Due kanji per i fiori di pesco

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Fiori di pèsco rosa Schiapparelli in un tramonto sulle Dolomiti con borsetta cinese modello fenicottero oltremodo rosa ed edera Japan alpina blu royal.I fiori di pèsco sono amatissimi nella cultura nipponica; Momotarō è il nome di una rocambolesca fiaba diffusissima in Giappone, narra di un bambino che viene al mondo. Al mondo da una grande pèsca rosa galleggiante e divenuto adulto si lega ad una scimmia ed un fagiano argentato in plumofagia, una gazza ladra, non saprei; un cane e forse un gatto rosa; libera il suo talento di salvatore e uccide un orco mefitico in un combattimento: riassumendo il già detto siamo in presenza di una specie di San Giorgio e il drago in versione sushi ma senza drago e con cane, gatto, scimmia e volatile, firmato però dalla testa ai piedi, con cuccia Singapore Airlines e collare Thai.

Un kanji può rappresentare la radice dei verbi, degli aggettivi o, integralmente, una buona parte dei sostantivi della lingua giapponese.

I kanji non sono giornalisti delle cronache rosa italiane ma i caratteri di origine cinese usati nella scrittura giapponese. Contaminazione semantica, amor cuneiforme, cortese, poesia trobadorica orientale ovviamente, ma in Cina la pittura e la calligrafia avevano la stessa origine in una esegesi per noi dell’incomprensibile, per la Sony Widescreen Resolution che sarà un primo passo verso l’astrazione mediatica, evoluzione misterica di un popolo, ma anche involuzione, diffusione, ambivalenza rosa schoccata, taroccata, dalla storia stordita in balia di una muraglia, minata, non più immensa e sconosciuta.

La tradizione orientale, nella realtà chiama un uomo soldato perchè combatte, per i cinesi un uomo vero vive solo con il cuore per la famiglia, per il cane, per la macchinetta fotografica digitale, produce accessori falsi e in memoria degli antichi caratteri, usa quelli Louis Vuitton.

In ogni modo fiori di pèsco si scrive con due kanji: rispettivamente quello di albero e quello di gravidanza. Nasce così una bella e surreale sequenza, e le dice tutte; una gazza che quindi poi è un fagiano parlante, e il volo!

La grande pèsca si apre di nuovo, nel tramonto rosa di un fenicottero che giace in un televisore di ultima generazione, oltre una montagna dolomitica di borse cinesi online, firmate in un falso imbrunire. Luce elettrica, pelle sintetica. Cina rosa, china tra le macchine di laboratori improvvisati ovunque… Accessori. Maroquinerie. Scrittori, vani dormitorio e cucine attrezzate, degrado, insalubrità. Confessioni senza maschera, rivoluzione culturale, guardie rosse e Murakami per la letteratura, e tutto questo in un altro rosa cangiante e vecchio blu royal.
Le fiabe, non alludono sempre ai temi eterni della vita.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. luana compagnone

    volevo mettere cinque stelle all’articolo di Tirso Valli, ma se ne sono evidenziate solo tre. :(

    Una scrittura originale, che si evolve e si contamina mentre racconta. Un vero talento

    Rispondi
    • Tirso Valli

      Grazie per l’originale, per l’evoluzione e per il mentre. Colgo l’occasione per ringraziare tutta la redazione per l’ospitalità ricevuta.

      Rispondi

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