Partecipa forse rifiuta

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L’altro giorno sono salita in auto, e dopo la manovra di uscita dal mio cortile, aspettando che si aprisse il cancello automatico ho acceso la radio e, all’improvviso senza preavviso è iniziata, proprio in quel momento una vecchia canzone di David Bowie. FacebookVitaRealeL’incipit è super riconoscibile, è di quelle canzoni che ti spinge ad alzare il volume, un brano che non puoi fare a meno di cantare a squarciagola. E se non fossi chiuso in un abitacolo, ti scateneresti in un ballo sfrenato. Volete sapere cosa è successo? Istintivamente la mano è andata al frontalino della radio alla ricerca di un tasto, di un pulsante per condividere, mettere un “Mi piace”, commentare, per far partecipare a questa mia sorpresa musicale parenti, amici e fan virtuali. Se parte inaspettatamente “Young Americans”, tu stai andando al lavoro, ti piace, ti piace veramente, conosci tutte le parole, la normalità vorrebbe che tu ti limitassi a goderti quel momento di inaspettata felicità. E invece, istintivamente, di fronte a quel piacere diventi immediatamente uno qualsiasi, uno che ha una cosa qualunque da far sapere a chiunque, da condividere con tutti.

Ci sono rimasta malissimo. Una volta partecipare era una scelta. Ora è pesca a strascico.

CaterpillarAM - 255 Mi piace - 12 Commenta - 162 Condividi

CaterpillarAM – 255 Mi piace – 12 Commenta – 162 Condividi

Certo più facile, perché nel mare dei social, se butti una rete poco o tanto qualcosa raccogli. Magari anche solo un “mi piace” da qualcuno che per caso in quel momento si trovava lì. Pensate a come si propagano gli inviti a partecipare ad eventi, e con che facilità di fronte al “Parteciperò”, “Forse”, “Rifiuta”, mettiamo “Forse” perché è semplice, dato che è virtuale, e invitiamo amici, anche solo per allargare la cerchia dei nostri interessi, anche se siamo stati invitati alla presentazione di un libro a Cagliari, città dove non siamo mai stati e non abbiamo in programma di andare, perché a più di 800 chilometri da casa, dei quali una buona parte sono di mare. Ma l’autore, che seguiamo sui social e in Tv, ci è così simpatico.

Oppure pensiamo alle “cause” o alle “petizioni” che coinvolgono tutti viralmente. Che significato e che impatto sul mondo reale potranno mai avere le mie sottoscrizioni e firme e inviti ad amici a fermare “la crudeltà sugli animali”, a bloccare “la pornografia infantile”, a “dimezzare lo stipendio dei parlamentari italiani”, a “aiutare i monaci tibetani” soprattutto visto il fatto che gli inviti che partono da me sembrano vivere di vita propria e andare e venire a casaccio?

Disabled veteran asks for public support; service dog faces euthanasia for biting woman who beat him with metal pole - Sign the petition

Un veterano disabile chiede supporto pubblico vorrebbe che fosse abolita la soppressione del suo cane che ha morsicato una donna: firma la petizione. Invita gli amici a firmare.

D’altronde io stessa non nego un mi piace a nessuna delle persone con sono in contatto quotidianamente, soprattutto per dire: ho visto il tuo post, ok. Soprattutto di qualche amica molto affine e di personaggi interessanti e programmi radio e tv che mi piacciono in tema di musica, scrittura, vignette o qualcosa di politico o calcistico. Condivido solo veri interessi e commento solo se ho realmente qualcosa da aggiungere. Ma “mi piace” lo uso solo per dire, appunto, sì ho visto. Che non è proprio la stessa cosa. E anche se mi sento, molto più selettiva di tante altre persone, finisce che contribuisco, come la stragrande maggioranza del pubblico, ad ingrossare le file di coloro che attraverso la quantità trasformano in qualità qualcosa di non memorabile. Come un programma di cucina, una canzone di un talent, la posizione di un politico o l’intervista di un allenatore antipatico.

Perché comunque oggi i libri e gli articoli di giornale si propagano con citazioni e Tweet, la radio e la tv si seguono su  Facebook e Tweeter, si partecipa così commentando e condividendo battute, sberleffi o commozione, divulgando in infiniti rimandi un attimo che forse diversamente andrebbe a finire nel dimenticatoio. E molto probabilmente se lo sarebbe merito questo oblio.

Sì, perché la partecipazione vera è un concetto diverso, la qualità è un’altra cosa.

Se un cane è stato abbandonato, gli serve un padrone vero che gli dia riparo, affetto e cibo, non la mia petizione contro chi abbandona i cani.

Perché se mia figlia è triste per una difficoltà a scuola le serve che la ascolti mentre mi ripete una lezione su Platone, non è che le posti una citazione tratta dal “Simposio”.

Daiana eliminata da Masterchef

Daiana eliminata da Masterchef – Commento Facebook: Brava Daiana, umile e appassionata. Sei stata un esempio di coraggio per molti concorrenti molto più giovani. Adesso tutti ci aspettiamo che tu riprenda la tua amicizia con Suien, ma non saremo noi a dovertelo suggerire… Hai tenuto duro anche quando…..era dura e sei uscita a testa alta, tenendoti stretta stretta la bellissima esperienza che ti sei fatta e i grandi insegnamenti che ti hanno dato gli chef. A presto! – 2 MI piace.

Perché se al lavoro presento un progetto che è costato in termini di tempo e denaro, che ha comportato un profondo impegno di diverse persone, non posso essere liquidata senza una parola, visto che il tasto “Dislike” non esiste più. Non puoi limitarti ad ignorare il mio lavoro senza un commento, senza che venga detto nemmeno il perché. Come se bastasse non mettere un “Mi piace” per comunicare che non va bene. Come se si trattasse del famoso invito alla libreria di Cagliari rivolto ad una persona che vive a Pordenone. Ovvio che rifiuta, senza tante spiegazioni. O che “Forse” è una maniera carina e senza impegno di dire “No, grazie”.

Nella vita vera non è così.

Ci piacerebbe che bastasse dire “Non mi piace più” perché scomparisse questo o quel politico, con i provvedimenti che ha fatto o che non ha fatto.
Ci piacerebbe che bastasse Ritweetare un post di un candidato perché vincesse e risolvesse i problemi che più da vicino ci riguardano.
Ci piacerebbe che una cosa di cui ci siamo pentiti, come sostenere qualcuno che ci ha deluso o un’invettiva un po’ troppo sopra le righe, potesse essere occultata con il semplice comando “nascondi”.

Invece no, partecipare richiede tempo e impegno, ascoltare, domandare, pensare, aggregarsi, rimboccarsi le maniche. E fare, rispondendo, non solo con un commento sarcastico, delle conseguenze delle proprie scelte.

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