Braccia rubate all’agricoltura. A marzo

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Siete pronti? Siete carichi? State scaldando i motori? State anche voi sentendo da giorni il rassicurante profumo della brezza primaverile? State finalmente facendo ciao-ciao alla depressione invernale? Se avete risposto no ad almeno una di queste domande, non ci siamo: bisogna fare qualcosa.

Ad esempio, leggetevi un po’ cosa si può piantare alla fine dell’inverno. Quanto mi piace dirlo: fine. Dell(o). Inverno.

necessaire

Mentre siete impegnati a scegliere affannosamente il pomodoro più bello tra i cesti del supermercato, avete mai pensato con nostalgia all’orto di vostro nonno?! Io sì. Da piccola mi perdevo tra i filari delle piante di pomodoro…ma quanto erano buoni se addentati di nascosto all’ombra dell’albicocco?! Caldi come il sole di luglio, succosi…fin troppo! Lo “sbrodolamento” su mento e polsi era assicurato. Se anche voi avete una sana passione per paletta e rastrello, se vi piace annusarvi le dita che sanno di erbe aromatiche e se pretendete che le zucchine sappiano di zucchina, buttate un occhio a questa rubrica: potrebbe servirvi. Con il patrocinio dell’ambiente e del vostro portafogli.

E quindi, perché non seminare i carciofi? Nelle zone mediterranee più calde la pianta del carciofo cresce anche spontanea tutto l’anno, ma se pure voi avete la fortuna di vivere alle latitudini della pianura padana, meglio attendere il clima migliore. La propagazione può avvenire in diversi modi: ad esempio per seme o per trapianto di carducci, che sono le gemme sviluppatesi dalla pianta madre. I carducci si staccano con una piccola porzione di rizoma munito di qualche radichetta. Per l’estate, eventualmente, annotatevi che si possono usare anche gli ovuli, cioè porzioni di fusto munite di gemma: prima si fanno germogliare ammassati e inumiditi per due-tre giorni e poi si piantano in solchi profondi circa venti centimetri, a distanza di un metro l’uno dall’altro.

Un Cynara scolymus pronto per essere colto

Da ogni pianta si possono ottenere una decina di carciofi, che si raccolgono, insieme a una ventina di centimetri di gambo, tagliando nettamente i capolini fiorali ancora in bocciolo, con le brattee (le foglie che avvolgono il cuore del carciofo, quelle che si possono mangiare almeno in parte) serrate. Si parla di bocciolo perché  se dovessimo lasciarli sulla pianta, diventerebbero un fiore blu-violetto. Sul mercato si possono trovare diverse varietà di carciofi, spinosi e non spinosi: i primi presentano una forma più affusolata e un colore verde più intenso, i secondi hanno una forma più rotonda e un colore tendente al violetto.

Miss Carciofo californiano 1946: la riconoscete?

Dal punto di vista nutrizionale, il carciofo apporta pochissime calorie, contiene molto ferro, ma anche potassio, calcio, vitamine e fosforo.

Pare che si coltivi fin dall’antichità, originario del Medio Oriente, già usato dagli Egizi nella preparazione di diversi piatti e successivamente anche dai Romani, che lo cucinavano con acqua e vino. Verso la fine del XIII secolo fu introdotto in Sicilia dagli spagnoli e da qui poi si diffuse nel resto dell’Italia.

Riguardo le origini del suo nome, esistono due versioni: la prima attribuisce una derivazione da cinis, poiché c’era l’usanza di concimare con la cenere i terreni in cui sarebbero stati piantati, la seconda si rifà alla mitologia latina, che racconta di Giove, innamorato di una ragazza di nome Cynarauna che venne poi trasformata nella pianta di carciofo.

Pablo Neruda ha dedicato addirittura un poema a questo ortaggio: Oda a la alcachofa (Ode al carciofo).

Un altro lavoro a cui potremmo dedicarci è il trapianto delle piantine di sedano, a radice nuda, meglio se in giornate coperte o verso sera, per assicurarsi che il terreno sia fresco. Le piantine devono essere lunghe almeno 15 centimetri e poste ad una distanza di circa 30 centimetri di distanza l’una dall’altra.  Durante la crescita dei nostri sedani dobbiamo zappettare periodicamente la terra circostante, per eliminare le erbe infestanti e rompere la crosta superficiale eventualmente formatasi in seguito alle piogge. Le innaffiature devono essere regolari e leggere, poiché la siccità potrebbe causare la formazione di coste fibrose e amare. Se vogliamo sottoporli ad imbiancatura, è necessario legare le piantine asciutte e rincalzarle, per ridurre la penetrazione della luce nei cespi.

Sedano o Apium graveolens dulce

Del sedano si consumano soprattutto i gambi, tuttavia la maggior parte dei sali minerali (ferro, calcio, manganese, potassio) e delle vitamine (A, B e C) sono contenuti nelle foglie verdi.

Pare che nel Medioevo il sedano fosse utilizzato per scacciare la melanconia. Inoltre, per oscuri motivi era considerato un mezzo infallibile per conoscere il sesso del nascituro: una piantina di sedano con la sua radice doveva essere messo sulla testa della donna incinta, senza che questa se ne accorgesse (…); se il primo nome che pronunciava era maschile, sarebbe stato un maschio, altrimenti una femmina. Mah, si potrebbe provare.

 

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?