C’è la crisi: addio sogni di gloria?

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Mary Poppins

Ma la valigia dei sogni è un po’ come quella di Mary Poppins: mai troppo piena e mai completamente vuota.

La risposta di una trentenne a “Non sogno più” di Marinda

Telegiornale: mancano i soldi per la cassa integrazione. Bankitalia: recessione fino al 2014. ISTAT: tasso di disoccupazione quasi raddoppiato in sei anni (dal 6,1% del 2007 al 10,7% del 2012); aumento della sottoccupazione, soprattutto tra le donne. Disoccupazione giovanile al 36,5%. E il precariato? Secondo il sito finanza e diritto.it, riguarda il 17,2% degli occupati. Chi ha un contratto a tempo determinato si ritiene già un privilegiato.

In un paese in cui a 40 anni sei vecchio, a 55 sei esodato, ai 60 hai perso per un soffio la finestra per la pensione, si potrebbe pensare che i giovani se la passino meglio. Invece. Cresciuti nel mondo ovattato delle merendine con la sorpresa e dei telefilm americani, i ventenni e i trentenni si trovano in una realtà che offre meno di quello che avevano osato sperare e lo concede a caro prezzo. I più giovani hanno la prospettiva di stage e apprendistati fino a quando non diventeranno vecchi trentenni. I tanti trentenni che continuano a rinnovare contratti precari si sono già giocati le posizioni da neolaureato, sono troppo giovani per quelle di coordinamento, sono giudicati troppo poco qualificati per le poche aziende che ancora fanno contratti stabili. Se sei donna, poi, sul tuo futuro lavorativo pende la scure della gravidanza: “tanto poi resta incinta”.

Dove vanno a finire, oggi, i sogni di gloria di quando alla domanda cosa farai da grande le risposte erano io farò l’astronauta, io l’inventore, io il giornalista, io il benzinaio?

Passata la  frustrazione, la ribellione, la sensazione di inadeguatezza e la conseguente disillusione, sempre più spesso intorno a me vedo una risposta diversa: tanti trentenni hanno scelto di buttare il cuore oltre l’ostacolo e vivere nonostante la crisi, lo spread, il lavoro precario, lo stress e il governo in stallo. Si tratta della scelta consapevole e coraggiosa di chi è deciso a riconquistare un orizzonte che l’Italia sembra volergli precludere. Qualcuno si inventa un’impresa, qualcuno emigra per cercare fortuna, altri calcolano il parto nell’ultimo spezzone di contratto tutelato  o  chiedono la paternità per consentire alle compagne di tornare al lavoro (e se ce ne fossero di più forse la discriminazione di genere sarebbe minore); e ancora, conosco pendolari del weekend che portano avanti la propria famiglia a distanza, in attesa di capire se e in che modo tornare ad avvicinarsi.

La descrizione somiglia un po’ alla realtà del dopoguerra e in qualche modo anche ora c’è tanto da ricostruire, a cominciare dalla definizione di cosa è essenziale e di cosa è accessorio. La crisi  obbliga le persone a mettere a fuoco le priorità e agire di conseguenza sapendo che il fallimento, sempre in agguato, non dipende unicamente dai propri limiti o da un impegno insufficiente. In questo quadro è fondamentale evitare di guardarsi indietro e di misurare con lo stesso metro il diverso ordine di grandezza delle aspettative adolescenziali e dei risultati concreti. Il rischio, come nella storia biblica di Lot e di sua moglie in fuga da Sodoma e Gomorra, è diventare statue di sale, paralizzate dal rimpianto per il passato perduto.

Ma la valigia dei sogni è un po’ come quella di Mary Poppins: mai troppo piena e mai completamente vuota. Alcuni sogni dell’infanzia vi si riducono a memoria, alcuni diventano mappe di strade non percorse oppure modificano i loro contorni e rientrano nella sfera delle possibilità. E c’è sempre spazio per nuove prospettive derivanti dalle esperienze che di volta in volta viviamo.

Per non abbandonare i sogni di gloria nonostante le difficoltà, le paure e i momenti di scoraggiamento, è sufficiente rovistare un po’, trovare i sogni più adatti alla contingenza e poi  godersi fino in fondo ogni successo, senza sminuirlo focalizzandoci su quello che ci manca.

 

 

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Chi lo ha scritto

Marta Malone

Sono una vagabonda del cuore. Dopo una vita universitaria fra Bologna, Bruxelless e Chapel Hill (North Carolina, USA), ho messo la valigia in cantina per promuovere i vini dell’Emilia Romagna. Nel 2011 mi son lanciata nell’avventura di una seconda laurea in Marketing. Il che limita assai il tempo che posso dedicare alle altre cose che amo: leggere, scrivere, imparare la quarta lingua straniera, viaggiare, scorazzare per i monti, fare fotografia, cucinare, darmi al bricolage. E ogni tanto prendermi il lusso di non far niente.

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