Braccia rubate all’agricoltura. Ad aprile

Share on Facebook93Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Aprile è il mese di Afrodite, dea greca della bellezza e dell’amore: quale miglior testimonial del primo vero mese primaverile?
E tra le cose belle che rinascono e crescono, oltre ai fiori, ci sono anche le nostre verdurine.
Il raffreddore allergico, invece, no.

necessaire

Mentre siete impegnati a scegliere affannosamente il pomodoro più bello tra i cesti del supermercato, avete mai pensato con nostalgia all’orto di vostro nonno?! Io sì. Da piccola mi perdevo tra i filari delle piante di pomodoro…ma quanto erano buoni se addentati di nascosto all’ombra dell’albicocco?! Caldi come il sole di luglio, succosi…fin troppo! Lo “sbrodolamento” su mento e polsi era assicurato. Se anche voi avete una sana passione per paletta e rastrello, se vi piace annusarvi le dita che sanno di erbe aromatiche e se pretendete che le zucchine sappiano di zucchina, buttate un occhio a questa rubrica: potrebbe servirvi. Con il patrocinio dell’ambiente e del vostro portafogli.

Tra le proposte di questo mese, il porro. In questa fase dell’anno, generalmente nel periodo di luna calante, si trapiantano piantine acquistate in vivaio oppure già seminate in serra nei mesi di gennaio-febbraio, perché non tollerano le basse temperature. Il trapianto viene effettuato quando i porri hanno il diametro di una matita e sono alti 15-20 centimetri: si posizionano su file distanti 30 centimetri, ad una profondità di 5 e distanti tra loro 15.

Bisogna innaffiare subito dopo, per rassodare la terra. Se si vuole ottenere una porzione bianca più lunga, si è soliti rincalzare il terreno attorno ai porri dopo averli circondati con colletti di carta o cartone , per evitare che la terra entri all’interno delle foglie. Per tener lontana la mosca della cipolla, che li attacca, potete consociarli con le carote. Come? Basta vedere qui. Si innaffia, morigeratamente, durante la stagione vegetativa e solo in caso di siccità.

Qualche Allium ampeloprasum sulla strada della pentola

Il porro è ricco di vitamina A ed inoltre contiene vitamine C e del gruppo B, ferro, magnesio, zolfo, sodio, silice, manganese e potassio. Chi vuole farsi trovare pronta alla prova bikini, non potrà non apprezzare il fatto che sia ipocalorico e con proprietà diuretiche.

Pensate che l’imperatore romano Nerone fu soprannominato “il porrofago” perché era ghiotto di questi ortaggi, che utilizzava in gran quantità per schiarirsi la voce.
Ma non poteva mancare anche chi, fin dai tempi antichi, gli attribuisce proprietà afrodisiache! E te pareva…

Il porro è il simbolo nazionale del Galles: la leggenda narra che il re del Galles Cadwaladr, nel VII secolo, per mimetizzarsi durante una battaglia contro i Sassoni, avvenuta in un campo di porri, ne fece apporre alcuni sull’elmetto dei suoi soldati. Da allora e fino ad oggi, il simbolo del porro viene riportato sull’elmetto delle guardie gallesi, un reggimento dell’arma britannica.

Lo stemma del Galles

 

Sempre se avete a disposizione un bel pezzo di terreno, potete coltivare le patate! Procuratevi i tuberi pregermogliati in un negozio specializzato, nel frattempo preparate il terreno tracciando solchi distanti tra loro circa mezzo metro e profondi circa 10 centimetri.

A questo punto potete piazzarvi i tuberi, ad una distanza di circa 30 centimetri l’uno dall’altro, ricoprendoli di terra. Un paio di settimane dopo sarà utile procedere a rincalzatura, che è l’accostamento di terreno sui lati della fila; il suo scopo è scoraggiare la proliferazione di erbe infestanti e permettere la crescita dei germogli in un terreno confortevolmente smosso. Tale operazione dovrà esser ripetuta un mese dopo.

Nel periodo di sviluppo delle nostre patate non sarà necessario innaffiare, mentre è utile procedere periodicamente a scerbatura, cioè zappatura e rimozione delle erbacce infestanti dalla terra circostante.

La raccolta potrà iniziare dalla metà dell’estate in poi, quando la parte aerea assumerà un aspetto giallastro ed appassito, segno di esaurimento delle sostanze nutritive di riserva. A quel punto, mano ai forconi a quattro denti, e fuori i tuberi! Conservateli preferibilmente al buio, per evitare che diventino amarognoli.

Esistono diverse varietà di patate: a pasta bianca, farinose perché molto ricche di amido, a pasta gialla, compatte, sode e poco farinose, quelle rosse, di polpa soda, e l’americana dolce, ricca di betacarotene, un potente antiossidante. In Emilia Romagna le arricchiscono di sali minerali, in particolare potassio e selenio (un altro antiossidante). Dal punto di vista nutrizionale, contengono amido in grande quantità, tuttavia a parità di calorie saziano maggiormente rispetto a pane e pasta, ed inoltre fosforo, potassio, vitamina C e pochissimo sodio.

Una coltivatrice di patate (americane?) piuttosto famosa

C’è chi le consuma fritte, al forno, lessate o arrosto. In Polonia, Russia e Finlandia le trasformano in un’ acquavite conosciuta e apprezzata in tutto il mondo: la vodka.

Se proprio non vi piacciono, potete provare a lessarle e, dopo avervi attaccato due elettrodi di zinco e rame, costruire una batteria elettrica organica. Pare che nel 2010 un gruppo di ricercatori dell’università di Gerusalemme avesse annunciato di aver sviluppato una batteria utilizzabile ad esempio nei territori non raggiunti dall’energia elettrica, in modo semplice e sostenibile.
A me è capitato di farlo con un limone, ma con quello oltre l’orologino digitale non si andava. Con la patata…chi lo sa.

E pensare che quando venne importata in Europa dal Perù, fu a lungo disprezzata e consumata solamente da chi vi era costretto. I motivi di tale antipatia erano tanti, ad esempio per la sua forma bitorzoluta che ricordava le eruzioni della lebbra, oppure perché anziché nascere dai fiori o dai rami degli alberi, cresceva nelle profondità della terra (un fenomeno inspiegabile!) e – quel che era peggio – non era mai stata citata nella Bibbia.Tutto questo creò intorno all’innocuo tubero un alone diabolico (!), tanto che ci furono esorcismi, processi e condanne al rogo ai danni di sacchi di patate; se si fossero limitati a quelle anziché tirare in ballo streghe e gatti neri, sarebbe comunque stato meglio.

Saranno pile ricaricabili?

In Russia si preferì a lungo morire di fame (!!) piuttosto che cibarsi del “frutto del diavolo”, al contrario in Prussia, per incoraggiarne l’uso, nell’anno 1651 fu emanato un editto in cui si condannava al taglio del naso e delle orecchie chiunque si fosse rifiutato di coltivarle: da un estremo all’altro.

E in Italia? Qui da noi furono importate dai Carmelitani Scalzi, verso la fine del XVI secolo, da Portogallo e Spagna, che a loro volta le avevano importate dal Cile.

 

Orbene, nel mese in cui tutto inizia, questa rubrichetta finisce.
Se nel corso degli ultimi 12 mesi fosse stata utile anche ad una sola persona, l’obiettivo sarebbe considerato raggiunto!

Cosa vi aspettavate da una che ha scelto Pras(inos) o πράσινος - “verde” in greco – quale pseudonimo?

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook93Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?