’operaia tessile per una vita e adesso ha una pensione da fame, o all’imprenditore che gli piange il cuore a mettere in cassa integrazione il suo dipendente, e di fronte a qualcuno che lotta con sincerità per delle idee, tutta gente che non ha colpe, mi commuovo come una fontana.
Dissacro il potente, il deputato, il politico, il giornalista o chiunque altro che mente, ruba, omette o chiagne e fotte. A quelli, li menerei, altro che intervista. Ma vale il valore documentario, li filmo ma mi trattengo. Anche narrare i manigoldi ha il suo perché.

Marco Travaglio

Marco Travaglio

5 - Nella mia personale opinione sia Santoro che Travaglio sembrano spesso lavorare “a tesi”. Premesso che spesso e volentieri le loro sono opinioni che condivido, che succede se un servizio che sulla carta funziona, finisce per non essere interessante per sostenere le loro posizioni?
A.C. -Beh, devi sempre avere un punto di vista, come ho detto prima. Anche quando fai gli esperimenti scientifici. Tipo: “Vediamo se i socialisti rubano”. E metti alla prova la tua idea. Marco parte con un’ipotesi tipo: “Berlusconi fa leggi a suo esclusivo vantaggio”, vediamo se è vero. Esperimento dal risultato ovvio. Vuol dire lavorare a tesi? Sì. Ma mi meraviglio del fatto che pochi altri giornalisti non partano con la tesi “ Berlusconi fa leggi a suo esclusivo vantaggio”. Testiamo l’ipotesi. Ehi, non scherziamo. Tutti i giornalisti americani, se vivessero in Italia, comincerebbero da lì, dalla domanda: “Come mai gli italiani votano Berlusconi, che è quel che è?” Se un servizio che giri basandoti su un tuo punto di vista non funziona, è sbagliato il tuo punto di vista. Se hai un punto di vista interessante, finisce per essere interessante, sempre.

Michele Santoro

Michele Santoro

6 – Se ti dico Tv Coraggiosa, quali programmi ti vengono in mente?
A.C. - Deadly Catch, la serie sui pescatori di granchi nell’oceano al polo nord, al largo dell’Alaska su Discovery Channel. Tutti i programmi che sono stati chiusi, quelli di Luttazzi, Sabina Guzzanti, lo stesso Sciuscià di Santoro. Coraggiosi sono stati i programmi di Arbore. L’altra domenica, Quelli della notte. Coraggioso fu Mistero Buffo di Dario Fo, o il Diario di un Maestro, un documentario meraviglioso di Vittorio De Seta, di tanti anni fa. Oggi di coraggioso in tv, a parte Servizio Pubblico, Report, o Presadiretta, non c’è nulla, proprio nulla.

7 – Chi dovrebbe, secondo te, invece trovare il coraggio di lasciar perdere?
A.C. - Il cane Rex e Bruno Vespa, mellifluo democristiano. Debole coi forti e forte coi deboli.

8 – Vi è mai capitato di essere accolti in modo ostile? Dove, quando e perché?
E, al contrario, vi capitano persone che cercano di compiacervi pur di avere la possibilità di finire in un servizio Tv?
A.C. - Accolti in modo ostile, capita spesso, visto che diamo fastidio. Spesso dai politici di sinistra. Perché si aspettano che noi siamo loro complici o fiancheggiatori. Chi ha cercato di compiacerci, non saprei, non mi è mai capitato.

9 – Qual è la cosa che ti ha sconvolto di più in questi anni di lavoro per la televisione di informazione?
A.C. La finzione dei talk show. Roba che inviti che ne so la Santanché e Letta, faccio per dire, questi in diretta si scannano “Serva di Silvio!”, “Becero comunista!”, “Avete portato il paese allo sfascio” “No, voi”, poi si spengono le luci, scendono dal palco, e uscendo cinguettano: “Enrico, vieni a farti una pizza?”, “Certo cara!”. Capita spesso.

Bruce Springsteen, The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle l'album.

Cose che consolano: “New York City serenade” di Bruce Springsteen.

10 – E c’è qualche lettura, film, programma tv o canzone che ti consoli?
A.C. – Mi consola tutto quello che mi ricorda New York, Io ed Annie, Il Padrino, Taxi Driver, Manhattan, Duke Ellington, Ella Fitzgerald, John Coltrane e Charlie Parker, Il Grande Gatsby, Lenny Bruce, Seinfeld, David Letterman, Bruce Springsteen e i Talking Heads, Il lamento di Portnoy di Philip Roth, la lista è lunga.

11 – Se solo Santoro ti lasciasse carta bianca, tu correresti a fare un servizio su chi o su cosa? E a quale servizio sei sicuro di non voler partecipare mai?
A.C.Io ho sempre carta bianca. Vorrei fare un documentario sull’America e su New York, così me ne torno nel paese e nella città dove sto meglio, lontano da questa brodaglia italiana.

E non parteciperei mai ad un servizio nel quale mi tocca dire o mostrare una cosa che ritengo falsa.

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. maria

    Ho dovuto aggiornare la pagina tre volte per riuscire a leggere l’articolo. Però è valso la pena aspettare, ho trovato le informazioni che cercavo.

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  2. beatrice

    Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perche’ il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

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    • marinda

      Ringrazio a nome di tutto L’Undici. E la riuscita di questa intervista è anche merito dell’intervistato, Andrea Casadio.

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  3. Anselmo

    Oh, cosa volete che vi dica.
    A me il Diario di un maestro di de Seta – che è più film che documentario – a me (mi) ha fatto cacciare!

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