Sognare a 18 anni

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Qual è l’età in cui effettivamente i sogni iniziano a prendere forma nella propria testa?
Quante sono le notti in cui si fissa un soffitto piatto e oscuro, mentre diapositive dinamiche e piene di colori scorrono nelle nostre tv mentali?

Da sempre l’uomo si riempie di progetti e di buoni propositi per il futuro, spinto continuamente da un desiderio di miglioramento e di cambiamento. 
L’insoddisfazione della propria condizione lo porta a sperare, a credere che la svolta sia vicina e che finalmente la luce possa trapelare dalle tapparelle abbassate della camera buia.

Con il passare del tempo però questo impulso interiore si fa sempre meno intenso, poiché inversamente proporzionale al tempo che si ha a disposizione.
Per questo motivo quando si è adolescenti si prova quella forte sensazione di onnipotenza, che porta alla convinzione di poter fare tutto ciò che si desidera.

Non si è ancora del tutto consapevoli delle difficoltà presenti lungo il percorso, anzi si crede di avere tutte le carte vincenti tra le mani.
Inoltre l’istituzione scolastica accentua il distacco tra adulti e adolescenti, perché scherma questi ultimi, tenendoli lontani dal mondo del lavoro e dalle problematiche che affliggono qualsiasi persona sia uscita dalle superiori. 
Così il giovane, non potendo ancora trovare riscontri all’esterno, costruisce dentro di sé enormi castelli, si occupa di ogni mattone minuziosamente, curando anche il particolare più banale, fino a quando sorge il pensiero che dopotutto non è esattamente così che dovrebbe essere, allora cambia postazione e ricomincia il suo lavoro instancabilmente.

È un costruire e demolire continuo, e crescendo si fa una cernita di quelle che sono effettivamente le proprie possibilità ma soprattutto passioni, che tracceranno poi la strada per cui si pensa valga la pena combattere. Sicuramente a limitarci ci sono numerosi fattori genetici e sociali, ma forse noi siamo proprio questo, la somma delle nostre componenti genetiche, che delineano i nostri tratti caratteriali sin da quando siamo degli embrioni, con la realtà strettamente empirica.

Siamo influenzati da tutto quello che ci circonda, famiglia in primis, poi amicizie, conoscenze, scuola, condizione economica, ambiente, città ecc… per questo a volte succede di fare determinate scelte a seconda delle prospettive che hanno gli altri su di noi. Un adolescente, psicologicamente fragile perché ancora in fase di sviluppo, può sentire maggiormente il peso delle aspettative che ripongono i genitori su di lui.  Inoltre mano a mano che si va avanti col tempo, dalle nuove generazioni si richiedono sempre più competenze e conoscenze più specifiche, ma non in modo costruttivo.

Invece di insegnare il lavoro di squadra e lo scambio di informazioni, si impartisce a tutti un unico metodo di studio che accresce la competitività tra gli studenti “bravi” tagliandone fuori altri. Non viene premiata la creatività, e se si volessero approfondire alcune materie piuttosto che altre bisogna farlo autonomamente. Non c’è libertà di scegliere cosa è meglio per se stessi, e spesso ci si ritrova a combattere contro professoroni arroccati sui loro schemi precostituiti, non sempre efficienti, soprattutto in un’età in cui la tecnologia progredisce a ritmi mai visti prima.

A questo meccanismo i ragazzi possono rispondere in diversi modi, a seconda dei fattori riportati sopra: o riescono ad andare avanti più o meno brillantemente nel percorso, oppure abbandonano il tutto pensando che lo studio non fa per loro e che è meglio andare a lavorare per mantenersi da soli.

Questo è un processo malato che porta avanti solo chi si vuole mandare avanti, che mantiene sempre attivo un divario consistente tra le persone, e che infine brucia tanti sogni, nati e coltivati nelle teste di tutti quei ragazzi che se ne stavano sdraiati sui loro letti ad osservare la battaglia tra il soffitto sempre uguale nella sua oscurità, e le immagini dinamiche e colorate dei propri desktop mentali.

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Chi lo ha scritto

Eleanor Salander

Frequenta l'ultimo anno del liceo scientifico, a Roma. Per lo più le sue giornate si svolgono tra lettura, musica, ballo, film e si, c'è anche lo studio di mezzo. Ama imparare: che sia letteratura, storia, biologia o fisica, e cerca di seguire, per quanto le sia consentito, quello che succede nel mondo. L'ideale sarebbe trovare un lavoro che le permetta di combinare tutto questo con la scrittura e il viaggiare.  Forse un po' pretenziosa come richiesta è vero, ma sognare non ha fatto mai male a nessuno anzi, ha sempre dato la speranza per andare avanti.

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