Da piccola mi piaceva rimanere sola

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Da piccola mi piaceva rimanere sola, se la compagnia non mi aggradava e, in seguito, non sono cambiata. Apro con questa premessa perché in realtà preferisco stare con la gente e condividere; ma, se non è possibile, mi pare preferibile una onesta ritirata. Non è vero che per essere utili si debba per forza starnazzare in qualche comitiva, reale o virtuale. Il mondo è vasto e possiamo offrire utili contributi in ogni momento, per strada, al supermercato, agendo, ascoltando, in qualunque, legittimo, modo.

C’è una contingenza però, che vede spesso contrasti di opinioni piuttosto accesi ed è una tornata elettorale. Per la verità, in Italia si tratta di una occorrenza frequente: tra amministrative, referendum e governi che cadono, si passa la vita tra un’elezione e l’altra.

Di più, finite le urbane tribune elettorali di Jader Jacobelli e Ugo Zatterin, nei nuovi media è dilagata la rissa e dunque siamo approdati ad atmosfere più scomposte di quelle di un bordello, metafora in realtà impropria (era meglio entrare con educazione, in quei luoghi), oppure da saloon, dove mancano solo le pistole (ma non i tiri mancini al limite della calunnia e dell’indecenza).

Molti affermano, con veemenza e quasi sdegno verso i renitenti, che votare è un dovere; altri, più pacatamente, ci ricordano quanti morirono per regalarci il diritto al voto, negato per un ventennio o nei lunghi secoli in cui la massa è stata miserabile e negletta (ma per qualcuno lo è sempre). Costoro tutti, in generale, accusano gli astensionisti di vigliaccheria, asocialità e tutto ciò che di male può contenere un’accusa del genere.

Potremmo ribattere che in paesi democratici, quanto e più del nostro, spesso il tasso di astensionismo è strutturalmente basso e non per questo si scatenano campagne pro-voto: è un diritto, per l’appunto, non un dovere. Ciò che però soprattutto infastidisce, o ferisce, è che si guardi al non votante come a una sorta di terrorista, il quale remerebbe contro le magnifiche sorti progressive dell’umanità. Niente di più falso: almeno se si tratta di una decisione sofferta e presa in proprio, o dopo lunghe e sofferte riflessioni (movimenti politici come Lotta Comunista propugnano l’astensionismo per altre ragioni, ideologiche e politiche).

Gli anni sessanta e settanta rappresentarono il trionfo della partecipazione e tutti i muri delle città e degli atenei rigurgitavano della sua apologia. Notoriamente e sciaguratamente, gli anni ottanta reaganian/tatcheriani spinsero verso uno sfrenato individualismo, continuato nell’ultimo decennio del secolo anche grazie a una new age, a nostro parere non sempre presa per il verso giusto in Occidente.

Ed è appunto a cavallo dei due millenni che si forma una certa mentalità che rifugge dal “voto ad ogni costo” e, se non è troppo azzardato ritenerlo, proprio per reazione all’individualismo.

Infatti, appare piuttosto comodo scaricarsi la coscienza con un voto e magari infischiarsene del resto, con la scusante, sempre valida, che manca il tempo, scarseggiano le risorse, o il solito “qualcun altro” ci dovrà pensare.

L’impegno quotidiano è la vera sfida. E se, per delusione o stanchezza, molti non voteranno (e non, come accadde qualche anno fa, quando certi partiti e il Vaticano incitarono a farlo contro un referendum, vergogna di cui molti ancora non paiono rendersi conto), è perchè sono affaccendati nel darsi al mondo in qualche altra guisa e senza vantarsene.

Solitario, forse: ma non sociopatico. Latitante a qualche elezione, magari abbastanza inutile come quella per il parlamento europeo (e non per nostra responsabilità), ma sempre presente quando serve; annoiato dai dibattiti televisivi con le compagnie di giro politiche, ma attento a mille altre occasioni di informazione su questioni che tutti dovrebbero sapere e ben pochi sapranno mai.

Io, partecipo. E voi?

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Carmen Gueye

    Andrò a votare, anche se con molta stanchezza. Il mio articolo voleva solo rintuzzare le accuse agli astensionisti ( tra cui mi annovero per le elezioni locali). Grazie dell’attenzione, buon fine settimana a te.

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  2. paolobi

    Il titolo mi ha attratto per similitudine e condivido molto di quanto hai scritto.
    In fondo però non ho capito se andrai a votare ed un po’ mi interessa, perchè penso che chi non vota di fatto finisce per accettare la lobby dei tre schieramenti oggi di maggioranza … quelli che ritengo più responsabili delle ultime manovre di smantellamento della vita sociale (e del welfare-state).
    Quelli che non votano sono in maggioranza assoluta (e credo di non sbagliare) contro questo tipo di gestione della democrazia (se la parola è ancora quella giusta) … ma nessuno ne tiene conto ed alcuni giungono persino a dichiarare di governare in loro rappresentanza.
    Buon fine settimana … e speriamo che martedì questi partiti siano costretti a prendere atto della loro impossibilità a rappresentarci.

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