Porcellate

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Ovvero: come la legge elettorale vigente in Italia fa carne di porco degli elementari diritti democratici di voto dei cittadini.

Roberto Calderoli (Bergamo, 18 aprile 1956), politico e medico ospedaliero, laureatosi in medicina, specializzazione in chirurgia maxillo-facciale.
E’ tra i firmatari dell’attuale legge elettorale, da egli stesso definita “una porcata” e conosciuta anche come “il porcellum”

Quel grande statista/dentista del Calderöl ci aveva pensato bene in quei lontani anni quando ideò la legge elettorale con cui si voterà. Queste tribú, nella jungla del Parlamento, a seconda del vento, tessono e rompono accordi fra loro. Fare casino, sparigliare, complicare il metodo di elezione dei 630 deputati e dei 315 senatori.

Analizziamo dapprima su cosa si basa “il porcellum”. Tutto ruota attorno a due concetti tecnicamente neutri: il premio di maggioranza e gli sbarramenti. Questi stratagemmi sono in vigore in molti paesi dove la legge elettorale si ispira al modello proporzionale, ovvero ogni partito vince tanti seggi in proporzione diretta con i voti ottenuti alle elezioni.

Si può azzardare e dire che in realtà sono stratagemmi obbligatori per garantire la stabilità degli organismi eletti con metodo proporzionale, visto che la tendenza generale è quella di ritrovarsi con vari manipoli di eletti appartenenti a diversi partiti in conflitto piú o meno aperto fra loro, che governavano piú o meno assieme (meno i dannati del PCI) facendo a turno per eleggere le piú alte cariche dello stato.

Questo quello che succedeva in Italia fino al 1992, e risultava in governi sempre sotto il ricatto delle tribú parlamentari sempre pronte ad agguati (franchi tiratori) che duravano in media un anno. Le istituzioni erano in realtà in mano alla burocrazia dei partiti che tendevano a perpetuarsi impedendo attraverso alleanze variabili e sbilenche il perpetuarsi della partitocrazia. Il cittadino esprimeva la sua preferenza e i legislatori tenevano conto anche delle piú minoritarie preferenze e voglie. Forse per questo si arrivò ad avere una pornostar eletta in parlamento nel 1987.

Dopo tangentopoli, questo sistema “partitocratico” venne spazzato via dal referendum (Segni, uno finito poi male) che introduceva il sistema uninominale (corretto) di elezione dei parlamentari, come in UK e Stati Uniti, notoriamente paesi molto pratici. In questi paesi si divide il territorio in circoscrizioni, dove si elegge un rappresentante. Chi vince vince, chi perde nisba, e i rappresentanti dei partiti che possono per esempio contare sul 10% dei voti possono essere esclusi dal parlamente perchè ci sarà sempre un partito nella circoscrizione che ha piú voti.

Il risultato di questo marchingegno “barbaro” sono parlamenti con maggioranze consolidate e omogenee, e governi stabili, con forte potere decisionale e con grande responsabilità. Ciliegina sulla torta per questi sistemi è la possibilità di spazzare via politici e governi ad ogni elezione, cambiando radicalmente la politica di un paese, nel caso che l’elettorato non sia contento. Tutto bello, facciamolo anche noi? Probabilmente sí, e infatti avevamo una legge di quel tipo che produsse governi forti (per esempio il governo Berlusconi dal 2001 al 2006).

Ma c’è un ma. Tutta questa stabilità viene a scapito della democrazia, della rappresentatività. Come spiegato, ci potrebbero essere un 10%, ma anche molti di piú, di cittadini che scelgono un’idea, un partito che dopo lo spoglio non avrà rappresentanti eletti. “That’s life!”, si dice dove si usa l’uninominale.

E torniamo all’inizio. Nelle leggi a base proporzionale, si diceva, vengono introdotti uno sbarramento, che esclude dalla ripartizione proporzionale i partiti che non ottengono a livello nazionale una percentuale fissata, e il premio di maggioranza, che in sostanza dice che la ripartizione dei seggi non avverrà in maniera puramente proporzionale fra i partiti che hanno superato la soglia di sbarramento, ma che invece il partito piú votato avrà la maggioranza dei seggi in palio, e agli altri, proporzionalmente, quelli avanzati. In teoria, un giusto “balance” fra gli estremi di due sistemi, proporzionale e uninominale secco.

Il capolavoro del dentista/statista fu quello di mischiare proporzionale, sbarramenti, premi di maggioranza e il cruciale fatto che in Italia ci sono due istituzioni legislative sostanzialmente equivalenti, la Camera dei deputati e il Senato, per ottenere una legge elettorale con cui è difficile  ottenere una maggioranza coesa e con i numeri per governare e, allo stesso tempo, riuscire a proteggere i diritti di rappresentanza dei partiti cosiddetti “minori”.

Cosa fece il Calderöl: per la Camera dei deputati, niente di strano. La coalizione che ottiene piú voti a livello nazionale (sommando tutti i partiti che si sono dichiarati amici e che hanno fatto campagna elettorale “amichevolmente”) ottiene il 55% dei seggi anche se non ha il 55% dei voti. Premio di maggioranza, si diceva. Quindi alla Camera dovrà e saprà governare senza intoppi. E ne risponderà senza scuse dopo 5 anni. Per quanto riguarda lo sbarramento, alla Camera sono ammessi solo i partiti che superano i 4% su base nazionale e le coalizioni che superino il 10%. Niente piú partitini forti solo in poche zone, ovvero espressione solo di interessi politici locali.

Al Senato, invece, il premio di maggioranza e gli sbarramenti sono definiti su base regionale. Ovvero, ogni regione è come se eleggesse un pezzo di Senato, con gli stessi meccanismi sopra esposti: premio di maggioranza del 55%, sbarramenti però piú alti, con i partiti e le coalizioni che devono superare rispettivamente l’8% e il 20% per avere diritto a spartirsi la torta dei senatori di una data regione.

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Risultato? I piú forti avranno sí la maggioranza alla Camera, mentre al Senato tutto dipende da poche regioni dove il premio di maggioranza assegna molti seggi, e che quindi statisticamente verranno vinti dalle prime due coalizioni, facendo tendere quindi alla parità, o meglio a una impossibilità di una maggioranza rotonda in Senato. E questo nonostante il sacrificio di tanti voti dei cittadini, che vedranno in pratica sfumare il loro diritto ad essere ascoltati quando si esprimono al seggio elettorale, perchè nel caso votassero uun partito che non ottenga l’8% a livello regionale, questo risulterebbe nella cancellazione, ovvero nella insignificanza, della preferenza espressa.

E quindi via al dibbbattito (con tre bbb)! Ha senso votare per qualcuno che mi convince di piú ma che sicuramente non arriverà mai a Roma? Ovvero: già posso votare solo ogni 5 anni, voglio essere sicuro che la mia opinione sia ascoltata. Inoltre poi, con il mio voto, orrore! Faccio rimanere indietro la coalizione piú grande a me affine che perde contro quelli che proprio non voglio vedere eletti!

Ai posteri l’ardua sentenza.

P.S. A margine di questa raffazzonato e impreciso riassunto, l’Undici e totosenato.it vi forniscono  uno strumento per fare simulazioni e calcoli da soli, per testare le conseguenze dei vari risultati elettorali, calcolando il numero dei senatori eletti date le percentuali di voto, che vi potete inventare e cambiare a piacimento.

 

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Ale M

    Ho apprezzato l’articolo soprattutto per la sua utilità, in quanto il contenuto è di grande importanza e forse non a tutti molto chiaro (l’ho letto qualche giorno fa). Purtroppo però alcune frasi sono un po’ difficili da comprendere e l’impressione che ho avuto è che l’autore avrebbe dovuto rileggerle e correggerle. Apprezzo che qualcuno si prenda la briga di stendere articoli per chi, come me, preferisce la lettura alla scrittura, ma penso che scrivere non solo per se stessi, ma ad un pubblico, costituisca un impegno che richiede anche una maggior attenzione alla forma, sennò la lettura che piacere è?
    Comunque il maiale con gli stivaletti di gomma è fantastico!!

    Rispondi
    • giorgio marincola

      Ops! Verissimo.
      Un articolo di rara bruttezza, molto ingarbugliato e formalmente dadaista. Come la legge elettorale italiana.
      Voto: 2 stelle (tutte le altre sono in parlamento).

      Rispondi

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