Enzo Tortora

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Nato a Genova nel 1928 da famiglia napoletana, Enzo era un classico ragazzo di buona famiglia, molto legato sia alla città di nascita che alla cultura partenopea.

Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Corrado e Enzo Tortora

Dopo la laurea, pur versato nella professione giornalistica, ebbe modo di infilarsi nel mondo dello spettacolo della nascente televisione, dove registrò subito successi da incastonare nella storia, per esempio con il programma “Campanile Sera”. Non si risparmiava trasferte per servizi in esterno e collaborazioni a quotidiani, sempre gradito per lo stile garbato, forse un po’ élitario, rispetto alla giovialità filoamericana di Mike Bongiorno e alla marpiona romanità di Corrado; mentre Pippo Baudo, più simile a lui di formazione, arrivò qualche anno più tardi. Questo divenne il poker dei conduttori all’italiana, quando negli USA imperversavano personaggi come Ed Sullivan.

Nei primi anni sessanta si registrò una piccola scivolata: nel suo programma, l’imitatore Alighiero Noschese si permise di fare il verso al potente Amintore Fanfani e la RAI cacciò Tortora.

Ricordiamo che si parla della RAI di Ettore Bernabei: uno che, in rapporto ai timonieri di oggi, ci appare eroico e supercompetente, ma che allora stava agli ordini rigidissimi del governo perfino sul colore delle calze delle ballerine, visto che i programmi erano prodotti in casa e non acquistati in format come adesso, senza pubblicità nè sponsor.

L’esilio fu breve, ma permise a Enzo di sperimentare il lavoro in Svizzera, insomma fuori dal corto respiro di viale Mazzini. Ritornò presto, rituffandosi nell’attività della tivù di stato, tuttavia alla fine degli anni sessanta ci ricascò, questa volta cedendo a una sua vena pacatamente, ma duramente polemica: accusò i vertici dell’azienda di vedute ristrette o qualcosa del genere e stavolta l’ostracismo durò anni.

Dunque egli dovette riprendere la via delle televisioni svizzere, ma ebbe l’idea di fondare Antenna 3 Lombardia, unica emittente locale allora degna di nome e con palinsesti di qualità, dove lavorarono personaggi celebri o che lo sarebbero divenuti.

Nel 1977 ebbe luogo la riforma della RAI, che poi significava non più tutto in mano alla DC, ma un pezzo ai socialisti, (Rai Due), e, poco dopo, un pezzetto ai comunisti (RAI Tre, che arriverà nel 1979).

Portobello è andato in onda su Rai 2 dal 1977 al 1983 e poi per un breve periodo nel 1987. È ricordato come uno dei programmi televisivi più popolari mai trasmessi dalla televisione italiana.

La seconda rete si distinse subito per aperture diverse al mondo, con scene di nudo, satira pungente (ospiterà i programmi di Arbore) e idee nuove come “Portobello”, ideato e presentato appunto da Tortora: un misto di mercatino, di trovate, i “cercasi anima gemella” e il ritrovamento di scomparsi (non drammaticamente, ma per vicende della vita). Protagonista incontrastato era un pappagallo, cui un ospite di turno doveva provare a far dire “Portobello”. Ci riuscirà, “casualmente” l’anziana attrice Paola Borboni, devolvendo il compenso a una famiglia in difficoltà.

Il successo fu clamoroso, pur considerando la scarsa concorrenza dei primi tempi, con emittenti libere ancora un po’ sfigate e una Rai Uno che si appoggiava ai “vecchi” Mike , Corrado, Sandra e Raimondo i quali, però, non sembravano più così entusiasti di rimanerci.

Tortora no, era ben felice di quel rientro e di essere finalmente conosciuto per ciò che forse realmente era: l’innovatore, uno che passava dalla televisione commerciale a quella pubblica con disinvoltura (continuava a lavorare ad Antenna Tre e per un periodo anche a Rete Quattro), quello che veramente aveva cambiato il modo di fare televisione: lui, non quell’altro che nel frattempo stava mettendo la testa fuori dal sacco, comprandosi a suon di milioni le “classiche” stelle della RAI, dove nessuno si opponeva.

Il futuro dell’affascinante cinquantenne si mostrava aureo (tra le sue vallettine, si ricorda una timida Gabriella Carlucci) e nulla sembrava poterlo più fermare.

Chi era il conduttore, nella vita privata? Annullato il primo matrimonio da cui era nata una figlia, con la quale i rapporti non erano ottimali, si era risposato con una signora toscana che gli darà Silvia e Gaia, ma nel frattempo era finita anche con lei. Enzo faceva coppia con una nuova compagna, Vittoria Faggioli; ma il rapporto era in crisi e stava subentrando una certa Francesca Scopelliti.

Il suo carattere non era facile: la classe, dovuta anche all’educazione ricevuta, era innegabile, ma l’uomo tendeva alla critica affilata, al giudizio implacabile. Quando Walter Chari si era trovato nei guai per faccende di droga, Tortora ne aveva condannato il comportamento. Passava per un liberale di vecchio stampo, laico soprattutto.

Tortora viene arrestato con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico dalla Procura di Napoli. Le accuse si basano sulle dichiarazioni dei pregiudicati Giovanni Pandico, Giovanni Melluso detto “Gianni il bello”, Pasquale Barra, noto come assassino di galeotti quand’era detenuto e per aver tagliato la gola, squarciato il petto e addentato il cuore di Francis Turatello, uno dei vertici della malavita milanese

Il suo arresto, il 17 giugno del 1983, fece un clamore oggi inimmaginabile, almeno in Italia, dove l’accusato,attualmente, per prima cosa grida a qualche cospirazione ai suoi danni.

Fu un mese strano, quello. Si verificò un efferato omicidio a Bologna, dove una docente universitaria del DAMS (innovativa facoltà dello spettacolo, ispirata alla UCLA di Los Angeles e fortemente voluta da Umberto Eco) venne trovata senza vita nella propria abitazione (l’eccentrico accusato si diede alla fuga e fu ritrovato anni dopo latitante in America Latina); e sparì, per sempre fino a questo momento, la ragazzina vaticana Emanuela Orlandi.

L’opinione pubblica, scioccata, era tendenzialmente ostile (“Se l’hanno preso, qualcosa avrà fatto”), ma non è vero ciò che insinuò anni dopo Vittorio Feltri, ovvero che i giornalisti ululavano di gioia per lo spettacolo del Tortora decaduto; in epoca di notizie drammatiche (mafia, terrorismo) e pochi scandali politici (accuratamente occultati) semplicemente avevano di che mangiare per un pezzo. E men che meno si può dire che solo quelli di una certa parte se ne siano giovati. Da destra, di certo, non arrivarono difese: l’MSI osteggiava come la peste anche la sola idea di un po’ d’erba e aveva criticato aspramente le norme liberalizzatrici del 1975.

Sì, perché l’accusa era di spaccio (ma anche forte consumo) di droga. Gli accusatori? Un manipolo di gentiluomini: pregiudicati campani, colpevoli di omicidi abietti, noti malavitosi di un’arroganza fuori dal comune e un pittore poco conosciuto. Ripugna anche solo a farne i nomi, ma ci tocca ricordare per esempio, che uno di loro, Gianni Melluso, si sposò la sua mogliettina e procreò mentre, in teoria, lui avrebbe dovuto trovarsi in carcere.

Un’ancora di salvezza arrivò da Marco Pannella, che riuscì a far eleggere Tortora in Parlamento, ma il presentatore a un certo punto rinunciò all’immunità e si rifece le trafile carcerarie.

Quello che colpiva era soprattutto l’accanimento dei pubblici ministeri napoletani (che triste coincidenza) contro di lui; per essersi debolmente difeso di persona in aula, con una frase innocua, si arrivò alla Corte Europea, che lo discolpò dall’accusa di oltraggio. Il suo avvocato difensore, convinto dell’innocenza dell’assistito, piangeva durante l’arringa. E in appello, l’assoluzione piena arrivò. Era stato tutto un errore, partito dalla lettura sbagliata di un cognome simile al suo, sull’agenda di un pregiudicato. Tante scuse e scagionato.

Ma malato, ormai. Irrimediabilmente. Un tumore lo stava consumando e lo condurrà alla tomba nel 1988. Al funerale, le figlie portarono una copia de “La colonna infame” di Alessandro Manzoni, sull’ingiustizia della pena di morte che può uccidere un innocente.

L’eredità professionale di Enzo dov’è finita? Qualche riconoscimento nel frattempo è arrivato, certo, ma nessuno ricorda più che il pioniere della televisione privata in Italia è stato lui. Antenna tre finì a un certo Bernasconi e sparì tra le nebbie. Non che non abbia più operato (suo il lancio dei Legnanesi), ma a un livello cabarettistico inoffensivo. Ben altri giganti stavano per sbaragliare la concorrenza…che non esisteva più.

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