Se fate i bravi, leggiamo!

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Inizio col farvi una domanda: vi siete mai accorti che ai bambini piace tantissimo leggere? Naturalmente, come in tutte le cose, c’è sempre quello che fa eccezione alla regola, ma è così: sono veramente pochi i bambini che ho conosciuto, che non si siano entusiasmati per questa attività.
Quando arrivano in prima elementare, i piccoli alunni sono molto motivati all’apprendimento della lettura. Si sono già accorti che imparando a leggere avranno la possibilità di accedere a tutto un mondo fino a quel momento appannaggio degli adulti. Questo, naturalmente, soprattutto se i loro stessi genitori amano farlo e se li hanno resi partecipi acquistando libri o prendendoli a prestito nelle biblioteche, regalandoli alle diverse occasioni, leggendoli con i piccoli e raccontando loro le fiabe. Il meraviglioso tempo trascorso con i genitori leggendo un libro forma la vita emotiva del bambino e veicola una importante abitudine che durerà nel tempo. Leggere e raccontare storie ai bambini li aiuta a sviluppare il linguaggio, a strutturare la sequenza narrativa, a rafforzare le categorie spazio temporali e, a livello emotivo, ad affrontare le loro paure più profonde e a superarle ben al sicuro tra le braccia di mamma o papà.

Ed ecco che a un certo punto il bambino inizia la scuola. Questo è un passaggio davvero delicato che, non mi stancherò mai di affermarlo, ha bisogno di un lavoro in sinergia tra scuola e famiglia. In questo momento, infatti, il piccolo deve affrontare la fatica di imparare a leggere, senza perdere il piacere di farlo. Il bambino deve affrontare il lavoro, il compito quotidiano di esercitarsi alla lettura, esercizio fondamentale per imparare. Senza l’esercizio quotidiano l’apprendimento della lettura come minimo tarda a venire, portando il bambino già a una prima sconfitta e quindi alla demotivazione.

Però anche l’adulto deve fare la sua parte: maestri e genitori. Molti genitori, infatti, iniziano il percorso scolastico dei loro figli scrollandosi di dosso l’abitudine di leggere e raccontare storie perché “è una cosa da bambini piccoli, adesso sei grande e DEVI fare da solo”. Ma non è affatto così, è proprio adesso che il bambino ha più bisogno dei suoi genitori.

Prima di tutto dal punto di vista emotivo, relazionale: crescere fa anche tanta paura, l’inizio della scuola dell’obbligo può far sentire il bambino solo con le sue nuove difficoltà e i suoi nuovi obblighi. Mantenere quindi le più piacevoli abitudini in continuità col passato, fa vivere il passaggio come più naturale e facile. Inoltre, proprio ora i genitori possono cominciare a fare quei giochetti di lettura, che fino a quel momento si sono trattenuti dal fare. Mi riferisco a qualcosa di preciso. Infatti, molti genitori, all’inizio del nostro rapporto, mi dicono che non hanno mai cercato di insegnare a leggere e scrivere ai loro figli, capendo, giustamente, che è meglio così. Ora però alcuni tendono a delegare tutta la faccenda alla scuola, e questo invece è sbagliato. Perciò è questo il periodo giusto per leggere un libro col bambino e chiedergli una partecipazione attiva con inviti e domande del tipo: leggi tu questa parola, leggi tu questa breve frase, cosa c’è scritto qui, chi è questo personaggio, dove è scritto, in questa pagina c’è scritto ‘mela’ trovala tu… e così via. Si possono osservare e descrivere insieme le illustrazioni, discutere della storia e dei personaggi o cercare il significato di parole nuove. In questo modo si fa un vero e proprio esercizio, ma veicolato dal solito, abituale piacere.

Poi naturalmente c’è tutta la parte che deve fare la scuola. In prima, qualsiasi sia il metodo scelto dall’insegnante, purtroppo non si può fare a meno della sistematica decifrazione della parola scritta. Ci sono, secondo il mio parere professionale, metodi e scelte che possono facilitare il processo, che però rimane sempre un po’ noioso. Perciò anche la scuola non può dimenticare il piacere di imparare a leggere, con atteggiamenti simili a quelli richiesti alle famiglie.

Leggere libri e raccontare storie, prima di tutto. Come si faceva alla materna. Creare un po’ di atmosfera, drammatizzare voci e personaggi, scherzare un po’, per esempio sbagliando il timbro delle voci (il lupo con una vocina, Cappuccetto Rosso con il vocione), suonare strumentini musicali in particolari punti stabiliti prima, fare la scenetta della storia distribuendo le diverse parti, scrivere una frase della storia e disegnarla… e così via.

In particolare con la mia collega quest’anno abbiamo scelto di fare la scelta dei cosiddetti testi alternativi. Cosa significa questo termine?

In pratica, invece di adottare i testi di lettura ministeriali, abbiamo usato l’equivalente della somma del prezzo di copertina per acquistare semplicemente LIBRI. Questa scelta da parte nostra è fondata sui diversi concetti che cerco di chiarire in questo articolo, ma devo dire che c’è anche un’altra motivazione. Da quattro anni a scuola non si possono più scegliere liberamente i testi di lettura. Una legge di quattro anni fa, infatti, che doveva giustamente servire per bloccare il continuo cambio di libri e di edizioni alle Scuole Medie, dove i testi sono acquistati dalle famiglie, è stata estesa alla scuola elementare con l’unico risultato di un impoverimento dell’offerta e l’impossibilità per un insegnante di scegliere il testo più adatto al proprio metodo. Pare che a partire dal prossimo anno scolastico questa parte della legge verrà abolita…stiamo a vedere.

Intanto invece vi racconto che da una mamma di tre figli, mia amica del cuore, ho preso il titolo per un bel progetto sulla lettura. Ricordo che quando i bambini erano molto piccoli, lei li convinceva a fare i bravi dicendo: “Se fate i bravi, dopo vi do un pacchetto di cracker”. Questa frase, per la quale noi amici l’abbiamo presa in giro per anni, mi è tornata in bocca spontaneamente con una mia prima: SE FATE I BRAVI, LEGGIAMO. Ecco, leggere come promessa per un buon comportamento. In classe la lettura non come riempitivo, passatempo di poco conto se non al contrario, come obbligo. Lettura come premio perché è veramente DIVERTENTE LEGGERE. La lettura cibo delle feste, speciale leccornia che ti meriti come premio, al contrario della prassi diffusa: se leggi ti premio con qualcosa di più piacevole.

Nella stesura di quel progetto ho preso in considerazione molte affermazioni tratte da un libro magnifico che consiglio sia a genitori, sia a insegnanti: “Come un romanzo” di Daniel Pennac. Il libro inizia con una frase memorabile: “Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo ‘amare’… il verbo ‘sognare’…” e con un linguaggio avvincente e mai noioso, fornisce molte indicazioni su come aiutare i giovani a diventare buoni lettori.

Tra tutte le belle pagine, mi piace trascrivere quelli che Pennac chiama I diritti del lettore, che sono secondo l’autore dieci:

1)      Il diritto di non leggere.

2)      Il diritto di saltare le pagine.

3)      Il diritto di non finire un libro.

4)      Il diritto di rileggere.

5)      Il diritto di leggere qualsiasi cosa.

6)      Il diritto al bovarismo.

7)      Il diritto di leggere ovunque.

8)      Il diritto di spizzicare.

9)      Il diritto di leggere a voce alta.

10)  Il diritto di tacere.

Qualsiasi adulto buon lettore non può che riconoscere in questi diritti… gli stessi che concede a se stesso. Allora, perché quando un bambino inizia il suo personale percorso di lettura riteniamo di doverglieli negare? … Il libro si finisce se vuoi iniziarne un altro… Questo libro è da bambini piccoli, non puoi leggerlo tu… Devi leggere il libro, non il giornalino… Devi finirlo tutto, solo dopo puoi dire che non ti è piaciuto… Quante volte avete subito questi imperativi? E quante volte li avete imposti a un bambino? Io, veramente, ho visto anche di peggio. Ho conosciuto genitori che deridono i figli perché leggono. Pensate siano casi estremi? Non ne sono poi così sicura: ormai siamo ossessionati dall’idea di far fare ai nostri ragazzi solo ciò che serve, ciò che riteniamo utile. Perciò o leggono perché è necessario per la scuola (leggi perché devi perciò devi leggere) oppure non devono perdere tempo.

Tanto per cambiare finisco col parlare di tempo. I bambini del tempo pieno, con le loro 40 ore di scuola settimanali, hanno poco tempo per leggere. Perciò è per loro fondamentale scegliere libri non troppo corposi e anche piuttosto distensivi. Più tardi avranno poco tempo perché avranno molto da studiare, ma non temete, ricominceranno a farlo volentieri … appena torneranno ad avere tempo. E poi, dico, in quanto al diritto di non leggere, non fate loro domande stupide!

A una bambina di quarta elementare, splendida lettrice fin da piccolissima, fu chiesto se le piaceva leggere. Certo, adorava leggere, ma, le si chiedeva ancora maliziosamente: “Preferisci leggere o giocare al mare con le tue amiche?” Lei non rispose e mi guardò. Ecco cosa mi dicevano i meravigliosi occhi, enormi, azzurri e profondi di quella bambina: maestra, se mi chiedono cosa preferisco, dico correre, giocare, nuotare al mare in una meravigliosa giornata di convergenza astrale, con il sole, le amiche, mamma e papà che si sono presi del tempo per me.

Per il resto però adoro stendermi sul mio lettino, pancia in su e gambe incrociate, e correre su una spiaggia bianchissima, coltivare rose in un giardino segreto, far scricchiolare sotto i piedi le foglie di un bosco, visitare il paese delle meraviglie, cavalcare un cavallo a pois e, verso sera, prepararmi una buona cenetta dentro la pancia di una balena.

Buona lettura a tutti!

 

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Chi lo ha scritto

Lamaranga

Mi firmo Lamaranga, così mi chiamavano alle Medie, e appena arrivata a Ravenna così mi trovo a essere chiamata (nell’ambiente di lavoro) senza che avessi mai avuto il tempo di fare una simile confidenza. Da sempre inoltre quando uno sbaglia il mio nome mi chiama immancabilmente Monica, ma mia madre giura di non aver mai avuto l’intenzione di darmi questo nome. Sarà che l’inizio non fu uno dei migliori: il nome scelto da mia madre non piacque al prete che mi battezzava e lì per lì ne furono aggiunti altri due. Mettiamola così, ancora non credo di sapere chi veramente sono. Di certo scrivere però, mi aiuta a riconoscermi. “Dentro di noi c’è una cosa che non ha nome, e quella cosa è ciò che siamo”. (José Saramago-Cecità)  

11 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Penelope Pras

    A proposito, mi sono appena imbattuta in questo questionario, riguardante le abitudini di lettura in famiglia e rivolto ai genitori di bambini tra i 3 e i 6 anni. E’ parte di una ricerca condotta presso il dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Università di Milano Bicocca (responsabile dott.ssa M.E.Scotti.
    Se qualcuno volesse partecipare, ecco il link: https://docs.google.com/forms/d/1n5piJ9czFv-YrhPdKZclz3w-_QYnhAVRLvRoCO1e_9U/viewform?sid=48bfaca9b4e90287&token=_aIV5T0BAAA.F2na2YAKMgGUr7P-SueWWQ.i5-cyGqP7dK4TA0HTlTcWw&pli=1

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  2. Anna

    Io sono una mamma di 3 “bambini” ormai cresciuti …a cracker e buoni libri, scelti spesso da una amica speciale, alcuni di questi libri consumati da quante volte letti e riletti, libri che stanno ancora facendo il giro in mano di altri bimbi. BRAVA è stato emozionante leggere questo articolo e grazie

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  3. Francesca

    Bellissimo articolo. Leggere è da sempre un passione per me e ho fatto, e tuttora faccio, di tutto per trasmetterla ai miei figli. Trovo fondamentale il “diritto di scegliere cosa leggere”. Ho toccato con mano che la motivazione alla lettura cresce esponenzialmente se la scelta del libro parte da loro.
    Francesca

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  4. valentina

    io sono una lettrice recente…cioè ho scoperto l’amore per la lettura da grande…finiti gli studi obbligati, probabilmente perchè i miei genitori, che si ritenevano non capaci, mi han sempre lasciato sola con compiti, letture e giù di lì! All’università ho cominciato ad apprezzare alcune letture e a non leggerne altre…alla Pennac insomma! Ho eletto mio padre uditore dei miei ripassi universitari, perchè uomo molto curioso e lettore autodidatta in età adulta. Mi ritengo una mamma abbastanza attenta all’argomento per non far sentire soli i miei cuccioli e soprattutto perchè mi piace leggere e animare con loro libri di vario tipo. Vedere un bimbo che si immedesima e, se potesse, si tufferebbe dentro al libro è meraviglioso! Per finire la tecnica Se fate i bravi leggiamo è SORPENDENTEMENTE VERA E COMPROVATA!!!
    BUONA LETTURA IN OGNI DOVE!
    PS. A NOI PIACE SULLE SCALE PER ESEMPIO.
    DOLCE NOTTE CURIOSA
    VALENTINA

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  5. Antonio Capolongo

    Ci sono scritti meritevoli di una capillare diffusione; “Se fate i bravi, leggiamo!” è indubbiamente uno di quelli.
    Durante le mie letture, mi soffermo spesso sui diritti del lettore, in particolare sul primo – il diritto di non leggere – che ho sempre trovato geniale, e relativamente al quale mi sono sempre divertito a dare le mie interpretazioni, che osservavo gradualmente svanire per lasciar posto all’unica possibile: il lettore non smette mai di leggere, pur “staccando” gli occhi dal libro, anzi in quel momento comincia (o riprende) la lettura più impegnativa, gravitando all’interno… verso il suo animo.

    Grazie per la lettura e buone cose
    Antonio

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  6. Penelope Pras

    E’ verissimo. Ricordo che da piccola, pur di leggere qualcosa anche quando mi trovavo – ehm – alla toilette (notoriamente una classica “sala di lettura” domestica), ricorrevo ai flaconi (con relative etichette) dei detersivi/bagnoschiuma/qualsiasialtracosa. Adesso però per favore non chiamate lo psichiatra.

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    • rita

      Ho sorriso anche io amavo leggere nel bagno…etichette varie, adesso quando sono nel bagno non riesco a leggere perchè mi dimentico di portarmi dietro gli occhiali!!! Chiamare lo psichiatra?” non sia mai, questo è il bello di essere un po matti.

      Rispondi
  7. Cicci

    Bellissimo articolo!
    Mi hai dato un’idea bellissima, grazie… se fai la brava leggo anche altri articoli :P

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