La pagina della Cover Writer: Infinite Jest di David Foster Wallace

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Infinite Jest by Jennie Ottinger

Infinite Jest by Jennie Ottinger

Ogni volta che nella si vita succede qualcosa che ci fa cambiare e crescere é come un’apocalisse, la fine di un’epoca, la fine di un mondo in cui ci si era organizzati e ci si sentiva male o bene, comunque “dentro”. E se ci pensiamo per ognuno di questi periodi c’è un genere letterario o un libro che ci ha segnato e che, almeno nel mio caso, spesso ha contribuito a generare questo cambiamento. Penso che i libri possano cambiare il tuo modo di vedere e quindi con l’età i mondi che ti lasci alle spalle per trovarne di nuovi e più adatti a te fanno capo a romanzi diversi. Forse, semplicemente, crescendo, maturando, leggendo sempre di più, ti approcci ai testi in maniera differente, finisci per non accontentarti, e cerchi continuamente un romanzo che sia scritto in maniera migliore o più originale, o che racconti cose che non hai sentito prima o che ti faccia rivedere e conoscere angoli nascosti del tuo panorama interiore che non immaginavi nemmeno di possedere.

Ci sono mondi che finiscono e autori che te li raccontano. Ci sono anche autori che finiscono, lasciano questo mondo, ci abbandonano facendoci sentire soli e disperati, e i loro libri gli sopravvivono rendendo eterno un mondo che non ci sarà mai più: l’interiorità dell’autore stesso. Questo è stato per me David Foster Wallace. L’apocalisse nella mia vita l’ha realizzata il suo romanzo-mondo “Infinite Jest”. Dopo averlo letto, non son più stata la stessa e la mia vita è cambiata. Ho per questo pudore a parlarne, perché ho attraversato i due anni dalla lettura del libro come in continua analisi dei miei stati d’animo e alla continua ricerca di opere che potessero sostituirlo nel compito di cambiamento che solo quel libro aveva saputo svolgere. Ma ormai il libro era dentro di me, così come il suo autore e ne son stata segnata come mai prima. Questo perché è sì un libro mondo, ma anche e soprattutto un libro mostro: è un romanzo che richiede un impegno di lettura e una capacità di condividere la visione arzigogolata, pessimista, immaginifica dell’autore come pochi altri. È un romanzo che impone a chi lo vuole leggere uno sforzo di attenzione e comprensione per la ricerca spinta di un lessico esasperato che non tutti possediamo, che descrive con dettagli ossessivi visioni su un futuro che è più presente dell’oggi stesso. È un libro, nella versione che ho letto io, cioè Einaudi Stile Libero di 1179 pagine dense e scritte con caratteri minuscoli, assolutamente non scorrevoli, alle quali vanno aggiunte altre 102 pagine di note scritte in un corpo la metà più piccolo, il che implica un forte desiderio di lettura e un lungo tempo da dedicarci. Io ho impiegato 7 mesi esatti e sono una persona che legge mediamente 25 libri di narrativa all’anno.

Franzen  DFWallace a Capri

2006, Capri: Franzen D.F. Wallace al Festival Le Conversazioni.

Nel retro della copertina dell’edizione italiana viene riportato un commento di Jonathan Franzen:
“Infinite Jest  è un’opera davvero spettacolare, capace di intossicarvi con la sua comicità e la sua inesauribile inventiva, ma anche di disintossicarvi con pagine di profonda e lucida tristezza.”

Questa è stata per me la presa di coscienza che ha segnato il mio mondo: non conta la capacità di raccontare storie in maniera divertante, la capacità di ridere di te stesso, non conta l’infinito talento, non conta la meritata fama, non conta quanto tu sia ironico, apprezzato, capace. Non conta che tu abbia scritto un libro capolavoro che smaschera in maniera surreale, ma piena di dettagli realistici, l’assurda corsa al divertimento, all’intrattenimento, al dimenticare la realtà attraverso la dipendenza da sostanze, l’ossessione per le attività sportive o per scopi terroristici basati su ideali di lotta per la maggior parte della gente incomprensibili. Non conta, perché la scrittura, il divertimento, il riconoscimento non ti salvano dalla tristezza, dal dolore, dalla depressione.

David Foster Wallace si è suicidato 12 anni dopo aver scritto questo libro. E nonostante abbia convissuto con la depressione e stati psicotici progressivi, la sua morte ha stupito, perchè in “Infinite Jest” in ogni pagina, in ogni personaggio, in ogni nota c’è sempre un messaggio contrario alla resa. Il libro è del 1996 e tutti coloro che lo avevano letto prima della sua morte, l’avevano interpretato come una lunga complicata storia sulla capacità di non soccombere. Noi che avremmo voluto sentirci al sicuro, avremmo desiderato credere che la letteratura, se ben scritta, se “vera e sincera” dia la salvezza, noi che volevamo farci persuasi che la disperazione è un racconto, anche infinito, che, una volta narrato e fatto uscire dalla mente di una persona capace, si supera e ti lascia aperte tante possibilità, noi che desideravamo pensare che il dolore sia fertile, e genera opere, anche divertenti e profonde, siamo stati smentiti dalla vita dell’autore.

dfw nell'archivio omonimo italiano

DFW, foto tratta dall’archivio David Foster Wallace Italia

Forse è questo lo “Scherzo Infinito” – così si traduce dall’inglese Infinite Jest – rendere perpetua un’idea, renderla sempre viva e attuale, innestarla nelle menti dei lettori con un’opera letteraria, anche se l’autore l’ha smentita nei fatti. Per sempre.

Difficile riassumere questo lungo racconto multistrato: ci sono tennisti, tossici, terroristi separatisti del Quebec, trans e tutto ruota intorno a questo film-intrattenimento “Infinite Jest”, che è così ipnotico e affascinante da non permettere di staccarsi dalla visione, rimando incollati al video all’infinito, fino a morirne. I protagonisti sono numerosi e tutti disturbati, i dettagli sono innumerevoli, il futuro in cui è ambientato è così prossimo che è identico o quasi al nostro presente. Ho sottolineato così tante parti che sarebbe impossibile farle stare in una sola cover. Scelgo quindi di citarne poco e arbitrariamente.

Prima di passare alla cover, volevo segnalare che esistono numerosi siti, archivi, pagine dedicate a DFW, una persona che poteva essere considerata a tutti gli effetti un uomo che non c’era, ma ora che veramente non c’è più, manca ad una folta schiera. Ed è fonte di ispirazione per molti dei suoi lettori. Consiglio i seguenti link, per cogliere lo spirito, non tanto di David Foster Wallace, che era timido e riservato, ma di chi dedica ancora oggi alle sue opere tempo e impegno per mantenerne viva la memoria:
http://dfwforever.tumblr.com/ da cui ho tratto diverse immagini;
http://archivio-dfw.tumblr.com/archivio italiano che visito regolarmente, che ha anche una pagina Facebook (Archivio David Foster Wallace Italia).

Infinite Jest, di David Foster Wallace, Giulio Einaudi editore, Torino 2006

… Se in virtù di carità o disperazione doveste mai trovarvi a passare del tempo in una struttura statale di recupero da Sostanze comela EnnetHousedi Enfield MA, verrete a sapere molte cose nuove e curiose.

… Che l’inquietante termine ispanico per ogni malessere interiore che fa ricadere il tossicomane nella schiavitù della sostanza è tecato gusano, che sembra essere una specie di verme interiore psichico impossibile da saziare o uccidere.

… Che certe prostitute tossicodipendenti hanno difficoltà a smettere con la prostituzione che con la droga, fornendo poi una spiegazione che riguarda l’opposta direzione del flusso di denaro delle due attività.

… Che ci sono persone alle quali semplicemente non piacete, qualsiasi cosa facciate.

… Che il sonno può essere una forma di fuga emozionale e che, seppur con un certo sforzo, si può abusarne. Che la privazione intenzionale del sonno può essere anch’essa una fuga dalla realtà di cui si può abusare.

… Che non occorre amare qualcuno per imparare da lui/lei/esso. Che la solitudine non è una funzione dell’isolamento.

… Che alcune persone rubano, rubano davvero – rubano cose vostre.

Che le alleanze fra pochi e l’esclusione di altri e i pettegolezzi possono essere forme di fuga. Che la validità logica di un argomento non ne garantisce la verità. Che le persone cattive non credono mai di essere cattive, ma piuttosto che lo siano tutti gli altri. Che è possibile imparare cose preziose da una persona stupida. Che è fatica dedicare più di pochi secondi di attenzione ad un qualsiasi stimolo.

…Che le attività noiose diventano perversamente molto meno noiose se ci si concentra molto su di esse.

… Che a volte agli esseri umani basta restare seduti in un posto per provare dolore. Che la vostra preoccupazione  per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi.

Che è semplicemente più piacevole essere felici che incazzati. Che il 99% dei pensieri di chi soffre si pensiero compulsivo è rivolto a se stessi e che il 99% di questo pensiero consiste nell’immaginare e poi prepararsi a qualcosa che sta per accadere; e che stranamente il 100% delle cose per le quali usano il 99% del tempo a prepararsi in ogni possibile risvolto non sono mai positive.

… Che le persone di cui avere più paura sono quelle che hanno più paura. Che ci vuole un grande coraggio per dimostrarsi deboli. … Che nessun singolo momento individuale è in sé insopportabile.

Che gli altri, anche se sono stupidi, riescono a vedere cose di voi che voi non riuscite a vedere.

… Che alcuni soggetti sinceramente devoti e spiritualmente maturi credono che il Dio nel quale credono li aiuti a trovare parcheggio e suggerisca loro i numeri del lotto.

… Che tutti sono identici nella segreta tacita convinzione di essere, in fondo, diversi dagli altri. Che questo non è necessariamente perverso.

… Che Dio potrebbe inserire la questione se crediate nell’esistenza di un dio o meno piuttosto in basso nella lista delle cose sul vostro conto che lui/lei/esso interessano.

Joe Nickerson on his tattoo

Joe Nickerson si è tatuato il finale di Infinite Jest

La persona che ha una così detta depressione psicotica” e cerca di uccidersi non lo fa aperte le virgolette “per sfiducia” o per qualche altra convinzione astratta che il dare e avere nella vita non sono in pari. E sicuramente non lo fa perché improvvisamente la morte comincia a sembrarle attraente. La persona in cui l’invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Non vi sbagliate sulle persone che si buttano dalle finestre in fiamme. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo voi o io se ci trovassimo davanti alla finestra per dare un’occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l’altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme. 

… “Cerca di adattarti. Adattarti? Devi essere te stesso. Vero? Non devi essere te stesso? Fa freddo? C’è vento? Freddo e vento sono il mondo. Fuori, vero? Sul campo tu sei il giocatore: e dentro di te non c’è vento freddo, voglio dire. C’è un altro mondo dentro di te. Il mondo costruito dentro di te. Il mondo costruito dentro ti isola dal freddo mondo di fuori, vince il vento, protegge il giocatore, se vuoi rimanere te stesso devi restare dentro di te.”

 

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