Partecipare undici volte con poesia

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“La libertà non è star sopra un albero… La libertà è partecipazione”. La parola “partecipazione” evoca subito il testo della canzone di Giorgio Gaber, e Gaber trasmette subito l’idea che l’essenza del partecipare è la poesia.

E io che amo scrivere, ma che trovo così difficile esprimermi attraverso i versi o ricordare a memoria strofe, se non di canzoni, ho proposto a Matteo Chiavarone, poeta e editore di raccolte e antologie poetiche, sempre pronto a aiutarmi, di indicarmi un percorso sulla partecipazione attraverso undici poesie. Lo ringrazio, perché secondo me quello che avevo proposto non era un lavoro semplice. Ed ecco che Matteo ha regalato all’Undici, non solo undici titoli, undici poesie che ci parlano del partecipare e delle vite raminghe e difficili dei loro autori, ma lo ha fatto collegandole, introducendole una a una, creando un vero e proprio racconto che ci fa partecipare tutti alla bellezza di queste parole e allo loro narrazione poetica.
Lascio la parola a Matteo Chiavarone e alla sua idea di partecipazione con poesia.

La libertà non è star sopra un albero… La libertà è partecipazione”.

Mai come in questo periodo di incertezza politica ed economica risuona nella nostra testa questo verso del compianto Giorgio Gaber (a proposito, sono dieci anni dalla morte).
Partecipare.
Regola aurea per avere il diritto di parola, il diritto di esprimersi. Per essere liberi davvero. Si deve partecipare attivamente in politica, è vero, o nella cosiddetta “società civile”.
Ma ci sono molti modi di “partecipare”: la vita va vissuta guardandola in faccia, scontrandocisi a volte. E allora si partecipa facendo poesia, lavorando ai versi “quando il tempo non urge su di loro”:

I poeti lavorano di notte di Alda Merini

Alda Merini

I poeti lavorano di notte di Alda Merini

I poeti lavorano di notte

quando il tempo non urge su di loro,

quando tace il rumore della folla

e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio

come falchi notturni od usignoli

dal dolcissimo canto

e temono di offendere iddio

ma i poeti nel loro silenzio

fanno ben più rumore

di una dorata cupola di stelle.

___________

… E si fa poesia anche con la consapevolezza di non poter cambiare le cose:

Le mie poesie non cambieranno il mondo di Patrizia CavalliLe mie poesie non cambieranno il mondo di Patrizia Cavalli

Qualcuno mi ha detto

che certo le mie poesie

non cambieranno il mondo.

 

Io rispondo che certo sì

le mie poesie

non cambieranno il mondo.

___________

Si partecipa anche cercando di osservare l’amore, di capirlo nel momento in cui sembra più forte, nella giovinezza:

I ragazzi che si amano di Jacques Prevert

I ragazzi che si amano di Jacques Prevert

I ragazzi che si amano di Jacques Prevert

I ragazzi che si amano si baciano

In piedi contro le porte della notte

I passanti che passano se li segnano a dito

Ma i ragazzi che si amano

Non ci sono per nessuno

E se qualcosa trema nella notte

Non sono loro ma la loro ombra

Per far rabbia ai passanti

Per far rabbia disprezzo invidia riso

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno

Sono altrove lontano più lontano della notte

Più in alto del giorno

Nella luce accecante del loro primo amore.

___________

Si partecipa al dolore: il proprio e a quello di un compagno di sventura.

Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti

Veglia di Giuseppe Ungaretti

Un’intera nottata

buttato vicino

a un compagno

massacrato

con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d’amore.

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita.

___________

Si è costretti a volte, a partecipare: ad esempio alla condizione dell’esilio.

Gëzim Hajdari

Gëzim Hajdari

Ora non mi incanta più di Gëzim Hajdari

Ora non mi incanta più,

né il successo, né la fama.

Gioia e terrore

il mio essere.

Dolcemente l’Occidente

mi sta uccidendo.

Sogno spesso di tornare,

dove nessuno mi attende.

Nella mia patria

sono uno straniero.

Oltre la Parola

nulla mi è rimasto.

I giovani del villaggio

domandano incuriositi

quando mi vedono per le strade

di trent’anni fa:

«Chi è quel signore

con la barba incanutita?»

Altri mi scambiano

per uno hoxhë

“Cosa sei venuto a fare? –

mi chiede una Voce –

ciò che è andato via

non tornerà mai più!”

___________

Ma per tutti noi, in fondo, per partecipazione si intende passione civile, lotta:

vladimir semënovič vysockij

Francobollo commemorativo di Vladimir Semënovič Vysockij

La fucilazione dell’eco di Vladimir Semënovič Vysockij

Nel silenzio del valico, dove le rocce non sbarrano il cammino ai vènti,

In questi anfratti dove nessuno è mai riuscito a penetrare

Viveva un’allegra eco dei monti,

Rispondeva alle grida, alle grida degli uomini.

 

Quando la solitudine salirà alla gola come un nodo

E un gemito soffocato, quasi senza rumore, scivolerà nell’abisso,

Agile, l’eco afferrerà il grido d’aiuto,

Lo rafforzerà e lo porterà via con cura nelle sue mani.

 

Non dovevano essere uomini, gonfi di veleni e di oppio,

Quelli che giunsero per uccidere e ammutolire la gola viva,

Se nessuno ne sentì i passi e i grugniti.

Legarono l’eco e nella sua bocca misero un bavaglio.

 

Per tutta la notte continuò la farsa sanguinosa e crudele,

L’eco venne calpestata, ma nessuno sentì nulla.

All’alba l’eco dei monti, ammutolita, venne fucilata

E pietre sprizzarono, come lacrime, dalle rocce ferite.

__________

Ottobre di Vladimir Majakovskij

Aderire o non aderire?

La questione non si pone per me.

È la mia rivoluzione.

 

 

panagulis-falaci

Alekos Panagulis e Oriana Fallaci

Devi vivere di Alekos Panagulis

Se per vivere, o Libertà

chiedi come cibo la nostra carne

e per bere

vuoi il nostro sangue e le nostre lacrime,

te li daremo

Devi vivere

___________

Per partecipare bisogna vivere, per vivere bisogna prendere “precauzioni”. Lo sa bene Martha Medeiros in questa poesia troppo spesso attribuita erroneamente a Pablo Neruda:

Martha Medeiros e Pablo Neruda

Martha Medeiros e Pablo Neruda

Lentamente muore di Martha Medeiros

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marca o colore dei vestiti,

chi non rischia,

chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi evita una passione,

chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i

piuttosto che un insieme di emozioni;

emozioni che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore

davanti agli errori ed ai sentimenti!

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza,

chi rinuncia ad inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia e pace in se stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,

chi non si lascia aiutare,

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di

gran lunga

maggiore

del semplice fatto di respirare!

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di

una splendida

felicità.

___________

C’è anche chi decide – forse per carattere – di non partecipare, di vivere al di fuori di tutto:

Charles Bukowski

Charles Bukowski

Vagabondo di Charles Bukowski

Girando di città in città

avevo sempre due paia

di scarpe,

le scarpe per-cercare-lavoro

e le scarpe da lavoro.

 

le scarpe da lavoro erano

rigide, nere

e pesanti.

qualche volta quando

le indossavo

facevano molto

male,

la punta indurita e

contorta.

ma le mettevo

in una mattina

post-sbornia,

pensando: bene,

rieccoci qui

a lavorare per

paghe miserabili

e si suppone tu sia

grato

di questo

(essendo stato scelto

tra una folla

di candidati).

probabilmente era la mia

faccia

più brutta e

onesta.

___________

Come non chiudere con il maestro Gaber che mi ha ispirato questa selezione:

Giorgio Gaber

Giorgio Gaber

La libertà di Giorgio Gaber

Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura

e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,

sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,

incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

 

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.

 

Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia

e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,

che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare

e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

 

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche avere un’opinione,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.

 

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.

 

Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza

e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,

con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo

e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

 

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche un gesto o un’invenzione,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.

 

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.

 

 

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Giuseppe Teloni

    L’impronte lasciate dagli amanti sulla sabbia
    Scompaiono alla prima crespa del mare
    Per ritornare più avanti e avere lo stesso destino
    Ma la notte ricrea l’avvenimento con le sue immagini
    E trasforma come roccia il ricordo
    Di un qualcosa che non è mai avvenuto.
    G.T. 5 novembre 2013

    Rispondi
  2. Antonio Capolongo

    Rileggo per la terza volta questi versi, alla ricerca del punto esatto del percorso di partecipazione in cui mi trovo… le rileggerò tra qualche tempo.
    Grazie a Marinda e a Matteo Chiavarone

    Rispondi

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