Piccola filosofia su un frigorifero abbandonato

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Camminando lungo la strada, la sua sagoma inconsueta si fa sempre più chiara ed imponente. E’ bianco, alto, squadrato: affianco ai cassonetti di “organico”, plastica, carta e vetro c’è un enorme frigorifero. E’ stato evidentemente messo lì da qualcuno che voleva disfarsene. Qualche mio vicino di casa. Lo avrà fatto di notte perché ieri sera non c’era. Di notte per non farsi vedere, per rimanere anonimo. Spostare un frigorifero non è semplice, si sarà fatto aiutare. Anch’io, in gioventù, aiutai un amico a trasportare due vecchi materassi fino al cassonetto in piena notte, perché sono cose che non si fanno. L’azienda municipale incaricata dello smaltimento dei rifiuti (“Hera” nella mia città, NdA) mette, infatti, a disposizione un servizio di ritiro a domicilio di rifiuti ingombranti e conseguentemente proibisce di lasciare gli stessi in strada. Nonostante questo, è frequentissimo vedere vicino ai cassonetti oggetti d’ogni genere. La presenza del frigorifero nella mia strada, ancorché inconsueta, non è perciò un inedito assoluto.

Il messaggio del “delatore” riciclatore

Il giorno seguente ripasso di lì per andare al lavoro e noto qualcosa di strano: sul frigorifero è stato appiccicato un foglio con scritto qualcosa. Mi fermo incuriosito. L’autore del messaggio fa proprio riferimento al servizio di ritiro menzionato sopra, chiedendosi “perché si debba godere tutti di un simile spettacolo”. Insomma taccia di maleducazione chi ha lasciato lì l’ingombrante ed obsoleto elettrodomestico in nome di un’”estetica del riciclo”. Nonostante mi passi per la testa che l’autore del messaggio debba soffrire di qualche tipo di frustrazione sessuale, allo stesso tempo non posso fare a meno di dargli ragione.

Il messaggio anonimo in giro per strada o nei condomini non è il più nobile esercizio di partecipazione, ma comunque ha il merito di rompere il silenzio d’ignavia ed indifferenza di molte nostre comunità. Mi compiaccio, scatto una fotografia per immortalare l’accadimento e mi domando se ci sarà risposta.

La sera ripasso, e la risposta c’è: un altro foglio attaccato poco sotto al primo. Così recita: “Al caro ‘delatore’ normografato con rispetto delle persone e delle regole, benché non sia io il proprietario, noto con piacere che il frigo è stato lasciato terso e presumo con intenzione civile nella speranza che a qualcun altro potesse servire; anche questi sono gesti anonimi, non eclettici, ma il rimbalzo di una vecchia cultura: il risparmio. Nella costruzione di questo frigo è stata spesa energia, la demolizione porta a dispendio di energia e forza umana + inquinamento da freon. Il nuovo frigo comporta dispendio umano ed energetico e ancora inquinamento industriale. Il riuso vale tanto, molto più della demolizione.”

Il secondo messaggio che replica al primo: “[...] Il frigo è stato lasciato terso e presumo con intenzione civile nella speranza che a qualcun altro potesse servire. Gesti anonimi, non eclettici, ma il risultato di una vecchia cultura: il risparmio. [...]“

Scrosciano gli applausi, il pubblico in piedi: bravooo!!!! Non solo il secondo messaggio replica con garbo ed ironia al primo, ma propone addirittura una nuova visione “sistemica” del mondo. Se il primo messaggio invita infatti ad un riciclo “responsabile” assumendo come ineludibile pratica economica e sociale il consumo, che ne è l’atto propedeutico, il secondo prefigura una negazione del ciclo del comprare-buttare-riciclare-comprare-buttare-riciclare ed invece un ritorno al passato, ossia al riuso, al “accomodare”, al non cedere all’ansia del “nuovo” e dell’”upgrade”.

In un mondo in cui spesso assistiamo al dissennato sperpero di risorse e a brutture d’ogni tipo, entrambe le filosofie contengono elementi virtuosi. Tuttavia esiste tra loro una sottile, ma importante differenza: dobbiamo considerare come parte e anzi volano della nostra economia il comprare e quindi il buttare e il riciclare oppure “un altro mondo è possibile”, più nobile, più puro, più umano? Comprare un nuovo frigorifero ogni pochi anni è un atto che aiuta l’economia e chi lavora nelle aziende frigorifere oppure si può e si deve continuare ad utilizzare lo stesso fino a quando proprio non funziona più?

Rileggendo inoltre il secondo biglietto, si può fare un’ulteriore riflessione. Anche ammettendo che il/la proprietario/a del frigorifero lo abbia lasciato lì perché qualcuno lo riutilizzasse (ipotesi tutta da verificare), si sottintende comunque che non sia egli/ella che intenda riutilizzarlo e quindi sottrarsi all’ansia di consumo. Tutt’altro: se quel frigorifero era lì, significa che il/la proprietario/a ne aveva appena comprato uno nuovo fiammante. E allora? Chi ha le risorse, compra e butta e chi non le ha riutilizza gli scarti? Il riuso è classista? I ricchi comprano e lasciano ai poveri ciò di cui si sono stancati? Come regalare alla donna di servizio i vestiti “vecchi” che non stanno più nell’armadio perché rimpiazzati dai nuovi appena comprati?

Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975)

La verità è che le risposte alla domande summenzionate non sono affatto chiare, né sul frigorifero abbandonato nella mia strada, nè  ai massimi livelli. O se esistono, non sono giunte alle masse, il che è come dire che non esistono. Per un cittadino mediamente responsabile, che non sia un guru o fanatico dell’ambientalismo, è tutt’altro che ovvio sapere come comportarsi. Ci piaccia o no, il nostro “sistema” è ancora profondamente e saldamente fondato sul consumo e, in buona parte, su un consumo tutt’altro che moderno. Tuttora la notizia che si sono vendute meno automobili è percepita come una cattiva notizia ed i governi di tutto il mondo (Obama in primis) si fanno in quattro per salvare o sostenere le case automobilistiche.

In biologia si studia che le popolazioni di micro-organismi crescono costantemente fino a stabilizzarsi per poi crollare improvvisamente e drasticamente. L’evoluzione sulla Terra da sempre procede quasi sempre per passi traumatici: l’estinzione dei dinosauri aprì il cammino ai mammiferi e gli sconvolgimenti climatici nell’Africa Orientale qualche milione d’anni fa crearono le condizioni ambientali perché i nostri antenati fossero “costretti ” ad imparare a camminare in posizione eretta. Chissà se anche il nostro mondo avrà bisogno di una crisi sistemica ancor più profonda dell’attuale per “evolversi”. Crediamo che i cambiamenti a cui assistiamo nella nostra breve vita siano tutto sommato piccoli e che siccome abbiamo visto solo un “tipo di mondo”, crediamo che solo questo sia possibile. Eppure come scriveva Pasolini rivolgendosi a Gennariello, un immaginario studente napoletano di prima o seconda liceo, proprio riguardo alle continue, ma tutto sommato minime trasformazioni del mondo: “Tu mi dirai: le cose sempre cambiano. «’O munno cagna.» È vero. Il mondo ha eterni, inesauribili cambiamenti. Ogni qualche millennio, però, succede la fine del mondo“…

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. Antonio Capolongo

    Una filosofia da “riusare”, soprattutto in alcune periferie, osservando le quali, ti domandi: “Abbandonare un frigorifero in una terra abbandonata, è consentito?”.

    Rispondi

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