La “mia” scuola

3
Share on Facebook248Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Mi hanno detto che questo numero de “L’Undici” sarebbe stato dedicato al tema del “sogno”… sarà che aprile, dolce dormire, dà maggiori opportunità di sognare…
Ho iniziato subito a pensarci un po’ su: bello potersi inventare una scuola da sogno, no?

Sala lettura di una scuola primaria inglese

Sala lettura di una scuola primaria inglese

Volendo, lasciando spazio alla pura fantasia, possiamo veramente costruire un edificio perfetto, con spazi perfetti, abitato da persone perfette, adulti e bambini, che lavorano, pensano, agiscono in modo perfetto, governate sempre e comunque con un sistema perfetto. Un sogno impossibile, insomma

Veramente… i miei pensieri sono partiti da una cosa che in questo momento mi manca tanto: un bel giardino attorno alla scuola. Ho cominciato a vederlo con gli occhi interiori, ma io lo avevo già visto per davvero. Era il giardino della prima scuola in cui ho lavorato.
Non era un giardino, era un vero e proprio parco enorme, ombreggiato e attrezzato: spazio con giostrine tipo parco giochi, altalene e quant’altro, campo da basket e pallavolo, area per giocare a calcio, area per l’orto, alberi, panchine, parcheggio biciclette.

Cortile della Scuola Elementare Randi a Ravenna

Cortile della Scuola Elementare Randi a Ravenna

Certo, la scuola era molto grande e a tempo pieno. Se avessimo portato tutti i bambini fuori contemporaneamente e li avessimo lasciati giocare completamente liberi, quel paradiso sarebbe diventato in un batter d’occhio un inferno. Così ci eravamo molto ben organizzati: ogni giorno della settimana tutte le sezioni di ogni classe potevano giocare in un determinato settore. Semplice, no? Eppure ricordo che dovemmo discutere molto per arrivare a quella soluzione. C’era chi era contrario al gioco del pallone, chi riteneva troppo pericolose le giostrine, chi avrebbe preferito riservare parte dello spazio per il parcheggio delle auto… Insomma, si lavorò molto per avere un giardino da sogno.

Un’altra cosa che mi manca molto sono le aule spaziose e organizzate con diversi sussidi e materiale didattico. Io ultimamente mi sento soffocare dentro le nostre aule, non oso immaginare come si sentano i bambini.
Come sono le mie aule da sogno? Non devo cercarle molto lontano: secondo me le aule della scuola elementare dovrebbero essere come quelle della scuola materna.
Aule molto grandi, con angoli diversi organizzati per attività. Mobilio a misura di bambino con moduli componibili, scaffalature a vista e ad altezza bambino, libreria con tanti libri, postazione informatica… penso che con uno spazio così organizzato farei anche un po’ pace con l’assenza di compresenze. Mi è comunque capitato di lavorare in scuole con aule molto ampie… è veramente un altro vivere rispetto alla mia attuale sede!

Mi piace però raccontarvi che un po’ di tempo fa ho parlato di lavoro con una giovane collega che aveva un incarico annuale in una scuola del centro di Milano. Era preoccupata, anche molto, per il comportamento dei bambini della sua classe (una seconda a tempo pieno), ma non li colpevolizzava affatto. Mi raccontava infatti che la scuola era completamente priva di giardino e che vigeva rigidamente la regola che non si poteva giocare nei corridoi. Praticamente un inferno! Beh, devo dirvi che per una mezz’oretta la mia scuola con il suo giardinetto e la possibilità di giocare nei corridoi…era diventata una scuola da sogno per quella ragazza!

Spesso mi è capitato anche di “costruire” una scuola da sogno, con alcune colleghe. In momenti di scoramento, spesso capita a una maestra di dire dai, licenziamoci e apriamo una scuola tutta nostra, dove tu insegni questo, lei quest’altro… con quella bidella, quel dirigente, quella segretaria… Così nella costruzione ideale della mia scuola, mi accorgo di scegliere persone più che cose, persone con cui so di condividere progetti, idee e la stessa passione per questo lavoro.

Aule comuni in scuola inglese

Aule comuni in scuola inglese

Lavoro che si potrebbe riassumere con una sola, semplice definizione da sogno: creare benessere. Prima di tutto ai bambini, e poi, a cascata, a tutti gli adulti che ci ruotano attorno. Decine di brave persone che ho conosciuto lavorando nella scuola pubblica avevano e hanno questo obiettivo: stare tutti bene nella propria scuola. Peccato però che a fronte di tante geniali soluzioni a problemi, che ho visto in opera in scuole diverse, ho visto e subìto decisioni assurde, inconcludenti se non addirittura controproducenti.

Comunque, la scuola elementare forse lo è stata una scuola da sogno, prima che si chiamasse primaria e prima che tanti sprechi ed errori poco lungimiranti ci portassero alla scuola che ha iniziato a essere, e che sarà.
Di questi tempi, basterebbe avere ancora classi di massimo 25 bambini… maestre di massimo 65 anni… insegnanti di sostegno in numero sufficiente per la necessità… compresenze limitate, ma esistenti per seguire gli alunni in difficoltà… e che nessuno, ma proprio nessuno, delirasse, dicendo per esempio di mandare a scuola i nostri bambini a 5 anni, ancora con lo scopo di risparmiare denaro.
Un sogno piccolo, non esaltante. Insomma, un sogno possibile.
Si potrebbe quasi definirlo un sogno realistico e fattibile se si volesse… prima che l’Europa ci condanni non solo per lo stato inumano delle nostre carceri, ma anche per quello delle nostre scuole.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook248Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Lamaranga

Mi firmo Lamaranga, così mi chiamavano alle Medie, e appena arrivata a Ravenna così mi trovo a essere chiamata (nell’ambiente di lavoro) senza che avessi mai avuto il tempo di fare una simile confidenza. Da sempre inoltre quando uno sbaglia il mio nome mi chiama immancabilmente Monica, ma mia madre giura di non aver mai avuto l’intenzione di darmi questo nome. Sarà che l’inizio non fu uno dei migliori: il nome scelto da mia madre non piacque al prete che mi battezzava e lì per lì ne furono aggiunti altri due. Mettiamola così, ancora non credo di sapere chi veramente sono. Di certo scrivere però, mi aiuta a riconoscermi. “Dentro di noi c’è una cosa che non ha nome, e quella cosa è ciò che siamo”. (José Saramago-Cecità)  

3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Francesca

    La prima cosa che mi viene in mente ripensando a quando io frequentavo la scuola elementare sono le meravigliose ricreazioni “lunghe” (frequentavo il tempo pieno) in cortile. Sarà un caso, ma è proprio il meravilgioso cortile citato nell’articolo…

    Rispondi
  2. valentina

    questo sì che è … SOGNARE, WOW!
    A QUEST’ORA DI DOMENICA MATTINA, VISTO CHE ORAMAI HO PERSO IL SONNO E FORSE SMESSO DI SOGNARE… A OCCHI CHIUSI.
    TANTO DI CAPPELLO E INCHINO A CHI MI FA SOGNARE A OCCHI APERTI… LEGGENDO UNA SCUOLA SOSTENIBILE, ADES US DIS ACSÈ!
    FINISCO CON UNA SOLA PAROLA
    MA GA RI

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?