Addio democrazia, benvenute lobbies

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Diciamocelo: quando nel 2007 l’ex ministro dell’economia Padoa Schioppa disse che “le tasse sono una cosa bellissima”, la prima reazione, istintiva, fu quella di pensare che fosse un totale idiota. Padoa SchioppaUna reazione da ignoranti. Il quotidiano “Il Giornale” suggerì l’ipotesi che fosse impazzito, e questo dimostrò che esiste chi della propria ignoranza ne fa un vanto. Solo successivamente capii che l’ex ministro, aveva proprio ragione. Le tasse, sono davvero “bellissime”.

Perchè queste si rifanno, o almeno dovrebbero rifarsi, ad un concetto di equità. Pagare tutti un po’, per avere, tutti, qualcosa in cambio. Chi ha di più paga di più, chi ha di meno paga di meno. Almeno in teoria: così non è, purtroppo.
Andatevi a lamentare con chi per venti anni ha votato reiteratamente un tycoon delle televisioni condannato in secondo grado per frode fiscale, mentre svolgeva l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri. Ma tant’è, chi ha meno paga di più, chi ha molto paga poco, o più spesso, niente. Le tasse, in Italia le pagavamo (sì, ormai ne parlo al passato) anche per il finanziamento ai partiti politici.

Nella quasi totalità dei paesi europei, il finanziamento ai partiti è pubblico, a parte la Svizzera, Malta, e qualche paese dell’Europa dell’est. Tutte le grandi democrazie occidentali hanno preferito quindi che la vita economica dei partiti dipendesse dai cittadini, e dalle loro tasse. Facendo una media, Germania, Francia, Inghilterra e Spagna spendono quindi circa 130 milioni di euro per finanziare CDU, PS, Labour Party, Partido Popular, e via dicendo. In Italia, noi spendiamo di più. E questo si, è un problema.

Quello che sto cercando di farvi capire, è che pagare le tasse affinchè i nostri rappresentanti in parlamento dipendano da noi, e non da “altri” per la prosecuzione della vita del partito a cui fanno capo, il quale in teoria incarna valori come uguaglianza, libertà, solidarietà, è un vero segno di democrazia.

Ora, dopo tanti schiamazzi, il MoVimento 5 Stelle (mi raccomando, quando parlate di loro ricordatevi della V maiuscola in mezzo a “movimento”) ce l’ha fatta. Ricordo che in uno degli ultimi esami che ho dovuto dare all’università, studiai non so quale sociologo, mi pare fosse tedesco, il quale teorizzava, che se un individuo di media intelligenza si ritrova in mezzo alla folla, questo si trasformava irrimediabilmente in un idiota. La sua cultura, si annulla, dato che chiunque, nella folla, si interfaccia al più stupido, e non al più intelligente, e così diveniamo succubi dei nostri istinti più basilari. Questo è evidentemente quello che deve essere successo al Governo Letta, che, dovendo avere a che fare con “la ggente”, non si è reso conto che abolire il finanziamento pubblico ai partiti era la cosa peggiore, e stupida, da poter fare.

La più grande democrazia del mondo, gli Stati Uniti (in realtà gli U.S.A. non sono affatto una democrazia, non ci si avvicinano neanche lontanamente, sono infatti piuttosto una plutocrazia.) sono uno di quei pochi paesi del mondo occidentale che non hanno un sistema di finanziamento pubblico ai partiti. È anche vero che le campagne presidenziali americane costano svariate centinaia di milioni di dollari. Da dove arrivano quindi i finanziamenti? In parte da semplici cittadini, sostenitori dei due partiti, democratico e repubblicano, ma soprattutto, dalle lobbies. Quando diciamo lobbies intendiamo “gruppi di pressione”. Esistono gruppi di pressione di tutti i tipi; da quelli per salvaguardia dei diritti civili a quelli dei produttori di armi, o di farmaci, alcolici, automobili e via discorrendo.

Ovviamente negli USA tutto questo è regolamentato, quindi se un candidato alle presidenziali riceve un finanziamento per la sua corsa alla Casa Bianca, gli elettori devono avere il diritto di sapere che questi ha accettato una tale cifra di denaro per “salvaguardare” gli interessi di, ipotizziamo, produttori di armi da fuoco, una delle lobbies più influenti ed importanti negli Stati Uniti, per esempio. Se il candidato X, quindi, riceve 10 milioni di dollari per la sua campagna presidenziale, è difficile che in futuro questi possa emanare leggi che mettano i bastoni fra le ruote di un così generoso finanziatore. Questa, molto probabilmente, sarà la strada verso cui l’Italia si incamminerà. Ma siamo sicuri che il tutto si possa regolamentare anche qui? La risposta è semplice. No.

È di pochi giorni fa lo scoop de “Le Iene”, che intervistando un collaboratore di un senatore della Repubblica Italiana, rivelava che questi si intasca dai 1.000 ai 2.000 euro al mese, e come lui tanti suoi colleghi che siedono a Palazzo Madama, donati gentilmente dai produttori di farmaci, affinchè questi non promulghino leggi che vadano contro i loro interessi. Davvero possiamo pensare di regolamentare un tema così caldo, come quello dei finanziamenti alla politica, nel paese del “non vedo, non sento, non parlo”?

I 5 stelle non finiranno mai di stupirmi. Sono mossi dalle migliori intenzioni, ma restano irrimediabilmente delle persone non molto sveglie. E questo è un eufemismo. Sia chiaro, la legge non è la loro, ma PD, PDL e chiunque altro sia al governo ora, sa che deve cavalcare l’onda dell’anti-politica per poter tornare a crescere nei sondaggi. E così, ora, per “risparmiare” qualche milione di euro, tutti noi perderemo un po’ del nostro potere democratico. La legge andava riformata si, affinchè anche la spesa dell’Italia si assestasse sulla media europea dei 120-130 milioni di euro. Invece che andare avanti, siamo tornati indietro. Benvenute lobbies.

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