La percezione personale di giusto e di sbagliato

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In queste ore, abbiamo appreso che Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, è indagato per il reato di corruzione internazionale, a causa di una presunta tangente, in favore di quello che gli era stato presentato, durante un incontro per la discussione di affari all’hotel Bulgari a Milano, come il segretario del ministro algerino dell’energia.

Paolo Scaroni (Vicenza, 28 novembre 1946) è amministratore delegato di Eni S.p.A. dal 1º giugno 2005

Sinceramente, la notizia non mi ha sconcertato. Che Scaroni sia o meno sia colpevole, questo lo deciderà chi di dovere, il problema di fondo è un altro.

Da sempre, sappiamo che in certe zone del mondo, la corruzione è più comune di quello
che dovrebbe essere. Ma purtroppo non viviamo in un mondo utopico, e a volte, gli
ingranaggi della macchina statale vanno “oliati”. Il Maghreb, zona del nord-Africa comprendente Algeria, Tunisia e Marocco, è probabilmente una di quelle zone in cui la corruzione, purtroppo, è entrata, con il passare dei secoli, ad essere cosa comune al fine di ottenere quello che difficilmente si otterrebbe solo con procedimenti esclusivamente “legali”.

Eni, fin dalla sua nascita, ha degli interessi particolari in questa zona del mondo. Arrivata per ultima nel panorama delle grandi società petrolifere ed energetiche mondiali, doveva arrivare dove le “sette sorelle” non erano ancora sovrane. Per questo, Enrico Mattei (fondatore e presidente dell’Eni dal 1953 al 1962, NdR) decise che la via da seguire per l’Italia, sarebbe stata quella di cercare accordi commerciali con i paesi “in via di sviluppo”, come l’Iran, e diversi paesi ricchi di giacimenti di petrolio nell’immenso e ricchissimo continente africano.

Saipem, è una società controllata per il 43% da Eni, gigante italiano dell’energia, ed è specializzata in quelle attività, come realizzazione di infrastrutture riguardanti la ricerca di giacimenti di idrocarburi, la perforazione e la messa in produzione di pozzi petroliferi e la costruzione di oleodotti. Queste attività, che possono sembrare lontane e di poca importanza per le persone meno attente, sono invece di fondamentale importanza per la vita quotidiana di tutti noi. Senza di esse, infatti, ci sarebbe impossibile spostarci in macchina, non potremmo accendere la televisione tornati a casa dal lavoro, non potremmo ricaricare i nostri smartphones. Io, non potrei vedere nero su bianco l’articolo che sto scrivendo in questo momento.

La Saipem è una società facente parte del gruppo ENI, costituita nel 1956 ed operante nel settore della prestazione di servizi per il settore petrolifero

La corruzione è un reato. Ma a mio avviso c’è corruzione e corruzione. Questo tipo di corruzione, si rifà a mio avviso ad una sorta di realpolitik, o di pragmatismo, necessario in certi frangenti. L’etica, purtroppo, in certi casi deve venire meno, e deve venire a patti con il mondo che ci circonda. Se, e questa ben inteso è solo un’ipotesi, i vertici dell’azienda italiana non avessero pagato la tangente, probabilmente ora i diritti di trivellazione sarebbero stati acquisiti dai francesi di Total, o magari dai cinesi della China National Petroleum Corporation, che in pochi anni è diventata la terza più ricca compagnia energetica mondiale.

Non ne sono sicuro, ma se davvero in Algeria è stata pagata una mazzetta, credo che non sia stata la prima, e probabilmente, non sarà l’ultima. O magari sbaglio nell’essere una persona così pessimista. Che Saipem abbia pagato o meno una tangente da ben 200 milioni di euro, quindi, è per me del tutto ininfluente. L’importante, a mio avviso, è che una nazione in forte bisogno di energia come l’Italia, non ne debba importare ulteriormente da paesi come la Francia, pagandola un’enormità. Se Paolo Scaroni ha corrotto un funzionario algerino, ne pagherà di certo le conseguenze. Ma per favore, non dipingiamolo come una persona orribile. È solo un uomo utile alla necessità.

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Emily

    Bisognerebbe mettere qualhce cimice nell’ufficio di Scaroni, cosec, tanto per sentire le sue opinioni “ufficiose” su 1.000 miliardi di barili che aspettano solo di essere estratti, tanto “ufficialmente” continuere0 a ripetere che c’e8 petrolio per decenni anche quando andremo solo ad energie rinnovabili :-).E poi, aldile0 delle fregnacce di questo giullare petrolifero, solo immaginare ancora 70 anni ipotetici di paradigma petrolifero e8 angoscia pura.La realte0 e8 che ancora un decennio di business as usual e saremmo fottuti come specie (non)intelligente. Comunque il muro invalicabile dei limiti delle risorse e8 poco avanti a noi; chi glielo dice a Scaroni?

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  2. kiki

    A me l’altro giorno una tipa che conosce bene ENI mi diceva che la questione è molto più locale: i metodi di ENI sono quelli, è risaputo, e probabilmente qualcuno (italianissimo) vuole mettere qualche suo uomo nella stanza dei bottoni e fa scoppiare il bubbone per cacciare via l’attuale management. Mi diceva anche di non piangere particoilarmente per Scaroni, perché è un tangentista di professione, che a forza di mazzette chiude sì i contratti in Algeria, Russia, Khazakistan, ecc…, ma che è altrettanto pronto a prendere mazzette (ad uso e consuno esclusivamente del suo c/c) dai russi per affossare progetto di sviluppo di gasdotti dalla Turchia.
    Insomma, se poi uno così se ne va affanculo (o in galera), io non piango.

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    • Nicola

      molto interessante, ma, non voglio mettere in dubbio la tua fonte, poi sono tutte tesi da dimostrare.
      che poi, ipotizzando per assurdo che sia tutto vero, immagino che Scaroni non sia l’unico ad aver commesso qualche peccatuccio ad uso e consumo esclusivamente personale.
      I motivi per cui si possono interrompere vari progetti di costruzione di gasdotti in vari parti di Europa, possono essere svariati. Io per esempio devo ancora capire cos’è successo VERAMENTE in Ucraina.

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  3. Marcello

    Mah, che dire! Abbiamo proprio disquisito sull’argomento con amici in un serrato dibattito via email.
    Sono d’accordo con te. Vorrei aggiungere altro però: sin dai tempi di Mattei, Eni e la sua figlioccia Saipem, si sono sempre saputi distinguire nell’entrare nei mercati dove altri per motivi politici, religiosi, economici non riuscivano ad entrare, con un notevole lungimiranza economica e tecnica.
    Guarda un po’ che dove Eni è presente in primo piano poi passa qualche aereo e bisogna ricominciare da capo (iraq, libia); oppure saltano fuori queste storie (algeria). Saranno fantapolitica e fantaeconomia ma Eni è sempre stata scomoda e continua ad esserlo, oltre a quello di Ustica anche quello di Mattei è un aereo caduto senza colpevoli.

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    • Nicola

      Credo che tu abbia perfettamente ragione Marcello. Più che di fantapolitica si sta delineando come una certezza. Eni dà fastidio.
      E se Eni è vittima, c’è anche chi è carnefice, come la Halliburton dell’ex vice presidente Dick Cheney. Ovunque abbia interessi in ballo scoppia improvvisamente una guerra. Destabilizzare è la via giusta per fare un certo genere di affari.

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