Dal learning by doing al learning by surfing

1
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Frequentare un corso della Stanford University senza viaggiare e indebitarsi? Sì, oggi è possibile. Questo grazie all’esplosione dei Massive Open Online Courses. Corsi online accessibili a chiunque e dovunque. Sono gratis e la qualità e il divertimento garantiti, provare per credere.

Il primo Massive Open Online Course (MOOC) viene lanciato in rete quattro anni fa dal portale Infocult. Era il luglio del 2008 e il tema del corso il Connettivismo, teoria per eccellenza sui cambiamenti dell’apprendimento nell’era digitale. Si tratta di un corso di livello universitario gratuito, partecipativo, e accessibile a chiunque disponga di una connessione Internet. In pochi anni il fenomeno MOOCs è letteralmente esploso. Oggi si contano milioni di partecipanti e in genere sono persone lontane tra loro per età, background e collocazione geografica. Spinti da curiosità o interessi comuni, accendono  il computer e si riuniscono intorno a un tavolo virtuale.

Cerchiamo di vedere più da vicino cosa sono questi MOOCs. Come funzionano? Chi li organizza? Come sono fatti? Ci sono lezioni settimanali, un insegnante (o facilitator), appunti da prendere e test da svolgere. Per le domande e le discussioni si usano invece i social media. Non si paga, a meno che non si voglia ottenere dei crediti.

Un esempio fenomenale è il successo di Coursera.org . Il progetto Coursera nasce nel gennaio 2012 e propone corsi online gratis grazie a collaborazioni con varie Università americane.  Dopo soli otto mesi, gli studenti iscritti superano il milione. La provenienza è variegata e copre ben 196 paesi. Stati Uniti, Brasile, Cina e India hanno le quote più alte ma  il fenomeno fa capolino anche in Italia: lo 0.71% dei partecipanti sono infatti nostri connazionali.

Se non lo avete già fatto, consiglio vivamente di aprire il link e visitare il sito.

Basta scorrere gli elenchi di corsi e Università per perdersi nell’imbarazzo della scelta.  Siete interessati ai principi di bioelettricità? All’ingegneria finanziaria? Ai linguaggi cinematorgrafici di Hollywood? Probabilmente troveremo corsi dai titoli a noi sconosciuti, ma saremo attratti dalla foto che ne riassume il contenuto. E questo è il bello. Ci sono discipline di cui non abbiamo mai sentito parlare, ma che forse scopriremo essere centrali nella nostra vita. Scorrendo l’elenco delle “Universities”, non sfuggirà ai più che i corsi non sono offerti dall’Accademia delle Arti di Mendicino, bensì leggiamo nomi come Duke, Brown e persino Princeton, Columbia e Stanford.

Per le Università partecipanti è un’efficace formula di marketing. Consideriamo questa similitudine. Vai al supermercato e la promoter della Mulino Bianco ti fa assaggiare un pezzettino di cracker: ti piace? Se sì e magari anche molto, la probabilità di diventare cliente abituale del prodotto è alta. Altrimenti pazienza, continuerai a comprare i cracker della Saiwa, ma intanto hai avuto la fortuna di assaggiare il nuovo prodotto della Mulino Bianco.  I MOOCs raggiungono tantissimi utenti, quindi è probabile che qualcuno prima o poi sarà interessato ad ottenere un titolo e a iscriversi all’Università. Va da sé che lo sforzo per garantire corsi di qualità è garantito.

Del resto una volta terminato il corso e superato l’esame, non ci saranno nè il rilascio di un titolo né la consegna ufficiale di diploma, ma solo un attestato Coursera e, forse, qualche connessione in più su Facebook e Twitter.

Di primaria importante è generare informazione, far parlare di questo o di quel corso, diffonderlo e pubblicizzarlo.

Perché dunque iscriversi a un Massive Online Course? Intanto per curiosità, per passione, per approfonire la conoscenza di qualcosa che ci interessa particolarmente. E, “last but not least”, si partecipa per fare networking, per conoscere persone che condividono i nostri interessi ma che non avremmo mai potuto raggiungere senza l’aiuto del World Wide Web.  A pensarci bene, ciò che distingue un un corso online dalla tradizionale lezione frontale, è l’interazione tra gli studenti, il dialogo scritto – “twittato” – di cui rimane traccia. Un corso online ha più successo quando è in grado di creare nuove connessioni tra studenti e professori, quando la rete diventa semantica.

Insomma, bando alle diffidenze e proviamo.

Concludiamo con un consiglio per i più naïve. Se vi appassionate a Coursera,  non lasciate il vostro attuale lavoro per imporovvisarvi esperti di Natural Language Processing, però fatevi sì attraversare dalla curiosità intellettuale di aprire il vostro bagaglio culturale e, perché no, dalla sete di acquisire nuove competenze.  O anche per quella sensazione di gioia che ci attraversa ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Cosa ne è stato scritto

  1. Astrid

    prima di sapere chi avesse scritto l’articolo avevo dato un giudizio molto positivo: interessante e decisamente informativo per chi è fuori dall’ambiente. Ora che so chi è l’autrice……il mio apprezzamento sale di parecchio di più!!!!… Brava Francesca e grazie, anche per le informazioni offerte in modo chiaro, semplici e lineari!!

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?