Atti di eroismo: lamentosi di costituzione, in crisi di rassegnazione

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La vita in Italia è un’altalena.

Siamo un popolo che si lamenta sempre. È inutile. Io stessa, vengo considerata dai miei amici stranieri una “lamentona”. C’è chi si lamenta per il troppo sole e caldo e chi per la troppa pioggia e freddo. E se la mozzarella della pizza è troppo collosa, o se il gelato è troppo gelato. Insomma in ogni situazione, si sente sempre qualcuno che polemizza, si lamenta. Prima della crisi economica chi aveva capitale si lamentava perché pagava troppe tasse, i commercianti perché c’era troppa burocrazia da smobilitare per un semplice permesso, chi era dipendente perché il capo era “ingiusto” o per un salario troppo basso.

I pensionati per le pensioni irrisorie, o per la maleducazione della nuova generazione. I teen-ager perché non riuscivano ad avere l’ultima versione dell’Iphone, la mia generazione per mancanza di future prospettive.
Quando ancora esistevano due partiti dominanti, la critica era per mancanza di novità sul palco politico. “Sempre solo gli stessi” dicevamo, ma a considerare dagli ultimi risultati a noi italiani le novità non ci piacciono proprio.

Ma erano ancora tempi d’oro, perché almeno le persone si sentivano partecipi della società in cui vivevano, dei suoi cambiamenti e del sistema statale.

Ogni mio ritorno in Italia è sempre pieno di intense emozioni. Ritornare significa sentirsi di nuovo a casa in un posto che non è più tuo. Negli ultimi mesi quando ritorno per qualche giorno in Italia, la vedo sciupata, i suoi abitanti rassegnati, la sua economia al baratro. Ma quello che mi fa riflettere ancora di più è la reazione dei miei coetanei, ovvero la non reazione. Una cara amica, mi confida che non vuole chiedere un aumento di stipendio perché “ha paura” che le sia rifiutato. C’è chi preferisce parlare di altro alla domanda: “Come stai?”. C’è chi non trova lavoro, chi è esodato, chi è disoccupato. Mio babbo continua a ripetermi “Rimani dove stai”. E se Berlusconi si ricandida, poco importa, gli italiani lo voteranno lo stesso. I miei amici sono tutti in una sola parola: rassegnàti. Crisi economica che destabilizza, politica inesistente, generazione più povera di quella precedente, precariato galoppante, amministrazioni inerti. Forse si è proprio perso ogni punto di riferimento, tutto crea instabilità, dalle borse alla politica, soprattutto non avere i soldi per la spesa.

Are you beginning to see the light?

Ma chiedo a voi, a noi: non è proprio ora il momento di ri-creare? Di proporre, di organizzare una nuova classe dirigente per ridare dignità a qualsiasi gesto. Per dare di nuovo un senso alle cose, per ri-situarsi. Non abbiamo forse voglia di riacquistare il significato di una vera rappresentanza sociale? E permetterci di guardare a domani senza paura?
E basta con tutti questi “anti”! Anti-comunismo, anti-berlusconismo, anti-federalismo; si tratta di “anti” fatti per descrivere ciò che non siamo. Ma pochi “pro” per descrivere da dove veniamo. Ancora poi ancorati a vecchie ideologie, luoghi comuni, come gli stranieri che rubano o i giovani bamboccioni.

Ma abbiamo voglia di far prendere un nuovo respiro al nostro paese? O continuiamo con la vecchia tecnica? Quella di fregarci l’uno con l’altro. Lo chiedo a tutti voi che mi leggete, non abbiamo tutti forse voglia di vedere un’Italia diversa? Migliore forse?

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Chi lo ha scritto

Freida F.

Movimento, questo è quello che mi caratterizza più di tutto, nei viaggi, nella quotidianità, nei rapporti. Vivo in Lussemburgo, sono giurista, la professione mi detta regole serrate che molto spesso nella vita privata amo infrangere. Amo delle arti la fotografia in assoluto, i libri, i giornali. Adoro la carta nuova dei libri, il caffè alla mattina con il giornale vicino, la musica in ogni sua espressione.

3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Your namegiusy5216giusy5216

    Ha ragione tuo padre, stai dove sei…Mio figlio è all’estero da 10 anni, e non ha nessuna nostalgia ! Noi purtroppo votiamo per i nostri “simili”…siamo caduti in basso…

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  2. Antonio Capolongo

    Sono sicuro che i tuoi passi in avanti, come i tuoi articoli, scuoteranno e segneranno un cammino… una nuova classe dirigente che crei e non si lamenti.

    Grazie

    Rispondi

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