La follia di votare piddì

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Santo subito. Martire della sconfitta impossibile.

Scelta razionale o no?

Piddi. Il suono non è eccitante. Due consonanti insulse. Una sigla corta che vuole farsi dimenticare. Un leader che sembra mio nonno: borbotta, non spiega molto quello che vuole ma tanto lo so bene come la pensa. Non ha mai cambiato idea negli ultimi quarant’anni. A lui piace la crescita, la giustizia, l’uguaglianza. Quando gli chiediamo, noi elettori italiani, come raggiungere questi nobili ideali, riprende a borbottare come un vecchio orcio ricolmo di durissimi fagioli borlotti. In confronto a quella pentola a pressione fischiettante che è Grillo, c’è poca storia.

Ma la vecchia pentola mi rassicura e mi ispira più fiducia dei parvenu a cinque stelle che con il loro entusiasmo da neofiti giustizialisti rischiano di fare a pezzi quello che resta di questa penisola disgraziata.

Sono un elettore razionale. Sono convinto di scegliere con la massima logica, lasciando da parte ogni impulso viscerale, quella rabbia profonda che mi fa voglia di tanto in tanto di scendere in piazza Montecitorio per spaccare tutto. E per questo anche alle ultime elezioni ho votato PD. Coscientemente, freddamente, con una mezza bottiglia di amaro averna per farmi digerire il vecchio nonno Bersani e gli allegri compari dell’ospizio del piddì. (Quando verrà la rivoluzione, Bersani non andrà al plotone di esecuzione, ma D’Alema sì, subito dopo Berlusconi)

Ecco la rabbia che ritorna a galla, come le venti portate di un pranzo di matrimonio. Non ho dimenticato cosa è successo negli ultimi vent’anni e le responsabilità di questa dirigenza: gli inciuci con Berlusconi, l’indifferenza alle richieste dei cittadini, il rifiuto di tagliare i costi della politica, il silenzio criminale verso i privilegi delle tante lobby che strangolano il paese, dalle banche alla chiesa, dai sindacati ai tassisti. Invece di ascoltare un programma di riforme economiche e sociali, siamo stati bombardati da discorsi esoterici sulle future alleanze con il centro, con esempi di coerenza e limpidezza come Casini e Fini. Per finire con Monti. (Quando verrà la rivoluzione, il plotone di esecuzione avrà una lunga lista d’attesa. Terzo dietro D’Alema ci sarà Monti e il suo governo tecnico al completo.)

Calma. La rivoluzione arriverà ma ha un po’ di ritardo.

Ho tentennato per qualche giorno prima delle elezioni. Perché non votare Grillo? Il suo programma non è, in gran parte, quello che abbiamo chiesto al piddì da anni? Manno!!! La rabbia non serve. La rivoluzione fa male. Sono un elettore razionale. Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. Bisogna capire i problemi, analizzarli, magari con una commissione d’inchiesta e qualche viaggio all’estero per scoprire come si fa negli altri paesi europei, e trovare così la migliore soluzione nell’interesse di tutti. Esempio. Il PD non è contrario a tagliare le province ma bisogna capire chi poi svolgerà le sue funzioni e come e quando e perché e dove e chi. E’ tutto più semplice quando si dice, licenziamo 106 inutili presidenti provinciali e 5.000 consiglieri provinciali. Ma il mondo reale non funziona così. L’accetta non è un buon modo per governare un posto complicato come l’Italia. Anche se…

Le elezioni. E se invece fossi io a sbagliare? Se fossi io l’elettore irrazionale? Se gli italiani avessero dimostrato più sale in zucca di quanto i soloni di Repubblica e del Corriere della Sera gli abbiamo dato credito? Ragioniamo. Un quarto ha votato Berlusconi per difendere un preciso interesse: non pagare le tasse. Un quarto ha votato Grillo per un’altra chiara anche se utopica promessa, pulire le stalle di Augia. Ma il quarto che ha votato piddì, per cosa ha votato? Per fare un’alleanza con Monti e soddisfare così l’egoismo della Merkel e l’ingordigia della finanza mondiale, a costo di consegnare ciò che rimane dell’Italia a qatarini, cinesi e fondi di investimento americani. Fantastico. Proprio una scelta razionale.

Dopo le elezioni. In queste settimane di grandissima confusione mi sono messo a riflettere sulla razionalità delle scelte mie e di tanti elettori del piddì. Veniamo tutti da anni di manifestazioni di protesta. Siamo scesi in piazza contro Berlusconi, contro la mafia, contro la corruzione, per la libertà di stampa e la dignità delle donne. Siamo arrabbiati come i grillini. Ma perché al momento del voto ho deciso di soffocare la mia rabbia? Perchè devo consegnare questo paese alla finanza internazionale per pagare debiti contratti mentre ero bambino, cosicché il mio vicino di casa che non ha mai lavorato seriamente possa continuare a prendere una pensione d’oro e a non pagare le tasse sui suoi quattro appartamenti in una zona prestigiosa di Roma (uno affittato in nero a 2000 euro al mese)? Perché ho creduto a Bersani e al piddì quando davanti a me era chiaro che nulla potevo attendermi da questa mummia di partito? Il voto è una sorta di rivoluzione periodica. Ogni cinque anni abbiamo un potere in mano, quello di rimandare a casa chi ci ha scontentato. Perché non abbiamo usato questa possibilità?

Un Mario comanda e l’altro ubbidisce.

Un passo indietro. Nel novembre 2011 anch’io, come credo la stragrande maggioranza degli italiani, ha fatto i salti pazzi di gioia per la fine di Berlusconi e per il governo tecnico di Monti che avrebbe dovuto salvare l’Italia dal baratro, fermando il crollo dell’economia sulla linea del Piave. Peccato che invece dei ragazzini del ’99 c’erano dei vecchiardi. Ma tant’è. Era la saggezza degli anziani per salvare l’Italia. Quale l’alternativa? Andare alle elezioni con la prospettiva della catastrofe economica. I nostri intellettuali alla Scalfari e alla Mieli si sono subito lanciati a convincerci che Monti era l’unica salvezza per l’Italia, invece di chiedere agli italiani se e come volevano essere salvati. Sul governo tecnico si è buttato il piddì, impaurito forse dalla prospettiva di governare il disastro lasciato dal cavaliere. Sembrava una scelta razionale, degna di un partito civile e responsabile, ma era quella più corretta per il paese? Chissà. Bersani doveva correre qualche rischio. In fondo, i politici non sono pagati per prendere decisioni difficili? Bisognava avere i nervi e il fiuto politico per rischiare.

E con questo vengo a Grillo. Perché un politico radicale deve essere considerato dai media italiani pericoloso? Cosa ha di pericoloso? Il programma politico? Il linguaggio acceso e populista? Oppure il seguito che ha tra la popolazione? E’ stato detto di tutto contro i grillini: protofascisti, illusi ed incompetenti. Ci abbiamo creduto, noi elettori piddì. Ma ci vuole così tanto per distinguere il fascismo di Casa Pound dal messaggio del M5S? Bastava guardare i fatti: c’era mai stato un episodio di violenza nelle manifestazioni grilline?

Quindi, a ripensarci, il percorso politico dell’elettore tipico del piddì, quale mi considero, avrebbe dovuto essere, nel novembre 2011, scendere in piazza per chiedere elezioni immediate, nel dicembre 2012 votare per Renzi che comunque avrebbe portato D’Alema e Fassina a chiedere un sussidio di disoccupazione, e nel febbraio 2013 votare per Grillo per mandare nei cassonetti la destra incapace di Berlusconi e della Lega, come l’ipocrisia del PD. Perché non l’abbiamo fatto? Cosa resta di razionale nelle nostre scelte? Ben poco. Abbiamo paura. Per questo noi elettori razionali del piddì abbiamo accettato tutte le scelte della nostra dirigenza, pur sapendo che erano sbagliate. Vogliamo essere rassicurati. Noi che fummo communisti negli ultimi anni dell’URSS abbiamo paura delle nostre idee. La giustizia è una parolaccia. L’uguaglianza una favola. Siamo invecchiati e come un qualsiasi evasore fiscale che teme che lo Stato si metta seriamente a riscuotere le tasse abbiamo paura che venga un governo riformista che metta a soqquadro le ultime residue certezze. Siamo una generazione di quarantenni che deve cedere il posto di comando che non abbiamo mai avuto ad una generazione arrabbiata che non ha più nulla da perdere.

Di questi due proprio non riesco a fidarmi. Nel frattempo, un italiano su quattro li ha scelti

Il popolo italiano ha parlato. La democrazia ha vinto. L’Italia è un paese vitale. Avrei preferito un altro risultato. Siamo noi i perdenti, noi quarantenni che ci siamo aggrappati all’illusione della razionalità quando la ragione era già uscita dalla finestra. Abbiamo perso due volte, contro i vecchi che ci hanno succhiato il sangue e verso i giovani che non possono più aspettare le tattiche di Bersani e D’Alema.

PS: tutto ciò non significa che adesso ami Grillo, l’altro nonno che invece di borbottare ai familiari, scende al bar a bestemmiare contro il governo mentre gioca a carte. Spero ancora in un partito democratico progressista e razionale. E, per una volta, anche coraggioso.

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17 commentiCosa ne è stato scritto

  1. cuffaro

    Cara dottoressa Amanda Lear
    la ringrazio per il suo umile intervento che ha aperto gli occhi alla spocchia della mia calcolatrice. Ha ragione la Val d’Aosta esiste solo nelle cartine comuniste e “italiani all’estero” è un ossimoro che non va proprio considerato.
    Allo stesso modo qualcuno potrebbe dire di non contare i voti della Sicilia che tanto sono tutti mafiosi (se non lo so io che sono pur sempre Cuffaro) o quelli della Lombardia che sono padani e non si capisce perché essere considerati per il parlamento italiano.
    Ma forse è meglio che i voti li conti solo lei con la sua calcolatrice personale che scarta le schede spocchiose e ristabilisce la verità inconfutabile che i numeri spocchiosi volevano nascondere.

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    • CuffaroQuelloFinto

      Bisogna contare tutti i voti validi per cui a quelli che dici tu,
      caro Marcello, bisogna sommare
      i voti della Valle D’Aosta dove PD non si presentava per lasciare spazio alla lista autonoma alleata e M5S ha preso 13.403 voti
      e quelli degli italiani all’estero (288.092 PD contro 95.041 M5S).
      Sommando tutti i voti validi quindi il PD da solo ne ha 134.713 in più del M5S, che in effetti sono davvero pochini,
      ma comunque sufficienti affinché l’affermazione
      “il Pd ha preso più voti del M5S alla camera” sia vera.
      Totò

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      • AmandaLearMetàMetá

        Solita spocchia PD-ina, perche’ non e’ detto che i voti dei valdaostani alla lista alleata, senza la stessa, sarebbero andati al PD.

        Il PD ha preso meno voti del M5S alla camera.

        Problemi del PD se prende lascia taglia e cuce ecc. ecc.
        Problema dei PD-ini se c’e’ sempre la scusa pronta o il cavillo del “se il PD non avesse lasciato il posto alla lista alleata in valdaosta…”
        Metafora di quello che succede nel paese, il PD e mi sembra anche certi PD-ini non riescono a sintetizzare la realta’ e agire di conseguenza.
        Firmano appelli, promuovono sofisticamente discorsi, ma alla fine dopo 20 anni di inciuci si trastullano nel prendersela con il M5S, primo partito d’Italia, reo di lesa maesta’ nei loro confronti, perche’ non scende a patti (come straripetuto in campagna elettorale).

        Non sono convinto che sti PD-ini davvero vogliano cambiare niente, piuttosti gli interessa di piu’ i mostrarsi politicamente corretti, educati e progressisti.
        Forse perche’ loro o i loro figli laureati non lavorano in un call center, se lavorano.
        Quindi continuano bellamente a votare un partito di DAlemi RosiBinde Marini e Violanti (Bersani e’ un grande, ma gli bucano le ruote).

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        • cuffaro

          la tua analisi ha sicuramente diverse ragioni. Però i numeri non sono un’opinione: il M5S è il secondo partito d’Italia. (anche se per il PD in Val d’aosta si contano come avevo già fatto 0 voti).
          Ma d’altra parte quelli del M5S oltre a non essere tanto abituati ad ascoltare e a leggere quello che dicono gli altri (tanto sanno già tutto loro, basta guardare quanto sono preparati i loro parlamentari eletti) con i numeri non vanno tanto forte, visto che vorrebbero dimezzare i parlamentari ma non sanno neanche quanti sono.

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          • AmandaLearCosiCosi

            Solita spocchia PD-ina (2) :)

            Puoi fare tutti i conti che vuoi, ribadisco che quello che conta e’ il messaggio, passato
            il giorno delle elezioni e quello dopo sui giornali, che M5S e’ il primo partito. Quello dei grafici sul voto italiano alla camera.
            Dei voti dell’estero, come della Val Daosta che eleggono i loro rappresentanti con sistemi elettorali
            diversi, come del senato che e’ a base regionale, non interessa a nessuno, nel paese reale.

            E comunque, tornando a pallino, per un pugno di voti perche’ i PD-ini si stracciano le vesti
            se Grillo non accorre e si mantiene nel suo (forse ottuso ma coerente) diniego?
            Forse si divertono a prendersi in giro scrivendo articoli semiseri sulla follia di votare PD :), e a parlarsi addosso?
            Forse invece non farebbero meglio a scendere in piazza e minacciare chi nel PD cerca l’accordo
            con il sommo delinquente?

            Invece il PD-ino con alzato il ditino, li’ ad attaccarsi onanisticamente al busillis.
            Poi si altera insultando gli elettori grillini che, forse a differenza sua, almeno nel mio caso non sono tifosi (sono anche disgiunti)
            ma hanno espresso una opinione in cabina elettorale, pronti ovviamente a cambiarla.
            Se un parlamentare non sa quanti sono parlamentari non interessa (vista la qualita’ media dei parlamentari), interessa magari dimezzarli.

            Se quindi proprio si voglino fare confronti, quando vedro’ un parlamentare di M5S passare un bigliettino
            a un parlamentare del PDL per difendersi in TV (La Torre con Bocchino), o tangentato come Penati, o certi
            sindaci di grandi citta’ del Sud piu’ o meno compromessi con malaffari e mafie, ecc. ecc.
            saro’ il primo a farmi delle domande, e a cambiare la croce sulla scheda.
            Possibilita’ che consiglieri, anche solo ipoteticamente, agli “annoiati indignati ma alla fine per me e’ lo stesso” elettori PD-ini.

  2. Giuseppe

    Sia come sia, la popolarità di Bersani oggi, dopo consultazioni con M5S, credo non sia mai stata così alta. Vediamo adesso come riuscirà a sputtanarsela.

    Rispondi
    • DellUtri

      Leggere prego le interviste di Franceschini, ex segretario, e Speranza, capogruppo, che legittimano Berlusconi, noto criminale (almeno anche per quelli che votano PD e sanno fare 1+1).
      Tutto il resto sono parole al vento.

      Rispondi
  3. marinda

    Max, ma perchè tu sei qui a scrivere e D’Alema è là a dire la sua? E anche io son fole come te!

    Rispondi
    • Max Keefe

      Più vedo il comportamento di Berlusconi e del suo partito e più non capisco cosa i grillini aspettino ad allearsi con noi per fare 3-4 cose serie e precise.

      Rispondi
      • DellUtri

        Grillo ha preso piu voti del PD, al massimo dovrebbe essere il contrario.
        Per esempio SEL vuole allearsi con Grillo.

        La realtá dei fatti comunque e’ che adesso sembra si cerchino i voti, l’appoggio, il nulla osta, chiamiamolo come volete, di un noto candidatore di mafiosi, evasore fiscale, ex primo ministro ad personam etc etc…
        Ancora una volta, la millesima, il PD gabba i suoi elettori, che come i crociati di Berlusconi lo voteranno comunque sempre.

        Rispondi
        • cuffaro

          ma sei Dell’Utri quello vero? quand’è che mi vieni a trovare?
          Comunque Grillo ha preso meno voti del PD, sia alla camera che al senato

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        • kiki

          Caro Dell’Utri,
          il PD ha più seggi di Grillo ed è l’unica coalizione (avendo con sé SEL) ad avere uno straccio di maggioranza da qualche parte, quindi ha senso che sia incaricato di fare il governo e di chiedere ad altri di allearsi.
          Può non piacere, ma si chiama democrazia rappresentativa. Come diceva Churchill è il peggiore sistema politico che esista, ad eccezione di tutti gli altri (ma si deve ammettere che Churchill non conosceva Grillo, Casaleggio e nemmeno – che iddio lo perdoni – immaginava la grandezza del web).

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  4. Katja

    Grazie, mi ci ritrovo. Sono io. Anche se la follia di votare Bersani alle primarie, beh, quella no, sarebbe stato troppo anche per me.

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  5. jeremy bentham

    Articolo coraggioso ed esauriente. La critica generazionale è sostanzialmente vera e, sopratutto, divertente. Il problema è che avete cazzeggiato troppo negli anni Ottanta!!! Ma non è stata colpa vostra…

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    • Max Keefe

      Jeremy. Sai dove abbiamo sbagliato? Pensando che bastasse fare una manifestazione al mese per sentirci impegnati. Invece bisognava fare politica seria, giorno per giorno.

      Rispondi

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