Sì Euro o N(o)euro?

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Una gioventù senza freni, dieci anni di fidanzamento, undici di matrimonio. Poi torna la nostalgia dei fasti giovanili e nasce la voglia di mollare tutto. Ma l’orologio non torna indietro, sarebbe una scelta irrimediabilmente sbagliata e definitiva. Ecco il bilancio di undici anni di matrimonio con l’Euro. Forse qualcuno si ricorderà della storia di Matteo (rappresentante l’Italia) e Konstantinos (Grecia), della loro gioventù bruciata e sprecona, di come i virtuosi Hans (Germania) e Michel (Francia) li abbiano salvati dalla bancarotta con una sorta di “strozzinaggio illuminato”. Eppure, tra gli amici di Matteo, c’è chi rimpiange i bei tempi. Mandare a quel paese quei bacchettoni di Hans e Michel non sarebbe la fine del mondo, perchè tanta paura di uscire dall’Euro, come scritto in un acuto ma discutibile articolo dell’Undici.

Matteo, a Maastricht, si è fidanzato e ha cominciato a mettere la testa a posto. Dieci anni insieme alla promessa sposa, una franco-tedesca benestante, anche se un po’ saccente e decisionista. Alla fine, in una romantica notte di Capodanno del 2002, è convolato a giuste nozze e bene o male le cose hanno funzionato. Come spesso accade, i tempi difficili sono poi arrivati, anche un po’ di noia, soprattutto pensando agli anni ruggenti da single. Forse il ventunesimo secolo non è più quello del “Finché morte non ci separi”, ma un matrimonio che compie undici anni il 1 gennaio 2013 merita almeno un bilancio serio e oggettivo.

Per Matteo, mollare la moglie e rituffarsi nelle avventure giovanili potrebbe essere la strada per ritrovare se stesso, per sentirsi nuovamente vivo e padrone, forse è vero. Ma quanto durerebbe? Quanto prima di essere travolto dall’instabilità, dal proprio DNA di cicala? Quanto prima di supplicare la moglie di riprenderselo? Forse ce la farebbe anche da solo, forse troverebbe un nuovo equilibrio. Chi non risica non rosica. Ognuno si faccia la sua opinione, ma personalmente, come testimone di nozze, vorrei esaminare i fatti come tali. Lo faccio partendo dallo stimolante articolo di Luigi Ferrara, ma con opinioni e analisi ben diverse.

Prima di tutto i dati. Quello del confronto “Prima” e “Dopo” è un vecchio giochino, nel quale si è tuffato Berlusconi per la sua ennesima campagna elettorale. In economia, il puro confronto tra “prima di Monti” e “dopo Monti” non è accettabile, non è onesto. Il vero confronto è tra come siamo messi oggi “dopo Monti” e come saremmo messi oggi “se non ci fosse stato Monti“. Ovviamente, i dati del “senza Monti” non sono scritti in un libro contabile. Ma si possono immaginare. Il debito pubblico è aumentato? Certamente. Ma perchè? Non certo perchè Matteo ha continuato a vivere al di sopra delle proprie possibilità. E’ aumentato perchè Matteo cerca (invano) di pagare i debiti pregressi e – notate benissimo – dovrebbe continuare a farlo anche senza l’Euro. A che tasso d’interesse? Beh, qua un’altra ipocrisia frequente e probabile cavallo di battaglia del Cavaliere Disperato. Lo Spread non esiste, è un’invenzione dei comunisti? No, lo spread è la differenza tra il tasso di interesse che paga Matteo e quello che paga Hans. Il tasso che i creditori fissano per Matteo dipende dalla fiducia che lui ispira. Finché è sposato con la franco-tedesca benestante e dimostra di avere la testa a posto è un tasso contenuto, altrimenti per fargli credito, i vari John, Tamagotchi e Sun Yen chiederebbero cifre da strozzini.

Insomma, eliminando i tredici mesi di Monti ci saremmo trovati di fronte un debito ben più alto. Quale sarebbe stata la ricetta alternativa per evitarlo? In Italia?  Forse eliminare l’evasione, favorire la crescita durante una crisi economica globale… ma chi poteva farlo? Come? Più che una legge di stabilità sarebbe servito un Viagra economico a tripla azione.

I consumi crollano, i redditi anche. Si chiama crisi economica (globale). Su questo c’è poco da discutere. Però anche sulla perdita di potere d’acquisto mi sento di dissentire profondamente da quanto affermato nell’articolo in questione. Quale sarebbe il tasso d’inflazione senza l’Euro? Con una moneta soggetta ai capricci di svalutazione del governante di turno? Anche qui non si può mentire, basta guardare i tassi di inflazione in epoca Lira, sempre e regolarmente a due cifre. E anche in questo caso non si può non dire che il potere d’acquisto dipende dalla credibilità della moneta! Facile prevedere che senza euro torneremmo rapidamente a tassi di inflazione vicini al 10%, per avere un recupero dei poteri d’acquisto dovremmo anche immaginare che l’Italia possa avere retribuzioni in crescita a più del 10%? Non so chi sia il mago economico in grado di far ciò, non è stato Monti di sicuro, ma non mi immagino che lo possano essere Bersani, Berlusconi o Grillo.

Draghi, Monti e lo spread. Mi piacerebbe chiedere a Draghi se anche lui pensa che lo spread si sarebbe comportato allo stesso modo con Berlusconi. Quello stesso spread che è balzato di venti punti al solo annuncio del vecchio monarca di scendere nuovamente in campo. Ora, su come reagisca lo spred, su come i mercati leggano la politica italiana, si rimane forse nel campo delle opinioni personali, difficile portare fatti. Però dobbiamo opinionare in maniera trasparente. Chi pensa che i mercati finanziari e gli speculatori si comportino allo stesso modo con Monti e con Berlusconi può legittimamente pensare che lo spread non debba essere un metro di valutazione. Ma chi la pensa diversamente deve rassegnarsi a considerare questa variabile così mediatica e artificiosa come un elemento importante. E’ la variabile che ci dice, tra l’altro, quanto costano i nostri mutui, quanto costa alle imprese investire.

Disoccupazione e scelte del governo. Qua è più difficile dissentire con il Ferrara. Anch’io penso che questa fine legislatura abbia penalizzato il lavoro, in un’ottica eccessivamente liberista e orientata alla finanza. Però, troppo spesso dimentichiamo che Mario Monti cercava di governare un timone con un peso appeso a ciascun lato, Berlusconi da una parte e Bersani dall’altra. Non poteva girarlo di più di dieci-quindici gradi, altrimenti gli avrebbero staccato la spina, per usare un’orribile metafora particolarmente ‘trendy’. Ecco, se vogliamo parlare di fatti, forse dobbiamo parlare di età pensionabile. Un paese che tiene al lavoro i più vecchi e lascia fuori i giovani per risparmiare sulle pensioni è un paese miope. Favorire il turnover, non bloccarlo, può portare nuova linfa all’economia.

Incertezza su efficienza, corruzione ed evasione. Vedi sopra, vedi Monti’s version. Se dovessi dire qual è stata la mossa più irritante della politica recente, per me è il cosiddetto decreto “liste pulite”, una pura facciata, un’etichetta sul nulla, visto che praticamente non lascia fuori nessuno. Chi è stato condannato, in via definitiva, a meno di due anni può candidarsi? Ma scusate, qua non stiamo parlando di riabilitazione o di “seconda possibilità”, stiamo parlando di rappresentare il popolo italiano. Garantiamo pure la possibilità di lavorare a chi ha scontato la sua pena, ma non in Parlamento. L’ha fatta forse Monti questa legge così morbida? Non scherziamo, leggiamo bene dietro i voti parlamentari, capiamo in che contesto si muove un governo tecnico che si è trovato lì solo perchè nessuno voleva essere sullo scranno più alto per prendere decisioni impopolari.

Uscire dall’Euro? Non confrontiamoci con l’Inghilterra, non è onesto. Gli inglesi consumano, rischiano, investono, hanno una propensione al consumo più alta della nostra. La Polonia? Beh, allora raccontiamola tutta. La scelta è se farci colonizzare dalla Germania o dagli Stati Uniti. Lasciare la benestante moglie franco-tedesca per sposare una facoltosa americana.

Forse è ora di fermarsi, ma avrei molto da aggiungere sulle considerazioni economico-quantiative in favore dell’uscita dall’Euro. Per esempio, mi sembra trattato con troppa leggerezza anche l’argomento su un aumento del 10% dei costi dell’energia. A parte che il 10% avrebbe davvero un impatto devastante sulla media, piccola e piccolissima industria italiana, la nostra competitività andrebbe a farsi friggere. Già oggi, far benzina in Francia costa quasi 15 centesimi in meno al litro, proprio per le tassuccie varie riportate nell’articolo in questione. Ora, eliminare quelle tassuccie dovrebbe essere la priorità numero uno per la crescita, ma diventerebbe pura utopia in un contesto di ritorno alla lira.

Forse è superfluo dire che sono in disaccordo anche con le altre considerazioni economiche, ma diventerebbe una noiosa lezione di economia, se non lo è già. Mi accontenterò – a costo di passare per saccente – di sparare una massima da consulente matrimoniale. Guardare i problemi da un’unica prospettiva non funziona. Intestardirsi sui “difetti dell’altro” senza provare a guardare la situazione a 360° può portare al baratro. E’ frutto della rabbia per le cose che non vanno, dei litigi. Ma non porta alla soluzione. Che il 2013 sia davvero l’anno della presa di coscienza dell’italiano, ma di un italiano informato, capace di guardare alle cose con obiettività, non con slogan e grafici da Porta a Porta.

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20 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Luigi Ferrara

    Gentile Matzeyes,
    ti ringrazio per la costruttiva critica al mio articolo e chiedo scusa se la mia risposta arriva così in ritardo. Dunque, solo un paio di puntualizzazioni veloci: la profonda causa di questa crisi, nella zona Europea, è dovuta alle grandi diseguaglianze che la moneta unica ha comportato. Perchè l’€ ed i tassi di conversione decisi hanno indebolito l’Italia, che faceva dell’export e delle svalutazioni competitive il proprio cavallo di battaglia, e favorito la Germania, dalla valuta storicamente più forte. Questo ha portato ad un evidente squilibrio nelle partite correnti dei due paesi. L’Italia ha cominciato ad importare più di quanto esportava. Da una condizione di surplus si è passati ad una di deficit, con un sensibile peggioramento negli ultimi anni. Nella Germania è successo l’opposto. Il sistema Target2, che misura in tempo reale i saldi dei pagamenti intra Ue, dimostra chiaramente questo grande squilibrio (http://www.eurocrisismonitor.com/img/EuroCrisisMonitor%20small.jpg). In un mercato perfetto (quindi un paese che ha piena sovranità finanziaria/monetaria e fiscale), questo squilibro può essere superato tramite due leve: la svalutazione/rivalutazione del cambio e la deflazione reale dei salari. L’Italia ha storicamente optato per la prima, cercando di preservare il potere d’acquisto dei lavoratori (scala mobile). Non essendo più possibile la prima opzione, perchè in presenza dell’€ e quindi di una variabile non più controllabile direttamente, è rimasta solo la seconda. La deflazione dei salari contribuirebbe a rendere i prodotti/servizi made in Italy più convenienti, e quindi a ridare slancio alle esportazioni e riequilibrare la bilancia commerciale con l’estero. Questo, però, mal si sposa con un contesto di rigore e austerità, in cui vige la regola del pareggio di bilancio e del rientro del debito pubblico tramite dolorosissimi tagli alla spesa pubblica (evidentemente anche a quella produttiva) e all’aumento delle tasse. Perchè i già risicati consumi tendono a contrarsi ancor più, provocando un crollo della produzione industriale e conseguenti fallimenti di aziende, un calo del PIL (come quello che stiamo vivendo) e una diminuzione delle entrate fiscali (e quindi nuove tasse si renderebbero necessarie per mantenere l’equilibrio e gli impegni presi…ricorda qualcosa?). Il rapporto Debito/PIL continua ad aumentare anziché scendere (ed è quello che sta puntualmente succedendo con il governo Monti). Il finanziamento di questo squilibrio del settore privato in Italia è arrivato, in larga parte, dalla Germania. In maniera via via progressiva, fino a prendere una piega decisamente pericolosa. Sia per chi lo riceveva (incremento del tenore di vita basato sul debito) sia per chi lo erogava (crediti via via più rischiosi). Ad un certo punto la situazione è diventata critica, principalmente per via del deterioramento della situazione finanziaria globale, e il creditore ha iniziato a dubitare della solvibilità del debitore. E’ venuta meno la fiducia verso il sistema-paese Italia con tutte le conseguenze che conosciamo (vendita titoli pubblici e aumento spread con diminuzione del rating). Peccato però che, non più tardi di qualche mese fa, un report del FMI (http://www.governo.it/GovernoInforma/eng/reports/allegati/2012_ARTICLE_IV_CONSULTATION.pdf) giudicasse la sostenibilità del debito Italiana elevata, addirittura meglio di quasi tutti gli stessi altri paesi della UE. A questo punto mi pare evidente il gioco a cui si sta giocando…

    Secondo punto: capitolo inflazione. Anche il professorone Monti ha dichiarato recentemente che a seguito della svalutazione del 1992 non si verificò assolutamente quell’inflazione che molti si sarebbero aspettati. Anzi, questa addirittura diminuì. Ed il motivo è abbastanza semplice: i tassi di interesse offerti scesero perchè non era più necessario tenerli elevati per invogliare gli investitori esteri ad investire in Italia e comprare le lire. Lo stesso si verificherebbe uscendo dall’€. Lo spread alto è il differenziale che paghiamo per rimanere dentro questa architettura, che è assolutamente penalizzante e senza via di uscita. Sono pronto a scommettere che, tornando alla lira, i nostri tassi addirittura scenderebbero. E di inflazione non ci sarebbe nemmeno l’ombra.
    Spero di essere stato chiaro. Saluti

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    • davide

      ottima spiegazione sig Ferrara…
      complimenti

      lelamedispadaccinonero.blogspot.it

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    • matzeyes

      Boh, ci sono molte cose che non mi quadrano nei tuoi discorsi… Ad esempio i tassi di interesse bassi l’inflazione la favoriscono, non la combattono, no? Comunque io non nego che l’Euro abbia cristallizzato o anche peggiorato la situazione commerciale dell’Italia, ma credo che il problema non sia l’Euro, ma le politiche economiche italiane. L’Italia è un vaso di coccio, nel mercato di oggi non ci sarebbe svalutazione che tenga.

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    • kiki

      A me invece fanno vomitare l’inflazione a due cifre (che è la tassa più regressiva che c’è), il deficit pubblico fuori controllo (che è impoverire le generazioni future), la dinamica per cui chi è pagato in moneta nazionale vede il potere di acquisto andare in culo e chi può permettersi di detenere moneta estera si arricchisce sempre più.

      Ognuno ha i suoi gusti e i suoi vomiti; tu tieniti i tuoi, che io mi tengo i miei. In quanto gusti non sunt disputanda (anche se devo ammettere che averli diversi dalla lega, da tremonti, da silvio e da grillo, beh, mi fa piacere).

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      • davide

        chissà perchè i pro euro sono tutti personaggi che non hanno alcun problema nel pagare il doppio i generi alimentari…
        ciò che mi fa schifo di voi è il vostro atteggiamento da donna vergine e socialista.
        state distruggendo il ceto medio e popolare e osate parlare come dei mancini…
        maledetti

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        • matzeyes

          Ma tu pensi che con la lira sarebbe meglio? Che il ceto medio e popolare sarebbe più agiato? Comunque io non distruggo nessuno, io ho opinioni che difendo, non so come fai a farci i conti in tasca, ma il ceto medio spesso paga anche il mutuo e l’euro non controlla solo il prezzo delle zucchine, ma anche il livello del mutuo… Vabbè, tanto mi (ci?) hai già maledetto e condannato, non credo ti interessino le opinioni degli altri.

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          • davide

            che l’euro sia una moneta stabile non c’è ombra di dubbio.
            ma è altrettanto vero che la moneta progettata dalle peggiori menti che l’umanità abbia mai avuto ci ha rubato un 60% del potere d’acquisto, una progressiva svendita dei beni statali, un peggioramento del welfare ed una governance non eletta responsabile della recessione che impone una cura peggiore della malattia : la bce predica dal 2008 la riduzione dei salari e delle tutele.
            se ti fidi di gente che hanno progettato nell’ombra (SI L’EURO è STATO PROGETTATO NELLA MENZOGNA e posso dimostrarlo) ci sono 2 possibilità :
            1 sei in malafede 2 sei un illuso cronico.

          • matzeyes

            In malafede non sono… tant’è vero che mi piace discutere. Non ho la verità in mano, ma può essere benissimo che io sia un illuso cronico.

          • davide

            si lo sei.
            ti consiglio caldamente lo studio del trattato di lisbona, solo quando avrai compreso la gravità di tale trattato capirai come sia controproducente la nostra permanenza nell’euro.
            la bce non sarà mai prestatore in ultima istanza, con il MES siamo condannati per vent’anni. IO SONO SICURO DI QUELLO CHE DICO, OGNI ANNO CHE PASSERà LE COSE ANDRANNO SEMPRE PEGGIO.
            ADESSO MI PRENDI PER FOLLE, NEL PROSSIMO FUTURO SEMPRE MENO

          • matzeyes

            Il Trattato di Lisbona lo conosco, non riguarda l’area Euro o la BCE, ma l’Europa nel suo complesso. Per me non è una questione di follia, è una questione di punti di vista. Nella mia visione economica-europeista l’Euro è una moneta che ha garantito all’Italia stabilità dal punto di vista dell’inflazione e dei tassi di interesse, in un epoca (quella della concorrenza cinese e indiana) in cui svalutare non avrebbe portato i benefici che si potevano avere trent’anni fa. Se poi mi parli di disuguaglianza, allora sono d’accordo con te, ma il fatto che il ceto medio e popolare continuino a soffrire in Italia, dipende soprattutto dalla gestione della politica economica italiana, è troppo facile dare la colpa all’Euro. La nostra politica ha continuato a ragionare come prima, quando il contesto era radicalmente cambiato. Invece non ho capito il discorso della BCE prestatore di ultima istanza, per le banche lo è già, intendi dire che non lo sarà mai per gli Stati?

          • davide

            si la bce è indipendente nel senso che può far contrarre i salari (lo fa già da tempo) ma non garantisce i debiti degli stati e non lo farà mai(lo hanno detto decine e decine di volte i vermi della bce).
            mi dispiace che tu non abbia compreso la gravità del trattato di lisbona, l’italia insieme ai piigs è caduta nella stagflazione più nera ringraziando le politiche comunitarie liberiste ma soprattutto antisociali che ci hanno condannati a 20/30/40 0 50 (grecia) anni di depressione non per colpa delle politiche nazionali ma a causa delle politiche imposte dalla troika.
            tu continua ad essere europeista ma sappi che prima o poi ti renderai conto di aver preso un abbaglio fatale
            buona vita

          • matzeyes

            Buona vita anche a te, se ho preso un abbaglio lo riconoscerò.

          • davide

            per quanto assurdo potrà sembrarti ti invito a visionare il mio blog.
            (i miei articoli vengono pubblicati anche su siti famosi).
            lelamedispadaccinonero.blogspot.it

            lì troverai anche la mia mail, nel caso volessi spiegazioni maggiori circa i miei elaborati.

            buon week end

      • valerio

        De gustibus non disputandum est. E’ perifastica passiva e non puoi usare nominativo al posto del complemento d’argomento(de+ablativo), se no è fantalatino. Poi puoi scrivere tutte le cappellate che vuoi.

        Rispondi
        • davide

          i soliti virtuosismi linguistici per farsi fighi senza mai concludere nulla…
          comportamento tipico di chi ha fatto studi classici, pieno di soldi e compagno radical chic

          Rispondi
      • kiki

        Ah ecco. Se è il solito complotto pluto-giudaico-massonico-comunista 8e lo puoi dimostrare), allora va bene.
        Ciao, va là.

        Rispondi
        • davide

          EHI AMICO IO STO PARLANDO DI COSA COMBINERà IL MES NON DI MASSONI E ROBA VARIA
          SEI UNA CAUSA PERSA

          Rispondi
  2. kiki

    “Gli inglesi consumano, rischiano, investono, hanno una propensione al consumo più alta della nostra”. Ed hanno, aggiungerei, la city, che convoglia migliaia di miliardi sulla Sterlina e scusa se è poco in termini di domanda/offerta della moneta (mi risulta invece più oscuro l’accenno alla Polonia ed alla scelta di farsi colonizzare da Germania o USA… La Polonia è pascolo dei fottuti yankees? Non capisco).
    Ma la vogliamo dire piuttosto l’unica vera, grande ragione in favore dell’Euro? Pensate a quanto tempo ci abbiamo messo a ragionare direttamente in euro, senza convertire in lire… Io mi sono accorto nel corso del 2012 di esserci finalmente riuscito; all’esordio dell’euro avevo battezzato che ci volessero sei mesi, ci sono voluti 10 anni!!!. E adesso, caro Luigi Ferraris detto Marassi, vorresti farmi tornare all’incubo? E no, io al gioco al massacro non ci sto!!
    (Mazzocchio, bellissimo articolo, un po’ tronco nel finale – immagino – per motivi di spazio)

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