A: scuolA pubblicA

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26 maggio 2013 referendum sulla scuola pubblica BolognaIl 26 maggio a Bologna si terrà un referendum consultivo riguardante i fondi che il Comune ogni anno destina alle scuole materne private paritarie.
Questo sarà il quesito a cui rispondere:
“Quale fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia?”
Queste le opzioni tra cui scegliere:
A) utilizzarle per le scuole comunali e statali
B) utilizzarle per le scuole paritarie private

Noi siamo convinti nel rispondere A, ecco i nostri 11+1 “perché” in pillole:

Francesca
La scuola – anche quella dell’infanzia, sebbene non dell’obbligo, è scuola – dev’essere un servizio pubblico, laico, gratuito. Ognuna di queste parole per me è necessaria e ha un peso insostituibile se si tratta di educazione e formazione di minori. Il settore dell’istruzione pubblica deve potere disporre di tutte le risorse che le spettano per lavorare con efficienza affinché il servizio venga assicurato a tutti coloro che ne fanno richiesta.
La tendenza più che generalizzata di risolvere le carenze del comparto pubblico demandando al settore privato non può essere indiscriminata né mascherare finalità diverse da quelle che il servizio vuole garantire. Il caso dell’istruzione in questo senso è emblematico. L’obiezione che la mancanza del contributo alle scuole private paritarie farebbe fallire le stesse e lascerebbe a casa i bambini non è facilmente credibile perché trattasi di circa 60 euro a bambino al mese.
Voterò A al referendum per dare un’indicazione importante sulla scuola e più in generale sulla volontà di potenziare i servizi che pubblici devono rimanere.


Marilù
Perché i cittadini chiedono e pretendono un atto da parte delle istituzioni pubbliche in grado di testimoniare che l’educazione è veramente un bene pubblico da tutelare e da curare con tutte le risorse che possono essere messe in campo.
La collettività ha fiducia nella scuola pubblica e in tutti coloro che vi operano con professionalità e dedizione lavorando al progetto comune dell’evoluzione sociale che necessariamente deve partire dall’educazione dei nostri bambini già dalla scuola dell’Infanzia.
Perché non è corretto ascoltare il Sindaco di Bologna sulla non obbligatorietà della scuola dell’Infanzia come se fosse un motivo per giustificarne il disinteresse da parte dell’amministrazione; anche perché in tal caso e a maggior ragione dovrebbe poi spiegarci il motivo di investire risorse finanziare in aumento in favore di strutture private che operano in questo campo.
La scelta di finanziare il privato in luogo delle strutture pubbliche non potrà che andare nella direzione di privare ulteriormente quest’ultimo dei mezzi primari di sostentamento agevolando il privato, su cui si vuole far convogliare la scelta educativa forzata delle famiglie.


Susanna
Voto A perché da piccolina mi hanno mandato a scuola dalle suore e quindi so di cosa si parla
Voto A perché hanno tagliato tutto, ma proprio tutto, ma i fondi alle scuole private sono una costante alla quale non si può togliere neppure un euro: i fautori delle scuole paritarie ritengono infatti che i finanziamenti che ricevono siano una vera miseria e ne vorrebbero di più. E 700 euro di pensione cosa sono?
Voto A perché il sindaco per il quale ho votato ha preso posizione per una parte, invece di essere il sindaco di tutti; e non contento di questo, ribadisce in continuazione che comunque non terrà conto dell’esito della consultazione
Voto A perché la suora tutti i giorni mi dava una bistecca, che a me faceva così schifo che la buttavo sotto il tavolino; finché un giorno mi ha beccato, l’ha presa da terra, l’ha lavata nel lavandino del refettorio, me l’ha messa nel piatto e mi ha detto: “Non ti alzi da tavola finché non l’hai finita”. E io sono rimasta lì, seduta e piangente, dalle 12.30 alle 17, quando e’ arrivata la mamma, ma la bistecca sciacquata e’ rimasta intonsa nel piatto. Non gliel’ho perdonata.
Voto A perché la scuola privata che ho sotto casa e’ piena di bimbi pallidi, ed io ho una vera passione per quelli scuretti e ricciolini.


Eulalia
Per rispettare la Costituzione e i principi di uguaglianza e democrazia secondo i quali a tutti deve essere data la possibilità di accedere alla scuola pubblica, senza distinzioni di sorta. Il Paese guarda Bologna…diamo l’esempio, tuteliamo la scuola pubblica locale e forse anche a Roma arriverà un segnale forte sulla volontà dei cittadini.


Cristina G.
La scuola deve essere pubblica laica, accogliente, includente a prescindere dal reddito e dalla religione.
La scuola pubblica oggi più che mai è vittima di tagli e di un drastico impoverimento dell’offerta formativa.
Ogni risorsa disponibile deve essere investita in funzione di un ampliamento e un miglioramento della scuola di TUTTI.
Il referendum ha un obiettivo di segnalazione ideologica (non e’ abrogativo) quindi è l’occasione di mandare un segnale forte per l’Amministrazione sulla volontà dei cittadini di avere maggiori (e migliori!) servizi pubblici all’infanzia.


Elena
Perché l’insegnamento deve essere laico, libero da ogni ideologia e fruibile da tutti i bambini di qualsiasi nazionalità, estrazione sociale orientamento religioso.
Perché le scuole paritarie hanno nel nome la contraddizione di quello che sono, con la leva finanziaria delle loro rette creano dei gruppi elitari e non paritari.
Perché mi piacerebbe che il comune e lo stato dove vivo promuovessero l’uguaglianza basata sul riconoscimento delle diversità, anche solo il principio di sostenere le scuole private è contrario in termini al concetto di uguaglianza. Il privato è una scelta che non deve essere sostenuta dal Pubblico.
E volendo scendere nel dettaglio delle argomentazioni della parte opposta:
perché è pur vero che le scuole paritarie, grazie al contributo del comune, riescono a creare più posti di quelli che riuscirebbe a creare il comune con la stessa cifra, ma le due grandezze non sono confrontabili perché i posti delle paritarie non sono fruibili da tutti ma la frequenza è condizionata alla possibilità della famiglia di sostenere la retta, quelli del comune sono aperti a tutti. Quindi sostenere le private con l’argomento di creare più posti è come spalleggiare una logica di discriminazione.


Cristina S.
voto A perchè credo fermamente che la libertA’ sia una delle cose più importanti della nostra vita. Credo che le scuole paritarie non tutelino la libertà dei bambini di ragionare con la loro meravigliosa testa… e non voglio che così tanti genitori debbano rinunciare alla libertà di scegliere se far andare le creature in una scuola pubblicA e laicA o in una paritaria.
Poi, da che mondo è mondo, A è come Amore…


Patrizia
Voto A per una scuola pubblica di qualità ed eccellenza, aperta a tutti dove ci sono bambini diversi, che vivono insieme rispettandosi l’un l’altro e dove si gettano le basi per una cittadinanza consapevole e per un futuro migliore.
Voto A perché in un periodo di politiche di tagli e mancanza di risorse è opportuno e necessario destinare le risorse pubbliche a favore della scuola pubblica e non di quella privata.
Voto A perché in un paese libero e democratico tutti devono avere le medesime opportunità.


Luisa e Giovanni
Nel referendum del 26 maggio io e mio marito voteremo “A” principalmente per una questione di principio e di rispetto per la nostra Costituzione che nell’articolo 33 recita chiaramente che le scuole paritarie possono esistere, ma “senza oneri per lo stato”. Purtroppo in questi ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo degrado della scuola pubblica con tagli inostenibili mentre le scuole paritarie hanno beneficiato di aiuti istituzionali (vedi Regione Lombardia).
Come cittadini vorremmo che le nostre tasse servissero a migliorare la scuola pubblica e non ad affossarla. Pur essendo consapevoli che ciò comporterà dei disagi a un certo numero di famiglie, riteniamo comunque giusto intervenire affinché il problema venga affrontato dallo Stato, che deve rifinanziare la scuola pubblica nel suo insieme, restituendole la dignità che merita. Quindi basta con i finanziamenti al privato, per avere veramente scuole alla pari. Chi vorrà una scuola elitaria dovrà finanziarsela con i propri mezzi, e non sottraendoli alle classi meno abbienti, che già soffrono abbastanza.


Barbara
Investiamo tutte le risorse disponibili nella scuolA pubblicA perché:
Perché ho sempre respirato scuola pubblica e vorrei che le mie figlie potessero continuare a farlo
Perché se fossimo stati esclusi dalla scuola pubblica e ci avessero proposto in alternativa un posto in una privata-paritaria (molto probabilmente cattolica) ci saremo sentiti privati della nostra libertà di scelta
Perché non capisco la logica per cui negli ultimi anni a fronte di tagli enormi alle scuole pubbliche, quel milione di euro alle private paritarie non sia mai stato tagliato
Perché la pluralità presente oggi nella scuola pubblica non è presente nelle scuole private, perché la pluralità è una ricchezza, è lo specchio del mondo e i bimbi devono conoscerlo, viverlo e arricchircisi
Perché il nostro paese non è capace di garantire che quando il privato interviene a gestire il pubblico non finisca poi per fare esclusivamente i propri interessi e questo nell’educazione di bambini e bambine non è ammissibile
Perché le insegnanti della scuola pubblica che ho incontrato fino ad oggi, pur lavorando in condizioni sempre più faticose, ci credono e ci mettono ancora tutta l’anima. Il mestiere dell’insegnante è difficile, delicato, prezioso e dobbiamo utilizzare tutte le risorse che abbiamo per salvaguardarlo.


Alessandro (in versi)
Il privato
Dallo Stato
Non è finanziato
E’ scontato

La collettività
Finanzia la laicità
Mentre la religione
E’ una privata questione


Andrea (in sms)
Un motivo per votare A al referendum?
Perché al gran finale della campagna per l’opzione B
canta lo Zecchino d’oro…

 

 

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11 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Daniel D

    Avrei preferito una proposta C) chiudere tutte le scuole statali e istuituire un sistema di buoni/voucher.

    Rispondi
    • Francesco

      MA intendi tutte le scuole pubbliche o solo le scuole statali, mantenendo la distinzione comunali-private? Perché se intendi la chiusura delle sole statali, proprio perché statali non possono competere ad un referendum comunale.
      Se invece ritieni eliminare la gestione del pubblico degli asili, lasciarlo al privato e coprire le spese con i voucher (che mi pare in realtà ciò che intendi), trattandosi effettivamente di una modalità scolastica non obbligatoria la cosa potrebbe avere senso. Il rischio però sarebbe di costi molto alti: governando le leggi del mercato è probabile che l’equilibrio tra domanda e offerta si raggiungerebbe ad un prezzo del servizio piuttosto alto, mentre il sistema di voucher farebbe sì che dal lato della domanda ci sarebbe meno attenzione a quanto si spende.
      Penso insomma che la gestione pubblica diretta (statale o comunale) abbia anche il ruolo di calmierare i prezzi di un servizio che ha indubbi aspetti di meritorietà e di bene comune (consentire ai genitori di organizzare meglio il loro lavoro, inserire nel sistema scolastico obbligatorio bambini un minimo socializzati e scolarizzati). Con i voucher si rischierebbe di avere un servizio non dico inferiore dal punto di vista qualitativo (nessuno sostiene che per definizione pubblico debba essere meglio di privato), ma probabilmente meno esteso ed egualmente se non più costoso.
      Percezione personale, si intende.

      Rispondi
  2. Giampaolo Sbarra

    Premesso che sono di Treviso, sono curioso di sapere chi ha elaborato e chi ha approvato il testo della domanda da sottoporre a referendum popolare consultivo. Grazie, Giampaolo Sbarra

    Rispondi
    • barbara

      ciao giampaolo
      ti riporto quanto scritto sul sito del comitato organizzatore:
      ——————————————————————
      La proposta di referendum consultivo cittadino presentata dal Comitato referendario “Nuovo Comitato Articolo 33″ è stata giudicata ammissibile dai garanti del Comune di Bologna il 24 luglio 2012. Perché il referendum potesse essere indetto, era necessario raccogliere almeno 9mila firme in tre mesi.

      Il lancio della raccolta firme è avvenuto il 7 settembre. Il 5 dicembre abbiamo consegnato al Comune le firme di 13.500 cittadini, il 50% in più del necessario.
      ——————————————————————
      questi un paio di link interessanti:
      http://referendum.articolo33.org/info/
      http://referendum.articolo33.org/quesito-e-relazione-illustrativa/

      barbara

      Rispondi
  3. falcon82

    sono abbastanza riluttante su questo uso del referendum consultivo.

    Non si tratta di decidere quale strada seguire per migliorare la situazione scolastica, ma si sta chiedendo di definire un orientamento popolare basato sul sentimento (pubblico = laico e buono, privato = suore cattive e preti pedofili), visto che non esistono soluzioni vere proposte al problema materne.

    Capisco il problema morale della componente non cristiana delle famiglie italiane, ma onestamente mi chiedo che senso abbia tutto ciò.

    Rispondi
    • paolo

      si parla tanto di partecipazione quindi quale migliore strumento di un referendum? tra l’altro fino ad oggi il comune è stato sordo a qualsiasi sollecitazione su questo argomento.
      Credo che sia importante fare sapere all’amministrazione cosa pensano i cittadini su questo argomento visto che si tratta di come il comune spende i soldi delle nostre tasse.

      Per il resto se un genitore vive le diversità come un’infezione o è talmente insicuro dei propri valori da impedire ai figli qualsiasi contatto con idee diverse che lo farebbero vacillare,
      chi si vuole tenere alla larga da famiglie “strane” (genitori di colori diversi, figli di coppie omosessuali, genitori che fanno gli operai, bambini vestiti male, bambini poco puliti) è giustissimo che lo faccia, è libero di pagare scuole private che proteggano i suoi figli da tutto ciò.
      Ma sarebbe giusto che quei 60 euro in più al mese (di questa cifra stiamo parlando, quando in alcune scuole si spendono molto più di 1.000 euro) li tirasse fuori di tasca sua, invece di sottrarli alla comunità.

      Rispondi
  4. Nicola Z

    Bhe scuola Coranica effettivamente no, per il semplice fatto che non vorrei che mio figlio rischiasse poi di diventare un barbone kamikaze >:D , ma se l’alternativa fosse farlo rimanere a casa, non avrei grossi problemi a vederlo andare in un asilo gestito da qualunque appartenente a confessioni più ‘tranquille’, siano essi Cristiani, Ebraici, Buddisti o cavalieri Jedi.

    Riguardo ai soldi per la scuola pubblica sono d’accordo in linea di principio, ma mi sembra che questa linea di principio cozzi VIOLENTEMENTE con la realtà dei fatti.
    Perché va bene, togliamo il milione e spicci alle paritarie… Ma poi gli altri 11 milioni l’anno di SOLO mantenimento per equivalenti strutture pubbliche (che dovrebbero inoltre essere prima costruite trovando altro denaro) dove li prendiamo? Alziamo di un altro 60% la TARES, così tanto per?
    Oppure diciamo a Merola di scucire gli eurini dal materasso giacché è risaputo come in comune si nuoti nell’oro…

    Rispondi
    • barbara

      come se le ideologie fossero qualcosa di cui vergognarsi, al contrario… ideologia come “insieme di idee che muove un movimento”: beato chi le ha ancora!!
      sicuramente il mio A parte da una questione di principio, di idea, ma si fonda su questioni ben più pratiche:
      se tuo figlio fosse escluso da una scuola pubblica e il comune ti avesse dato la possibilità di entrare in una privata paritaria, ma di un credo religioso diverso dal tuo (mussulmano? ebraico?), saresti stato contento del posto ottenuto o avresti pensato che il comune spende male i suoi soldi, non tutelando la libertà di scelta di tutti? non avresti preferito che quei soldi fossero andati nel pubblico in modo da garantire l’ingresso di più bimbi possibile nelle materne comunali?
      hasta la scuola pubblica siempre!

      Rispondi
      • Nicola Z

        Scusa ho premuto il ‘rispondi’ sbagliato e la mia replica è finita in testa ai commenti. :-/

        Rispondi
    • kiki

      Io credo che per un genitore preferire la scuola privata alla pubblica (sia essa di preti o steineriana) sia un diritto assoluto, da garantire. Quindi ben venga la parificazione (una volta verificato che i programmi siano in linea con quelli ministeriali, che non si discrimini nessuno, che non si sfrutti nessuno, ecc…).
      Ma a quel genitore chiedo di pagarsi per intero quanto gli viene richiesto dalla scuola privata, quindi anche quei 60 euro al mese che gli dà il comune.
      Ritengo perciò che il milione di euro di mancia alle private vada investito per migliorare (anche in modo infinitesimale) il servizio della scuole pubblica e che i genitori della privata paghino per intero la loro scelta di rivolgersi al sistema privato.
      Se questo, come dice quel coglione di Zamagni, è un rigurgito di statalismo, rigurgito senza problemi.

      Rispondi

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