Eric il rosso: come un calciatore diventa un regista

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Poche settimane fa l’ex-calciatore francese Eric Cantona ha visitato Cartagena (Colombia) per promuovere il suo ultimo documentario al Festival internazionale di Cinema della città caraibica. Intitolato “I ribelli del calcio”, racconta la storia di  cinque giocatori che, ognuno nella propria epoca, hanno lottato contro i governi dei rispettivi Paesi rei di commettere soprusi e ingiustizie.

Non ho ancora visto il documentario, ad eccezione della parte relativa al calciatore brasiliano Socrates. Tuttavia, ho visto alcuni dei suoi precedenti lavori, come “Looking for Manchester” e “Looking for Istanbul” e devo dire che mi sono sembrati ben fatti.

Éric Cantona (Marsiglia, 24 maggio 1966) fu eletto dai tifosi del Manchester United “Calciatore del secolo” del club nel 2001. Dal 1992 al 1997 militò nelle file dei Red Devils, con cui vinse 4 scudetti in 5 anni. Nella stagione in cui Cantona fu sospeso, la sua squadra non vinse il campionato.

Vent’anni fa, durante i suoi anni di gloria al Manchester United, non avremmo mai immaginato che un giorno lo avremmo visto dedicarsi alla settima arte. Ma sicuramente, neanche chi lo conobbe quando era piccolo, avrebbe pensato che sarebbe divenuto una stella dei “Red Devils”. Se non altro per il fatto di essere francese (com’è noto, tra francesi e inglesi non corre sempre buon sangue…beh, per la verità tra i francesi e nessuno dei loro vicini).

Éric Cantona nasce a Marsiglia, un luogo da cui vengono numerosi famosi giocatori francesi. Come molti marsigliesi, la sua è una famiglia di immigrati: il padre arriva dalla Sardegna, e la madre dalla Catalogna. Il giovane Eric cresce tra le pendici della collina dove vive con la famiglia e le vie del porto, ed è in questi luoghi poveri, ma ricchi di dignità, che si formano due delle sue caratteristiche: il carattere forte sul campo e la sensibilità sociale fuori dal campo.

Comincia a giocare come portiere, ma la sua bravura con i piedi risulta sempre più evidente e prende ad occupare posizioni sempre più avanzate. La sua prima squadra è la squadra del quartiere, il SO Caillolais, dove esordì un altro grande del calcio francese, Jean Tigana, ma ben presto fa il salto nei professionisti, con l’Auxerre.

Per l’adolescente Éric, il calcio è emozione pura, massimo coinvolgimento, passione senza freni. Questo atteggiamento lo rende un goleador straordinario, ma anche un inguaribile attaccabrighe.

Nel 1986, il primo incidente serio, quando prende a pugni il compagno di squadra Bruno Martini. Ma nello stesso periodo è tra i trascinatori della nazionale Under 21 che vince il campionato europeo del 1988. Questa dualità, queste luci e ombre che cominciano a caratterizzare il suo essere calciatore non lo lasceranno mai, e nascono dal suo vivere il calcio sempre al massimo: lui entra sempre in campo con il cuore, al 100% senza filtri, così com’è e basta.

Dopo i successi europei con la Under 21 viene acquistato dal forte e prestigioso Olimpique Marsiglia, la squadra simbolo della sua terra natale, e tutto il mondo calcistico francese punta i riflettori su di lui. Ma il suo temperamento continua a giocargli brutti scherzi. Durante un’amichevole (un’amichevole!) contro il Torpedo Mosca, getta il pallone contro i suoi stessi tifosi e poi butta via la maglietta. Poco dopo rivolge una serie di insulti a Henri Michel, allora allenatore della Francia, cosa che gli vale l’esclusione da tutte le competizioni internazionali.

Inizia così un lungo periodo in cui Cantona passa di continuo da una squadra all’altra, senza trovare pace e stabilità e sempre alla ricerca di ciò che non ha perso. Sbarca anche a Montpellier, dove, dopo una rissa con un compagno di squadra, diversi membri della squadra pretendono dalla dirigenza la sua cacciata.

Tra i suoi difensori ci sono “El Pibe” Valderrama, il calciatore colombiano più famoso degli ultimi decenni, che in all’epoca milita in quel club e Laurent Blanc, futuro allenatore della nazionale francese. Al termine del braccio di ferro, seppure con molta riluttanza, i dirigenti si convincono a non allontanare Cantona.

Purtroppo però, le cose non cambiano molto ed Éric cambia ancora squadra, fino a quando arriva la goccia che fa traboccare il vaso. Mentre gioca con il Nimes a fine ’91, scaglia violentemente la palla contro un arbitro. E’ convocato alla commissione disciplinare dove, dopo aver ascoltato la sanzione che gli viene inflitta, va di fronte a ciascuno dei giudici e guardandoli negli occhi, dice ad ognuno di loro che sono degli idioti. Dopo di che, Cantona annuncia il suo ritiro dal calcio. Quello di Cantona sembra un altro caso nella lunga storia di carriere potenzialmente brillanti troncate da problemi disciplinari. Tuttavia, qualcuno gli suggerisce una possibilità per un nuovo inizio. In Inghilterra. Quel qualcuno è il suo psicoanalista!

Così fa le valigie e attraversa la Manica, per indossare i colori del Leeds United. Segna solo 3 gol in 15 partite, distinguendosi pure lì per sputare ad un tifoso. I suoi assist e le sue prestazioni sono però decisive e il Leeds si laurea campione inglese nel 1992.

Cantona e l’allenatore del Manchester United, Alex Ferguson all’arrivo del francese a Manchester

Ma ecco che in quel momento, appare uno dei personaggi che più avrebbero segnato la vita di Eric: Alex Ferguson (a quel tempo ancora non poteva far precedere il suo nome dal titolo di “Sir”). Il rubicondo scozzese, allenatore del Manchester United, individua l’enorme potenziale di Cantona e si convince che abbia solo bisogno di una mano ferma che lo guidi per non fargli perdere il controllo. Così, Ferguson fa la più grande scommessa della sua vita: il francese si trasferisce ai Red Devils per 1,2 milioni di sterline.

Ferguson, in un impeto di temerarietà che sicuramente fa arrabbiare più di un tifoso, assegna a Cantona l’emblematica maglietta numero 7, la stessa che avevano reso leggendaria eroi del passato quali George Best e Bryan Robson. Cantona si dimostrerà all’altezza di quell’eredità.

Cantona, che era stato vittima del suo carattere, che aveva vagato per tutta la Francia perché nessuno riusciva sopportarlo e senza riuscire a concretizzare nulla di buono, a Manchester diventa “The King”. Giocando sempre con il colletto della maglietta alzato, suo vezzo e segno distintivo, disputa quattro stagioni e mezza da sogno, segnando 82 gol in 185 partite, e vincendo il campionato quattro volte. Diviene inoltre la chioccia e il riferimento di una generazione che stava cominciato ad emergere ed avrebbe fatto la storia dello United: Ryan Giggs, Paul Scholes, Nicky Butt, Gary Neville e David Beckham, tra gli altri.

Di lui George Best disse che avrebbe dato tutto lo champagne che aveva bevuto in vita sua per poter giocare con lui una partita all’Old Trafford (lo stadio del Manchester United, NdT). Ma, nonostante tutto…Cantona continua ad essere Cantona e nel gennaio del ’95, dopo essere stato espulso in una partita contro il Crystal Palace, mentre si dirige verso gli spogliatoi, un tifoso gli dice qualcosa e lui gli rifila un pazzesco calcio tipo colpo di karate. Viene condannato a sette giorni di carcere (di cui ne sconta solo uno) e sospeso dall’attività calcistica, una sanzione che gli impedisce di partecipare come capitano della nazionale francese agli Europei ’96.

Cantona fu tra i protagonisti della rinascita del calcio inglese negli anni novanta.

Nonostante questo incidente, sotto l’egida di Ferguson, la passione che Cantona mette in campo è determinante per la sua squadra. Ben presto però giunge il momento di mettere questa passione al servizio di altre cose. A 31 anni sente che il calcio professionistico gli ha già dato tutto e, nel maggio 1997, appende le scarpe al chiodo, dopo aver festeggiato un altro scudetto con lo United.

Ben presto riceve un’offerta alquanto strana: viene invitato ad interpretare il ruolo di ambasciatore del re di Francia nel film “Elizabeth” che racconta i primi anni del regno di Elisabetta I d’Inghilterra. Éric, incuriosito, accetta ed è il suo primo successo cinematografico. E’ il 1998. Dopo quell’esordio, comincia ad esplorare sempre più il mondo del cinema, arrivando a dirigere un cortometraggio quattro anni più tardi, “Apporte-moi ton amour”.

Allo stesso tempo, lavora come attore in diversi film come “Les enfants du Marais”, “L’outremangeur” e “French film”. Interpreta anche se stesso in “Il mio amico Eric (Looking for Eric)”, un film di Ken Loach su un postino che vive una profonda crisi depressiva, fino a quando, dopo essersi fatto una canna, comincia ad avere visioni in cui gli appare il suo idolo Cantona, che gli dà preziosi consigli per uscire dal tunnel.

Gli ultimi sono anni di cambiamento per Eric che comincia a raccontare non più storie di fiction, bensì storie reali, storie che sente proprie data la sensibilità sociale che lo caratterizza. Di questo genere sono i lavori di cui ho parlato all’inizio dell’articolo: “Looking for Manchester” e “Looking for Istanbul”, che mostrano, attraverso giocatori, tifosi e altri protagonisti, il lato umano con cui vengono vissuti due tra i derby più intensi del calcio mondiale: City contro United a Manchester e Fenerbahçe contro Galatasaray a Istanbul.

E, infine, “I ribelli del calcio”, che è la ragione della sua visita a Cartagena e nel quale lascia intravedere le proprie posizioni politiche, che costituiscono un altro aspetto interessante della sua personalità. Cantona, in fondo, nonostante le telecamere e la notorietà, è ancora il ragazzo che giocava a pallone per le strade di un vecchio porto del Mediterraneo e vede i problemi sociali come prioritari rispetto a quelli economici.

Per il suo invito a ritirare i soldi dalle banche, Cantona viene definito “irresponsabile” dal Presidente dell’UE Jean-Claude Juncker. Nonostante il clamore mediatico, l’iniziativa si rivela un flop. Lo stesso Cantona effettua solamente un prelievo simbolico.

Sono questi i temi su cui basa le sue idee politiche, che non passano inosservate. Nel 2010, come azione contro il capitalismo finanziario che due anni prima aveva dato inizio alla drammatica crisi che ancora stiamo vivendo, propone di ritirare tutti i soldi dalle banche, cosa che, secondo lui, sarebbe molto più efficace di qualsiasi azione violenta.

Si impegna anche per ottenere le firme necessarie per presentarsi alle presidenziali francesi del 2012 e sfidare Sarkozy, come candidato anti-sistema. Purtroppo, non ci riesce. Le elezioni con Cantona in campo sarebbero state certamente molto interessanti, o almeno divertenti.

Nonostante questi insuccessi politici, sono convinto che nei prossimi anni vedremo un Eric sempre più rivolto alla politica, con la passione che da sempre lo ha caratterizzato, perché per lui non esistono vie di mezzo. Dava tutto in campo, fino al punto da non controllare le proprie azioni, e oggi si impegna con la stessa energia e passione nelle sue nuove attività perché sente che è quello che deve al suo pubblico, quello che lo applaude dopo un gol o dopo un buon documentario, sia che lo si ami o che lo si odi.

Così sono i personaggi che lasciano il segno nel mondo del calcio. Sarei felice di vedere tra 20 anni un Mario Balotelli a Cartagena per presentare il suo nuovo lavoro, seguendo le orme di Eric il Rosso, di Eric “The King”.

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. Max Keefe

    Per chi vuole saperne di più del grande Cantona, si può leggere un piacevole libretto di Daniele Manusia, “Cantona; come è diventato leggenda” dedicato però unicamente alla sua carriera calcistica.

    Rispondi

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