Tutti gli uomini del papà

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Viste con il cannocchiale, le ultime vicende della nostra politica assomigliano più a una crisi adolescenziale che politico-istituzionale.  Ecco allora una ricostruzione tra il serio e il faceto. 

“Papà Giorgio, ti prego, pensaci tu”.

Figlio 1 e Figlio 2 non riescono a trovare un accordo. Lividi in volto ormai da giorni, continuano a farsi i dispetti, sia tra di loro che con l’altro fratello, Figlio 3.

Complici, di una complicità più disperata che necessaria, alla fine si abbracciano anche. 

Al calare del sole, esausti e con le lacrime agli occhi bussano alla camera del papà, supplicandolo di riprenderli in casa: da soli non sanno proprio che pesci prendere e hanno ancora bisogno dei suoi saggi consigli.

Il papà è molto stanco, la legge naturale gli imporrebbe un riposo, ma la stessa imposizione non è prevista in quella che di legge è costituzionale.  Animato da incredibile generosità, così dicono loro, interviene per non vedere la famiglia andare ancora più allo sfascio.  Ascolta i figliuoli  e decide di accontentarli e di riprendere in mano la situazione, con  inguaribile entusiasmo, e un pizzico di viva e vibrante soddisfazione.

Papà Giorgio sa. Sa bene che i suoi figli sono ancora troppo piccoli per camminare con le proprie gambe senza che lui li tenga per mano. Accetta di riprendere il timone della nave, ma non senza porre delle condizioni: adesso si fa come dice lui. Le sue parole suonano dure e severe, strigliano e pungono, ma Figlio 1 e Figlio 2 sono felici del paterno ritorno: applaudono con la stessa intensità e lo stesso sorriso sollevato e sornione.

Il Figlio 3 è quello più ribelle,  arrabbiato a tal punto che grida al golpe. Nel suo gruppo, c’è chi piange, chi urla, chi tira fuori cartelloni e si lancia in cori da stadio. Con commovente ingenuità, i  suoi seguaci ricordano quei personaggi del liceo che speravano in un ritorno del Che.  Quelli che in barba alle lezioni di Greco, sfidavano l’etimologia della parola Utopia e cercavano l’ideale dietro l’angolo di casa.

E a dare un padre che insegnasse ai figli i principi di responsabilità e buon senso, non si può dire che Giorgio non ci avesse provato. Il primo tentativo lo fece con zio Mario che, con forse troppa austerità , costrinse tutti i membri della famiglia a stringere la cinghia, a donare i risparmi per sostenere la Grande Casa e a fare la spesa al discount.

Sarebbe tuttavia ingiusto non menzionare quanto zio Mario si mise di serio impegno per il recupero del rispetto dei vicini di casa. Si vociferava che qualcuno, per i nostri pessimi cocktail politici, non voleva più invitarci alle feste, così, per recuperare lo status del tempo che fu, diede avvio alla politica delle bastonate dentro e degli inchini fuori.

Un po’ di ragione zio Mario l’aveva. I suoi nipoti poco avevano fatto per evitare di mettere alla berlina l’immagine della sua famiglia, percepita dagli altri come maleducata, arrogante e priva di credibilità. In particolare il Figlio 1 qualche disastro lo aveva fatto. Come la maggior parte degli infanti era forse troppo aggressivo in pubblico. Obbediva solo alle regole stabilite da lui, si comportava da instancabile latin lover e continuava a comprarsi le sneakers.  E del resto il Figlio 1 ha sempre fatto quello che gli pare, riuscendoci anche particolarmente bene.

Da correggere c’era anche il il Figlio 2, quello che a scuola era bravissimo in Letteratura per la sua innata dote a inventare metafore, ma decisamente scarso nella risoluzione di problemi matematici.  Bravo anche ad argomentare per confutare le tesi dell’avversario, scarso nel dimostrare la validità della sua. Pensare che per fare il rappresentante di istituto ce l’aveva messa tutta, ma ne uscì sconfitto per eccesso di orgoglio e per  colpa di una serie di compagni che, pur credendo in valori simili, non ne riconoscevano l’autorevolezza. Nella sua stessa scuola, tra i banchi del primo anno, qualcuno stava emergendo e diceva delle cose intelligenti. Ma tacciando il nuovo arrivato com l’appellativo di “primino”, lo ha fatto fuori in un batter d’occhio.

Sembra che gli altri fratelli, invece di dire agli altri membri della famiglia “rimbocchiamoci e sporchiamoci le mani”, si indignano, accusano, si riempono la bocca di valori e messaggi bellissimi; e poi non sanno fare molto. Molti ci dicono di fare come loro: di chiedere aiuto al papà Stato che ormai si fruga nelle tasche e non sa più cosa tirarne fuori.

Negli ultimi giorni sembra che papà Giorgio si sia messo di impegno. Con l’aiuto di altri grandi 10 papà si è messo le vesti dell’Azzeccagarbugli e ha proposto una soluzione. Adesso aspettiamo e vediamo se funzionerà.

Nell’aprile 2011 Napolitano è stato ospite alla Law School della New York University in occasione dell’Annual Emile Noel Lecture. Prima di andare via gli hanno regalato un CD di Regina Spektor. Chissà se tra le tracce c’era anche Call Them Brothers, la cui prima strofa dice così:

That’s it, it’s split – it won’t recover
Just frame the halves and call them brothers
Find their fathers and their mothers
If you remember who they are

Una dolce ninnananna che, ironia della sorte, anticipava un compito che gli sarebbe presto toccato.

 

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