Il lavoro, l’educazione e il pensiero nella Costituzione italiana… la sfida di un padre

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Era bellissima… Quando la conobbi, avevo la metà dei suoi anni. Eravamo nel 1988, di fronte al Castel dell’Ovo, durante una lezione di Diritto pubblico. Già dalle prime parole, mi resi conto che mi sarebbe stata accanto per sempre.

Facoltà di Economia e Commercio – Università Federico II

Poco più di tre anni fa, ebbe inizio una storia di diritti calpestati e di uomini coraggiosi. Casualmente, entrai in contatto con uno di essi, Marcello Marchesi, il cui temperamento mi colpì profondamente, al punto che decisi di raccontare la sua storia. Ancora oggi, Marcello sta lottando per rivendicare i suoi diritti ma, nel frattempo, ne ha guadagnato un altro, il diritto pieno di essere menzionato di nuovo in pagine che parlano di uomini veri, di libertà, di lavoro, di educazione… di civiltà.

Marcello, nei momenti di tensione più critica, soleva fare riferimento a un testo italiano noto in tutto il mondo per la grandezza dei contenuti e di cui oggi – gennaio 2013 – ricorrono i sessantacinque anni dalla nascita. Il testo ha un posto d’onore fra i più alti orgogli dell’Italia e chi, se non un grande italiano, poteva cominciare a rendere omaggio a quelle preziose parole vergate da altri grandi italiani?

Il grande italiano or ora menzionato è Roberto Benigni, i cui occhi imperlati di lacrime di commozione rimarranno impressi sulle retine e nel cuore di chi ha avuto l’onore di assistere a “La più bella del mondo”, questo il titolo scelto, a mio avviso perfetto, per la puntata dedicata a quel testo e ai suoi autori, quei grandi italiani nel cui appellativo – I padri della Costituzione della Repubblica italiana – si staglia eterno anche il titolo di quel libro.

La dedica, estesa ovviamente all’intero popolo italiano, è stata anche un grido di dolore per l’Italia, la nostra terra o, come l’ha poeticamente chiamata il grande Benigni, “la nostra mamma”.

Ma come esistono grandi italiani noti, ve ne sono tanti altri del tutto sconosciuti, i quali, con dedizione amorevole verso la terra che ha dato loro i natali, rendono onore al popolo italiano, assolvendo l’alto compito di tenere in vita i gradi di civiltà conquistati nel corso della storia, vale a dire trasferire alle generazioni future le opere del passato.

Come ho accennato nelle righe precedenti, Marcello – la cui vicenda umana mi ha particolarmente colpito – rientra a pieno merito tra queste pagine. I torti ricevuti, anziché generare odio e rancore, hanno fatto sorgere in lui un pensiero d’amore, fino ad elaborarlo prospetticamente e ad estenderlo fin dove si è esteso il male.


Un rogo di rifiuti in Campania

Marcello nasce in Campania, nella provincia di Napoli. Nonostante il sole abbagliante, sviluppa una vista molto acuta, alla stregua di un linceo. È grazie a questa vista che riesce a opporre resistenza, quando vede attaccati tre pilastri della vita: il lavoro, la natura e il pensiero. Ma nella sua storia c’è un altro pilastro ed è quello che lo sorregge, soprattutto nei momenti in cui tutto sembra perduto; è l’amore immenso della sua Sofia, la donna che gli permetterà di vedere lontano.

È in questo contesto che Marcello elabora la sua idea di libertà, chiamando in aiuto la Costituzione italiana.Un foglio Marcello brandiva con vistoso impeto. […] Per lui non vi deve essere una situazione particolare perché lo mostri, ancorché il contenuto del quale conosca perfettamente a memoria. Lo mostra ai suoi colleghi, ma simbolicamente a tutti quei lavoratori soggiogati, loro malgrado, da quel potere che gli benda gli occhi e gli offusca la mente. Su questo foglio vi ha riportato, vergandoli a penna, due articoli della Costituzione della Repubblica Italiana che rappresentano nella maniera più eloquente, giusta ed equa i diritti dei lavoratori italiani. Li trascrivo fedelmente.

Costituzione della Repubblica Italiana

(G.U. 27/12/1947, n. 298, ed. straord.)

PRINCIPI FONDAMENTALI

1. – L’Italia è una Repubblica democratica [139], fondata sul lavoro [4]. La sovranità appartiene al popolo [48, 56, 58, 712, 75, 101ss.], che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (1).

PARTE I

DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO III

Rapporti economici

36. – Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo avoro [37] e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia [31] un’esistenza libera e dignitosa [c.c. 2099-2102, 2120-2122, 2126, 2131] (1).

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge [c.c. 2107-2108].

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi [c.c. 2109] (2).

Lo svolgimento della vita di tutti deve avvenire secondo i dettami della legge. Marcello sostiene con forza questo principio, fino all’inverosimile, chiamando in aiuto Socrate, il quale rispettò la legge fino a farsi uccidere, lasciandoci in eredità il suo sublime esempio (citato da Diogene Laerzio), articolato e arricchito da Platone che lo ha traslato al mondo intero.

[…] Raccolgo in fondo all’archivio un altro fascicolo, molto corposo, il contenuto è tra i più noti di tutti i tempi, sulla copertina campeggia un solo nome: Olocausto.

Questo reato appartiene a quelli che pesano sulla coscienza di quanti non hanno fatto alcunché affinché non accadesse. Quali altri pesano, o dovranno pesare, come macigni sulle coscienze di chi non compie azioni per evitare altro dolore?

Mi ricorrono alla mente le parole di chi ha fatto sentire il suo dolore per il dramma della sua terra, alla quale, nel libro La bellezza e l’inferno, ha dedicato pagine che si sono marchiate a fuoco nelle mie viscere. A Roberto Saviano ricorre spesso il mio pensiero, al modo in cui è costretto a vivere, “senza libertà”. La libertà, quella consacrata dall’articolo 21 della Costituzione italiana, che riporto in parte:

Costituzione della Repubblica Italiana

(G.U. 27/12/1947, n. 298, ed. straord.)

PARTE I

DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO I

Rapporti civili

21. – Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]

La libertà di fare le proprie scelte… Roberto Saviano scrive che “Nessuno sceglie il proprio destino, però può sempre scegliere la maniera in cui starci dentro”.

Nella trasmissione “Che tempo che fa” del 25 marzo 2009, condotta da Fabio Fazio, lo scrittore asserisce che ha scelto di vivere per le proprie idee piuttosto che per il suo ego personale. Non si può non essere d’accordo ma io penso tutti i giorni al modo di ridargli questa libertà, di rispondere alla sua lettera, di divulgarla, di fare qualcosa. La mia idea è utopistica: il blocco totale dell’economia, una sorta di sciopero generale illimitato.

Questa interruzione dovrebbe partire dalla Campania, per arrivare fin dove il male si è radicato. Tutti dovremmo interrompere le nostre attività, lavoro, studio, persino le svariate occupazioni nel tempo libero. Dobbiamo “desertificare” questa terra, e le sue ramificazioni maligne, affinché i parassiti vengano alla luce non potendosi più celare dietro le braccia laboriose che da sempre onorano il mondo intero. Dobbiamo avere il coraggio di agire.

Molti a questa proposta reagiranno allo stesso modo: «Se non lavoriamo, come faremo a campare, chi pagherà le bollette, come acquisteremo i libri per i nostri figli e il pane per sfamarli?»

La risposta è che questa grande operazione dovrà essere fatta di concerto con le istituzioni, attraverso aiuti veri e propri, sia materiali che morali. Dovrà essere elaborato un piano affinché nessuno rimanga senza sostentamento. Un’idea bizzarra, per essere realizzata, abbisogna di essere condivisa. Un Paese nel quale sono “reclusi” uomini liberi e, al contempo, uomini da recludere sono liberi, non è un Paese civile. […]

Un esame per diventare genitori

Cerco di dare forma al pensiero che, sottotraccia, veniva creato e plasmato da me in questi ultimi mesi. Un’idea latente che rattenevo, sopita in un remoto canto della mia anima da anni. È emersa quasi per caso, durante il corso di matrimonio. Da quel momento nasce tutto… il preludio ad una nuova vita.

Durante uno degli incontri serali, che noi tutti promessi sposi avevamo col prete a cadenza settimanale, posi una domanda sia al sacerdote che agli astanti tutti: «Secondo voi, le persone di chiara fama delinquenziale hanno diritto di contrarre matrimonio?».

Quella domanda fece scalpore ma suscitò interesse, qualcuno si indignò per il tono ma comunque ne derivò un’accesa discussione che mise in risalto due scuole di pensiero. Secondo una di esse la Chiesa, nelle persone dei preti, dovrebbe rifiutare a tali esseri tutti i sacramenti, secondo l’altra invece, il fatto che i genitori siano delinquenti non include che saranno cattivi educatori.

«Ecco l’errore,» ripresi la parola «impartire l’educazione significa insegnare ai bambini a diventare uomini, e ciò non è possibile se non lo si è a propria volta».

Un padre, quando genera ed alimenta i figli, non fa che un terzo del suo compito. Egli deve dare degli uomini alla propria specie, deve dare alla società degli esseri socievoli, deve dare dei cittadini allo Stato. Ogni uomo che, potendo pagare questo triplice debito, non lo fa, è colpevole, e forse è più colpevole ancora quando lo fa a mezzo. Colui che non può compiere i doveri di padre non ha neppure il diritto di diventarlo. Come un fanciullo potrebbe essere educato bene da chi non sia stato educato bene lui stesso? (Jean-Jacques Rousseau in Emilio).” […]

Sono in molti a pensare che questa terra non potrà salvarsi, io no. Sono convinto che potrà salvarsi ogni canto di mondo in cui si sia radicato il male. È per questo concetto che lancio il mio appello di dolore, urlo la mia rabbia attraverso la mia idea.

Si tratta di una sorta di esame per diventare genitori, coloro che non lo dovessero superare sarebbero rimandati all’appello successivo (dopo tre mesi). I “laureandi” saranno interrogati sul contenuto di un libro (2), l’Emilio di Jean Jacques Rousseau, antesignano della pedagogia, della psicologia infantile, nonché di altre scienze e discipline.

(2) Il testo aggiornato sarebbe arricchito dai contributi di tutti gli autori che, nel tempo, si sono occupati della materia, a partire dalle rettifiche e integrazioni di Mary Wollstonecraft, scritte nel suo Sui diritti delle donne.

Nel prezioso testo il grande illuminista indica le regole chiave da seguire per l’educazione dei bambini al fine di farli diventare uomini… “Non si può insegnare l’educazione se non la si conosce”.

Nel 1764 Cesare Beccaria, nel suo celebre libro Dei delitti e delle pene, scrive: “Finalmente il più sicuro ma più difficil mezzo di prevenire i delitti si è di perfezionare l’educazione […]. Un grand’uomo, che illumina l’umanità che lo perseguita, ha fatto vedere in dettaglio quali sieno le principali massime di educazione veramente utile agli uomini […]”.

In pratica questo progetto dovrà essere realizzato con l’aiuto sia dei capi di tutte le religioni che dei capi di Stato, che lavoreranno di concerto. Vorrei incontrarli tutti, dapprima uno per volta, per elaborare insieme il modo di infondere questo metodo. Il primo incontro lo immagino con il Papa, capo della Chiesa cattolica, religione alla quale appartengo.

Mettere in pratica questo progetto dovrebbe essere semplice. Innanzitutto attraverso un’apposita legge dello Stato che contempli tutti i casi in cui, uno o più adulti, si trovino nella veste di genitori. In tal modo nessun essere umano sarebbe lasciato da solo a intraprendere, e assolvere, il compito più difficile del mondo, educare un bambino.

La legge, infatti, dovrebbe essere seguita dalla sua realizzazione. Per la Chiesa cattolica, ad esempio, sarebbero gli stessi preti, ognuno nella propria parrocchia, ad introdurre lo studio dell’Emilio, durante il corso al matrimonio. Per lo Stato, invece, l’atipico corso di laurea dovrebbe essere affidato principalmente a psicologi, psichiatri e letterati.

Le due istituzioni non saranno del tutto separate. I laureandi, infatti, agli appelli si troveranno al cospetto di commissioni frammiste, religioso-statali. Questa innovazione sarà certamente guardata con diffidenza, ma dopo poche volte rientrerà nella normalità, e per la gente diverrà un piacere studiare quell’argomento e sostenere il consequenziale esame. Sarà un piacere perché pian piano vedranno ritornare la bellezza.

L’economista John Stuart Mill teorizzava che lo Stato avrebbe dovuto occuparsi del tempo libero dei cittadini, indirizzandoli verso attività che arricchiscano lo spirito. Ma quando l’educazione sarà diffusa in modo capillare, in ogni canto del mondo, l’arricchimento di spirito diverrà il fine prioritario di tutti gli uomini, del quale non potranno più fare a meno. […] [A. Capolongo, Cassa integrazione guadagni… la mia è straordinaria, Arduino Sacco Editore 2012, pag. 141-191]

La grande sfida dell’educazione

Onorevole Umberto Calosso

L’Emilio di Jean Jacques Rousseau, fulcro della mia idea di libertà, mi lega a un’altra pagina della Costituzione italiana, la discussione sull’articolo 33, in cui uno dei padri – l’onorevole Umberto Calosso–, dissertando sul delicato tema dell’educazione, cita, fra gli altri, il famoso testo. Per dare il senso di quanto oggi siano importanti quelle dissertazioni, ne riporto alcuni passi, estratti dalla discussione citata, relativa alla seduta antimeridiana del 22 aprile 1947:

[…]Osservo che il corpo insegnante italiano, specialmente i professori della scuola media, che devono provvedere all’educazione di ragazzi che si trovano in una età critica, non escono da una scuola apposita di educazione. Uno sa insegnare la consecutio temporum, un altro sa insegnare i logaritmi, un altro è versatissimo in geografia; ma è chiaro che questi uomini saranno sempre mediocri davanti ai ragazzi se non sapranno veramente eccellere in un punto, il punto educativo: superiorità che i ragazzi capiscono d’istinto. Per ottenere la fiducia dei ragazzi, gli insegnanti devono essere anzitutto degli educatori. C’è un tecnicismo dell’educazione che deve necessariamente uscire da un magistero tecnico dell’educazione.

[…]I tecnici dell’educazione devono portare i ragazzi alla conquista di un proprio carattere, di una propria autonomia personale. Ora gli insegnanti, non soltanto non escono da un magistero tecnico dell’educazione, ma neanche studiano materie del genere. Solo i maestri elementari studiano la pedagogia, ma è uno studio che rientra nella filosofia e non ha niente a che fare con l’educazione pratica e nemmeno con la didattica. Si tratta, dunque, di un problema pratico: come educare il bambino e come avere un corpo insegnante efficiente e ben retribuito. Soltanto risolvendo questo problema avremo uno strumento per rialzare il carattere degli italiani dopo la rovinosa batosta della guerra.

[…] Pensate cosa è l’esame di Stato: tutto lo scibile umano, tutta la letteratura italiana, greca, latina, tutte le date della storia umana, compreso Bernabò Visconti; tutta la fisica, l’elettricità, ecc. Un ragazzo a 18 anni deve spifferare tutto questo.

Si rovina il carattere con la troppa sapienza; lo diceva il Vico. L’Emilio di Rousseau non dice che questo, proponendo che fino ai venti anni il giovane non legga che un solo libro: il Robinson Crusoé.

I nostri programmi dovrebbero essere ridotti ad un terzo. Tutti da noi studiano latino, ma nessuno, neppure tra i professori, lo sa parlare.

[…] Quando ero esaminatore di Stato, mi arriva un giorno all’esame una ragazza che, siccome aveva dovuto studiare Bernabò Visconti, H2 SO4, e quelle altre cose infinite, era bianca in viso. Aveva dovuto studiare tutta la notte per non dimenticare la formula dell’acido nitrico, ecc. Era pallida come una morta ed io le dissi: «Signorina, lei ha dato già prova di conoscere la difficoltà dell’esame. Lei secondo Socrate è già sapiente. Le garantisco il sei. Non avrà meno di sei e tutto quello che dirà sarà per aumentarle il sei».

Ella rifiorì subito in volto e fece un bellissimo esame. Disgraziatamente, poi arrivò al professore di storia che le chiese chi era Bernabò Visconti. Lei non ricordava, nell’universo delle cose che doveva conoscere, chi era Bernabò Visconti. Non lo sapeva. E fu rimandata perché non sapeva chi era Bernabò Visconti! […]

Da questo passo si evince, oltre all’approccio specifico che un educatore professionale deve adottare nei confronti di uno studente, il concetto di profondità contrapposto alla superficialità. Colui che è chiamato ad esprimere un giudizio, è tenuto ad osservare preventivamente il contesto ma soprattutto la persona che si trova al suo cospetto, la quale, come la ragazza protagonista della storia raccontata dall’onorevole Calosso, potrebbe apparire diversa da come è in realtà.

Colui, quindi, che si sofferma sull’apparenza, commette un errore imperdonabile e, consequenzialmente, provoca un danno al quale difficilmente si potrà porre rimedio. Vorrei possedere la capacità di trasmettere le sensazioni che provo quando i miei occhi scorrono quelle parole, per rispondere ad alcune domande. Negli ultimi tempi m’imbatto molto spesso in persone oneste che non riescono a dare una spiegazione all’attuale livello della nazione. Molti vorrebbero fare qualcosa ma non sanno da quale punto cominciare.

Un battito d’ali di farfalla, cominciamo così, se poi ci aggiungiamo un leggero soffio, la nube nerastra svanirà nel nulla ma, affinché lì rimanga per sempre, è necessario che quel soffio duri in eterno.

Infine, riporto un altro passo che dimostra l’acume, e al contempo l’ingenuità, dell’onorevole Calosso.

Ministero dell’Istruzione

[…]Un giorno, due anni fa, al Ministero dell’istruzione domandai: «C’è qualcuno qui che si interessa di questi problemi?» Mi si rispose: «Qui siamo tutti giuristi». Ed io credevo che al Ministero anche il portiere fosse un appassionato dei problemi dell’educazione! […]

In queste parole si distinguono due figure, l’istituzione e le persone che dovrebbero rappresentarla. L’onorevole Umberto Calosso, nel 1947, metteva in luce un problema serio. Se oggi molte istituzioni sono rappresentate da persone che “casualmente” si trovano a farlo, è perché le parole di grandi uomini non sono state ascoltate da tutti. Questo è un principio altissimo – il concetto di competenza – trasversale a tutti gli ambiti possibili e immaginabili e strettamente legato a un altro principio, l’etica professionale, vale a dire un’enorme responsabilità morale per il lavoro (qualunque lavoro) da compiere.

Riprendere questa strada è molto importante, perché ad un certo punto incroceremo quella della conoscenza, la quale ci fornirà, fra gli altri, i mezzi per distinguere un circolo culturale da una pro loco, ma anche la Banca centrale europea dall’Organizzazione mondiale del commercio, il Fondo monetario internazionale da una multinazionale, dietro le cui dinamiche si cela il governo del mondo… cosa devono comprare i cittadini, come devono votare, quale aria devono respirare, cosa devono sapere e, a volte, cosa devono pensare. Nel corso della mia vita, mi sono imbattuto in pensieri che si sono scolpiti in modo indelebile nella mia mente e che affiorano ogniqualvolta tratto determinati argomenti, soprattutto quando riguardano diritti calpestati e uomini schiacciati dal potere.

In questo caso, i pensieri si traducono nelle parole espresse da due grandi uomini, Ugo Grozio: “Non so se il genere umano appartiene a un centinaio di uomini o se questo centinaio di uomini appartiene al genere umano”, e John Maynard Keynes: “Distruggiamo la bellezza del paesaggio perché gli splendori della natura, liberamente disponibili, non hanno alcun valore economico. Saremmo capaci di spegnere il sole e le stelle perché non pagano un dividendo”.

Spero che, in queste pagine, abbiate trovato i dubbi necessari a non abbassare la guardia.

 

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio Capolongo

    Altri due scandali che ci aiutano a comprendere la nostra società, e quanto conti ripartire dall’educazione.
    A Napoli: Terremoto in Tribunale: 26 arresti tra avvocati e cancellieri http://interno18.it/30151/napoli-terremoto-tribunale-26-arresti-tra-avvocati-e-cancellieri

    A Parma: «Uso della cosa pubblica per interessi privati». Parma, arrestati l’ex sindaco Vignali e altri tre http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_16/vignali-arresti-parma_d5ab8fb2-5fb7-11e2-9e33-1d7fb906e25e.shtml

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  2. Antonio Capolongo

    Un vero sostegno le sue parole, un soffio limpido su quella nube nerastra.
    La sua lettura è un dono che vorrei traslare a chi, trovandosi in bilico, non riesce più a ritrovare l’antico cammino.
    La sua curiosità costruttiva, è il primo messaggio che serberò per il futuro, nel quale ci sarà anche la sua poetica, che in questo contesto credo sia perfettamente rappresentata da una sua opera.

    La saluto e la ringrazio molto dei suoi pensieri, a corredo dei quali aggiungo una sua intensa poesia… emozionante.

    CIELO DI SABBIA

    Cielo di sabbia, mare avvelenato
    da mine di paesi arcobaleno
    terra dolente di dolori antichi
    e d’odio nuovo, dubbi nella notte
    giustizia come punto di domanda
    d’ogni sguardo morente
    la pace un universo lontanissimo
    - anni luce di buio e di paura
    oltre il luogo dei sogni –
    e l’innocenza un mito planetario
    perduto negli spazi fra le stelle.

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  3. Lida de Polzer

    Molto molto interessante, effettivamente utopistico nell’ipotesi di realizzazione, ma assolutamente condivisibile nei principi e nella passione. Io sono stata insegnante, non a scuola ma in piscina, con una squadra di ragazzine di nuoto sincronizzato, e conosco la gioia, grandissima, di incontrare oggi alcune di loro e sentirmi dire “Lei mi ha insegnato a vivere”. E io in realtà le avevo solo rispettate e amate,stimolando ognuna a cercare in se stessa il meglio di sé.
    Io credo che, oltre e forse più dei corsi di formazione, occorrano esempi ( e i tempi difficili sono capaci di generarli) di dignità e di coraggio per aiutare tutto il tessuto del nostro Paese a ritrovare la nobiltà che dobbiamo a chi ha lavorato per questo.
    Grazie per il suo intervento, la sua passione civile ci arricchisce tutti.
    Lida de Polzer

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