Il caso Montesi

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Dal dopoguerra, passa qualche anno di relativa tranquillità, fino al caso che, si potrebbe dire, inaugura i tormenti sessuopolitici della prima repubblica. E’ l’11 aprile 1953. Sulla spiaggia laziale di Capocotta, nei pressi di Torvaianica, viene rinvenuto il corpo di una ventenne popolana, Wilma Montesi, che sembra rigettato dal mare.Allora, senza DNA e cani molecolari, indagare doveva essere proprio difficile. Soprattutto se, poi, quella che sta per essere archiviata come disgrazia, si gonfia fino  sfasciare mezza Italia politica. E a mostrare che pantano diventa subito l’agorà nostrana, dove una povera disgraziata , da morta, riesce a far traballare poltrone, governi, a rovinare carriere e famiglie.

Su insistenza di alcuni giornalisti, anzi soprattutto di uno, e incoraggiata dall’opposizione di sinistra – ma ben cavalcata dai “missini“, allora fascisti prontamente riciclatisi – si fa strada, dopo quella del suicidio, un’altra opzione, questa: Wilma, fidanzata di un poliziotto e prossima alle nozze, in realtà ha una doppia vita.

La notte prima del ritrovamento ha partecipato a un festino a base di sesso e droga nella vicina tenuta di Attilio Piccioni, ministro degli Esteri e vice presidente del consiglio della DC (Democrazia Cristiana), ed è ragazza particolarmente gradita al figlio di questi, il valente musicista trentaduenne Piero Piccioni; ma qualcosa è andato storto e la sventurata è stata scaricata alla bell’e meglio sulla battigia dove, già stordita dai bagordi, sarebbe poi annegata.

Figurarsi il clamore, la voracità dei media di allora, radio e giornali. La televisione ancora non c’è, arriverà l’anno dopo. In molti si fregano le mani, pensando a un bel giro di walzer di cariche, perché ovviamente scoppierà un putiferio e il ministro dovrà dimettersi.

In effetti, la bagarre è assicurata: dal PCI (Partito Comunista Italiano) si levano cori di indignazione e, a beneficio dei democristiani, si conierà l’epiteto di “capocottari”. I principali protagonisti dell’affaire, da parte vip, sono il citato notabile DC; il predetto figliolo, tra l’altro noto playboy e fidanzato con Alida Valli; una avventuriera di nome Anna Maria Moneta Caglio, che diventerà la principale testimone d’accusa, forse per vendicarsi dell’ ex amante, il proprietario della tenuta, marchese Ugo Montagna (non ridete, non siamo in “Fantozzi”); il questore di Roma, Polito.

Wilma Montesi (Roma, 2 febbraio 1932 – Torvaianica, 9 aprile 1953)

Dal lato Montesi abbiamo due affranti genitori (padre falegname); un fidanzato allibito (e sicuramente canzonato in caserma); una sorella che rischia a sua volta il fidanzamento; uno zio che dovrà uscire allo scoperto, perché accusato di avere un debole per la defunta nipote.

E’ un momento politico difficile, si deve approvare la legge elettorale “truffa” (corsi e ricorsi!), quindi scatta la guerra di tutti contro tutti, quel teatrino che ormai conosciamo e aborriamo, ma non cessa. Come detto, i comunisti accusano impietosi; i democristiani sono intenti a negare qualsiasi complotto di correnti (lo assicura, tra gli altri, un certo Giulio Andreotti); i missini mettono prontamente sotto accusa il sistema democristocomunista e la decadenza del nuovo regime ( con insinuazioni nostalgiche); socialisti, liberali e cespugli vari se la prendono un po’ con chiunque, secondo necessità e opportunità.

E’ un ginepraio, che andrà riassunto giocoforza a grandi linee. Si fronteggiano due ipotesi, la prima: Wilma, che lamentava da giorni un’infiammazione cutanea a un piede, sarebbe andata al mare per un pediluvio, efficace a farla guarire (allora così si faceva, non antibiotici subito!); la seconda, quella dell’orgia.

Per un po’ imperversa quest’ultima, anche perché spuntano strani testimoni disposti a giurare su quei baccanali e sulla partecipazione della Montesi. Esami autoptici assicurano che la giovane era vergine, ma si disquisisce a lungo della sabbia vaginale che, secondo alcuni luminari, avrebbe escluso l’illibatezza(!); la sorella, protestandosi estranea a quel mondo, va dal ginecologo per rassicurare il promesso sposo, portandogli il certificato di integrità fisica (da non credere, oggi).

La mamma, convinta forse in buona fede, sospetta segreti e si attacca al particolare che alla figlia manca il reggicalze (accessorio allora d’obbligo), che per un pediluvio non era indispensabile levarsi (ma, sorge l’obiezione, il mare spoglia facilmente i corpi che annegano).

Passa il tempo, fino al processo che culminerà, nel 1957, con l’assoluzione generale, per insufficienza di prove; ma non senza aver fatto, nel frattempo, vittime. Per Attilio Piccioni, carriera finita. La “legge truffa” non è passata, e i consensi per la Democrazia Cristiana hanno registrato un vistoso calo; uno degli avvocati coinvolti nel caso, che per coincidenza è comunista, viene beccato in una casa d’appuntamenti a far strani giochetti con sua moglie, e dunque il partito, da accusatore, diviene accusato; lo zio di Wilma, per discolparsi, deve mettere sul tavolo il suo alibi e ammettere di essersi trovato in compagnia della sorella della fidanzata ( immaginarsi le scene); la famiglia Montesi va in declino per lo scandalo, anche se alla fine tutto viene catalogato sotto la voce pediluvio-con malore-e-scivolamento in acqua.

Piero Piccioni (1921 – 2004) è stato autore di centinaia di colonne sonore, nonché l’unico musicista italiano ad aver suonato con Charlie Parker a New York nel 1949

Il questore di Roma viene indicato come insabbiatore ufficiale della verità, si dimette anche il capo della polizia. Scalatrici sociali, aspiranti stelline, manutengoli, cercano di farsi dimenticare e si devono allontanare, per un po’ o per sempre, dal bel mondo. Bene o male, emerge solo Piero Piccioni. Salvato dalla testimonianza della Valli, che assicura di essere stata in sua compagnia e da tutt’altra parte al momento della disgrazia, grazie alla sua professione, prosegue il cammino brillantemente, soprattutto come autore di colonne sonore. Non mancano qualche apparizione televisiva e la ribalta gossip grazie alla relazione con la “bluebell” inglese Gloria Paul, che aveva trovato successo in Italia e gli da un figlio. Piccioni è mancato nel 2004.

Il copione è di quelli noti: storie torbide, bel mondo, figurette ambigue, vip, politica, spettacolo. Oggi questi nomi non dicono più molto, ma allora era roba forte. Andreotti potrebbe forse dirci ancora qualcosa, ma scommettiamo che non lo farà.

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15 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio Capolongo

    A soli cinque anni dalla nascita della Costituzione italiana… molti la stavano ancora leggendo. Oggidì, molti la stanno dimenticando o, cosa più grave, non l’hanno mai letta, studiata e fissata nella mente.

    Questo caso mi richiama “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda ma, evidentemente, “quei signori” non avevano letto nemmeno quest’opera (apparsa su una rivista nel 1946).

    Grazie Carmen per l’istruttiva lettura

    Buone cose
    Antonio

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  2. Carmen Gueye

    Marta Russo, certo e tanti altri. Vediamo di approfondirli per quanto possibile, grazie.

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  3. Carmen Gueye

    Simonetta Cesaroni? Ok, ci proverò, grazie. Premetto però che in questo caso sono stata nettamente innocentista e ho anche comprato il libro della moglie di Raniero.

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    • marinda

      é l’unico caso in cui non riuscivo a schierarmi, se non con la disperazione dei genitori. La morte del portinaio Pietrino Vanacore, poi … penso che non sapremo mai la verità.

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  4. Carmen Gueye

    Augias ha trattato tanti casi, spero di tornare sopra alcuni…a mio modesto modo!

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    • marinda

      Un caso che mi ha devastato e che ho seguito da quando successe è quello di Simonetta Cesaroni. Smisi di restare in ufficio oltre l’orario di lavoro. Mi piacerebbe che ne scrivessi.

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  5. Carmen Gueye

    Senz’altro ne hanno parlato, e lo fecero anche su Sky. Un caso rimasto misterioso, ma se vogliamo informarci, il divo Giulio ancora c’è… :-)

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  6. marinda

    Bella ricostruzione. Non ricordo se se avessi sentito parlare in una puntata di Telefono Giallo da Augias o se da Lucarelli.

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