Mio Cuggino. La fine del mondo per i creativi di professione nell’era tecnologica

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Anche tu fatti la tua t-shirt: “Chiamo a mio cuggino”, nel sito apposito.

“Mio cuggino mio cuggino, mio cuggino è rispettato, amico di tutti. Mio cuggino ha fatto questo e quello … Anzi: io chiamo a mio cuggino.” Mio Cuggino, di Elio e le Storie Tese.

La tecnologia ha portato un’apocalisse. Un mondo in cui era chiaro il modo di lavorare e vivere è finito. E ora, come funziona?

Prima se mi serviva un fotografo chiamavo un fotografo.

Prima se avevo necessità di un progetto grafico per un logo, una pagina pubblicitaria, un catalogo, chiamavo un grafico. Oppure uno studio che aveva sia un grafico che un fotografo professionali, con capacità sia tecniche che progettuali.

Prima se mi interessava trovare un’informazione o conoscere un’opinione, e capire dei fatti, leggevo un articolo scritto da un giornalista, da un reporter, da un opinionista.

Prima se volevo leggere un libro andavo in libreria o in biblioteca e cercavo far le opere di narrativa di scrittori e autori di mestiere, pubblicati dopo un’attenta selezione. E se mi occorrevano informazioni storiche, scientifiche, figuriamoci, mi procuravo certo un’enciclopedia. Se volevo un dizionario lo compravo, redatto da fior fiore di autori.

Prima se mi occorreva uno spot pubblicitario mi rivolgevo ad un’agenzia o se volevo vedere una storia che mi facesse ridere o piangere andavo al cinema o noleggiavo una videocassetta dove un regista e degli attori avevano lavorato professionalmente; magari semplicemente aspettavo la serata in cui alla tele passava un programma comico.
O compravo un biglietto per una commedia o un dramma o una serata cabaret nel teatro più vicino.

Prima se volevo della musica andavo nell’apposito negozio di dischi, dove trovavo dei vinili prima o dei CD poi incisi da qualcuno che la musica la faceva per mestiere. Magari non sarei stata disposta a veder suonare qual cantante o quel gruppo dal vivo. Ma era questione di gusti.

citizen jounalism sambrook_mumbai

Promozione del “Citizen Journalism” in India.

E adesso? Fra l’evoluzione degli strumenti tecnologici, lo sviluppo di internet e la gratuità di tanto del materiale offerto chi ce lo fa fare di scegliere professionisti che hanno costi o tariffe proporzionali al fatto che hanno studiato, sono capaci, sono creativi, competenti ed esperti?

Alla fine scegliamo sempre Mio Cuggino: parenti, amici o conoscenti purché dilettanti (intesi come persone che non fanno quella cosa per mestiere) e gratis.

Come persona comune con degli interessi e delle aspirazioni mi dico: beh, meglio così. In fondo questo pezzo che sto scrivendo appare su una rivista online, vengo letta da qualcuno che mi commenta e che si sente, talvolta, di condividere le cose che scrivo. E, onestamente, prima dell’avvento di internet, che opportunità avrei avuto di essere letta da qualcuno che non lo facesse solo per amore o amicizia? È chiaro che io sia lusingata quando mi accorgo che uno sconosciuto ha letto e commentato un mio pezzo. Ma se chi mi legge dovesse pagare, ci spenderebbe anche solo un centesimo? E mi è chiaro che, pubblicando in un mio pezzo storie, informazioni, qualche notizia anche futile, ma gratuitamente, io con questo “articolo” tolgo una fonte di sostegno a chi scrive per mestiere?

Qui è tutto un fiorire di autopubblicazione.

Lo stesso vale per l’editoria. In Italia c’è più gente che scrive con aspirazioni di pubblicazione che persone che leggano libri. Arrivare nelle librerie è sempre stato difficile e impegnativo. Gli editori sono da sempre il passaggio chiave da superare perché un testo possa vedere la luce della stampa. È vero che esistono casi clamorosi di rifiuti da parte di case editrici di capolavori. Ma saltando i passaggi critici, ma indispensabili, di un editore, di un correttore di bozze, di un distributore, di un libraio, auto-pubblicandosi senza farsi giudicare, siamo sicuri di offrire al pubblico che legge opere migliori? Io, proprio io in persona, sono così sicura che il mio libro nel cassetto sia il nuovo “Giovane Holden” o che il mio romanzo appena terminato e che nessuno ha controllato sia migliore de “Il giardino dei Finzi Contini”? Potrebbe essere che lo siano – ipotesi remota – ma molto più probabilmente potrebbe essere come nel titolo di quella sciocca commedia “La verità è che non gli piaci abbastanza”. Se fino ad ora non mi hanno pubblicato, magari è proprio perché è il mio libro a non essere buono abbastanza.

Eppure eccoci tutti a scrivere e pubblicare. Son certa che la decisione di ritirarsi di quel gran maestro della scrittura che è Philip Roth non sia dovuta all’esubero di e-book, di libri anche cartacei autoprodotti che girano su internet o nelle bancherelle ma come lui, molti si chiederanno: “Ma c’è bisogno ancora di un altro libro mediocre?” Come strenna natalizia preferireste ricevere il libro virtuale di Mio Cuggino o la riedizione tascabile di Adelphi de “La versione di Barney”?

Ora, ogni persona che divulga gratuitamente il proprio materiale creativo, scritti, recensioni, foto più o meno artistiche, filmati ridicoli, schitarrate o gorgheggi su YouTube, prove di bravura nella recitazione, ricette raccontate al computer, dovrà certamente avere un’altra forma di sostentamento (perché nella realtà non esiste nulla di commestibile che possa essere messo a disposizione gratis e regolarmente – salvo forse a casa dei genitori) e dovrà rendersi conto che regalando il contenuto del suo impegno creativo, di fatto sta togliendo lavoro a chi lo fa di professione.
Comincerà a capire il limite oggettivo di tutta questa libertà di espressione creativa e artistica gratuita quando sul lavoro inizierà ad entrare in competizione non con un professionista del settore, ma con Mio Cuggino.

Cercherò di essere più chiara. Per esempio, nel mondo della comunicazione, della grafica, della pubblicità, del marketing, settore in cui lavoro, le richieste possono essere svariate e la discriminante, oggi, purtroppo, molto spesso è il prezzo. Non solo in ditte di dimensione locale, ma anche in grandi gruppi imprenditoriali. Denaro da spendere ce n’è sempre meno. Ma alla fine, quello che incide di più sulle strategie delle aziende è l’idea che la professionalità non sia così indispensabile. Sarà per via di tutto questo materiale gratuito che può essere trovato in rete, queste apparecchiature che permettono a chiunque di fare foto in qualsiasi momento e in qualsiasi condizione di luce, e questo programma che tutti  possiedono e che permette una certa facilità nella rielaborazione grafica e fotografica, e tutti questi video, queste illustrazioni, questi consigli, opinioni, idee creative a portata di mano. Messe insieme, tutte queste cose, finiscono per portare ad un unico risultato: tu non lavorerai. O peggio, tu lavorerai ma non vorranno pagarti.

Grafica di cibo gratuita

Perché se il cliente ha bisogno di una foto, gliela farà Suo Cuggino. Magari con il telefonino.

Perché se il cliente ha necessità di un progetto grafico per un logo, una pagina pubblicitaria, un catalogo, lo dice a Suo Cuggino. Compreso il sito Web in cui Suo Cuggino potrà scrivere tante frasi “accattivanti” e mettere tante foto scattate da se stesso.

Perché i giornali, i libri e la carta stampata no, non mi interessano, perché tanto leggo solo Mio Cuggino che è gratis e ne capisce di tutto.

Perché se il cliente vuole un video, anche promozionale, lo chiede a Suo Cuggino.

Perché nessuno canta e suona come Suo Cuggino, quindi al prossimo evento o festa chiama lui a cantare, che già su YouTube ha un sacco di fan.

Perché alla fine ti chiedono idee, proposte e preventivi, ma in questo nuovo mondo
pare che ormai a dominare sia l’opzione Mio Cuggino.

Dopo Mario Monti, con la fine del governo dei tecnici, in questo nuovo mondo affiderei il governo a Suo Cuggino.

 

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13 commentiCosa ne è stato scritto

  1. francesca

    io personalmente non vedo dove sia il problema. i mercati cambiano al pari della tecnologia e delle societa’. se i professionisti si lamentano perchè nessuno vuole più un lavoro professionale, e giustamente retribuito a dovere, forse bisognerebbe chiedersi come adattarsi a queste nuove circostanze. i cuggini rimangono cuggini, noi se sappiamo essere veri creativi e veri professionisti come pensiamo dovremmo forse rimboccarci le maniche e reinventarci al pari di come cambiano le circostanze. rimango dell’opinione che se qualcuno vuole a tutti i costi il tuo lavoro e’ disposto a pagarti (perchè vuole proprio te!), e a suo cuggino, non ci pensa neanche.

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  2. valter filia manca

    è probabile che io scriva cose già dette nei precedenti commenti (non li ho letti tutti, me ne scuso), ad ogni modo credo, soffermandomi su alcuni degli esempi riportati da Marinda, che quelle professioni da “specialisti”, dal grafico al tipografo, il copy o il creativo (lì dove si intendeva il trendyssimo pubblicitario ) o il producer siano, ormai, assimilabili alla figura del maniscalco, del fabbricatore di carretti da giogo. Aggiungo, sapendo bene di scoprire l’aria calda, che persino il fornaio e il falegname rischiano la stessa fine in questo sistema produttivo ed economico in stile ikea. E’ la crisi dell’Artigiano, che non va identificato con l’ebanista o il fabbro, ma anche con l’orologiaio, il riparatore di tv ed elettrodomestici e così via… Però, però, tutti a fare di Steve Jobs un profeta, quando a ben vedere è stato innanzitutto (non il solo ma il maggiore) colui che ha introdotto prepotentemente il concetto dell’Obsoleto. Di fatto, ad ogni regolare presentazione di un suo nuovo prodotto, se da un lato si sbava(va) di ammirazione davanti alle sue presentazioni mistiche dell’ultimo modello di tablet o i-phone, dall’altro si incartapecorisce fino alla repentina perdita di valore e inservibilità tutto ciò che fino al giorno prima era il massimo della tecnologia. La cosa funziona se produci mozzarelle e latticini freschi, la scadenza è d’obbligo, ma in questo caso si tratta di industria dell’usa e getta, e dunque, come nei pranzi in piedi, si rinuncia ai calici di cristallo del mastro vetraio o ai piatti di porcellana decorati a mano, ci sono i flute di plastica, che tanto finisce tutto nel secchione. ha dimenticavo, che ci fai col fotografo, hai visto di cosa è capace l’i-phone 4 ?

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  3. margot

    e che ne pensate della variante “lo stagista”? fuori uno dentro l’altro a rullo, neolaureati aggratis, a braccetto con i creatori di esosi masters… io, come tanti altri, sono rimasta tagliata fuori, dopo oltre 10 anni di collaborazioni professionali, trattata pure da vecchia…

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    • tommaso

      Lavorare gratis è la peste del nostro tempo, vuol dire considerare 0 le persone e il lavoro

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  4. marinda

    Il dibattito è acceso: la rete, le tecnologie promuovono talenti o ci appiattiscono tutti verso una semplice smania da “Like”?

    Ma professionalmente certo posso dire che la scelta verso il cuggino non è tante volte dettata dal valutare il meglio o l’operazione più adeguata, ma ciò che si può ottenere gratis. Questo avrà sostanzialmente due conseguenze:
    1 – chi è disposto a dare lavoro gratis deprezza il lavoro di chi è stato sempre pagato per svolgerlo.
    2 – chi ha studiato, si è specializzato, chi ha investito nel proprio lavoro non ci camperà più. In Italia, per esempio, fra studenti e docendi di università della comunicazione, scuole di grafica e design, istituti di fotografia professionale e poi agenzie di pubblictà, studi di comunicazione, liberi professionisti per consulenze e progettazione, siamo molti di più degli operai metalmeccanici.
    Ora se per esempio sono grata a Youtube che mi ha fatto scoprire gli Artic Monkeys quando erano ancora minorenni e ora sono al 4 Lp, e penso che non abbiano tolto lavoro a nessuno, perchè talentuosi e in linea con altri gruppi vecchi e nuovi, e allora si scelga il migliore, lo stesso non posso dire per chi chiede al cuggino di fare le foto col cellularee da mettere nel sito aziendale: così non lavorerà nè il giovane fotografo che ha investito in attrezzature e corsi di specilizzazione in still-life, nè il grafico con un suo progetto di impaginazione. Il risultato non è parente e la scelta è fra prezzi non fra talenti.
    Potremmo arrivare a discutere anche del fatto che “Per quel che serve, meglio gratis.” Ma questa è una storia diversa.

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  5. Roberto

    Bel pezzo Marinda (5 stelle) anche se non sono completamente d’accordo. Alla fine in questo mercato globale della creatività e delle conoscenze, il cuggino più bravo si farà apprezzare. Come è facile accumulare “mi piace” in un attimo, così altrettanto rapidamente spariranno. Alla fine dal rumore di fondo della rete emergeranno i migliori talenti. Non saranno i critici e i mercanti d’arte a selezionarli ma il pubblico.

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  6. Rufus

    La democratizzazione dell’informazione, che questa sia scritta o audiovisiva non è una cosa che se ne andrà nel futuro. Io dico sempre che “se credi che far lavorare un professionista sia costoso, aspetta di vedere quanto ti costa far lavorare un dilettante (o mio cuggino)”.

    Inoltre, penso anche che, grazie alla democratizzazione dei media, vengono a galla talenti puri che altrimenti non ce l’avrebbero mai fatto, sopra tutto in un paese profondamente nepotistico come l’Italia. E guarda a caso questi talenti nascosti poi trovano lavori creativi di rilievo oltre confine.

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  7. cuggino

    Bah, a me pare che l’equivoco stia nel fatto che ci sono un sacco di lavori “nel mondo della comunicazione, della grafica, della pubblicità, del marketing” che oggi possono essere svolti degnamente da molti cuggini grazie alla tecnologia.

    Inoltre ci sono molti cuggini che, vista appunto la pochezza di quei lavori che sono sostanzialmente di “relazione”, sono piú competenti di molti “professionisti creativi”.

    Come moltissimi gruppi cuggini che si autoproducono “suonano” meglio dei professionisti, come moltissimi cuggini usano meglio photoshop di un grafico pubblicitario, come moltissimi cuggini scrittori si sono prodotti in opere che sono sicuramente migliori di un romanzo di Alberoni. Ovvero, anche i cuggini sono creativi o molti professionisti invece no.

    Questo è sempre successo, non esiste piú l’arrotino perchè posso affilarmi i coltelli da solo, e probabilmente 50 anni fa gli arrotini ce l’avevano con la tecnologia.

    Insomma viva la tecnologia, che aiuta la democratizzazione del sapere e l’espressione della creatività, scavalcando polverose caste di autodefinitosi creativi e professionisti.
    Non dimentichiamoci che prima che ai loro cuggini molte persone imparano da sole, possono fare da sole quello che prima era solo un sogno creativo. Per esempio, pubblicare un libro e metterlo a disposizione del pubblico.

    Alla fine poi, visto che si sporca il discorso creatività con il discorso soldi, il cliente ha sempre ragione, e se gli va bene il logo di suo cuggino, amen, vuol dire che non c’è molta differenza.
    A meno che, come diceva quello là a proposito dei risultati elettorali, “gli elettori si sono sbagliati”.

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    • Ugo Tini (Gigi)

      Forse è giusto il paragone con l’arrotino.
      Quello che “Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti” è finito.
      Ora siamo in un mondo infantile dove si fa pressapoco bene da dilettanti.
      Noi clienti siamo tutti un po’ competenti di qualcosa ma non ne sappiamo abbastanza per distinguere tra un prodotto professionale e uno fatto da mio cuggino, per quello che ci serve vanno bene entrambi, allora prendiamo quello gratis.

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  8. Daniel Kevorkian

    Il commento sarebbe lungo ed articolato, come questo pezzo, ironico e amaro, purtroppo il discriminante è il PREZZO, ma volendo essere positivi, e propositivi, quello che possiamo fare è continuare a proporre il nostro operato, ad un prezzo per noi stessi onesto, assieme a tutto quello che “il cugino” non riesce a offrire: creatività, qualità, consistenza, coerenza e cultura.
    Qualità che purtroppo, in passato sono state spesso accantonate anche da realtà “così dette” professionali, che hanno cannibalizzato un mercato naif ed ingenuo come quello italiano.
    Troppi studi sono nati e nascono col solo intento di spennare i clienti da una parte ed i progettisti dall’altra, millantandosi il merito di “avere i clienti” ed i “contatti”. Senza qualità nell’offerta, il circolo della comunicazione e della professionalità, che potrebbe essere virtuoso, diventa immediatamente VIZIOSO e come un boomerang si ritorce contro noi tutti.

    Educare i clienti ed educare il pubblico, queste sono le qualità fondamentali per un panorama più sano.

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  9. ugo

    Io di cuggini ne ho 18 (in famiglia di mio padre 8 fratelli e in quella di mia madre 4 quindi 10 zii + 7 acquisiti)posso veramente fare tutto grazie a loro, si chiama autarchia familiare…..

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