Io amo Carlo Giovanardi

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Ama il tuo nemico, diceva Gesù Cristo. Il partito da cui proviene Carlo Giovanardi si chiamava Democrazia Cristiana e sovente, nella storia italiana lastricata di ingiusto dolore, l’aggettivo si è reso così fuori luogo accostandolo ad un’altra bella parola come democrazia. La democrazia è un lavoro, faticoso. La democrazia è un esercizio gesuitico fatto di pazienza, rispetto e coraggio. La cristianità è un sentimento prima di essere una religione o un modo per dividere gli uomini in fazioni. La cristianità discende da Cristo, l’uomo che ha condizionato, illuso, salvato, ispirato un’infinità di altri esseri umani. Predicava coraggio, pazienza e rispetto.

Carlo Giovanardi non possiede nulla delle qualità democratiche e cristiane sunnominate, pur evidenziando ad ogni intervista o dibattito ai quali con assiduità partecipa la sua provenienza da quel vecchio partito che si auto-celebrava democratico e cristiano. Carlo Giovanardi, nel continuo stupro verbale che egli rivolge ad un uomo che non c’è più, dimostra di non essere democratico né tanto meno cristiano.

Ama il tuo nemico, diceva Gesù Cristo. 

 In memoria di Stefano Cucchi

Ciao caro ragazzo, ciao caro contemporaneo
le orche del nostro tempo ti hanno preso
ciao amico mio che forse amavi
ciao e il pianto non sgorga

ciao figlio come me degli anni novanta
ricordi quella prima esperienza
non dovuta ai nostri genitori
proibita ma sempre sociale

cosa hanno insegnato le nostre maestre?
Che era sbagliato, certo
in quell’antica Galilea che terra più di presagi
non è dato esistere il peccato fu ritenuto democratico

ciao, non ti conosco, ma ciao
cosa significava quello svariare
colpe di certo no ma una vita come tante
e come la mia che spesso come la tua non si colora

ciao coevo mio che sognava giocherellando
i quartieri di Amsterdam, che amava rasserenarsi
che la vita noi la conosciamo bene
e loro insegnano a noi cose di trinariciuta inutilità tenace

ho visto te e le tue lacrime prima di morire
ho visto quelle di tua sorella e madre e padre
che di tanto fulgore e coraggio destinati a chiamare
davanti al mio di sguardo ci sono loro e te
e la tua vana spiegazione: “Io so cos’è la vita, che mi volete insegnare?”

turibondi gli occhi cancrenose le labbra
gridavano serenità e nessuno di noi
tutti attenti a null’altro impegnati a guardare
le stimmate tue su un formato tecnologico

e voi, perché ne ho per voi, cosa facevate?
Forse il vostro lavoro?
O la vostra rassegnata ricerca di uno scopo?
Nella notte gelida dell’ottobre romano
avete trovato un’unica fede nell’anemia dei vostri sguardi

ma adesso? O mamma carissima di un figlio germinato
o mamma bella che chiede l’ultimo vessillo di una giustizia
giusta sia la tua ricompensa
di una vita troppo santa per esserti fedele

cosa possiamo fare per te? Noi siamo coevi
al figliolo tuo e ti assicuriamo
cose che la tua conoscenza di placenta mai ti negò
Stefano ti amava dagli te quello che ritieni
coerente

 

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Perché non lasci qualcosa di scritto?