La buona azione

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Pillola rossa o pillola blu? Questa è la domanda che dovrebbero fare il primo giorno di scuola. Con quale sogno intendi vivere la tua vita in questo mondo? Noi possiamo indicarti la nostra strada, poi sarai libero di scegliere come interpretarlo, sognarlo e viverlo.Stiamo vivendo l’ennesimo momento storico del nuovo millennio all’insegna della “dissuasione nucleare”, evento che ha caratterizzato il ’900 durante la Guerra Fredda, ma in questo caso sono cambiati alcuni dei protagonisti che hanno partecipato all’evento del secolo scorso.

Kim Jong-un (Pyongyang, 8 gennaio 1983), è l’attuale dittatore della Corea del Nord, nonché il più giovane capo di stato al mondo.

Gli USA sono ancora in gioco essendo gli inventori di questo approccio geopolitico; la vecchia URSS, sconfitta all’esordio di questo fenomeno, è ora sostituita da una piccolissima nazione in confronto all’attuale Russia: la pericolosissima Corea del Nord. Questa piccola porzione di terra in mano a un regime comunista sta minacciando la sua storica nemica, la Corea del Sud, e di conseguenza gli alleati di quest’ultima, cioè gli USA, che non si sono tirati indietro in quanto campioni in carica. Ormai da giorni giungono notizie di “ultimatum” e dei “pronti alla guerra” che fanno venire i brividi al sol pensarci. Le tre nazioni in conflitto puntano i loro missili nucleari contro i “punti strategici” e le metropoli…….

In questo articolo tuttavia non intendo discutere dei motivi giusti o non giusti per i quali questa “dissuasione nucleare” esista e debba o no sfociare in una vera e proprio guerra atomica, ma vorrei discutere sull’impatto che ha questa notizia nelle nostre vite. Da ormai un mese le notizie che da Pyongyang ci giungono sono che il giovane presidente nord coreano Kim Jong-un abbia annullato l’armistizio del ’53 con la Corea del Sud, che abbia fatto puntare missili super tecnologici (come il Uhna/3, vettore che portò in orbita il primo satellite artificiale della Corea del Nord, in grado di trasportare anche armamenti bellici e di raggiungere il territorio USA) verso i territori nemici e che abbia dato il comando di “pronti alla guerra” al proprio esercito.

La guerra nucleare è alle porte e come reagiscono i comuni cittadini del mondo? Ho sentito le risposte più disparate come i più vuoti silenzi di disinteresse verso cose che non stanno accadendo a noi direttamente, quindi per molti non ci si deve preoccupare perché “non è un nostro problema, quindi perché ce lo dobbiamo porre”, oppure, “ecco i soliti americani che vanno a disturbare i paesi comunisti che stanno solo cercando di far valere la loro voce nel mercato mondiale per risolvere il problema dei divieti di mercato attuati dalla grande potenza USA…dovrebbero lanciare un missile su Washington e gli americani smetterebbero di intromettersi te lo dico io!”. Ci sono anche i pro USA e i nostalgici: “Anche se la Corea del Nord dovesse attaccare gli americani non avrebbero possibilità, gli americani sono troppo forti (come se si parlasse di una squadra di calcio) e la Corea del Nord non è certo la Russia…”. Il peggior commento che invece ho sentito con le mie orecchie e letto con i miei occhi in alcuni importanti siti di geopolitica è stato: “mi dispiace per i cittadini coreani, per le radiazioni che contamineranno la fauna e la flora rendendola invivibile per anni, mi dispiace per questa guerra, ma la verità è questa: o noi o loro”.

Test nucleare statunitense sull’atollo Bikini, 1946

Vorrei far notare che in tutte le risposte in cui mi è capitato di imbattermi non ce n’è una che parli di pace o almeno di come evitare la guerra. Nella nostra società odierna la guerra è diventata ormai un fatto che deve accadere, per un motivo o per un altro la guerra ci deve essere. Il pensiero comune è da che parte stare come se si facesse parete di una tifoseria, oppure accettare il semplice fatto che se tanto la bomba non la sganciamo noi allora lo faranno loro quindi tanto vale prevenire che curare. Viviamo in un momento storico che molti definiscono unico, e sotto alcuni aspetti è assolutamente cosi, abbiamo sviluppato tutta la conoscenza umana di millenni in un solo secolo, ma sotto molti aspetti siamo ancora all’età della pietra. Fin dall’alba dei tempi i meriti e gli encomi che vengono dati agli uomini e donne di valore sono sì legati a una buona azione fatta dal soggetto “premiato”, ma quasi la stramaggioranza delle volte questa buona azione passa in secondo piano perché è strettamente legata a un altro fatto totalmente inumano: in innumerevoli eventi storici gli uomini più ricordati sono legati a fatti terribili come a delle guerre o a degli omicidi. Quello che la maggior parte delle volte rimane nei comuni cittadini è il ricordo della parte malvagia diretta o indiretta di questa figura storica.

Porto all’attenzione due esempi che tutti conosciamo: il primo è il presidente democratico Franklin Delano Roosvelt, uno dei più grandi presidenti populisti della storia statunitense e quindi del mondo moderno. Non tutti sanno cos’ha fatto per la maggioranza del popolo americano durante il suo New Deal e i suoi quattro mandati da presidente, ma almeno la maggior parte di noi si ricorda che ha partecipato alla seconda guerra mondiale, e molti credono sia stato lui a dare l’ordine di usare la bomba atomica (il comando venne dal suo successore poco dopo la sua morte, il vice-presidente Truman) e quindi il collegamento con il miglioramento dell’economia USA viene collegato facilmente alla fine della guerra. Ma quasi nessuno si ricorda che poco prima di morire il presidente Roosvelt aveva intenzione di scrivere una nuova carta dei diritti delle persone che includeva anche la sanità gratuita per tutti negli USA. Questa omissione non è legata ad un’ignoranza a livello storico, ma alla tendenza ad omettere un ricordo scomodo per quella figura.

Il secondo esempio è un altro presidente americano: parlo di John Fitzgerald Kennedy, il giovane presidente democratico che venne ucciso a Dallas il 22 novembre 1963. Il suo ricordo è molto più vivo di quello del presidente Roosvelt, ma anche lui è molto più ricordato per la sua morte di quanto non lo sia per le sue parole e azioni politiche. Il suo ricordo si concentra più sull’intrigo che lo uccise a Dallas e sui benefici che portò a persone come Nixon e la famiglia Bush, che ai suoi bellissimi discorsi sugli abusi che le grandi corporations facevano sui poveri cittadini e che lui voleva combattere. Anche questo era un ricordo scomodo da collegare a una figura di tale potere.

Non voglio fare una lezione di storia, ma vorrei portare all’attenzione su come ci si concentri sempre per far sì che le cattive azioni si ricordino più delle buone e su come la strada delle cattive azioni porti sempre a una vita più facile. Le persone, di conseguenza,  sono spinte più a seguire la strada delle cattive azioni che quella delle buone  e allo stresso tempo confondendone i nomi.

Come diceva Tolstoj:“Penso che molti, moltissimi abbiano passato le stesse prove. Io con tutta l’anima desideravo essere buono; ma ero giovane, preda delle passioni, ed ero solo, completamente solo quando cercavo il bene. Ogni volta, quando tentavo di manifestare quello che formava il mio più intimo desiderio, cioè che volevo essere moralmente buono, io incontravo disprezzo a canzonature; ma non appena mi abbandonavo a ripugnanti passioni, mi lodavano e mi incoraggiavano”.

Ormai un attacco preventivo o una missione di pace sono viste come buone azioni e giuste soluzioni a un conflitto geopolitico. Prendere atto del fatto che anche se siamo a milioni di chilometri di distanza da una guerra, quindi non di interesse diretto con le nostre vite, l’unico pensiero che ci viene in risposta è una risposta armata (questo comporterebbe centinaia di migliaia o milioni di civili innocenti uccisi) ci aiuta a capire come non ci possiamo stupire se un giorno capiterà anche a casa nostra e che saremo noi a subire questa metamorfosi del pensiero sulla buona azione e cattiva azione.

Il mio sogno è che si torni a intendere una buona azione come è nella sua natura, cioè aiutare il prossimo senza nessun scopo secondario, che la buona azione sia considerata tale solo quando è per il bene comune e non per il bene di pochi  a costo della sofferenza dei molti, che le buone azioni oscurino e facciano dimenticare (in alcuni casi ma non tutti) le cattive azioni, vorrei che le cattive azioni del passato siano ben spiegate ai nostri figli e a noi stessi per evitare di ripeterle ancora e ancora. Se una cosa nasce dal basso non sempre riesce ad arrivare come messaggio ai piani alti sempre e comunque, non è solo il popolo a poter cambiare la mentalità dello Stato ma un’altra unicità del nostro secolo è che ora è lo Stato che può cambiare la mentalità del popolo, finché questo vorrà la guerra allora anche il popolo sembrerà volerla, ma quando lo Stato smetterà di volerla allora anche il popolo cesserà di correrci dietro come unica risposta al problema, ma si concentrerà su soluzioni alternative, magari con missioni di pace vere, quelle con i fiori e non con i fucili. Quando questo accadrà, allora il pensiero della buona azione ritornerà alla sua vera forma e anche i rapporti umani ne gioveranno, i cittadini non si azzanneranno più l’uno con l’altro credendo che l’individualismo sia la strada giusta da percorrere, ma magari crederà che la comunità sia un modo di vivere più sano e che potrà portare all’ennesima evoluzione dell’uomo invece che alla sua estinzione.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Perché non lasci qualcosa di scritto?